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Jazz’Inn Capitale 2026: il programma del WebinarT di presentazione

L’Italia che innova si incontrerò a Roma dal 9 al 13 novembre ed è ora di conoscere il programma, i 48 case giver, le 24 innovation challenge, le modalità di partecipazione per per contribuire a completare il Manuale dell’Innovazione e scrivere insieme il futuro del Paese.

Giovedì 15 ottobre 2026, alle ore 17:00, Fondazione Ampioraggio presenta il programma di Jazz’Inn Capitale con un WebinarT dedicato alle attività, ai protagonisti e alle opportunità di collaborazione delle giornate romane.

Jazz’Inn Capitale si svolgerà dal 9 al 13 novembre 2026 alla Casa dell’Architettura – Acquario Romano, sul tema “Umanità Aumentata – Persone oltre la tecnologia” .

L’iniziativa realizzata in collaborazione con Roma Capitale, coinvolgerà Istituzioni, imprese, startup, università, professionisti e territori che lavoreranno insieme per trasformare sfide concrete in progetti e percorsi di innovazione sostenibile.

Cosa scoprire nel WebinarT di Jazz’inn Capitale?

L’incontro illustrerà il programma delle giornate, i case giver e le loro sfide, gli iscritti alla Innovation Challenge, gli Open Innovation Talk, i concerti jazz e le modalità di partecipazione.

Per chi ha già aderito sarà un’occasione per prepararsi alle attività e individuare dove portare il proprio contributo mentre per chi desidera saperne di più prima di programmare la partecipazione potrà seguire la diretta pubblica e scoprire come entrare nel laboratorio di open innovation.

Il Manuale dell’Innovazione: scrivere insieme il futuro del Paese

Il confronto di Jazz’Inn Capitale guarda anche alla costruzione del Manuale dell’Innovazione, il documento elaborato nella prima tappa del decennale ad Ostra: un percorso per trasformare esperienze, competenze e proposte dell’ecosistema in indicazioni utili a chi progetta lo sviluppo e prende decisioni, un esperimento di successo tra intelligenza collettiva ed intelligenza artificiale che si è tradotto in uno strumento di indirizzo.

Partecipare significa contribuire a una conoscenza condivisa, mettendo in relazione bisogni dei territori, soluzioni e capacità di attuarle. Un’occasione per scrivere insieme il futuro del Paese, attraverso idee che prendono forma nel lavoro collettivo.

Il WebinarT aiuterà a conoscere le sfide e a orientare il proprio contributo alle giornate di novembre.

Il programma e i relatori del 15 ottobre
Apertura: la visione della Fondazione

Giovanna Ruggiero, presidente di Fondazione Ampioraggio, aprirà l’incontro con un saluto introduttivo, Guglielmo de Gennaro , Presidente del Comitato Scientifico, presenterà la visione della Fondazione.

Istituzioni e partner: costruire insieme la X edizione

Elisabetta Giacosa, Presidente del CdA, illustrerà l’azione operativa dell’ecosistema e modererà il confronto con:

Dentro il programma: attività e modalità di partecipazione

Guido Fabbri, responsabile della Innovation Challenge, e Giuseppe De Nicola, Direttore generale di Fondazione Ampioraggio, presenteranno il programma e le informazioni utili per partecipare.

Un Q&A finale darà spazio alle domande e al confronto.

Come seguire il WebinarT: YouTube e videoconferenza

La diretta YouTube è aperta a tutti sul canale della Fondazione Ampioraggio

Per l’accesso alla videoconferenza (riservato a preiscritti, case giver, sponsor e partner), richiedere il link al WebinarT a staff@fondazioneampioraggio.it.

Umanità Aumentata – Persone oltre la tecnologia

Condividere, costruire e scrivere il futuro del Paese. Insieme.

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Dare voce ai luoghi, dare futuro alle comunità. Turismo culturale e intelligenza artificiale nella prospettiva dell’Umanità Aumentata

Un visitatore arriva in un borgo, incontra un personaggio digitale e comincia a fare domande. Perché il paese è sorto su quella collina? Che cosa si produceva nelle sue botteghe? Quali vicende hanno segnato la vita degli abitanti? La tecnologia gli risponde, adattando linguaggio e approfondimenti alla sua curiosità. Il patrimonio culturale diventa così qualcosa con cui entrare in conversazione.

È una possibilità interessante dell’intelligenza artificiale applicata al turismo: rendere più accessibili le storie dei luoghi e favorire un rapporto più consapevole con ciò che si visita. Ma perché questa possibilità diventi sviluppo occorre una scelta precisa: mettere al centro la qualità della conoscenza, la partecipazione delle comunità e i benefici per i territori.

Dal racconto alla conversazione

Lo spunto arriva dal tema affrontato da EconomyUp nell’articolo dedicato a Daniele Fappiano e al turismo culturale conversazionale. Sul proprio sito, il progetto Avatour presenta avatar interattivi, contenuti multilingue e strumenti utilizzabili attraverso web, QR code e totem. Fra gli esempi dichiarati figurano Atena sull’Acropoli, Filoteo Alberini per la storia del cinema e Alessandro Antonelli per la Mole di Torino.

Si tratta di una proposta del promotore, da distinguere dalla valutazione indipendente dei suoi risultati. L’interesse, tuttavia, supera il singolo prodotto: riguarda la possibilità di passare da una spiegazione uguale per tutti a un dialogo che segue le domande del visitatore.

Un bambino, uno studioso e una persona che incontra per la prima volta una cultura hanno esigenze differenti. Una buona mediazione digitale può offrire a ciascuno una porta d’ingresso, collegando un monumento al paesaggio, una ricetta ai commerci, un mestiere alle trasformazioni sociali. Può anche suscitare nuove domande e preparare un incontro più ricco con una guida, un museo o una comunità.

La memoria richiede responsabilità

Quando un avatar assume il volto e la voce di un personaggio storico, la capacità di coinvolgere cresce. Cresce anche la responsabilità di chi lo progetta. La verosimiglianza della rappresentazione può far apparire autentica una frase inventata o certa una ricostruzione controversa.

Occorre rendere riconoscibili le fonti, distinguere fatti documentati, tradizioni orali, leggende e interpretazioni. Il personaggio digitale deve dichiarare la propria natura: è una ricostruzione contemporanea, elaborata per accompagnare la visita. La sua autorevolezza dipende dal lavoro culturale che la sostiene.

Storici, archeologi, musei, archivi e studiosi locali devono partecipare alla cura dei contenuti. Servono responsabili identificabili, aggiornamenti e procedure per correggere gli errori. Anche una risposta come «su questo punto le fonti non consentono una conclusione certa» può essere un buon risultato educativo: insegna come si costruisce la conoscenza.

Chi ha il diritto di raccontare un territorio?

Un borgo custodisce memorie distribuite nelle famiglie, nelle botteghe, nei dialetti, nelle feste e nelle esperienze di chi è partito e di chi è rimasto. Per raccoglierle bisogna ascoltare. Per rappresentarle occorre coinvolgere le persone che ne sono portatrici.

La progettazione dovrebbe quindi cominciare da laboratori con abitanti, scuole, associazioni, guide e operatori culturali. Gli anziani possono contribuire con le loro testimonianze; i giovani con ricerca, strumenti digitali e nuove domande. Questo incontro può generare un archivio vivo del territorio e una collaborazione fra generazioni.

Bisogna inoltre concordare come utilizzare testimonianze, immagini e voci, chi può aggiornarle e come la comunità conserva accesso ai materiali. Una memoria digitalizzata acquista valore quando chi l’ha condivisa mantiene un ruolo nella sua custodia.

Cultura, lavoro e accessibilità

L’intelligenza artificiale può diventare una risorsa per il lavoro culturale: aiutare le guide a preparare percorsi, rendere disponibili approfondimenti, facilitare l’accoglienza in più lingue e collegare istituzioni culturali e attività locali. Perché ciò accada, la formazione degli operatori deve essere parte del progetto e del suo budget.

L’accessibilità va verificata nell’uso. Sottotitoli, testi leggibili, interfacce semplici e modalità adatte a differenti esigenze possono ampliare la partecipazione. Devono restare disponibili anche percorsi per chi non possiede uno smartphone, incontra difficoltà digitali o preferisce il dialogo con una persona.

L’esperienza migliore conduce dal dispositivo al territorio: invita a osservare un’opera, entrare in una bottega, percorrere un sentiero, ascoltare un abitante. Il successo della mediazione si riconosce anche dalla capacità di far alzare gli occhi dallo schermo.

Misurare il valore che resta

Le interazioni con un avatar e le visualizzazioni descrivono l’utilizzo dello strumento. Per valutare il progetto servono domande ulteriori: i visitatori comprendono meglio il patrimonio? Scoprono luoghi meno conosciuti? Partecipano a visite guidate? Le attività locali ricevono benefici? Gli abitanti riconoscono se stessi nel racconto?

Occorre considerare anche costi di manutenzione, continuità del servizio, possibilità di recuperare i contenuti e sostenibilità dei flussi. Una promozione efficace può aumentare la pressione su luoghi fragili: l’accoglienza deve crescere insieme alla capacità di custodirli.

Una sperimentazione per l’Umanità Aumentata

Nella prospettiva dell’Umanità Aumentata, questo tema trova posto nel cantiere Cultura e Beni culturali Aumentati. Il criterio è ampliare le capacità delle persone di conoscere, interpretare, partecipare e prendersi cura del patrimonio.

Per Fondazione Ampioraggio propongo un possibile terreno di sperimentazione: un borgo o un itinerario culturale, poche tappe, fonti validate, memorie raccolte con gli abitanti e collaborazione fra operatori culturali, ricercatori e imprese tecnologiche. Anche la Campania, con le sue connessioni fra costa e aree interne, potrebbe offrire contesti significativi.

Il percorso dovrebbe partire dall’ascolto della comunità e dalla definizione dei bisogni. Seguono la cura dei contenuti, una sperimentazione limitata e la valutazione degli effetti, prima di decidere eventuali estensioni. Fin dall’inizio andrebbero previste risorse per formazione, manutenzione e aggiornamento.

La domanda decisiva è questa: dopo aver parlato con l’avatar, il visitatore comprende meglio il luogo e desidera incontrare chi lo abita?

Se la risposta è positiva, l’IA può contribuire a un turismo culturalmente più ricco e territorialmente più responsabile. Dare voce ai luoghi significa allora dare più voce alle comunità e nuove possibilità a chi ne custodisce il futuro.

Fonti e nota redazionale

Avatour — sito del progetto, consultato il 3 ottobre 2026: fonte delle funzionalità e degli esempi dichiarati dal promotore. Non costituisce una verifica indipendente dell’efficacia.

EconomyUp — Fappiano: “Da san Francesco ad Atena, con l’AI il turismo culturale diventa conversazione”: spunto della riflessione; testo integrale non accessibile durante la preparazione. L’articolo qui proposto non ne riproduce né attribuisce contenuti non verificati.

La sperimentazione descritta è una proposta dell’autore, non un’iniziativa già approvata o avviata dalla Fondazione.

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Jazz’Inn Capitale 2026: altri 7 candidati Case Giver, dalla mobilità all’inclusione

Dopo le prime sette candidature, il laboratorio di innovazione di Fondazione Ampioraggio accoglie 7 nuove proposte da imprese, istituzioni e Terzo settore.

Appuntamento a Roma dal 9 al 13 novembre.

Come si rendono i territori più accessibili? In che modo la salute può diventare un servizio di prossimità anche nelle aree fragili? Quali tecnologie servono davvero alle città, alla mobilità e alla partecipazione culturale?

Sono alcune delle domande al centro delle sette nuove candidature a Case Giver di Jazz’Inn Capitale 2026.

Si aggiungono alle prime sette presentate da Fondazione Ampioraggio e portano al tavolo prospettive diverse, unite dalla volontà di cercare partner e soluzioni applicabili.

Dal 9 al 13 novembre, alla Casa dell’Architettura – Acquario Romano, la seconda tappa della X edizione di Jazz’Inn metterà in relazione istituzioni, imprese, startup, ricerca e comunità nel segno del tema 2026: Umanità Aumentata, persone oltre la tecnologia.

Sette candidature, sette domande da affrontare insieme

KINESIS ETS

Titolo della proposta
La fruizione della musica: nuove tecniche per giovani e meno giovani
Descrizione della proposta
La proposta esplora percorsi di pratica musicale rivolti ai giovani in contesti fragili e alle persone autistiche.
Obiettivo della proposta
Kinesis intende costruire sperimentazioni con enti pubblici, ricerca, imprese e fondazioni, usando musica e tecnologia per favorire espressione, autonomia e relazioni.

INAIL

Titolo della proposta
Mediatore linguistico INAIL
Descrizione della proposta
Con la proposta l’Istituto porta a Jazz’Inn Capitale una sfida di innovazione digitale legata alla salute e alla sicurezza sul lavoro.
Obiettivo della proposta
Il tavolo servirà a far conoscere le iniziative già avviate e a raccogliere esigenze e possibili soluzioni da integrare nel progetto, con una prospettiva nazionale.

LEGACOOP NAZIONALE

Titolo della proposta
Salute e comunità, cooperare per il diritto alla salute
Descrizione della proposta
La candidatura mette al centro servizi di prossimità, nuove competenze e reti tra cooperative, istituzioni e territori.
Obiettivo della proposta
Legacoop vuole incontrare partner per sviluppare e ampliare progetti pilota capaci di rafforzare l’accesso alla salute, soprattutto dove i servizi sono più difficili da garantire.

CITY GREEN LIGHT

Titolo della proposta
Retrofit Innovation Challenge
Descrizione della proposta
La proposta affronta efficienza energetica degli edifici, illuminazione pubblica come infrastruttura per nuovi servizi urbani, mobilità sostenibile e qualità dei dati.
Obiettivo della proposta
City Green Light cerca idee applicabili e progetti pilota per migliorare la gestione delle infrastrutture e i servizi ai cittadini.

FERROVIE DELLO STATO ITALIANE

Titolo della proposta
Connettere i territori, avvicinare le persone
Descrizione della proposta
Il Gruppo FS propone di ragionare sulla mobilità come infrastruttura sociale.
Obiettivo della proposta
La sfida è capire come dati, innovazione e intelligenza collettiva possano contribuire a territori più accessibili e inclusivi, tra infrastrutture, sicurezza e spostamenti di persone e merci.

OXFAM ITALIA ETS

Titolo della proposta
Comunità aperte per chi arriva, ritorna e sceglie di restare
Descrizione della proposta
La proposta «Comunità aperte per chi arriva, ritorna e sceglie di restare» collega l’inclusione formativa, lavorativa e abitativa al contrasto dello spopolamento.
Obiettivo della proposta
Oxfam Italia cerca partner pubblici e privati per un possibile progetto pilota nelle aree interne siciliane, con l’obiettivo di costruire un modello di sviluppo locale inclusivo e replicabile.

COMUNE DI LIVORNO, UFFICIO DEL GARANTE PER LE PERSONE CON DISABILITÀ

Titolo della proposta
Livorno Accessibile 2030: dall’accessibilità normativa all’accessibilità intelligente e partecipata
Descrizione della proposta
La proposta parte dalle segnalazioni sulle barriere fisiche, sensoriali, digitali e organizzative.
Obiettivo della proposta
L’Ufficio del Garante propone di lavorare a un modello di gestione dell’accessibilità che coinvolga cittadini, associazioni e amministrazione, con l’aiuto di strumenti digitali e intelligenza artificiale responsabile.

Che cosa accade ai tavoli di Jazz’Inn Capitale?

Un Case Giver porta una domanda di innovazione concreta collegata a un progetto, un servizio o un percorso di investimento.

Ai tavoli incontra competenze differenti per mettere a fuoco il problema, confrontare soluzioni e individuare possibili collaborazioni.

Il  calendario definitivo saranno comunicati dall’organizzazione dopo la chiusura della call il 5 ottobre.

Le sfide raccontano bene il senso del decennale di Jazz’Inn: la tecnologia acquista valore quando migliora la vita delle persone, rafforza le comunità e rende possibile lavorare insieme oltre i confini dei singoli settori.

Vuoi contribuire? 

Per ricevere aggiornamenti e scegliere le attività di interesse

e presenta la tua proposta entro il 5 ottobre 2026.

Se rappresenti una startup o una PMI innovativa

aperta fino al 20 ottobre 2026.

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La Partita del Futuro a Roma: Cinzia Rossi e la cura dei beni comuni

La Partita del Futuro è il progetto di educazione civica ideato da Cinzia Rossi, componente del Comitato scientifico di Fondazione Ampioraggio. Coinvolge le scuole secondarie di Roma in un contest dedicato ai beni comuni: gli studenti propongono idee per la città e le presentano allo Stadio Olimpico, dove i loro coetanei partecipano alla scelta del progetto vincitore.

Come si può rendere Roma un bene comune da vivere e custodire insieme? La Partita del Futuro parte dai giovani e dai quartieri per cercare risposte concrete. Con il supporto di insegnanti e professionisti, gli studenti osservano il territorio, individuano bisogni e sviluppano proposte di cittadinanza attiva per migliorare i luoghi in cui vivono.

La Partita del Futuro allo Stadio Olimpico: Roma Bene Comune.

Come funziona La Partita del Futuro allo Stadio Olimpico

Le scuole secondarie di secondo grado elaborano progetti con il supporto di insegnanti e professionisti. Una commissione etica seleziona quindici finalisti, che presentano le proprie idee sui maxischermi dello Stadio Olimpico di Roma. I giovani presenti votano attraverso un’app; il progetto vincitore ottiene la possibilità di passare alla fase di realizzazione.

A Roma si sono già svolte due edizioni della Partita del Futuro. Il format è arrivato anche in Piemonte, Campania, Puglia e Toscana: esperienze che ne mostrano la capacità di coinvolgere scuole e comunità in contesti diversi. Lo stadio diventa uno spazio di partecipazione civica, in cui le proposte nate nelle scuole incontrano studenti, famiglie e territori.

Gli studenti sugli spalti dello Stadio Olimpico.

Roma Bene Comune: scuole, quartieri e periferie

“Roma Bene Comune” è l’idea guida del progetto. La cura dei beni comuni riguarda luoghi, patrimoni e servizi che appartengono alla vita quotidiana e devono restare accessibili anche alle generazioni future. Per gli studenti significa partire da ciò che conoscono: la scuola, il quartiere, gli spazi pubblici e le persone che li abitano.

La Partita del Futuro rivolge particolare attenzione alle periferie romane e ai beni comuni vicini alle scuole. Il modello dei “distretti di prossimità” mette in relazione studenti, adulti, professionisti e realtà locali attorno ai bisogni del territorio. Le idee dei ragazzi diventano così occasioni per praticare cittadinanza attiva, sviluppo sostenibile e cura dei luoghi.

I giovani presentano le proprie idee durante il contest.

Cinzia Rossi e la partecipazione dei giovani

Per Cinzia Rossi, ideatrice della Partita del Futuro, ascoltare i giovani significa offrire loro strumenti per passare dalle idee all’azione. Agli adulti spetta condividere competenze e accompagnare i progetti senza sostituirsi agli studenti. Questa collaborazione tra generazioni può rafforzare il legame con Roma e la fiducia nella possibilità di cambiarla.

Al percorso partecipa la Fondazione di Partecipazione Communia, presieduta da Rossi, che affianca il contest sui temi della cultura e della cura dei beni comuni. L’attenzione alle periferie e alla qualità delle proposte porta il confronto oltre il giorno della premiazione, verso una conoscenza più approfondita dei bisogni dei territori.

La comunità del progetto allo Stadio Olimpico.

La Partita del Futuro a Jazz’Inn Capitale

L’esperienza sarà presentata al pubblico durante Jazz’Inn Capitale, in programma dal 9 al 13 novembre 2026 alla Casa dell’Architettura – Acquario Romano di Roma. L’incontro offrirà l’occasione di raccontare il percorso avviato nella Capitale e sviluppato in altre regioni italiane, mettendo a confronto le idee dei giovani con amministrazioni, imprese, scuole e realtà dell’innovazione sociale provenienti da tutto il Paese.

In questo contesto nazionale, La Partita del Futuro potrà contribuire alla riflessione su come trasformare educazione civica, cura dei beni comuni e partecipazione giovanile in progetti capaci di proseguire oltre il contest e di adattarsi alle esigenze dei diversi territori.

Fondazione Ampioraggio e l’innovazione sociale nelle scuole

Il progetto di Cinzia Rossi incontra la visione di Fondazione Ampioraggio: mettere le persone in relazione, valorizzare le competenze e trasformare le idee in iniziative utili alle comunità. La Partita del Futuro mostra come una scuola aperta alla città possa diventare un luogo di innovazione sociale, dove i ragazzi imparano a partecipare prendendosi cura dei beni comuni.

A Roma, la sfida non finisce con il voto allo Stadio Olimpico. Comincia quando una proposta degli studenti trova persone, alleanze e strumenti per diventare realtà.

Cinzia Rossi. Presidente della Fondazione Communia e vicepresidente UCID Lazio. È una professionista di strategia, cultura organizzativa, risorse umane, formazione, con trent’anni di esperienza. Dal 2024 è membro del Comitato Scientifico di Fondazione Ampioraggio

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Conoscere per proteggere: Cyber sicurezza e Digital Twin, due facce della stessa consapevolezza

Una riflessione di Vincenzo Martuscelli di GeoSafety S.r.l. e Ciro Scamardella, consulente informatico ed esperto di cybersecurity, entrambi soci di Fondazione Ampioraggio, apre un confronto su un tema sempre più strategico per imprese e organizzazioni: la convergenza tra sicurezza digitale, protezione degli spazi fisici e Digital Twin.

Le imprese che subiscono un danno non sono necessariamente quelle che hanno ignorato la sicurezza. Spesso sono quelle convinte di essere già protette.

Può accadere a un’azienda che esegue regolarmente il backup dei dati, senza essersi mai accorta che la copia risiede sulla stessa rete esposta a un attacco ransomware. Oppure a un’organizzazione dotata di firewall, antivirus e policy aggiornate, i cui server sono però collocati in un locale vulnerabile a un allagamento o facilmente accessibile.

In entrambi i casi la tecnologia è presente. Ciò che manca è una visione complessiva delle relazioni tra dati, persone, luoghi, infrastrutture e processi.

Il rischio si nasconde dove non guardiamo e nelle connessioni

Le organizzazioni conoscono generalmente i singoli strumenti che utilizzano: l’antivirus acquistato, il gestionale aziendale, il fornitore incaricato della manutenzione o il sistema di controllo degli accessi.

Molto più difficile è ricostruire il sistema che questi elementi formano insieme:

  • quali processi dipendono da determinati dati;
  • dove sono fisicamente conservate le informazioni;
  • chi può accedere agli ambienti e ai sistemi;
  • quali fornitori intervengono sulle infrastrutture;
  • quali attività si fermerebbero se un solo componente smettesse di funzionare.

Questa difficoltà deriva anche dalla separazione con cui si sono storicamente sviluppate le competenze. La cybersecurity si è concentrata su reti, sistemi e dati; la gestione degli immobili e degli impianti su spazi, asset fisici e manutenzione.

Oggi, però, questi due mondi non sono più separabili. Un impianto di climatizzazione può essere collegato alla rete, un sistema di controllo degli accessi utilizza database e identità digitali, un sensore può trasformarsi in un potenziale punto di ingresso.

Il rischio tende quindi a concentrarsi proprio nelle aree di confine, dove responsabilità e competenze non sono sempre definite con chiarezza.

La sicurezza, prima ancora di essere un problema di protezione, è un problema di rappresentazione: non possiamo proteggere ciò che non siamo in grado di descrivere.

Quando cybersecurity e Digital Twin si incontrano

È in questa prospettiva che cybersecurity e Digital Twin smettono di essere due ambiti distinti e diventano risposte complementari alla stessa esigenza: conoscere il sistema per poterlo governare.

Ogni analisi del rischio informatico parte dall’inventario degli asset e dalla comprensione delle loro relazioni con i processi aziendali. Nella pratica, tuttavia, questo inventario è spesso incompleto o rapidamente superato: fogli di calcolo non aggiornati, elenchi di server che ignorano gli ambienti fisici nei quali sono collocati, identità digitali non più utilizzate o licenze scadute.

Un’analisi costruita su una mappa vecchia rischia inevitabilmente di produrre priorità sbagliate.

Il Digital Twin nasce invece per offrire una rappresentazione dinamica di un edificio, di un impianto o di un patrimonio immobiliare, mettendo in relazione gli oggetti con gli spazi, il loro stato e le attività che li riguardano.

L’integrazione tra questi due approcci consente di passare da un semplice elenco di apparati a una vera mappa delle dipendenze.

Sapere dove si trova un server, da quale quadro elettrico è alimentato, chi può accedere al locale, quale fornitore lo gestisce e quali processi si interromperebbero in caso di guasto significa rendere il rischio visibile e, quindi, governabile.

Il Digital Twin offre alla sicurezza il contesto fisico e la continuità dell’aggiornamento. La cybersecurity, a sua volta, amplia il valore del gemello digitale, trasformandolo da strumento di gestione e manutenzione in una piattaforma per il governo del rischio.

Anche il gemello digitale deve essere protetto

Un Digital Twin non è una semplice rappresentazione grafica. È un sistema connesso che può raccogliere informazioni da sensori, impianti, dispositivi IoT e piattaforme di building automation e, in alcuni casi, intervenire direttamente sul mondo fisico.

La concentrazione di queste informazioni genera valore, ma anche nuove responsabilità. Chi riuscisse ad accedere illecitamente a un gemello digitale potrebbe conoscere la collocazione degli apparati critici, i sistemi di alimentazione, gli orari di ingresso, le modalità di accesso e i punti meno presidiati di una struttura.

L’introduzione di un Digital Twin non elimina quindi la superficie di attacco: la modifica e, se il progetto non è adeguatamente concepito, può persino ampliarla.

Per questo la sicurezza deve essere integrata fin dalla progettazione attraverso:

  • segmentazione tra rete informatica e rete degli impianti;
  • gestione rigorosa delle identità e dei privilegi;
  • cifratura delle informazioni;
  • tracciamento degli accessi;
  • aggiornamento dei dispositivi;
  • regole chiare per i fornitori che operano da remoto.

Sono decisioni che devono essere prese all’inizio, quando si definisce l’architettura del sistema, e non aggiunte successivamente, quando intervenire diventa più complesso e costoso.

La relazione è dunque reciproca: il gemello digitale rende governabile la sicurezza, mentre la sicurezza rende affidabile il gemello digitale.

Il metodo viene prima degli strumenti

Un percorso efficace non comincia dall’acquisto di una piattaforma, ma dalla conoscenza dell’organizzazione.

Occorre innanzitutto individuare i processi che non possono fermarsi e gli asset fisici, digitali e cloud che li sostengono. Bisogna poi collegare queste informazioni ai luoghi, alle persone, alle responsabilità, alle attività di manutenzione e ai fornitori esterni.

Solo in seguito è possibile valutare le minacce realistiche, stabilire le priorità e definire un sistema di governo capace di evolvere nel tempo.

Il metodo può essere sintetizzato in cinque passaggi:

  1. Conoscere i processi e gli asset essenziali.
  2. Collegare dati, infrastrutture, persone, luoghi e fornitori.
  3. Valutare le minacce reali per la specifica organizzazione.
  4. Stabilire le priorità, concentrando le risorse sui rischi più rilevanti.
  5. Governare nel tempo, aggiornando continuamente informazioni e responsabilità.

Una piattaforma gestionale o un Digital Twin non sostituiscono firewall, backup e antivirus. Possono però mantenere viva la consapevolezza generata dall’analisi, monitorando scadenze, manutenzioni, rinnovi, responsabilità ed evidenze documentali.

Il loro valore consiste nell’evitare che il lavoro svolto si esaurisca in un documento destinato a diventare rapidamente obsoleto.

Quattro piste di lavoro per l’ecosistema Ampioraggio

La riflessione proposta da Vincenzo Martuscelli e Ciro Scamardella trova nell’ecosistema di Fondazione Ampioraggio uno spazio naturale di confronto. La rete riunisce, infatti, professionalità e organizzazioni con competenze complementari nei campi dell’innovazione digitale, della cybersecurity, della gestione degli immobili, dell’IoT e dello sviluppo delle imprese.

Da qui emergono quattro possibili piste di lavoro:

  1. La convergenza tra sicurezza fisica e sicurezza informatica negli edifici, nelle sedi produttive e nei patrimoni immobiliari, a partire dai casi concreti che i soci hanno incontrato.
  2. La sicurezza by design dei gemelli digitali e dei sistemi IoT, per arrivare a criteri condivisi da portare nei capitolati e nei contratti con i fornitori.
  3. Modelli sostenibili di mappatura per le PMI, perché le metodologie disponibili sono spesso pensate per organizzazioni grandi e risultano impraticabili per imprese di dieci o venti persone.
  4. Strumenti di sostegno e percorsi condivisi, dai voucher alle misure per l’innovazione digitale, e soprattutto le forme di collaborazione tra soci con competenze complementari.

Non si tratta di un programma già definito, ma dell’avvio di un percorso aperto al contributo della rete.

La sicurezza comincia dalla consapevolezza

Non esiste una soluzione identica per tutte le imprese. Esiste però un metodo e, prima ancora, un atteggiamento: la disponibilità a osservare la propria organizzazione nel suo insieme, riconoscendo anche ciò che ancora non si conosce.

Fondazione Ampioraggio da sempre invita gli attori del proprio ecosistema a condividere esperienze, casi concreti, criticità e incidenti dai quali trarre insegnamenti.

Perché innovare la sicurezza non significa necessariamente partire dalla tecnologia più recente.

Significa cominciare dalle domande giuste.

E costruire, insieme, una conoscenza capace di diventare protezione.

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Jazz’Inn Capitale: 7 candidati Case Giver, 7 sfide concrete

Dal 9 al 13 novembre 2026, la Casa dell’Architettura – Acquario Romano ospiterà Jazz’Inn Capitale, la seconda tappa della decima edizione di Jazz’Inn, dedicata al tema Umanità Aumentata, Persone oltre le Tecnologia in collaborazione con Roma Capitale e la Commissione Roma Capitale, Statuto e Innovazione Tecnologica.

48 Case Giver per altrettante sfide concrete

A Jazz’Inn il Case Giver porta una sfida collegata a un investimento, una politica pubblica, un processo di trasformazione da sviluppare nei successivi 12–36 mesi.

Attorno alla domanda lavorano imprese, startup, amministrazioni, università, centri di ricerca, professionisti selezionati per competenza.

L’obiettivo è comprendere meglio il problema, individuare soluzioni applicabili, costruire partnership, sperimentazioni e progetti pilota che possano proseguire dopo le giornate romane.

Scopri le prime sette candidature a case giver

MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI

Titolo della proposta
Cartella Sociale Informatizzata e Osservatorio sull’Intelligenza Artificiale
Descrizione della proposta
Integrare dati e servizi per una presa in carico più personalizzata dei cittadini e sviluppare una governance responsabile dell’AI nelle politiche sociali e del lavoro.
Obiettivo della proposta
Interoperabilità, servizi pubblici digitali, AI responsabile, modelli applicativi ed esperienze territoriali replicabili

ANCI DIGITALE

Titolo della proposta
A4All I servizi per tutti
Descrizione della proposta
Rendere i servizi digitali comunali più accessibili, inclusivi e sostenibili, con soluzioni adottabili anche dai Comuni di minori dimensioni.
Obiettivo della proposta
Tecnologie, partenariati pubblico privati, progetti pilota e modelli replicabili per gli enti locali.

PROVINCIA DI PAVIA

Titolo della proposta
Governare i data center oltre i luoghi comuni
Descrizione della proposta
Costruire una governance di area vasta che concili infrastrutture digitali, energia, ambiente, formazione e benefici diffusi per 185 Comuni.
Obiettivo della proposta
Mappatura delle aree idonee, recupero del calore, perequazione, competenze e modelli trasferibili ad altri territori.

WINDTRE

Titolo della proposta
Roma Data Driven Mobilità Turismo Sicurezza
Descrizione della proposta
Trasformare dati, 5G Stand Alone e connettività avanzata in strumenti utili a comprendere i fenomeni urbani e migliorare le decisioni pubbliche.
Obiettivo della proposta
PoC, cybersecurity, analisi dei flussi, modelli previsionali e partnership con startup, imprese e ricerca.

BANCA ETICA

Titolo della proposta
Innovazione Green
Descrizione della proposta
Collegare progetti ambientali e sociali a strumenti finanziari capaci di renderli sostenibili, misurabili e realizzabili.
Obiettivo della proposta
Comunità energetiche, rinnovabili, agrivoltaico, innovazione sociale e investimenti pubblici e privati a impatto.

GAL MOLISE VERSO IL 2000

Titolo della proposta
Cooperare per innovare
Descrizione della proposta
Creare nuove opportunità nelle aree interne attraverso cooperazione, sostenibilità, turismo, imprenditorialità e accesso ai programmi europei.
Obiettivo della proposta
Partner progettuali, soluzioni innovative, assistenza tecnica, filiere locali e connessioni nazionali ed europee.

LPM PACKAGING

Titolo della proposta
Filiere italiane sostenibili certificate e tracciabili
Descrizione della proposta
Sviluppare una filiera nazionale delle plastiche e bioplastiche capace di unire innovazione produttiva, circolarità e competitività europea.
Obiettivo della proposta
Imprese, startup, ricerca e certificazione per un progetto pilota su materiali, tracciabilità e processi digitali.

Dalla sfida al progetto

Le sette candidature raccontano un’unica infrastruttura di sviluppo:

  • servizi sociali e Comuni più accessibili,
  • investimenti digitali governati dai territori,
  • dati al servizio delle città,
  • finanza a impatto,
  • aree interne connesse alle reti nazionali,
  • filiere industriali più trasparenti.

Il lavoro non terminerà il 13 novembre: proposte, competenze e relazioni confluiranno nel follow-up di Jazz’Inn e nel Manuale Pratico di Innovazione Sostenibile, per accompagnare la nascita di sperimentazioni, partenariati e progetti.

Come partecipare

Hai una sfida concreta?
Candida la tua organizzazione come Case Giver entro il 5 ottobre e porta ai tavoli un progetto o un investimento previsto nei prossimi 12–36 mesi.

Vuoi contribuire con le tue competenze?
Pre-iscriviti alle giornate di Roma. Riceverai il programma aggiornato e il
Manuale dell’Innovazione e potrai indicare gli ambiti ai quali desideri contribuire.

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Jazzinn Capitale

Jazz’Inn Capitale: l’innovazione entra nei luoghi delle decisioni

Dal 9 al 13 novembre 2026, la Casa dell’Architettura – Acquario Romano ospiterà Jazz’Inn Capitale, la seconda tappa della decima edizione di Jazz’Inn, dedicata al tema Umanità Aumentata, Persone oltre le Tecnologia in collaborazione con Roma Capitale e la Commissione Roma Capitale, Statuto e Innovazione Tecnologica.

Per cinque giornate, istituzioni, imprese, territori, startup, università e professionisti lavoreranno insieme su progetti e investimenti concreti, con un orizzonte temporale compreso tra 12 e 36 mesi.

Non un convegno, ma un living lab dell’innovazione: tavoli di lavoro, open innovation talk, keynote, innovation challenge, incontri informali e serate jazz per trasformare bisogni e idee in nuove collaborazioni.

48 Case Giver per altrettante sfide concrete

Ministeri, amministrazioni pubbliche, grandi imprese, fondazioni, organizzazioni nazionali e soggetti finanziari possono partecipare come Case Giver, portando a Jazz’Inn una sfida reale sulla quale attivare il confronto dell’ecosistema.

Ogni Case Giver avrà l’opportunità di:

  • presentare un progetto o un investimento strategico;
  • confrontarsi con competenze multidisciplinari;
  • individuare soluzioni, partner e tecnologie;
  • rafforzare il posizionamento sui temi dell’innovazione e della sostenibilità;
  • entrare in relazione con decisori pubblici, imprese, startup e territori.

Tra le prime realtà coinvolte figurano:

  • Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali,
  • ANCI Digitale,
  • Provincia di Pavia,
  • Banca Etica,
  • Wind Tre
  • GAL Molise Verso il 2000.

Le candidature dei Case Giver sono aperte fino al 5 ottobre 2026.

24 startup per trasformare le sfide in opportunità

La Startup Innovation Challenge metterà in relazione 24 startup selezionate con imprese, amministrazioni, investitori e partner dell’ecosistema Ampioraggio.

Non sarà una semplice sessione di pitch. Le startup avranno la possibilità di presentare soluzioni connesse ai bisogni espressi dai Case Giver, partecipare agli incontri di matching e avviare interlocuzioni finalizzate a sperimentazioni, partnership e opportunità di mercato.

Saranno privilegiate soluzioni nei campi della trasformazione digitale, dell’intelligenza artificiale, della sostenibilità, dell’energia, della mobilità, del welfare, della rigenerazione territoriale e dei servizi per cittadini e imprese.

La call resterà aperta fino al 20 ottobre 2026

Cinque giornate da vivere, non soltanto da ascoltare

Partecipare a Jazz’Inn significa entrare in uno spazio nel quale le relazioni diventano parte integrante del processo di innovazione.

Il programma alternerà:

  • Tavoli di brainstorming dedicati alle sfide dei Case Giver;
  • Open Innovation Talk sui principali scenari di trasformazione;
  • Keynote con esperienze e visioni di interesse nazionale;
  • Incontri tra startup, imprese, istituzioni e investitori;
  • Presentazioni di progetti generati dall’ecosistema;
  • Premio Visioni Resilienti;
  • Momenti informali e serate jazz a conclusione di ogni giornata.

È l’approccio che Fondazione Ampioraggio porta avanti dal 2017, sintetizzato nel claim La lentezza delle relazioni accelera lo sviluppo.

Da Ostra a Roma: un unico laboratorio nazionale

Jazz’Inn Capitale non sarà un evento isolato, ma la prosecuzione di un percorso iniziato nei borghi e nelle aree interne e diretto verso il centro delle decisioni nazionali.

La prima tappa del 2026, realizzata a Ostra, ha coinvolto 417 partecipanti, 56 Case Giver, 36 startup, 5 Talk, 5 keynote e 5 premi, raggiungendo un’audience complessiva stimata superiore a 4 milioni di persone.

Roma raccoglierà e rilancerà questo percorso, portando i risultati del laboratorio nei luoghi in cui si costruiscono politiche, investimenti e decisioni strategiche.

L’obiettivo è costruire una connessione concreta tra territori, amministrazioni, imprese e innovatori, facendo emergere progetti capaci di produrre impatto economico, sociale e ambientale.

I risultati delle giornate contribuiranno inoltre alla nuova edizione del Manuale dell’Innovazione Sostenibile, destinato a raccogliere metodi, esperienze e progettualità nate all’interno dell’ecosistema Ampioraggio.

L’Italia che innova si incontra a Jazz’Inn dal 9 al 13 novembre 2026 presso la Casa dell’Architettura – Acquario Romano, Roma

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Fitting urbano: dai piccoli centri può nascere una grande innovazione

 I borghi non sono metropoli incompiute, ma laboratori completi di futuro. Interventi circoscritti, rapidi e misurabili possono trasformare territori e comunità, se collegati da una visione e da una regia condivise.

Il futuro abiterà sempre più nelle città. Secondo le proiezioni delle Nazioni Unite, nel 2050 circa due terzi della popolazione mondiale vivranno in aree urbane. È il “pianeta metropolitano” descritto da Manuel Castells: una realtà nella quale le grandi città concentrano persone, conoscenze, capitali, tecnologie e opportunità.

Ma concentrare opportunità significa spesso concentrare anche disuguaglianze, solitudini, congestione, fragilità ambientali e difficoltà di governo. La metropoli continua a esercitare una forte attrazione, ma non può essere considerata l’unico modello possibile di modernità. Esiste un’altra geografia dell’innovazione, meno appariscente e forse proprio per questo sottovalutata: quella delle città piccole e medie, dei borghi e delle aree interne.

Una suggestione particolarmente feconda arriva dal concetto di “fitting urbano”, richiamato da Mario Abis nel dibattito promosso dall’European Association for Architectural Education. Il termine indica il passaggio dai grandi programmi urbani, complessi e spesso lentissimi, a interventi di dimensione più contenuta, aderenti alle caratteristiche dei luoghi, realizzabili in tempi ragionevoli e valutabili nei loro effetti.

Non si tratta di rinunciare a una visione grande. Si tratta, al contrario, di costruirla attraverso progetti che possano vivere davvero.

La piccola scala non riduce l’ambizione

Il fitting assume il territorio non come superficie sulla quale collocare un progetto già deciso, ma come punto dal quale partire. Identità, relazioni sociali, competenze, ambiente, patrimonio culturale e bisogni diventano componenti del processo progettuale.

Nelle comunità di minori dimensioni la prossimità può accorciare le distanze fra cittadini, amministrazioni, imprese e organizzazioni sociali. Può rendere più riconoscibili le responsabilità, facilitare la sperimentazione e permettere di osservare con maggiore precisione i risultati prodotti. Un’iniziativa per la formazione, un servizio di welfare, il recupero di uno spazio pubblico, una filiera culturale o una nuova attività produttiva possono così diventare parti autonome ma comunicanti di un medesimo disegno territoriale.

La piccola scala, dunque, non riduce l’ambizione: riduce la distanza fra decisione, realizzazione e impatto.

È un cambiamento tutt’altro che marginale. Molti territori italiani sono stati destinatari di programmi costruiti altrove, accompagnati da obiettivi generali, procedure complesse e tempi incompatibili con la vita delle comunità. Il fitting suggerisce un percorso differente: partire da problemi e risorse riconoscibili, definire risultati verificabili, sperimentare, correggere e collegare progressivamente gli interventi.

I borghi come laboratori di innovazione

Questa impostazione è particolarmente vicina alla missione della Fondazione Ampioraggio e al suo impegno per l’innovazione dei borghi.

Innovare un borgo non significa soltanto digitalizzarne i servizi o attrarre qualche visitatore in più. Significa accrescere la capacità della comunità di costruire il proprio futuro. Formazione, imprenditorialità, welfare, cultura, accessibilità, transizione ecologica e tecnologie devono concorrere a produrre autonomia, lavoro e qualità della vita.

Da questo punto di vista, i borghi non sono residui del passato da conservare sotto una campana di vetro, né versioni incomplete delle città metropolitane. Possono diventare ambienti privilegiati di sperimentazione: luoghi nei quali la vicinanza tra gli attori rende possibile integrare più facilmente innovazione tecnologica e innovazione sociale.

Un edificio inutilizzato può diventare contemporaneamente luogo di formazione, spazio di lavoro condiviso e presidio culturale. Una filiera agricola può incontrare ricerca, turismo responsabile e servizi digitali. Un progetto rivolto agli anziani può generare nuove professionalità, rafforzare le reti di prossimità e sperimentare tecnologie per la salute. La rigenerazione, in questa prospettiva, non riguarda soltanto gli immobili: riguarda capacità, relazioni e istituzioni.

Il borgo diventa così un “laboratorio completo di innovazione territoriale”, nel quale il cambiamento è sufficientemente vicino da essere partecipato e sufficientemente circoscritto da essere valutato.

Dal progetto isolato all’ecosistema

La dimensione ridotta, tuttavia, non garantisce da sola il successo. La prossimità può produrre fiducia, ma anche chiusura e localismo. Le amministrazioni dei piccoli Comuni, spesso, dispongono di personale e competenze insufficienti. E una somma di iniziative locali non genera automaticamente una strategia di sviluppo.

Per questa ragione il fitting deve essere accompagnato da una regia capace di collegare i progetti, sostenere gli enti locali, mobilitare competenze esterne e trasferire le esperienze riuscite da un territorio all’altro. Università, imprese innovative, centri di ricerca, organizzazioni del Terzo settore, investitori e amministrazioni devono costituire non una platea occasionale di partner, ma un ecosistema stabile di collaborazione.

È precisamente in questo spazio che una fondazione dedicata all’innovazione può svolgere una funzione determinante: avvicinare mondi che spesso parlano linguaggi differenti; trasformare bisogni locali in sfide progettuali; portare nei territori competenze e soluzioni senza imporre modelli precostituiti; accompagnare la sperimentazione e misurarne gli esiti.

L’innovazione autentica non arriva nel borgo dentro una scatola. Nasce dall’incontro fra ciò che il territorio possiede e ciò che una rete più ampia può mettergli a disposizione.

Misurare ciò che resta

Il fitting pone infine una questione essenziale: la misurazione dell’impatto. Non basta completare le attività previste o spendere le risorse disponibili. Occorre domandarsi che cosa rimanga nella comunità dopo la conclusione del progetto.

Sono aumentate le competenze? Sono nate opportunità di lavoro? Un servizio è diventato più accessibile? È migliorata la cooperazione fra amministrazione, imprese e cittadini? I giovani hanno trovato una ragione concreta per restare o tornare? Il territorio ha acquisito una capacità che prima non possedeva?

Questi interrogativi consentono di distinguere l’evento dalla trasformazione e il finanziamento dallo sviluppo. La vera unità di misura non è soltanto l’opera realizzata, ma la “capacità territoriale generata”.

Una rete di piccoli cantieri per una trasformazione grande

L’Italia dei borghi e delle città medio-piccole non ha bisogno di nostalgie né di formule salvifiche. Ha bisogno di progetti coerenti con la misura dei luoghi, sostenuti da alleanze qualificate e inseriti in una visione più ampia.

Il fitting urbano può diventare, allora, un metodo per costruire una rete di cantieri territoriali: autonomi nell’attuazione, connessi negli obiettivi, verificabili nei risultati. Ogni intervento può costituire un modulo capace di essere adattato, migliorato e messo in relazione con altri.

È da questa integrazione che può nascere una politica nazionale dei borghi non assistenziale, ma generativa: non una distribuzione episodica di risorse, bensì una infrastruttura diffusa di innovazione.

La sfida consiste nel pensare in grande senza perdere la misura umana dei luoghi. Perché il futuro sostenibile non nascerà necessariamente dove tutto è già concentrato. Potrà nascere anche nelle comunità che sapranno trasformare la prossimità in collaborazione, l’identità in progetto e la sperimentazione in capacità durevole.

Non dobbiamo progettare i piccoli territori come versioni incomplete delle metropoli. Dobbiamo riconoscerli e attrezzarli come laboratori completi di un diverso modello di sviluppo.

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Jazz’Inn Capitale: Il programma della II tappa del decennale

La prima tappa di Jazz’Inn 2026 ha trasformato Ostra, comune della provincia di Ancona, in un laboratorio nazionale di innovazione, dal quale nasce il primo Manuale dell’Innovazione Sostenibile.

Dal 9 al 13 novembre, Jazz’Inn Capitale porterà alla Casa dell’Architettura presso l’Acquario Romano in Roma idee, bisogni e soluzioni sperimentati nei territori, mettendoli in relazione con istituzioni, imprese, investitori e aree metropolitane.

I borghi come laboratori d’innovazione per tutto il Paese

Cosa può imparare una grande città da un borgo?  E in che modo le soluzioni sperimentate nei piccoli centri possono contribuire a migliorare la qualità della vita nelle aree metropolitane?

Queste 2 domande accompagneranno il viaggio dei 10 anni di Jazz’Inn da Ostra a Roma.

Dal 9 al 13 novembre, presso la Casa dell’Architettura – Acquario Romano, Jazz’Inn Capitale trasferirà il patrimonio di idee, relazioni e proposte emerso durante la prima tappa del decennale ad una dimensione nazionale.

Ostra non è stata soltanto la sede di un evento. Per cinque giorni il borgo marchigiano è diventato un laboratorio aperto, dove abbiamo sperimentato applicazioni smartland, POC con startup, condiviso visioni tra amministrazioni pubbliche, imprese, startup, ricercatori, professionisti e comunità che hanno lavorato insieme su problemi concreti.

L’esperienza ha dimostrato (ancora una volta) che i borghi possono svolgere una funzione strategica: essere sia luoghi nei quali sperimentare soluzioni applicabili anche nelle aree metropolitane sia offrire relazioni, tempi e spazi di qualità agli innovatori per poi essere anche acceleratori di innovazione (non solo tecnologica) per il proprio territorio.

In questo senso, Ostra ha rappresentato il laboratorio preparatorio di Jazz’Inn Capitale.

Non si tratta di trasferire semplicemente un evento da un piccolo centro alla Capitale, ma costruire una relazione circolare tra territori che sperimentano, aree metropolitane che amplificano e sistema Paese che trasforma le esperienze in politiche di sviluppo sostenibili e replicabili.

Dal living lab al primo Manuale dell’Innovazione

Uno dei risultati più rilevanti del percorso avviato a Ostra è l’elaborazione del primo Manuale dell’Innovazione Sostenibile promosso dalla Fondazione Ampioraggio.

Il Manuale nasce dal lavoro di intelligenza collettiva che si è riunita ad Ostra e contiene:

  • i bisogni presentati dai case giver;
  • le soluzioni e le competenze emerse durante i confronti;
  • i principali ostacoli incontrati nei processi di innovazione;
  • modelli di collaborazione tra pubblico e privato;
  • esperienze territoriali replicabili;
  • indicazioni utili per trasformare la spesa in investimento sostenibile.

Il documento è concepito come uno strumento operativo e in progress, destinato a imprese, amministrazioni, investitori e comunità. 

Con la pre-registrazione a Jazz’Inn Capitale oltre ad avere un fast track per le giornate si potrà ricevere il Manuale: pre-registrati e richiedi il Manuale dell’Innovazione.

Perché l’innovazione può partire dai borghi

I borghi e le aree interne non devono essere considerati soltanto luoghi fragili da sostenere. Possono diventare spazi privilegiati di sperimentazione, nei quali osservare con maggiore chiarezza problemi che riguardano l’intero Paese.

Spopolamento, invecchiamento, accesso ai servizi, mobilità, sanità di prossimità, formazione, transizione energetica e digitalizzazione sono particolarmente evidenti nei piccoli centri. Ma sono questioni sempre più importanti anche per le periferie e le aree metropolitane.

Un borgo può quindi funzionare come un ambiente dimostrativo reale: una comunità nella quale testare tecnologie e modelli organizzativi senza separare l’innovazione dalla vita quotidiana delle persone.

È questa la visione che Fondazione Ampioraggio intende portare a Roma: i territori più piccoli non come destinatari finali delle politiche, ma come produttori di conoscenza e innovazione utile alle grandi città e al Paese.

Ostra e Roma: due tappe di un unico laboratorio nazionale

Il confronto tra i risultati di Ostra e gli obiettivi di Roma non indica una competizione tra due sedi. Evidenzia, invece, la complementarità tra la sperimentazione territoriale e la capacità di coinvolgimento della Capitale.

Cosa accadrà a Jazz’Inn Capitale? Il programma delle giornate

Jazz’Inn Capitale, realizzato in collaborazione con Roma Capitale e con il patrocinio della Città Metropolitana di Roma Capitale, riunirà:

  • istituzioni e Pubbliche Amministrazioni;
  • grandi imprese e utility;
  • fondazioni e investitori;
  • startup e PMI innovative;
  • università e centri di ricerca;
  • terzo settore, città, borghi e aree interne.

Il programma alternerà tavoli di brainstorming, Open Innovation Talk, Innovation Challenge, keynote speech, Premio Visioni Resilienti, networking e serate jazz.

Al centro ci progetti reali sui quali lavorare insieme: meno palco e più ascolto, meno promesse e più relazioni capaci di generare risultati.

Un ponte tra territori e aree metropolitane

La sfida è superare la distanza tra centro e periferia, creando un processo nel quale borghi e aree metropolitane imparano reciprocamente e collaborano alla costruzione di un’innovazione più umana e sostenibile.

Partecipa al percorso

Jazz’Inn Capitale si rivolge a chi vuole contribuire concretamente a questo processo:

  • istituzioni, amministrazioni, imprese e organizzazioni possono candidare una sfida come case giver;
  • startup e PMI innovative possono proporre soluzioni;
  • investitori e partner possono intercettare progettualità ad alto impatto;
  • ricercatori, professionisti e facilitatori possono mettere a disposizione competenze;
  • cittadini e comunità possono partecipare agli incontri e ai momenti aperti.

Dal borgo alla metropoli, Jazz’Inn costruisce un unico laboratorio nazionale nel quale le relazioni diventano conoscenza e la conoscenza può trasformarsi in sviluppo.

Dal 9 al 13 novembre, le idee sperimentate nei territori arrivano a Roma per diventare patrimonio del Paese.

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Dai borghi da visitare ai borghi in cui tornare a vivere

La cultura può generare turismo, ma diventa autentica leva di sviluppo soltanto quando accresce le capacità delle comunità e restituisce futuro ai territori

I numeri raccontano una storia apparentemente rassicurante. Nel 2025 il turismo culturale avrebbe generato in Italia 56,6 miliardi di euro, oltre la metà dell’indotto turistico complessivo. I Comuni a vocazione culturale raccolgono più del 63% delle presenze, mentre il patrimonio storico e artistico continua a rappresentare una delle principali ragioni che spingono i visitatori stranieri a scegliere il nostro Paese.
Sono dati importanti. Confermano che la cultura non è un ornamento da sostenere soltanto quando avanzano risorse, ma una componente rilevante dell’economia nazionale. Tuttavia, proprio la forza di questi numeri impone una domanda più esigente: possiamo limitarci a misurare il valore della cultura attraverso il numero dei visitatori, dei pernottamenti e degli euro spesi? La risposta è no. O, almeno, non dovrebbe esserlo.
L’Italia possiede una caratteristica quasi unica: la cultura non è concentrata esclusivamente nelle grandi città d’arte, ma è distribuita in migliaia di borghi, chiese, paesaggi, siti archeologici, archivi, tradizioni, produzioni artigianali e patrimoni immateriali. È una ricchezza diffusa, che coincide spesso con la storia e con l’identità stessa delle comunità.  Eppure, tra la disponibilità di questo straordinario patrimonio e la capacità di trasformarlo in sviluppo durevole rimane una distanza considerevole.

Il limite dell’evento isolato

Negli ultimi anni molti territori hanno affidato le proprie speranze a festival, rassegne, sagre e aperture straordinarie. Queste iniziative possono certamente richiamare visitatori, restituire visibilità a un luogo e riattivare energie locali. Il problema nasce quando l’evento rimane isolato. Una manifestazione che dura pochi giorni, non costruisce competenze, non genera collaborazioni permanenti e non si collega alle attività economiche e sociali del territorio rischia di produrre soltanto un’effimera crescita delle presenze. Terminato l’evento, si spengono le luci e il borgo ritorna alle fragilità precedenti. Gli eventi sono davvero generativi quando diventano parte di un’offerta culturale continuativa e di una strategia territoriale. Devono essere porte d’ingresso, non episodi autosufficienti. Perché ciò accada, occorre passare dalle collaborazioni occasionali a vere alleanze tra Comuni, istituzioni culturali, scuole, università, associazioni, imprese, operatori turistici e cittadini. Il settore pubblico può svolgere una funzione decisiva, favorendo l’incontro tra questi soggetti, semplificando le procedure e orientando le risorse verso partenariati duraturi. La questione, prima ancora che finanziaria, è organizzativa: disponiamo di molti patrimoni e di numerosi progetti, ma non sempre della capacità di collegarli e governarli come un sistema.

Destagionalizzare non basta

Per distribuire i benefici del turismo si propone opportunamente una strategia fondata su quattro azioni: destagionalizzare, decongestionare, delocalizzare e digitalizzare. È una direzione condivisibile. Un Paese che concentra gran parte della propria economia turistica in poche settimane dell’anno produce sovraffollamento, precarietà occupazionale, inefficienze e pressione sui servizi. Analogamente, continuare a indirizzare i flussi verso le sole città d’arte significa aumentare la congestione di alcune destinazioni e lasciare inutilizzate molte risorse delle aree interne. Ma trasferire una parte dei visitatori dalle città ai borghi non garantisce automaticamente uno sviluppo migliore.
Esistono due modi molto diversi di “delocalizzare” il turismo. Il primo distribuisce opportunità, sostiene economie locali, recupera patrimoni e genera nuova vitalità. Il secondo trasferisce nei centri minori le medesime distorsioni dell’overtourism: consumo accelerato dei luoghi, aumento degli affitti brevi, espulsione dei residenti, banalizzazione delle tradizioni e dipendenza da un’economia stagionale.
Un borgo non è un prodotto da confezionare né uno scenario da offrire al visitatore. Prima di essere una destinazione, è un luogo abitato.
Il diritto di visitare un luogo non può trasformarsi nel diritto di consumarlo.

Dal borgo-destinazione al borgo-capacità

La sfida consiste allora nel passare dal borgo-destinazione al borgo-capacità. Un borgo-capacità utilizza la cultura non soltanto per attrarre persone, ma per ampliare le possibilità di chi vi abita: formarsi, lavorare, intraprendere, partecipare e progettare il proprio futuro.
In questa prospettiva, la cultura può alimentare scuole dei mestieri e dell’artigianato, residenze artistiche, laboratori digitali, imprese creative, recupero del patrimonio inutilizzato, agricoltura di qualità e nuove forme di cura del paesaggio. Può favorire l’incontro tra generazioni, restituendo valore ai saperi locali senza trasformarli in folclore. Può attirare giovani, ricercatori, professionisti e innovatori, creando occasioni per restare o per tornare. Il turismo diventa così una componente dello sviluppo territoriale, non il suo unico orizzonte.
Non basta, infatti, portare visitatori in un borgo se continuano a mancare trasporti, servizi sanitari, scuole, connessioni digitali e opportunità di lavoro qualificato. Né si può parlare di rigenerazione quando la crescita delle presenze rende più difficile la vita quotidiana dei residenti o quando il valore prodotto viene quasi interamente trasferito fuori dal territorio. La cultura rigenera un borgo quando non aumenta soltanto le presenze, ma accresce le capacità della comunità.

Turismo culturale e adattamento climatico

Anche la diffusione del cosiddetto noctourism, favorita dalle sempre più frequenti ondate di calore, merita attenzione. Musei, siti archeologici, festival e itinerari serali possono rendere l’esperienza culturale più piacevole e distribuire diversamente i flussi nell’arco della giornata.
Ma non è sufficiente spostare le attività dal giorno alla sera. Cambiare gli orari significa riprogettare trasporti, illuminazione, accessibilità, gestione delle emergenze e tutela del lavoro notturno. Significa proteggere i residenti dal rumore e garantire condizioni adeguate anche ad anziani, bambini e persone con disabilità. L’adattamento climatico non è un semplice aggiustamento del calendario: richiede capacità organizzativa e un nuovo modo di progettare servizi, spazi e lavoro. Anche questa è Sicurezza Aumentata.

Una diversa misura del successo

Per valutare una strategia culturale non bastano dunque arrivi, pernottamenti e spesa media. Accanto agli indicatori economici dovremmo misurare quanti giovani sono rimasti o sono tornati, quante imprese locali sono nate, quanti edifici sono stati recuperati, quali competenze sono state generate, quanto valore è rimasto nel territorio e quanto è migliorata la qualità della vita degli abitanti. La vera domanda non è soltanto quante persone un borgo riesca ad attirare, ma quale futuro riesca a rendere possibile.
È questa la prospettiva dell’Umanità Aumentata: non utilizzare la cultura per mettere i territori in vetrina, ma per restituire loro autonomia, capacità e futuro. Un borgo è davvero vivo non quando è pieno di visitatori per qualche settimana, ma quando le persone possono scegliere di abitarlo, custodirlo, trasformarlo e consegnarlo alle generazioni successive.
Il successo non coincide con l’aumento dei consumatori di un territorio. Comincia quando aumentano i suoi custodi, i suoi innovatori e i suoi cittadini.

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Il Made in Italy rischia di diventare invisibile all’Intelligenza Artificiale?

Per vent’anni abbiamo chiesto alle imprese: “Come fate a farvi trovare su Google?” Forse dobbiamo cominciare a porre una domanda diversa:“Come vi rappresenta un’intelligenza artificiale quando qualcuno, dall’altra parte del mondo, chiede chi sa fare meglio ciò che fate voi?” È una questione tutt’altro che tecnologica. Un buyer americano che cerca un produttore italiano di arredo, moda, componentistica, agroalimentare o design può sempre più spesso non consultare dieci siti. Può chiedere a un assistente di IA di individuare quattro o cinque aziende affidabili, confrontarle e spiegargli perché dovrebbe sceglierle. La competizione, allora, non avviene più soltanto per conquistare un posto nell’elenco dei risultati. Avviene per conquistare un posto nella risposta. Alberto Forchielli e Giulio Salvucci hanno posto il problema con grande efficacia: se il Made in Italy non diventa leggibile dalle macchine, rischia di diventare invisibile. Credo che dovremmo andare persino oltre. Gran parte del valore del Made in Italy è costituito da conoscenza tacita: saper fare, territorio, filiere, materiali, tradizioni, design, reputazione, competenze tramandate tra generazioni. Ed ecco il paradosso: proprio ciò che rende straordinario il Made in Italy potrebbe essere ciò che l’IA vede peggio. Si apre così una nuova possibile disuguaglianza: VALORE REALE ≠ VALORE aLGORITMICAMENTE VISIBILE. Una grande impresa globale dispone delle risorse necessarie per raccontarsi, strutturare dati, presidiare fonti e mercati internazionali. Ma una straordinaria PMI italiana? Un’impresa familiare? Una bottega artigiana? Un produttore di un’area interna? Potrebbero possedere un patrimonio enorme e risultare quasi invisibili agli intermediari cognitivi attraverso i quali si formeranno sempre più decisioni economiche.

Nel nostro lavoro sull’Umanità Aumentata stiamo cominciando per questo a mettere alla prova un concetto nuovo: CAPITALE DI VISIBILITÀ ALGORITMICA. La capacità di un’impresa, di una persona o di un territorio di rendere il proprio valore conoscibile, verificabile e correttamente rappresentabile negli ambienti informativi governati dall’IA. Attenzione, però. Non significa inventare una nuova SEO per convincere ChatGPT a parlare bene di noi. Significa esattamente il contrario: non rendere il prodotto migliore agli occhi dell’algoritmo, ma rendere l’algoritmo capace di vedere meglio il valore reale del prodotto. Dati verificabili. Filiera. Certificazioni. Provenienza. Storia documentata. Fonti autorevoli. Multilinguismo. Tracciabilità. Per questo credo che la questione non possa essere lasciata alle singole PMI. Associazioni, consorzi, università, ICE, istituzioni e territori dovrebbero cominciare a costruire una vera infrastruttura collettiva della conoscibilità del Made in Italy. Perché nell’economia dell’intelligenza artificiale potrebbe valere una regola nuova: non basta produrre valore.
Occorre renderlo conoscibile alle macchine senza deformarlo per le macchine. E allora la domanda da fare oggi alle nostre imprese potrebbe essere molto semplice: Se domani un compratore internazionale chiedesse a un’IA chi siete e perché dovrebbe scegliere voi, quanto del vostro vero valore riuscirebbe a vedere?

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Mariella Stella: la sfida di cambiare la Pubblica Amministrazione partendo dalle persone

Lucana di Matera, dal 2020 socia di Fondazione Ampioraggio con Casa Netural e Netural Coop, progetto di innovazione sociale condiviso con Andrea Paoletti (partner nel lavoro e di vita) Mariella promuove “Pubblica”, il primo network nazionale che riunisce innovatrici e innovatori impegnati a trasformare la PA dall’interno.

Cambiare la Pubblica Amministrazione non significa soltanto digitalizzare procedure e introdurre nuove tecnologie, per lei significa, prima di tutto, riconoscere e valorizzare le persone che ogni giorno lavorano nelle istituzioni, costruire alleanze con le comunità e restituire motivazione, fiducia e capacità di iniziativa a chi opera per il bene comune.

È questa la visione che guida il percorso di Mariella Stella, esperta di innovazione sociale e istituzionale, attivazione civica, progettazione partecipata e sviluppo territoriale.

Il suo impegno è stato recentemente raccontato su VITA e StartupItalia (che la segnala anche tra le 100 Unstoppable Woman), che hanno approfondito la nascita di Pubblica, il primo network dedicato al cambiamento nella Pubblica Amministrazione italiana.

Dall’esperienza nella PA alla ricerca di un nuovo modello

Mariella Stella ha lavorato per vent’anni nella Pubblica Amministrazione, occupandosi, tra gli altri ambiti, di servizi culturali, turismo, politiche giovanili, scuola e sviluppo locale. Un’esperienza vissuta dall’interno, che le ha permesso di conoscere sia il valore delle istituzioni sia le rigidità organizzative che possono frenare l’iniziativa, isolare le persone più motivate e ridurre la qualità dei servizi offerti ai cittadini.

Nel 2023 ha scelto di lasciare il proprio incarico nella PA (cosa direbbe Checco Zalone?), non per allontanarsi dalle istituzioni, ma per studiarle da una prospettiva nuova.

Ha quindi avviato un dottorato di ricerca in New Public Administration all’Università degli Studi di Milano-Bicocca, concentrando il proprio lavoro sulle leve umane, organizzative e sociali capaci di generare cambiamento.

Il suo percorso unisce ricerca accademica ed esperienza sul campo: dalla gestione dei servizi pubblici alla facilitazione delle comunità, dalla rigenerazione urbana al design dei servizi, fino alla costruzione di strategie di sviluppo locale e di processi di collaborazione tra istituzioni, cittadini, imprese e Terzo settore.

“Pubblica”: una rete per cambiare la PA dall’interno

Da questa esperienza nasce Pubblica, una comunità aperta alle dipendenti e ai dipendenti pubblici che condividono una nuova visione dei servizi e delle istituzioni.

Il documento fondativo del network è stato presentato il 18 giugno 2026 alla Camera dei Deputati (sul sito www.pubblicanet.com  è possibile rivedere l’evento).

L’obiettivo è far emergere e mettere in relazione le competenze, spesso invisibili o poco utilizzate, delle persone che già sperimentano modalità innovative di operare nella PA.

La scelta delle parole racconta bene il progetto: non semplicemente innovazione “per” la Pubblica Amministrazione, ma cambiamento “nella” Pubblica Amministrazione.

Un processo da costruire insieme a chi lavora quotidianamente nel sistema, condividendo esperienze, strumenti, difficoltà e nuove soluzioni.

Pubblica intende favorire una PA più:

  • umana e attenta al benessere delle persone;
  • orizzontale, partecipativa e collaborativa;
  • aperta al contributo dei cittadini e degli attori territoriali;
  • capace di costruire alleanze con il Terzo settore;
  • orientata alla qualità e all’impatto dei servizi pubblici;
  • consapevole del proprio ruolo di presidio di equità e democrazia.

Il punto di partenza è netto: le istituzioni devono essere tutelate proprio perché sono un bene comune, ma la loro autorevolezza dipende anche dalla capacità di rinnovarsi e di riconquistare la fiducia dei cittadini di chi ogni giorno la agisce: i suoi dipendenti.

Le competenze maturate con Casa Netural e Netural Coop

Questa visione affonda le radici anche nell’esperienza avviata da Mariella Stella a Matera con Casa Netural, hub internazionale di innovazione sociale fondato nel 2012, e successivamente con Netural Coop.

Nel corso degli anni Mariella ha sviluppato competenze specifiche nella facilitazione di comunità, nel coinvolgimento dei cittadini, nella rigenerazione urbana, nella progettazione partecipata e nell’attivazione di ecosistemi territoriali. Ha lavorato alla costruzione di servizi urbani innovativi, programmi di empowerment, percorsi di sviluppo d’impresa e iniziative capaci di connettere pubblico, privato e comunità.

Il suo approccio parte dall’ascolto dei territori e dalla capacità di trasformare relazioni e bisogni in progetti condivisi. Una metodologia particolarmente importante per le aree interne, i borghi e le comunità che cercano nuovi modelli di sviluppo inclusivo e sostenibile.

Una visione pienamente condivisa da Ampioraggio

Il percorso di Mariella Stella interpreta molti dei valori che animano Fondazione Ampioraggio: mettere le persone prima della tecnologia, rendere visibili le competenze, connettere mondi diversi e trasformare l’innovazione in uno strumento concreto di sviluppo e coesione.

La sua esperienza rafforza il patrimonio di competenze della rete Ampioraggio sui temi dell’innovazione istituzionale, della partecipazione civica, della rigenerazione territoriale e della collaborazione tra Pubblica Amministrazione, imprese, ricerca e Terzo settore.

Perché una PA più moderna non nasce soltanto da una nuova piattaforma o da una procedura più veloce. Nasce dalla capacità di riconoscere le persone che hanno il coraggio di immaginarla diversamente e di metterle nelle condizioni di lavorare insieme.

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Ferie Fellini

L’innovazione non va in vacanza: da Ostra a Roma il viaggio di Jazz’Inn 2026 continua

Ad agosto Ampioraggio lavorerà per trasformare le idee nate ad Ostra in progetti da presentare nella seconda tappa della X edizione, in programma dal 9 al 13 novembre all’Acquario Romano

Agosto è tradizionalmente il mese delle pause. Le città si svuotano, le agende rallentano e il tempo sembra dilatarsi.

Ma è proprio in questo periodo speciale, lontani dal caos quotidiano, che nascono le idee migliori, forse perché, come dicevano gli antichi romani, si passa dal negotium (lavoro e relazioni pubbliche) all’otium (studio e contemplazione) e all’Umanità Aumentata che è il tema centrale del nostro decimo anno di attività.  

La prima tappa del decennale di Jazz’Inn ha trasformato il borgo marchigiano di Ostra in un laboratorio di open innovation dal quale stanno nascendo progetti che saranno presentati nella seconda tappa: Jazz’Inn Capitale, che dal 9 al 13 novembre porterà l’ecosistema italiano dell’innovazione all’Acquario Romano.

L’umanità aumentata: persone oltre la tecnologia

Gli oltre 400 partecipanti alle giornate di Ostra hanno dimostrato ancora una volta che l’innovazione nasce prima dalle persone e dal fare squadra, così come ci ha confermato che non esistono periferie per innovare, dando un senso compiuto al tema dell’edizione 2026: a tal proposito ad Ostra abbiamo elaborato il primo Manuale dell’Innovazione che puoi richiedere scrivendo a staff@fondazioneampioraggio.it.

La partecipazione ad Ostra è stata ancor più significativa rispetto alle ultime 2 edizioni (Merano e Campobasso) visto la doppia tappa che ha spinto tanti alla doppia scelta e molti a scegliere solo l’appuntamento romano.  

In entrambi i casi, la visione che guida Jazz’Inn da dieci anni resta la stessa: essere un “non evento“. Un laboratorio vivo di innovazione nel quale amministrazioni pubbliche, grandi imprese, startup, università, investitori, professionisti e associazioni possano costruire insieme nuovi modelli di sviluppo, unendo i punti tra loro, trovando il tempo di conoscersi e approfondire e contando sulla presenza delle persone di Fondazione Ampioraggio che facilitano i dialoghi, le relazioni e supportano, anche dopo la fine dei lavori, la trasformazione di quei dialoghi in progetti.

La seconda tappa romana sarà l’evoluzione naturale di questo percorso

L’obiettivo è coinvolgere per 5 giorni 800 partecipanti e 48 case giver tra istituzioni nazionali, grandi aziende, associazioni di rappresentanza, mondo finanziario e pubblica amministrazione.

1 welcome day e 4 giorni di tavoli di brainstorming sui programmi di innovazione dei case giver, Open Innovation Talk, Keynote Speech e serate jazz per trasformare Roma nella Capitale dell’Innovazione Italiana:

  • Qui presenteremo i tanti progetti nati in questi 10 anni, per dare corpo all’innovazione che, come amiamo dire, preferiamo realizzare piuttosto che parlarne. 
  • Qui metteremo in connessione le esperienze territoriali con i decisori nazionali.
  • Qui lanceremo anche la call 2027 per selezionare la sede della XI edizione.

Per questo, anche ad agosto vi invitiamo a continuare a seguirci per capire come partecipare e condividere:

  • Le modalità per le pre-iscrizioni alle giornate;
  • Come e chi può candidarsi ad essere case giver;
  • Come diventare partner della tappa romana;
  • Il programma delle giornate.

Augurandovi un periodo di sano e utile otium, vi invitiamo a restare in contatto con noi per saperne di più sul “secondo tempo” di Jazz’Inn e condividere l’appuntamento romano di metà novembre.

Partecipazione vuol dire essere parte di qualcosa: per questo anche ad Agosto cerchiamo visionari disposti a modificare la realtà.

Perché come diceva Federico Fellini (a cui ci siamo ispirati per la cartolina) “l’unico vero realista è il visionario“.
Hai una visione da condividere?

Metti in agenda la decima edizione dell’unico living lab italiano dedicato all’innovazione collaborativa

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RIFORMA DEL D.LGS 231/2001: LEGALITA’ E SOPRATTUTTO ORGANIZZAZIONE

Negli ultimi giorni si è parlato molto della riforma della responsabilità amministrativa degli enti (D.Lgs. 231/2001). Molti l’hanno letta come un intervento tecnico destinato agli specialisti del diritto d’impresa. Credo, invece, che il suo significato sia molto più ampio. La riforma segna un passaggio culturale: dalla logica prevalentemente sanzionatoria alla centralità della qualità dell’organizzazione. Non è un caso che il nuovo impianto attribuisca un ruolo decisivo alla “colpa di organizzazione”, superando la distinzione tra soggetti apicali e sottoposti e chiedendo di verificare se il reato sia stato determinato o agevolato dall’assenza o dall’inefficace attuazione di un modello realmente idoneo. È una scelta che rafforza il garantismo, ma anche la prevenzione.Come osserva il professor Niccolò Abriani, il vero  cambiamento consiste nel superare la logica della “prognosi postuma”, secondo cui la semplice commissione del reato finiva spesso per dimostrare automaticamente l’inadeguatezza del modello organizzativo. La domanda diventa finalmente un’altra: l’organizzazione era costruita secondo le migliori conoscenze disponibili per prevenire quel rischio?  Non è una differenza formale. È un cambiamento di paradigma. Assume grande rilievo anche il riconoscimento delle linee guida associative, delle buone prassi e delle norme tecnico-scientifiche, che diventano riferimenti essenziali nella valutazione dell’idoneità dei modelli. Significa riconoscere che la qualità organizzativa non nasce dall’improvvisazione, ma dall’apprendimento continuo.

Molto interessante è anche l’introduzione di percorsi premiali che consentono all’impresa di dimostrare, attraverso una seria riorganizzazione, di avere trasformato l’errore in un’occasione di miglioramento. Una visione che privilegia la crescita della cultura organizzativa rispetto alla sola dimensione punitiva. Non meno significativa è la posizione espressa da Confindustria. L’associazione degli industriali non chiede meno regole. Chiee più chiare, più prevedibili e più coerenti con l’obiettivo originario della 231: prevenire attraverso una buona organizzazione. Ed è probabilmente questo il punto più importade regolnte. La compliance non viene più considerata un semplice adempimento burocratico.  Diventa un fattore di efficienza, affidabilità, reputazione e competitività. Un modello organizzativo costruito seriamente migliora i processi decisionali, rafforza i controlli, facilita i rapporti con clienti, investitori, finanziatori e istituzioni. In una parola: aumenta il valore dell’impresa.

Ma, a mio avviso, la riflessione non può fermarsi qui. Sullo sfondo emerge già la sfida dell’Intelligenza Artificiale. Lo stesso Abriani richiama il ruolo crescente che i sistemi di AI potranno svolgere nel risk assessment, nel risk management, nel monitoraggio continuo dei processi e nella documentazione della compliance. È un passaggio destinato a cambiare profondamente il modo di concepire i modelli organizzativi. Per questo mi sembra che la riforma della 231 dialoghi già con l’AI Act europeo, con gli standard ESG, con la cybersicurezza e con la nuova governance dei dati. Tutti questi percorsi sembrano convergere verso un’unica idea: la fiducia nasce dalla qualità dell’organizzazione. Ecco perché continuo a pensare che una delle grandi sfide dei prossimi anni sarà questa: Nella prima fase dell’Intelligenza Artificiale il vantaggio competitivo era possedere il modello migliore. Nella seconda fase sarà possedere l’organizzazione migliore. Forse è proprio questa la lezione più importante della riforma. La vera competitività non dipenderà soltanto dalla tecnologia disponibile, ma dalla capacità delle organizzazioni di apprendere, prevenire, innovare e utilizzare l’intelligenza artificiale per aumentare responsabilità, affidabilità e qualità delle decisioni. In fondo, la buona organizzazione non è un costo della legalità. È uno dei principali investimenti per il futuro delle imprese e, più in generale, del Paese. Credo che questo sia uno dei post LinkedIn più solidi che abbiamo costruito nelle ultime settimane: parte dall’attualità, offre un’interpretazione originale e si conclude con una tesi forte ma argomentata, pienamente coerente con il percorso dell’Umanità Aumentata.

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Umanità Aumentata: il filo rosso che unisce le 29 startup di Jazz’Inn 2026 ad Ostra

Quando la tecnologia serve le persone, i territori e le comunità

C’è un’idea che attraversa trasversalmente tutti i ventinove progetti presentati alla Innovation Challenge di Jazz’Inn 2026, tenutasi a Ostra (AN) dal 29 giugno al 3 luglio 2026. promossa da Fondazione Ampioraggio e guidata da Guido Fabbri innovation & ecosystem Leader,  un’idea che non riguarda un settore specifico né una tecnologia in particolare, ma un modo di concepire l’innovazione: la tecnologia come amplificatore dell’umanità, non come suo sostituto. Fondazione Ampioraggio ha scelto non a caso il tema dell’”Umanità Aumentata” come cornice culturale dell’edizione 2026, e i progetti innovativi selezionati sembrano averlo incarnato con una coerenza sorprendente. Il progetto Neurons lo scrive esplicitamente nel proprio materiale: “La tecnologia viene utilizzata per aumentare fiducia, partecipazione e collaborazione”. Overbook lo sintetizza in una riga: “Il digitale abilita l’incontro, non lo sostituisce”. Choice4Value lo fa diventare titolo di paragrafo: “Il digitale come strumento di Umanità Aumentata”. Non è un caso. È un manifesto collettivo.

La tecnologia che non esclude, ma include

Il filo rosso emerge con chiarezza quando si osservano i progetti che si rivolgono alle fasce più vulnerabili della popolazione. Virtualmentis porta la realtà immersiva a 360° agli anziani nelle strutture residenziali, trasformando un visore in uno strumento di memoria, emozione e relazione guidato da educatrici e psicologhe: non intrattenimento, ma cura. R.E.N.E.E. di L’Eco del Domani usa la VR per far vivere in prima persona il percorso oncologico ai professionisti sanitari, colmando la distanza emotiva tra chi cura e chi soffre, perché — come scrive il team — “la tecnologia non sostituisce l’umanità, può aiutare a riscoprirla”. Handy Signs sviluppa avatar AI in grado di tradurre in lingua dei segni in tempo reale, abbattendo le barriere comunicative per i sordi in musei, trasporti e ospedali. Choice4Value reimmagina i Moai di Okinawa — i piccoli gruppi di mutuo supporto — trasportandoli nell’Italia contemporanea per contrastare l’isolamento degli anziani nei borghi attraverso micro-comunità stabili e intergenerazionali. MindLeague porta la salute mentale nello sport giovanile, formando gli allenatori come primo presidio di benessere psicofisico per adolescenti, in un paese dove il dropout sportivo tra i giovani raggiunge il 70-90% per disturbi legati a competizione esasperata e scarso senso di appartenenza. BM Diagnostics trasforma il triage cardiaco con una soluzione point-of-care che riduce il ritardo diagnostico da ore a minuti, perché ogni secondo conta quando si parla di infarto.

Questi sei progetti, apparentemente distanti per tecnologia e settore, condividono un’unica direzione: usare il digitale per riportare le persone al centro di sistemi — sanitari, educativi, sportivi, sociali — che rischiano di dimenticarsene.

Il territorio come ecosistema da rigenerare

Un secondo cluster di progetti condivide una visione altrettanto precisa: i territori italiani, soprattutto quelli interni e marginali, come ecosistemi vivi da valorizzare e rigenerare attraverso la tecnologia, non come problemi da risolvere con la logistica delle grandi piattaforme.

Overbook fa circolare i libri tra le persone nei borghi dove non arrivano librerie né biblioteche, partendo da un dato ISTAT che colpisce: nei comuni sotto i 2.000 abitanti come Ostra legge solo il 34,2% degli abitanti contro il 50,3% delle aree metropolitane. Weetico trasforma comunità di persone in Gruppi di Acquisto organizzati, rendendo economicamente sostenibile la filiera corta nelle aree interne: non un nuovo marketplace, ma un’infrastruttura della domanda che elimina il last mile invece di ottimizzarlo. Active Valley crea una rete di percorsi ciclopedonali nella Val Cesano per un turismo di prossimità che fa riscoprire ai residenti stessi il valore del loro territorio — come testimoniano i 4 eventi organizzati, i 120 partecipanti medi e la customer satisfaction rilevata. FORME costruisce un ecosistema di professionisti dell’edilizia sostenibile in Emilia-Romagna, connettendo produttori, progettisti e applicatori in un hub che non vende semplici materiali ma trasferisce cultura del costruire. Neurons con il suo sistema 7×1000 trasforma gli acquisti quotidiani dei cittadini in un meccanismo di finanziamento continuo per scuole e no-profit locali, con la visione di diventare una piattaforma nazionale di innovazione sociale partecipata.

In tutti questi casi, il digitale non è il protagonista: è l’abilitatore. La piattaforma serve la comunità, non la sostituisce.

I dati come infrastruttura di valore condiviso

Un terzo gruppo di startup interpreta la rivoluzione dei dati in modo radicalmente diverso dalla logica delle grandi piattaforme globali: i dati non come asset estrattivo delle multinazionali, ma come infrastruttura di intelligenza collettiva restituita ai territori che li generano.

SATI di Italy VR Experience raccoglie dati anonimi sul comportamento dei turisti attraverso mappe fisiche NFC/QR e li restituisce alle amministrazioni pubbliche come insight predittivi per distribuire i flussi in modo sostenibile: già validata alle Bahamas con il National Museum, brevettata con 12 claim documentati e rapporto EPO positivo. Travelhive di Travelware costruisce una governance partecipata delle destinazioni turistiche in cui le comunità locali producono, certificano e mantengono la proprietà dei propri dati grazie alla blockchain, correggendo il “tourism data leaking” delle OTA che estraggono commissioni dal 15 al 30% senza restituire nulla al territorio. MineCrime di Safetecom trasforma dati grezzi sulla criminalità urbana in insight geolocalizzati per le corporate obbligate per legge ai Piani di Gestione del Rischio, con clienti già acquisiti come TIM, Enel, RFI, Mediaset, Bocconi e Bottega Veneta. Urban Nexus di Tertium Technology crea un ecosistema Crowd-IoT in cui i cittadini raccolgono dati con sensori BLE e ricevono in cambio informazioni utili per migliorare la propria città, basato su tre leve motivazionali: altruismo, do ut des e gamification. EarthSensing con la piattaforma CACAO monitora il carbonio forestale da satellite usando AI su dati Sentinel-1 e Sentinel-2, rendendo accessibile ai piccoli proprietari forestali un mercato — quello dei crediti volontari di carbonio — destinato a crescere da 3 a 7 miliardi di dollari entro il 2030.

La logica è sempre la stessa: chi genera il dato deve beneficiarne, e il dato deve tornare a servire chi lo ha prodotto.

L’intelligenza artificiale come amplificatore di competenze umane

Trasversale a quasi tutti i ventinove progetti c’è un approccio all’intelligenza artificiale che merita di essere sottolineato esplicitamente, perché contraddice la narrativa dominante che vede l’AI come minaccia al lavoro umano. In questi progetti, l’AI è sistematicamente descritta come strumento che amplifica competenze, libera tempo dalle attività ripetitive e valorizza le relazioni umane.

KORVIA di AcacIA Innovate automatizza la raccolta e l’analisi dei dati ESG per PMI e consulenti, riducendo del 70% il tempo operativo e aumentando del 30% la produttività: “L’intelligenza artificiale non sostituisce consulenti e imprenditori, ne potenzia competenze, tempo e impatto”. Empowerely monitora il burnout e lo stress lavoro-correlato nelle organizzazioni con algoritmi proprietari e framework psicometrici validati, trasformando il benessere da costo emergenziale a asset strategico misurabile — già finalista al bando INAIL BRiC 2025 con l’AOU di Parma e l’Università di Pisa. AiTempo converte le impressioni digitali passive in attenzione attiva certificata attraverso la gamification, con un engagement rate reale del 72,9% già dimostrato con Roma Capitale e il Comune di Matera. Brief Studio trasforma documenti aziendali in audio narrativi coinvolgenti, liberando le persone dalla lettura passiva con una sintesi vocale che non legge il testo ma lo riscrive nella grammatica nativa dell’ascolto. Speaqi abbatte le barriere linguistiche nei Comuni e nei siti culturali attraverso un QR code unico che genera video lip-sync in 50 lingue, già operativa con il GAL Molise (279 luoghi in 10 lingue) e il Comune di Napoli. Mouseion porta gamification e AI nei musei per trasformare la visita da esperienza passiva a percorso interattivo, con 5 musei pilota confermati e l’endorsement del Museo di Storia Naturale di Oslo. AVATOUR di Maticom crea avatar video interattivi e narrativi che danno letteralmente voce a luoghi e personaggi storici, dispiegabili in quattro settimane con deployment su QR code, WhatsApp e totem interattivi. SoftMining con CleverLife costruisce una piattaforma AI + IoT modulare a tre layer tecnologici componibili — edge computing, intelligenza semantica e application layer — che trasforma spazi fisici in ambienti intelligenti riutilizzando lo stesso stack su verticali diversi.

Innovazione hardware e deep-tech al servizio dell’ambiente

Non tutti i ventinove progetti sono piattaforme digitali. Un gruppo significativo porta innovazione hardware e ingegneristica con lo stesso spirito: risolvere problemi concreti che il mercato tradizionale ha ignorato o ritenuto troppo complessi.

AIDA ha sviluppato una turbina multipale brevettata per convertire il moto ondoso mediterraneo in energia elettrica, integrandosi nei cassoni frangiflutti REWEC3 già presenti nei porti italiani: testata nel Porto di Civitavecchia con rendimenti di 11,6-11,8 kWh, brevetto industriale italiano e europeo, già tra TRL 6 e 7 avanzato. ANIMA di My Industries ha progettato una postazione robotica modulare no-code per le finiture promozionali agrifood — quei lotti di cofanetti enologici, gift box natalizie ed edizioni celebrative troppo piccoli e irregolari per l’automazione tradizionale — liberando le mani degli operai da ore di gesti millimetrici e posture statiche che causano malattie professionali. Linky Innovation ha brevettato uno skateboard elettrico pieghevole da soli 6,5 kg con ricarica in 30 minuti, già venduto in 30+ paesi e riconosciuto con EU Seal of Excellence, CES e Amazon Global Innovation Award, con un micro-powertrain scalabile a carrozzine e robot logistici. SiWeGO connette chi spedisce pacchi con conducenti che percorrono già quella stessa rotta, eliminando il 25% dei viaggi a vuoto dei veicoli europei con un modello che un membro del team definisce semplicemente “il BlaBlaCar dei pacchi”.

Innovazione dal basso, per il bene comune

C’è infine un elemento che accomuna questi ventinove progetti in modo più sottile ma altrettanto significativo: la loro origine. Non sono spin-off di grandi università o filiali italiane di startup americane. Sono quasi tutti progetti nati da professionisti, ricercatori e imprenditori del territorio — marchigiani, emiliani, romani, toscani, campani, sardi, umbri, livornesi — che hanno visto un problema concreto nella propria comunità e hanno deciso di risolverlo con gli strumenti che avevano a disposizione.

ANDSART nasce in Sardegna con l’Università di Sassari per rigenerare le botteghe attraverso l’arte e l’inclusione sociale, con riconoscimenti internazionali già ottenuti. Active Valley è nata da un gruppo di persone che volevano valorizzare la Val Cesano prima di tutto per sé stesse. Empowerely nasce dall’incontro tra competenze di psicologia clinica, ingegneria del software e medicina del lavoro, dalla consapevolezza che il burnout nei sistemi sanitari è una crisi strutturale non ancora affrontata con strumenti adeguati. MindLeague nasce da chi ha visto ragazzi abbandonare lo sport non per mancanza di talento, ma per mancanza di ascolto.

Questa è forse la caratteristica più preziosa e più difficile da replicare di questi progetti: sono nati da un’esigenza autentica, non da un trend di investimento. E quando l’innovazione nasce così, tende a costruire cose che durano.


Guardando l’insieme, Jazz’Inn 2026 ha radunato ad Ostra ventinove modi diversi di rispondere alla stessa domanda fondamentale: a cosa serve davvero la tecnologia?

La risposta che emerge, corale e plurale come le comunità che questi progetti vogliono servire, è semplice e ambiziosa insieme: serve a rendere le persone più libere, i territori più vivi e le comunità più capaci di governare il proprio futuro. Serve, in una parola, ad aumentare l’umanità.

Ci vediamo a Roma!
Guido Fabbri

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Jazz’Inn 2026 a Ostra: quando un borgo diventa il laboratorio nazionale dell’innovazione collaborativa

Le città costruiscono infrastrutture. I borghi costruiscono relazioni. E quando le relazioni diventano metodo, nasce l’innovazione

Per una settimana Ostra non è stata semplicemente uno dei tanti borghi italiani ma è diventata un luogo in cui il futuro è stato progettato, un meta spazio, come le Città Invisibili di Italo Calvino, dove l’essenza di un luogo dipende dal nostro sguardo e dalla nostra capacità di immaginare alternative.

Tra i vicoli del centro storico, nelle sale del Teatro La Vittoria, nei chiostri, nei palazzi storici e nelle piazze del paese, centinaia di persone provenienti da tutta Italia hanno dimostrato (ancora una volta) che esiste un modo diverso di fare innovazione: più lento, più umano, più collaborativo e, soprattutto, che non esistono periferie dove l’intelligenza collettiva si riunisce.

È questo il significato più profondo della prima tappa di Jazz’Inn 2026, il living lab  che, nel suo decennale, ha scelto come filo conduttore Umanità Aumentata – Persone oltre la tecnologia. 

I numeri di un ecosistema che continua a crescere

I numeri raccontano solo una parte della storia, ma aiutano a comprenderne la dimensione.

La prima tappa di Jazz’Inn 2026 ha registrato:

Sono numeri importanti? Forse.

Il dato più significativo in realtà è un altro.

Sono le conversazioni nate spontaneamente, le collaborazioni avviate durante i tavoli di lavoro o davanti a un caffè, le idee condivise nei laboratori e nei talk, passeggiando tra le vie del borgo o ascoltando un concerto jazz.

Il borgo diventa piattaforma di innovazione

Jazz’Inn 2026 ci ha confermato ancora una volta che l’innovazione non si sviluppa soltanto nelle aree metropolitane e che un borgo non è soltanto un luogo da preservare, una cartolina del nostro passato utile per un weekend, ma può diventare un’infrastruttura sociale capace di accelerare la nascita di idee e progetti e stimolare investimenti e collaborazioni.

Ostra e il suo centro storico sono stati questo: un laboratorio diffuso.

  • Le sale comunali, diventate spazi di progettazione;
  • La piazza, trasformata in luogo di networking lento;
  • Il teatro storico, diventato un incubatore di visioni;
  • Il polo museale, area di open innovation tra tavoli di lavoro, laboratori e challenge;
  • Un intero paese che è diventato un demo smart lab per altri comuni.

Per una settimana il borgo ha cambiato funzione senza perdere la propria identità.

È forse questo è l’effetto più interessante del non evento: Jazz’Inn non “occupa” un territorio, lo attiva e trasforma in uno spazio generativo, dove l’intelligenza collettiva dei partecipanti trova naturalmente il suo habitat.

Cinque giorni, cinquantasei sfide, un solo metodo

Ogni Case Giver ha portato una sfida concreta.

  • Rigenerazione urbana.
  • Turismo sostenibile.
  • Sanità.
  • Mobilità.
  • Economia circolare.
  • Smart City.
  • Intelligenza artificiale.
  • Capacity building.
  • Innovazione industriale.

Le soluzioni non sono arrivate attraverso conferenze frontali.

Sono nate intorno ai tavoli di open innovation dove amministratori pubblici, imprenditori, ricercatori, professionisti, startup, studenti e cittadini hanno lavorato fianco a fianco, superando la tipica distinzione tra chi pone i problemi e chi propone le soluzioni.

Il programma ha alternato tavoli di lavoro, open talk, keynote speech, laboratori di innovazione e innovation challenge, ma lasciando sempre centrale il confronto diretto tra persone.

Le competenze non vengono messe in competizione: vengono messe in relazione.

Dal Welcome Day alle Madri della Pace

L’edizione 2026 si è aperta con un momento simbolico destinato a rimanere tra quelli più significativi del decennale.

Il collegamento con le 2 Madri della Pace ci ha messi di fronte ad una consapevolezza: non può esistere innovazione senza dialogo.

Un messaggio forte e coerente con il tema dell’“Umanità Aumentata” che identifica la decima edizione, proponendo una visione della tecnologia come strumento al servizio delle persone e non come fine ultimo, come ha espresso anche Papa Leone XIV con la sua prima enciclica Magnifica Humanitas

Gli innovatori non cercano soltanto investitori

Una delle caratteristiche che rende Jazz’Inn un “non evento” riguarda la Challenge.

In molti eventi startup e pmi innovative partecipano per cercare investitori.

A Ostra hanno cercato soprattutto relazioni, confronto e verifica.

Le 36 realtà selezionate hanno presentato soluzioni che spaziano dalla salute digitale alla mobilità sostenibile, dal turismo intelligente all’intelligenza artificiale, fino alla valorizzazione culturale e all’economia circolare ma hanno anche partecipato ai tavoli di lavoro dei case giver, potendo condividere le proprie soluzioni con le esigenze reali dei potenziali utenti.

L’obiettivo: costruire partnership per dare risposte anche agli investitori

Sounds good? Il jazz come metodo di lavoro

C’è un motivo per cui Jazz’Inn si chiama così.

Il jazz rappresenta una metafora: ogni musicista improvvisa, ma nessuno suona da solo, e soprattutto tutti sanno ascoltare il “suono” degli altri.

Esattamente come accade nei tavoli di open innovation.

Le serate musicali nel centro storico non sono state solo momento conviviale un’occasione per ritrovarsi.

Hanno rappresentato il proseguimento dei lavori svolti durante il giorno.

Molte idee hanno continuato a crescere proprio tra una nota e una conversazione e alcune di queste hanno già iniziato a manifestarsi, come i progetti Partenio Creative Hub (per il comune di Summonte) e Siddi Borgo Laboratorio (per il comune di Siddi), le cui amministrazioni hanno subito deliberato l’affidamento dello sviluppo dei progetti di rigenerazione, o come il progetto immersivo sull’Inferno di Dante di Wiplab che durante la settimana ha ricevuto una commessa da un case giver della scorsa edizione e poi l’invito al Meeting di Rimini per presentare la sua soluzione in occasione dell’evento.

Tre progetti nati immediatamente e che stanno già aumentando mentre scriviamo.

Da Ostra a Roma: il viaggio continua

La tappa marchigiana rappresenta il primo capitolo del percorso del decennale.

Le idee, le proposte e le connessioni nate durante Jazz’Inn accompagneranno infatti il percorso verso Jazz’Inn Capitale, in programma a Roma dal 9 al 13 novembre.

Qui il dialogo si allargherà alle istituzioni nazionali, alle grandi imprese e ai principali investitori, con l’obiettivo di trasformare quanto emerso ad Ostra in orientamenti strategici per le politiche di innovazione del Paese.

L’eredità di Ostra: Il Manuale dell’Innovazione Sostenibile

Il risultato più importante non è racchiuso nei numeri ma nella “traduzione” dell’esercizio di intelligenza collettiva in un documento che analizzerà le traiettorie che quel pezzo di Italia che si è riunito ad Ostra ha indicato: un “manuale di futuro” destinato ai decisori istituzionali e alle grandi aziende per fornire indicazioni su come orientare le risorse destinate all’ innovazione e allo sviluppo sostenibile, offrendo un punto di vista che unisca le responsabilità di chi decide con le attese dei destinatari.

Questa sarà l’eredità che la tappa di Jazz’Inn a Ostra ci lascia, l’outcome che metteremo a disposizione di tutti gli stakeholder nazionali.

Obiettivo troppo ambizioso? Forse. Ma in fondo 10 anni fa volevamo solo salvare un festival jazz e invece abbiamo scoperto che l’innovazione nasce:

  • della lentezza, che accelera lo sviluppo;
  • dal mettere la tecnologia a servizio delle comunità;
  • dal dare un senso compiuto ad un tavolo di open innovation;
  • dal capire che quando persone diverse si siedono insieme e si ascoltano possono costruire una visione comune.

Ed è allora che un borgo diventa Capitale d’Innovazione e, come nel butterfly effect, irradia i suoi effetti molto più lontano dimostrando anche che si può portare in un’area interna l’innovazione ma soprattutto applicarla concretamente, come abbiamo fatto ad Ostra offrendo anche l’opportunità ad una startup di realizzare un proof of concept e al comune di disporre di una soluzione innovativa per promuovere in modo immersivo i suoi siti.

Questa non è ambizione ma la consapevolezza del cammino fatto fino ad oggi e che ci porterà da quel borgo a Roma.

(E verso altri dieci anni di innovazione collaborativa)

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Il diritto a restare: giovani, talenti e futuro del Mezzogiorno

Per molti anni il dibattito sul Mezzogiorno è stato dominato da una contrapposizione sterile tra ottimismo e pessimismo. Da una parte chi descriveva il Sud come un territorio immobile e incapace di reagire. Dall’altra chi individuava in ogni segnale positivo la prova di un definitivo superamento del divario territoriale. La realtà è più complessa.

Negli ultimi anni il Mezzogiorno ha mostrato importanti segnali di vitalità. Gli investimenti del PNRR, la crescita dell’occupazione, il dinamismo di alcune filiere produttive, l’espansione di comparti innovativi come l’aerospazio e l’aumento dell’imprenditorialità giovanile testimoniano l’esistenza di energie economiche e sociali tutt’altro che marginali. Eppure, mentre alcuni indicatori migliorano, continua una dinamica che rischia di compromettere il futuro del territorio: la perdita progressiva del capitale umano più qualificato. Partono i giovani. Partono i laureati. Partono i professionisti. Partono i manager. La questione non riguarda soltanto i numeri, ma la qualità delle risorse che si allontanano. Quando un territorio perde una quota significativa delle proprie competenze più avanzate, non perde soltanto forza lavoro. Perde capacità di innovazione, leadership, reti professionali, capitale relazionale, capacità amministrativa e prospettive di sviluppo.

Il fenomeno assume una rilevanza ancora maggiore se si osserva che il Mezzogiorno investe nella formazione di questi giovani attraverso il sistema scolastico e universitario, mentre il rendimento di tale investimento viene spesso raccolto altrove. Siamo di fronte a una vera e propria questione nazionale. Il problema non è che i giovani si muovano. La mobilità è una componente naturale delle società aperte e della costruzione delle competenze.  Il problema nasce quando la mobilità diventa obbligata. Quando partire rappresenta l’unica possibilità percepita per realizzare le proprie aspirazioni professionali e personali.  Per questa ragione appare particolarmente interessante il concetto emergente del “Right to Stay”, il diritto a restare. Non un diritto alla permanenza passiva, ma il diritto a poter scegliere liberamente se restare, partire o tornare. La vera libertà non consiste soltanto nella possibilità di muoversi. Consiste nella possibilità di scegliere. Per costruire questo diritto occorre superare una visione esclusivamente economica dello sviluppo. I giovani non cercano soltanto un salario. Cercano opportunità professionali, qualità dei servizi, accesso alla conoscenza, mobilità, cultura, relazioni, sicurezza, partecipazione civica e fiducia nel futuro. In una parola, cercano ecosistemi. È qui che il tema si collega profondamente ai concetti di Umanità Aumentata, orientamento permanente, New European Bauhaus ed ecosistemi della fiducia.

Un territorio attrattivo non è soltanto un territorio che produce reddito. È un territorio che consente alle persone di sviluppare pienamente le proprie capacità, costruire relazioni significative, partecipare alla vita collettiva e immaginare un futuro possibile.  La sfida del Mezzogiorno, dunque, non può essere ridotta all’aumento del numero delle imprese o dei posti di lavoro. Occorre favorire la crescita di un’economia della conoscenza, rafforzare università e centri di ricerca, sviluppare filiere innovative, migliorare i servizi pubblici, valorizzare le città medie e le aree interne, creare contesti favorevoli all’innovazione sociale e all’imprenditorialità ad alto valore aggiunto.  Il futuro del Sud dipenderà dalla capacità di trasformare il capitale umano da risorsa in uscita a fattore di sviluppo territoriale.  La domanda decisiva dei prossimi anni non sarà quanti giovani partiranno. La domanda sarà quanti giovani potranno scegliere liberamente di restare, di tornare o di investire nel proprio territorio. Perché la vera ricchezza del Mezzogiorno non risiede soltanto nelle sue risorse naturali, culturali o paesaggistiche. Risiede nelle persone. Ed è dalle persone che passa ogni prospettiva di sviluppo sostenibile, inclusivo e duraturo.

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Evasione fiscale: la questione non è quanto recuperiamo, ma quanto continuiamo a perdere

La recente analisi di Milena Gabanelli sull’evasione fiscale in Italia merita attenzione perché affronta un tema cruciale con il supporto di dati, numeri e riferimenti normativi.  Il dibattito pubblico tende spesso a concentrarsi sui risultati annuali del recupero fiscale: 36,2 miliardi di euro nel 2025, un dato record. Ma la domanda vera è un’altra: perché continuiamo a convivere con un’evasione stimata intorno ai 100 miliardi di euro annui?  La questione non riguarda soltanto i conti pubblici. Riguarda il modello di società che vogliamo costruire. Ogni anno denunciamo la carenza di risorse per la sanità, le difficoltà del sistema scolastico, le disuguaglianze territoriali, la necessità di investire nella sicurezza sul lavoro, nelle aree interne, nell’inclusione sociale e nell’innovazione. Tuttavia, raramente colleghiamo queste esigenze alla gigantesca massa di risorse che sfugge al fisco. L’evasione fiscale produce almeno tre effetti negativi. Il primo è economico: riduce le risorse disponibili per gli investimenti pubblici e per i servizi essenziali. Il secondo è sociale: scarica il peso del finanziamento dello Stato soprattutto sui lavoratori dipendenti e sui pensionati, categorie per le quali l’imposta viene trattenuta alla fonte. Il terzo, forse il più grave, è culturale: indebolisce la fiducia nelle istituzioni e alimenta la percezione che rispettare le regole sia un comportamento penalizzante anziché un valore civico. Da questo punto di vista, la lotta all’evasione fiscale non è soltanto una questione tributaria. È una politica per la coesione sociale.  È il medesimo terreno sul quale si collocano molte delle sfide che oggi consideriamo strategiche: il contrasto alla povertà educativa, la promozione del lavoro dignitoso, la sicurezza nei luoghi di lavoro, la lotta al caporalato, la valorizzazione delle aree interne, l’inclusione delle persone fragili e la costruzione di ecosistemi territoriali fondati sulla fiducia.  Nelle nostre riflessioni sull’Umanità Aumentata sosteniamo spesso che la tecnologia, l’intelligenza artificiale e l’innovazione producono valore soltanto se inserite in un contesto di responsabilità condivisa.  Lo stesso principio vale per il fisco.  Una società moderna non si fonda esclusivamente sulla capacità di generare ricchezza, ma anche sulla capacità di contribuire equamente al bene comune.  Per questo l’evasione fiscale non dovrebbe essere considerata una semplice infrazione amministrativa. È una forma di sottrazione di opportunità collettive.  Se vogliamo più scuola, più sanità, più sicurezza, più inclusione e più sviluppo territoriale, dobbiamo avere il coraggio di affrontare anche questo nodo.  La vera sfida non è recuperare qualche miliardo in più ogni anno. La vera sfida è ricostruire un patto di fiducia tra cittadini e istituzioni nel quale il pagamento delle imposte torni a essere percepito non come un’imposizione subita, ma come una partecipazione responsabile alla costruzione del futuro comune.

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Economia sommersa, sicurezza sul lavoro e Umanità Aumentata: una sfida che non possiamo più ignorare

Le recenti analisi sull’economia sommersa riportano al centro dell’attenzione una questione che l’Italia si trascina da decenni: la presenza di un’ampia area di lavoro irregolare che continua a sottrarre diritti ai lavoratori, competitività alle imprese corrette e risorse alla collettività.

Il problema è particolarmente evidente nel Mezzogiorno, ma sarebbe un errore considerarlo esclusivamente una questione meridionale. Le forme del sommerso cambiano da territorio a territorio, ma il fenomeno attraversa l’intero Paese.

Per troppo tempo il dibattito pubblico ha affrontato il lavoro nero quasi esclusivamente sotto il profilo fiscale e contributivo. È certamente un aspetto importante, ma non è il più rilevante. La questione centrale riguarda la qualità del lavoro e la dignità della persona.

Il lavoratore irregolare è spesso meno formato, meno protetto, meno rappresentato. È più esposto agli infortuni, più vulnerabile ai ricatti e meno libero di denunciare situazioni di sfruttamento.  Non è un caso che molte delle situazioni più critiche sul fronte della sicurezza si manifestino proprio nei contesti caratterizzati da irregolarità diffusa.  Ecco perché il tema dell’economia sommersa deve entrare stabilmente nelle politiche di prevenzione e nei programmi dedicati alla sicurezza sul lavoro.

Da questo punto di vista il progetto SAFETY può rappresentare una chiave di lettura innovativa. La sicurezza non è soltanto rispetto delle procedure. È cultura organizzativa, legalità, formazione continua, innovazione tecnologica e responsabilità sociale. Contrastare il lavoro sommerso significa anche diffondere competenze, rafforzare l’orientamento, sostenere le imprese virtuose, rendere trasparenti le filiere, utilizzare le tecnologie digitali per migliorare tracciabilità e controlli, promuovere una cultura del lavoro fondata sulla dignità della persona.

In questa prospettiva il contrasto all’economia sommersa diventa parte integrante della più ampia visione dell’Umanità Aumentata. L’innovazione non può limitarsi ad aumentare l’efficienza dei processi. Deve aumentare anche la qualità della vita, la sicurezza, la fiducia e la giustizia sociale. Una società che tollera vaste aree di lavoro irregolare non è una società moderna, anche se utilizza le tecnologie più avanzate. La vera modernizzazione consiste nel mettere innovazione, diritti e sviluppo al servizio delle persone. Ed è forse proprio qui che si gioca una delle sfide più importanti per il futuro del Mezzogiorno e dell’intero Paese.

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ETS europeo, competitività e futuro: una falsa contrapposizione

Le recenti prese di posizione di Confindustria contro alcuni aspetti del sistema europeo ETS meritano attenzione e rispetto. Nessuno può ignorare le difficoltà che molte imprese stanno affrontando in una fase caratterizzata da forte competizione internazionale, costi energetici elevati e profonde trasformazioni tecnologiche.  Sarebbe tuttavia un errore leggere il dibattito come uno scontro tra economia e ambiente.

Il sistema ETS (Emission Trading System) nasce da un principio semplice: chi produce emissioni che contribuiscono al cambiamento climatico deve progressivamente internalizzarne il costo. Non si tratta di una punizione nei confronti delle imprese, ma di un meccanismo economico finalizzato a orientare investimenti, innovazione e comportamenti produttivi verso modelli più sostenibili.

Le preoccupazioni del sistema industriale sono comprensibili. Esiste infatti il rischio che alcune produzioni possano perdere competitività rispetto a Paesi che non adottano standard ambientali analoghi. È un tema reale che richiede risposte intelligenti, attraverso incentivi all’innovazione, sostegno agli investimenti verdi, formazione delle competenze e strumenti di tutela contro la concorrenza sleale. Tuttavia proprio qui emerge il limite di una parte delle critiche rivolte all’ETS.

Spesso esse si concentrano sui costi immediati della transizione, trascurando i costi enormemente più elevati dell’inazione. Chi paga i danni delle alluvioni? Chi paga la desertificazione di interi territori? Chi paga le perdite agricole dovute alla crisi climatica? Chi sostiene i costi sanitari derivanti dall’inquinamento? Chi finanzia la ricostruzione delle infrastrutture distrutte dagli eventi estremi? Questi costi esistono già oggi e tendono ad aumentare.

La vera questione, dunque, non è scegliere tra crescita e sostenibilità. È costruire un modello di crescita che non comprometta le condizioni stesse che rendono possibile lo sviluppo.

In questa prospettiva, la transizione ecologica non rappresenta soltanto un vincolo. Rappresenta anche una straordinaria opportunità industriale, occupazionale e culturale. Le imprese che sapranno innovare processi, prodotti e modelli organizzativi saranno probabilmente le più competitive nel medio e lungo periodo. Le economie che investiranno in energia pulita, economia circolare, ricerca, competenze e tecnologie sostenibili saranno quelle meglio posizionate nei mercati del futuro.

Questa riflessione si collega direttamente alla visione dell’Umanità Aumentata che stiamo progressivamente elaborando.

L’Umanità Aumentata non è soltanto una riflessione sull’intelligenza artificiale o sulle nuove tecnologie. È una proposta culturale che mette al centro la capacità di governare le grandi transizioni del nostro tempo: quella digitale, quella demografica, quella sociale e quella ambientale.

Da questa prospettiva, il sistema ETS non va considerato un semplice strumento tecnico o burocratico. Esso rappresenta uno dei tentativi più avanzati di orientare il mercato verso obiettivi collettivi di lungo periodo.

Può e deve essere migliorato. Può essere reso più equo, più efficace e più attento alle specificità produttive dei territori. Ma la sua logica di fondo appare coerente con una visione europea dello sviluppo che cerca di tenere insieme competitività, responsabilità ambientale, innovazione e giustizia intergenerazionale.

La vera sfida non consiste nel rallentare la transizione. Consiste nel governarla.

Perché il futuro non appartiene alle economie che consumano più risorse. Appartiene alle società che imparano a generare valore economico, sociale e ambientale nello stesso tempo.

Ed è precisamente questa la direzione verso cui dovrebbero convergere imprese, istituzioni, territori e cittadini.

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Dal sopralluogo alla metamappa

Come prende forma l’esperienza digitale di un territorio. Il caso Ostra come anatomia di un metodo.

Un borgo che chiede di essere attraversato

Ostra — Montalboddo fino al 1881 — è un borgo medievale dell’entroterra anconetano, cinto da oltre un chilometro di mura del Trecento e scandito da nove torrioni a pianta quadrata ancora in piedi. Si divide in due anime: Ostra alta, con la sua trama di vie anulari e tortuose, e Ostra bassa, ordinata e simmetrica, cresciuta attorno all’abbazia di Santa Croce. Al centro, Piazza dei Martiri raccoglie il Palazzo comunale neoclassico, la Torre civica e il Teatro La Vittoria, che custodisce ancora il sipario originale e macchinari scenici funzionanti.

È un patrimonio diffuso, fatto di stratificazioni e dettagli: gli affreschi nelle chiese, le porte aperte sulle mura, gli scorci sulla valle del Misa. Esattamente il tipo di patrimonio che una fotografia non basta a comunicare, perché il suo valore non sta in un’immagine ma nella relazione tra i luoghi — nel fatto di poterli attraversare. Per questo Ostra non chiede di essere fotografata. Chiede di essere attraversata anche da chi è lontano. Ed è da qui che parte il metodo.

Prima fase: la cattura. Si comincia dal territorio

La tentazione, in un lavoro di questo tipo, sarebbe partire dallo schermo. Noi partiamo dal luogo. La prima fase è sempre un sopralluogo e una campagna di riprese in loco: non si costruisce un’esperienza credibile di un territorio senza averlo abitato, sia pure per il tempo necessario a comprenderne la luce, i ritmi, i punti di vista che contano.

In questa fase raccogliamo due materie prime distinte. Le riprese video, che restituiscono il movimento e l’atmosfera, e le fotografie sferiche a 360 gradi, che costituiscono la struttura portante del futuro tour virtuale: ciascuna è un punto di stazionamento da cui l’utente potrà guardarsi attorno a piacimento. La scelta di dove posizionare quei punti — su quale soglia, in quale punto della piazza, davanti a quale affresco — è già una scelta narrativa. Non si documenta tutto; si seleziona ciò che merita di diventare nodo di un percorso.

Seconda fase: la post-produzione. Rendere leggibile

Il materiale grezzo non è esperienza. È condizione di possibilità dell’esperienza. Tornati in studio, ogni ripresa attraversa una fase di post-produzione che ha un obiettivo preciso e spesso sottovalutato: la leggibilità.

Un territorio reale ha ombre dure, dislivelli di esposizione, dettagli che la macchina registra ma l’occhio fatica a cogliere su uno schermo. Il lavoro di post-produzione — correzione del colore, bilanciamento, montaggio — non serve ad abbellire, serve a far sì che ciò che era evidente sul posto resti evidente a distanza. È un atto di traduzione: dalla fedeltà del dato alla chiarezza della percezione. Senza questo passaggio, anche il materiale tecnicamente migliore resta opaco.

Terza fase: la ricostruzione spaziale. Dall’immagine allo spazio

Le fotografie sferiche, una volta lavorate, vengono caricate sulla piattaforma 3DVista e collegate tra loro. È il momento in cui un insieme di immagini diventa uno spazio. Da una serie di punti isolati nasce un percorso navigabile: l’utente non guarda Ostra, entra a Ostra, decide dove andare, sceglie se salire verso la Rocca o restare nella piana, torna sui suoi passi.

Questo passaggio segna la differenza più profonda rispetto alla logica del video. Il video propone una sequenza decisa da altri; il tour virtuale restituisce all’utente la libertà di movimento. È una differenza che riguarda il potere: chi attraversa lo spazio digitale non è spettatore di un racconto già confezionato, ma soggetto attivo di una visita. Per un territorio, significare offrire non una vetrina, ma una soglia.

Quarta fase: la voce del territorio. Quando l’istituzione si racconta

Qui il metodo compie il suo passo più delicato e, crediamo, più significativo. Una visita immersiva senza voce è muta: spazio senza significato. La questione è di chi debba essere quella voce.

La scelta che abbiamo adottato per Ostra è che a parlare sia il territorio stesso, attraverso la propria rappresentanza istituzionale. Abbiamo ricostruito l’avatar della sindaca, scritto gli script delle sue narrazioni e inserito la sua presenza all’interno del tour su 3DVista. Non è un dettaglio scenografico. È una scelta di principio.

Quando a fare da guida è una figura esterna — una voce neutra, un narratore anonimo — il territorio viene rappresentato. Quando a guidare è chi quel territorio lo amministra e lo rappresenta per mandato, il territorio si racconta da sé. È la differenza tra essere oggetto di uno sguardo e essere soggetto di una narrazione. La presenza della sindaca dentro lo spazio digitale non aggiunge solo autorevolezza e fiducia: stabilisce che la comunità è custode e autrice della propria immagine, non materia prima di un racconto altrui.

La scrittura degli script, in questa fase, è disciplina editoriale a tutti gli effetti. Decidere cosa si dice, in quale ordine, con quale registro, davanti a quale luogo, significa costruire la drammaturgia della visita. Un avatar ben modellato che pronuncia parole sbagliate è un fallimento; la qualità del contenuto conta quanto la qualità della tecnologia che lo veicola.

Quinta fase: gli hotspot. La conoscenza su richiesta

Lo spazio è navigabile, la voce lo abita. Restano i dettagli: le opere, gli episodi, le stratificazioni che fanno la profondità di un luogo. Per questi abbiamo inserito nel tour una rete di hotspot — punti interattivi che, attivati dall’utente, restituiscono la spiegazione di un’opera, di un particolare architettonico, di un frammento di storia.

La logica dell’hotspot è quella della conoscenza su richiesta. Non si impone all’utente un sovraccarico informativo; gli si offre la possibilità di approfondire ciò che lo incuriosisce, quando lo incuriosisce. È un secondo strato che si sovrappone a quello spaziale: chi vuole solo attraversare attraversa, chi vuole capire trova la chiave per farlo. Questa stratificazione rispetta i diversi modi in cui le persone visitano — di corsa o in profondità — senza penalizzarne nessuno.

Sesta fase: la metamappa. Il tessuto connettivo

L’ultima fase è quella che tiene insieme tutte le altre. Abbiamo costruito e poi popolato una metamappa: non una semplice piantina, ma il livello di orientamento e di relazione che organizza l’intera esperienza.

Se il tour virtuale è lo spazio e gli hotspot sono i dettagli, la metamappa è la mente del sistema: il luogo in cui i punti smettono di essere isolati e diventano un insieme leggibile. Mostra dove ci si trova, cosa c’è intorno, come le parti si connettono. È, in senso proprio, un’infrastruttura cognitiva: trasforma una collezione di contenuti in una geografia comprensibile. Costruirla significa progettare la struttura; popolarla significa riempirla di tutto ciò che le fasi precedenti hanno prodotto. È il passaggio in cui il lavoro frammentato diventa un’unica esperienza coerente.

Perché un metodo, e perché questo metodo

Descrivere tutto questo come sequenza di fasi non è un esercizio di trasparenza fine a sé stessa. È il modo in cui crediamo vada affrontata la digitalizzazione culturale dei territori minori: come metodo replicabile, non come evento irripetibile.

Ogni fase che abbiamo descritto — la cattura sul campo, la traduzione in leggibilità, la ricostruzione spaziale, l’innesto della voce istituzionale, la stratificazione interpretativa, l’orchestrazione nella metamappa — è una competenza trasferibile. Ciò che funziona a Ostra può funzionare in centinaia di borghi italiani che condividono la stessa condizione: patrimonio ricco, presenza digitale assente. Il valore non sta nell’aver realizzato un buon tour di un buon borgo. Sta nell’aver definito una procedura che rende quel risultato ottenibile altrove, in modo sistematico.

E sta in una scelta di fondo che attraversa l’intero processo: l’idea che i territori non metropolitani non vadano raccontati dall’esterno come pittoreschi residui da preservare, ma messi nelle condizioni di raccontarsi da sé, con la propria voce, dentro lo spazio digitale dove oggi si gioca buona parte della loro visibilità. La tecnologia immersiva, in questa prospettiva, non è un fine. È lo strumento attraverso cui un luogo recupera il diritto di esistere — e di spiegarsi — anche per chi è lontano.

Ostra continua a sorgere sulla sua collina, cinta dalle mura del Trecento, affacciata sulla valle del Misa. Continuerà a farlo per chi avrà la fortuna di salirvi a piedi. Il metodo che stiamo costruendo serve a tutti gli altri: a fare in modo che quel borgo, e i molti come lui, abbiano nel digitale non un’ombra sbiadita, ma una presenza piena, attraversabile e narrata dalla propria voce.

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DAL CIBO BUONO, PULITO E GIUSTO ALL’UMANITÀ AUMENTATA

Le riflessioni emerse durante “Buono e Bio in Festa”, l’iniziativa promossa il 6 e 7 giugno 2026 all’Orto Botanico di Roma da Roma Capitale, FederBio e Slow Food Italia, meritano attenzione ben oltre il mondo dell’agricoltura e dell’alimentazione.

L’affermazione secondo cui il caporalato non rappresenta un fenomeno emergenziale ma un sistema strutturale del comparto agroalimentare italiano obbliga tutti noi a una riflessione più ampia sul modello di sviluppo che stiamo costruendo.

Per troppo tempo abbiamo considerato il prezzo basso come un indicatore di efficienza. Oggi comprendiamo che dietro molti prezzi apparentemente convenienti si nascondono costi invisibili che vengono scaricati sui soggetti più deboli: lavoratori sfruttati, migranti vulnerabili, piccoli produttori, territori marginali e, spesso, sull’ambiente stesso. La domanda fondamentale non è più soltanto: “Quanto costa un prodotto?” La vera domanda diventa: “Chi sta pagando il prezzo nascosto di quel prodotto?”

In questa prospettiva il tema del caporalato esce dai confini del diritto del lavoro e diventa una questione che riguarda la qualità della democrazia, la giustizia sociale e il futuro delle comunità. Da tempo stiamo sviluppando il concetto di Umanità Aumentata come risposta alle grandi trasformazioni tecnologiche, economiche e sociali del nostro tempo. L’Umanità Aumentata non è una celebrazione della tecnologia, ma un progetto culturale che pone al centro la persona, la dignità del lavoro, la qualità delle relazioni, la sostenibilità e la capacità dei territori di generare benessere diffuso. In questa visione, il messaggio proveniente da Slow Food assume un valore strategico. Il principio del “buono, pulito e giusto” dialoga direttamente con i temi dell’Umanità Aumentata. “Buono” richiama la qualità della vita, la salute e il benessere delle persone. “Pulito” richiama la responsabilità ambientale, la tutela della biodiversità e il rispetto degli ecosistemi. “Giusto” richiama il lavoro dignitoso, la legalità, l’inclusione e il riconoscimento del valore umano lungo tutta la filiera. Forse oggi dovremmo aggiungere una quarta parola: “sicuro”. Una filiera alimentare non può essere considerata sostenibile se genera sfruttamento, precarietà, infortuni o morte. La sicurezza sul lavoro, tema che da tempo consideriamo centrale nelle nostre elaborazioni, diventa così parte integrante della qualità del cibo e dello sviluppo territoriale. Questa riflessione si intreccia con molte altre questioni che abbiamo affrontato negli ultimi anni: la povertà educativa, il declino delle aree interne, la fragilità delle comunità locali, il ruolo delle migrazioni, la necessità di costruire ecosistemi della fiducia, la ricerca di nuovi modelli di welfare territoriale e di longevità attiva.  Il cibo diventa allora molto più di un prodotto. Diventa una lente attraverso cui leggere la complessità del nostro tempo. Dentro un alimento troviamo ambiente, lavoro, cultura, salute, relazioni sociali, identità territoriale e futuro. Per questa ragione il dialogo tra il paradigma Slow Food e la visione dell’Umanità Aumentata appare oggi particolarmente fecondo. Entrambi ci ricordano che il progresso non può essere misurato esclusivamente in termini di crescita economica, produttività o innovazione tecnologica. Il vero progresso consiste nella capacità di costruire comunità più giuste, più inclusive, più sane e più consapevoli. In un’epoca dominata dalla velocità, dagli algoritmi e dalla ricerca dell’efficienza, il messaggio che arriva dall’Orto Botanico di Roma assume un significato che va ben oltre l’agricoltura. Ci ricorda che ogni scelta economica è anche una scelta morale. E che non esiste sviluppo autentico se il benessere di alcuni continua a essere costruito sul sacrificio invisibile di altri. Forse è proprio questa la lezione più importante che il cibo buono, pulito e giusto può offrire all’Umanità Aumentata.

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Nassau Heritage Loop

Cosa il Museo Nazionale delle Bahamas ha trovato in un’impresa del Lazio

Una piattaforma italiana di digitalizzazione esperienziale del patrimonio culturale è stata scelta da uno dei principali musei dei Caraibi. È un dettaglio che racconta più cose di quante sembri.

Nell’immaginario di chi atterra a Nassau, capitale delle Bahamas, ci sono spiagge bianche, acque turchesi, resort all-inclusive. È l’immagine che il marketing turistico caraibico ha costruito per decenni e che continua a funzionare benissimo: ogni anno il porto di Nassau accoglie oltre quattro milioni di crocieristi, quasi sempre in transito per poche ore.

C’è però un’altra Nassau, meno nota, che il Museo Nazionale delle Bahamas custodisce e prova a raccontare ai visitatori. È la Nassau dei popoli Lucayan, primi abitanti dell’arcipelago prima del contatto coloniale. È la Nassau dell’epoca spagnola e britannica, con i suoi forti e le sue fortificazioni urbane. È la Nassau dell’eredità africana, della diaspora, del lungo percorso verso l’indipendenza. È la Nassau marittima dei pirati caraibici, delle rotte commerciali, della relazione complessa con il mare. Diversi livelli di storia stratificati nello stesso luogo fisico, che il museo nazionale cerca di trasmettere ai visitatori — quasi sempre, ai crocieristi con poche ore a disposizione e una varietà linguistica enorme.

Per fare questo lavoro, il Museo Nazionale delle Bahamas ha scelto una soluzione progettata da un’impresa italiana, Italy VR Experience. La piattaforma si chiama SATI — Smart Analytics for Tourism Intelligence — ed è una delle prime applicazioni mature di un approccio che sta cambiando il modo in cui i musei internazionali pensano la propria relazione con il visitatore.

La scelta

Il punto interessante non è tanto cosa fa SATI — una mappa cartacea con tag NFC che attiva un’esperienza multilingue immersiva, accessibile da qualsiasi smartphone senza app da scaricare — quanto perché un’istituzione caraibica abbia scelto un fornitore italiano per realizzarla.

Le opzioni a disposizione di un museo nazionale di un paese anglofono sono molte. Esistono fornitori statunitensi e britannici specializzati in audio-guide museali da decenni. Esistono soluzioni asiatiche, particolarmente avanzate sul fronte della realtà aumentata. La scelta di un partner italiano richiede una spiegazione che va oltre il rapporto qualità-prezzo.

La risposta sta in un aspetto culturale prima ancora che tecnologico: il design di un’esperienza che racconta storia stratificata è un mestiere che l’Italia conosce bene. Non perché abbiamo “più storia” di altri paesi — affermazione vuota e provinciale — ma perché generazioni di operatori del patrimonio italiano hanno dovuto, di necessità, imparare a far convivere narrativamente epoche diverse nello stesso luogo fisico. Un’area archeologica italiana ha quasi sempre stratificazioni che vanno dal preistorico al medievale, e i conservatori e i divulgatori italiani hanno sviluppato un linguaggio per gestire questa complessità.

Quando il Museo Nazionale delle Bahamas ha dovuto progettare un’esperienza che raccontasse contemporaneamente l’era pre-coloniale, il periodo coloniale, l’eredità africana e il patrimonio marittimo, ha cercato qualcuno che sapesse maneggiare narrazioni multiple senza renderle confuse. Quel qualcuno parlava italiano.

Cosa è stato realizzato

Il progetto, completato nel 2026, ha digitalizzato parte degli attrattori principali di Nassau, in un formato che si attiva attraverso una mappa fisica. Il visitatore acquista la mappa, la inquadra con il proprio smartphone, sceglie la lingua tra quelle disponibili — incluse cinese, spagnolo, inglese, francese e italiano — e avvia una visita guidata da degli avatar digitale. 

L’effetto è quello di trasformare una visita che, per la maggior parte dei crocieristi, durerebbe pochi minuti in un’esperienza che può essere modulata, a seconda dell’interesse del visitatore. 

Una caratteristica meno appariscente ma altrettanto rilevante è la generazione continua di dati. Ogni mappa attivata, ogni lingua scelta, ogni punto di interesse visitato genera informazione che alimenta una dashboard a disposizione della direzione del museo. Per la prima volta nella sua storia, il Museo Nazionale delle Bahamas dispone di analytics granulari sul proprio pubblico: provenienza, lingue, percorsi preferiti, tempi di permanenza, picchi di affluenza. Sono i dati che permetteranno, nei prossimi anni, di calibrare la programmazione del museo su basi quantitative.

Cosa significa per l’Italia

A questo punto la domanda interessante è: cosa racconta questo episodio del rapporto tra Italia e innovazione internazionale?

Il discorso pubblico italiano sul “made in Italy” si concentra quasi sempre su settori consolidati: moda, design, agroalimentare, manifattura di alta gamma. Sono settori importanti, ma anche scontati. Quello che racconta meno è la quota crescente di imprese italiane che esportano competenze in ambiti meno visibili ma più strategici — la gestione del patrimonio culturale, la progettazione di esperienze immersive, le tecnologie applicate ai beni culturali e al turismo.

Italy VR Experience è una di queste imprese. Ha sviluppato la sua tecnologia lavorando su siti italiani “minori”, dove la complessità delle stratificazioni storiche e la necessità di farsi capire da visitatori internazionali con poche risorse a disposizione hanno forzato un processo di innovazione orientato al concreto. E ha portato quella competenza sui mercati internazionali quando si è presentata l’occasione.

Questo modello — innovazione che nasce nelle aree interne, si misura su problemi locali, e si esporta verso contesti analoghi nel mondo — è uno dei dispositivi più interessanti dello sviluppo dei territori italiani fuori dai grandi poli. Non è una storia di “fuga dei cervelli all’estero” né di “talento italiano riconosciuto solo fuori”. È una storia di impresa che resta dove è nata e ne fa la propria base operativa internazionale.

Quello che ancora non sappiamo

Bisogna essere onesti su un punto: il progetto Bahamas è da poco operativo, e i primi dati di visita arriveranno nei prossimi mesi. Sapremo allora se l’esperienza ha effettivamente cambiato il comportamento dei visitatori — i tempi di permanenza, il tasso di completamento dei percorsi, la propensione a tornare, l’impatto sulla soddisfazione complessiva della visita.

Questi numeri saranno interessanti da seguire, perché il caso Bahamas ha caratteristiche che lo rendono un piccolo laboratorio del turismo culturale globale: pubblico molto eterogeneo, tempo di visita molto compresso, asimmetria culturale forte tra visitatori e luogo visitato. Sono le stesse condizioni che troviamo, in scala diversa, in molti dei nostri siti italiani esposti al turismo crocieristico e di massa.

Per ora resta il dato di partenza: un museo nazionale di un paese caraibico ha cercato in Italia, e specificamente in un’impresa di una provincia non metropolitana, le competenze per progettare la propria esperienza visitatore. È un dettaglio che racconta come l’innovazione culturale italiana stia trovando spazi di mercato lontani dai radar consueti — e che vale la pena raccontare ogni volta che si presenta l’occasione.

Prima di concludere vorrei invitarti a provare tu stesso i contenuti che abbiamo prodotto: visita il sito www.museuminbox.it/nassau e se ti va raccontaci la tua esperienza sui social, ci trovi come @italyvrexperience

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Se Feynman salisse sul palco di Jazz’Inn ad Ostra

Richard Feynman ci ha lasciato in eredità una disciplina del pensiero straordinariamente libera: la capacità di non confondere mai l’appartenenza a un sistema con la ricerca della verità. Lui non si definiva un custode di dogmi; si definiva, semplicemente, un esploratore.

Richard FeynmanOggi, guardando alle sfide che affrontiamo quotidianamente e al percorso che stiamo tracciando con la Fondazione Ampioraggio, mi rendo conto che abbiamo un disperato bisogno proprio di questo. Abbiamo bisogno di esseri umani capaci di esplorare ciò che credono di sapere, coscienze abbastanza vive da sospettare delle proprie certezze migliori.

Nel 2026 abbiamo scelto come tema portante l’Umanità Aumentata. Ma cosa significa, davvero, essere “aumentati”?

Troppo spesso si tende a misurare questa evoluzione solo in termini di pura potenza di calcolo o di quante attività riusciamo a delegare alle macchine. Ma quella è solo l’estensione dello strumento. L’Umanità Aumentata, per come la intendo io, è un’altra cosa: è l’ampliamento della nostra capacità critica, della nostra sensibilità e della nostra intelligenza collettiva.

Il dubbio come motore della rigenerazione

Le intelligenze artificiali e i modelli tecnologici avanzati sono formidabili nel darci risposte basate su ciò che è già stato. Ottimizzano le certezze del passato. Ma l’innovazione non nasce dalla ripetizione del già visto; nasce dal dubbio, dall’ascolto e dalla sperimentazione.

Ed è esattamente questo lo spirito con cui ci prepariamo a vivere la prima tappa di Jazz’Inn 2026 ad Ostra, nelle Marche, dal 29 giugno al 3 luglio 2026.

Torniamo nei borghi non per applicare ricette precostituite, ma per trasformare un intero territorio in un living lab, uno spazio di ascolto e progettazione condivisa dove l’algoritmo cede il passo all’intelligenza delle comunità locali. Ad Ostra metteremo a confronto le nostre idee con sfide cruciali: la rigenerazione territoriale, il turismo sostenibile e la creazione di nuove economie per le aree interne.

Come avrebbe fatto Feynman, non andremo lì con la presunzione di avere già tutte le risposte in tasca. Andremo a porre le domande giuste. Perché per riabitare e rilanciare un borgo serve una tecnologia che amplifichi l’identità umana, non che la standardizzi.

“Posso vivere con il dubbio e l’incertezza. Penso che sia molto più interessante vivere senza sapere che avere risposte che potrebbero essere sbagliate.” — Richard Feynman

Essere esploratori del futuro

La nostra sfida per questo 2026 si gioca proprio qui: non fare un passo indietro di fronte alla complessità tecnologica, ma farne uno in avanti come esseri umani. Usiamo l’innovazione per liberare tempo e potenziare la nostra operatività, ma restiamo, prima di tutto, esploratori.

A Jazz’Inn Ostra scompagineremo le regole dei vecchi sistemi per cercare una verità più profonda e un’innovazione che sia autenticamente, profondamente umana.

Ci vediamo nelle Marche per contaminare idee, sfidare le nostre certezze migliori e progettare insieme il futuro delle aree interne.

E voi, siete pronti a scendere in campo e mettervi in discussione?

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Intelligenza artificiale: tra entusiasmo, dubbi e responsabilità umana

Le riflessioni del filosofo britannico Barry Smith rappresentano una voce importante nel dibattito contemporaneo sull’intelligenza artificiale. In un contesto dominato spesso da narrazioni polarizzate — tra entusiasmo salvifico e scenari apocalittici — Smith introduce un elemento prezioso: il dubbio critico. Il suo messaggio è chiaro: non dobbiamo trasformare l’intelligenza artificiale in una nuova religione tecnologica. Secondo Smith, molte delle promesse associate all’AI contemporanea risultano sovrastimate. L’idea di una imminente AGI — una superintelligenza artificiale generale capace di superare l’uomo — viene da lui considerata poco realistica. L’intelligenza artificiale, sostiene, continuerà certamente a migliorare, ma come insieme di strumenti statistici e predittivi sempre più sofisticati, non come coscienza autonoma o mente artificiale paragonabile a quella umana. È una posizione interessante e, sotto molti aspetti, condivisibile. Anzitutto perché ci aiuta a contrastare una forma crescente di determinismo tecnologico. Oggi il rischio è pensare che ogni evoluzione tecnica sia inevitabile, neutrale e automaticamente benefica. Ma la storia dimostra che nessuna tecnologia è neutrale: dipende sempre dai fini politici, economici, culturali e sociali verso cui viene orientata. Smith richiama inoltre un tema fondamentale: la centralità delle competenze profonde. In un momento in cui università, imprese e istituzioni rincorrono corsi, certificazioni e programmi AI, egli mette in guardia contro il rischio di una formazione superficiale, accelerata, orientata più al mercato che alla qualità del pensiero. È un punto decisivo. Nell’era dell’intelligenza artificiale non serviranno soltanto competenze tecniche. Serviranno capacità di interpretazione, pensiero critico, cultura interdisciplinare, responsabilità etica, comprensione dei contesti, capacità relazionali e discernimento.

In questo senso, discipline come filosofia, linguaggio, epistemologia, psicologia, pedagogia ed etica tornano ad assumere una funzione centrale.  Condivido inoltre la sua idea secondo cui l’AI debba essere concepita come supporto e non sostituzione dell’essere umano. In medicina, nella formazione, nella sicurezza, nell’organizzazione del lavoro, l’intelligenza artificiale può rafforzare le capacità umane, migliorare analisi, accelerare processi e aumentare l’efficacia decisionale. Ma il centro deve restare la persona.  Ed è qui che il concetto di “umanità aumentata” assume il suo significato più autentico: non sostituire l’uomo con la macchina, ma utilizzare la tecnologia per rafforzare conoscenza, inclusione, prevenzione, solidarietà, partecipazione e giustizia sociale.  Tuttavia, proprio partendo da queste stesse premesse, credo sia necessario introdurre anche alcuni elementi di cautela rispetto alle posizioni di Smith. Pur condividendo il suo scetticismo verso la retorica della “superintelligenza”, ritengo infatti che la trasformazione antropologica e sociale generata dall’AI sia già oggi estremamente rilevante. Anche senza una vera AGI, stiamo già assistendo a: crescente delega cognitiva, dipendenza decisionale dagli algoritmi, manipolazione informativa, erosione dell’attenzione, trasformazione delle relazioni sociali, concentrazione del potere nelle Big Tech, nuove fragilità educative e culturali. Il rischio, quindi, non è soltanto tecnologico. È democratico, cognitivo e sociale. Per questo il dibattito sull’intelligenza artificiale non può essere lasciato esclusivamente agli ingegneri, ai mercati finanziari, alle piattaforme digitali, alle grandi corporation tecnologiche. Servono governance democratica, alfabetizzazione critica, nuove politiche formative, tutela delle fragilità, pluralismo culturale, regolazione trasparente, partecipazione sociale. La vera sfida del nostro tempo non è decidere se usare o meno l’intelligenza artificiale. La vera sfida è decidere quale idea di società vogliamo costruire attraverso di essa. E forse la domanda più importante resta proprio questa: non se le macchine diventeranno più intelligenti di noi,  ma se noi sapremo restare pienamente umani mentre le costruiamo e le utilizziamo.

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L’Umanità Aumentata e il Dividendo Sociale Sistemico: abitare il Capitalismo del Senso

Se l’IA aumenta le macchine, il nostro compito è aumentare l’umano, liberando il lavoro dalla paura.

Il fulcro della riflessione che Fondazione Ampioraggio mette al centro del suo ecosistema quest’anno ruota attorno a un concetto cruciale: l’Umanità Aumentata. In un’epoca in cui l’iperautomazione, i robot e l’Intelligenza Artificiale avanzano a ritmi travolgenti, la vera sfida non è l’espansione della capacità computazionale delle macchine, ma l’ampliamento e la salvaguardia del valore umano.

L’automazione totale di fabbriche e uffici viene spesso descritta come uno “tsunami” destinato a distruggere occupazione. Noi crediamo, al contrario, che sia la più grande opportunità storica per scardinare un vecchio paradigma obsoleto: quello che lega la pura sopravvivenza economica al lavoro salariato e meccanico.

Per realizzare pienamente un’Umanità Aumentata, dobbiamo però ridefinire il patto sociale attraverso il Dividendo Sociale Sistemico.

La ricchezza sistemica come investimento collettivo

Il Dividendo Sociale Sistemico non ha nulla a che fare con l’assistenzialismo, con i bonus o con forme di sussidio alla passività. Si tratta, invece, del ritorno strutturale di una ricchezza che definiamo “sistemica”.

Nessun algoritmo e nessuna macchina potrebbero produrre efficienza senza poggiare su un’infrastruttura collettiva preesistente: il tessuto sociale dei territori, i dati generati dalle comunità, le reti logistiche, la conoscenza accumulata nei secoli e la stabilità istituzionale. La società opera come una grande public company invisibile di cui ogni cittadino è, di fatto, azionista semplicemente partecipando alla vita comune. Il dividendo è il giusto ritorno su questo investimento collettivo.

Liberare il lavoro dalla paura per aumentare l’umano

L’obiettivo profondo di questa misura non è “liberare l’uomo dal lavoro”, ma liberare il lavoro dalla paura. Solo abbassando la pressione dell’ansia economica legata alla sopravvivenza, le persone possono smettere di chiedersi come sbarcare il lunario e iniziare a esplorare cosa possono diventare e quale impatto unico possono generare.

Un’Umanità Aumentata si esprime quando il lavoro si trasforma nella versione migliore di chi lo compie:

  • Il Medico, liberato dalla burocrazia e dalla diagnostica ripetitiva grazie all’IA, aumenta la sua capacità di cura partendo dalla dignità della persona, non solo dal corpo.

  • L’Artigiano, protetto dalla competizione sul prezzo della produzione seriale, può concentrarsi sulla bellezza, sull’unicità e sull’ingegno non replicabile dall’algoritmo.

  • L’Insegnante smette di essere un distributore di nozioni memorizzabili e torna ad accendere le menti attraverso l’empatia e la presenza.

  • I Giovani conquistano il tempo per intercettare la propria vocazione senza l’obbligo di accettare impieghi alienanti; gli Anziani vengono reinseriti come risorse vitali di memoria ed esperienza per le comunità.

Verso il Capitalismo del Senso

Questa transizione trova il suo spazio economico nel Capitalismo del Senso. Non parliamo di eliminare il mercato, l’impresa o la produttività, ma di elevarne il fine: la ricchezza non serve ad accumulare altra ricchezza, ma a finanziare le condizioni affinché l’essere umano possa fiorire.

La divisione dei compiti è chiara: alla macchina affidiamo l’efficienza e la produzione materiale senza sosta; all’essere umano restituiamo il senso, la creatività, l’etica e la cura delle relazioni. Il Dividendo Sociale Sistemico è lo strumento politico ed economico per rendere concreta l’Umanità Aumentata, trasformando la tecnologia da minaccia a leva di liberazione.

La fonte di ispirazione di questa profonda riflessione, che ho immediatamente associato all’obiettivo primario dell’umanità aumentata di Fondazione Ampioraggio, è https://www.linkedin.com/in/giammariobattaglia/

Leo Aruta

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Umanità aumentata o umanità indebolita?

L’intelligenza artificiale viene spesso raccontata come una straordinaria rivoluzione tecnologica. E certamente lo è. Ma alcune riflessioni recenti ci aiutano a comprendere che la vera posta in gioco potrebbe essere ancora più profonda: antropologica, morale e democratica. Tra queste merita particolare attenzione l’analisi proposta da Paolo Benanti sul concetto di “Seemingly Conscious AI” (SCAI), elaborato da ricercatori di Microsoft AI. L’espressione indica sistemi di intelligenza artificiale che non sono coscienti nel senso proprio del termine, ma che manifestano caratteristiche tali da indurre gli utenti ad attribuire loro intenzionalità, emozioni, consapevolezza e persino sensibilità morale. È un passaggio cruciale. La questione non riguarda più soltanto l’efficienza degli algoritmi o il loro impatto economico. Riguarda il modo in cui l’essere umano si relaziona con sistemi che simulano la presenza, l’empatia e l’interazione sociale. I ricercatori individuano alcuni elementi che favoriscono questa attribuzione come l’apparente capacità affettiva, l’antropomorfismo, l’autonomia, l’auto-riflessione simulata, l’interazione sociale continua.  Non si tratta di fantascienza. È qualcosa che sta già avvenendo.  Sempre più persone instaurano relazioni emotive con chatbot e assistenti AI, confidano problemi personali, cercano conforto, attribuiscono empatia, sviluppano dipendenza relazionale, sperimentano perfino forme di lutto in caso di interruzione del servizio.

Il punto centrale sollevato da Benanti è straordinariamente importante: il rischio non è che le macchine diventino umane, ma che l’essere umano modifichi lentamente le proprie disposizioni morali e relazionali nel rapporto con esse. Da qui nasce il concetto di “atrofia morale”. Se ci abituiamo quotidianamente a relazioni simulate,  a ignorare sofferenze artificialmente rappresentate, a delegare giudizi, a sostituire relazioni umane con interazioni algoritmiche, a fidarci di sistemi opachi senza comprenderli,  potremmo progressivamente indebolire l’empatia, l’autonomia, il pensiero critico, la responsabilità personale, la capacità relazionale. È una riflessione che richiama grandi tradizioni filosofiche. Immanuel Kant intuiva già che il modo in cui trattiamo gli esseri viventi influenza la nostra sensibilità morale. Hannah Arendt ci ha insegnato quanto le abitudini quotidiane possano modificare profondamente il senso della responsabilità individuale e collettiva. Oggi questa riflessione si estende alle tecnologie relazionali.  La questione diventa allora politica e sociale.

Che cosa accade a una società nella quale gli adolescenti preferiscono relazioni artificiali a quelle reali,  gli anziani trovano compagnia solo negli assistenti virtuali, la solitudine viene gestita attraverso algoritmi, la formazione del giudizio viene delegata progressivamente alle macchine.  Non si tratta di demonizzare l’intelligenza artificiale. Sarebbe un errore tanto quanto l’entusiasmo acritico. La vera sfida è governare l’innovazione senza perdere l’umano.

Per questo servono educazione critica, alfabetizzazione digitale profonda, formazione etica, governance democratica, tutela delle fragilità, nuove competenze relazionali e cognitive. E serve soprattutto una nuova idea di innovazione umanocentrica.  Qui il concetto di “umanità aumentata” assume un significato autentico ovvero non sostituire la persona con la macchina, ma utilizzare la tecnologia per rafforzare conoscenza, inclusione, solidarietà, libertà, partecipazione, giustizia sociale. L’intelligenza artificiale potrà essere uno straordinario strumento di emancipazione oppure un acceleratore di fragilità cognitive e relazionali. La differenza la farà la qualità culturale, educativa e democratica delle società che la governeranno. La vera domanda non è se le macchine sembreranno sempre più umane.

La vera domanda è se noi sapremo restare pienamente umani mentre le costruiamo e le utilizziamo.

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Ostra: il borgo medievale delle Marche ricco di storia e tesori nascosti

Ostra, un affascinante borgo medievale nelle Marche, è una meta turistica tutta da scoprire. Passeggiando per le sue vie acciottolate, ti immergerai in secoli di storia, ammirando dettagli architettonici unici e piccoli tesori spesso nascosti a uno sguardo superficiale.

Un dedalo di vicoli e architetture storiche

I caratteristici vicoli di Ostra si snodano tra antiche mura in mattoni, creando un dedalo affascinante. Archi, volte e facciate decorate testimoniano la ricca tradizione artistica e artigianale del luogo, frutto di secoli di storia.

SATI: la tecnologia che rende visibile l’invisibile

Per valorizzare appieno il patrimonio storico e culturale di Ostra, entra in gioco SATI (Smart Analytics for Tourism Intelligence). Questo innovativo sistema trasforma gli elementi architettonici e le storie nascoste in esperienze coinvolgenti e dati preziosi per promuovere il territorio.

Un’esperienza immersiva per scoprire Ostra passo dopo passo

Grazie a SATI, visitare Ostra diventa un’esperienza immersiva. Non si tratta solo di “vedere” il borgo, ma di scoprirlo davvero, passo dopo passo, attraverso racconti interattivi e dettagli che prendono vita.

Jazz’inn: il primo banco di prova di un progetto ambizioso

Il Jazz’inn sarà il primo punto di interesse a beneficiare di questa tecnologia. Ma il potenziale di SATI è molto più ampio: Ostra è solo l’inizio. Questo sistema innovativo può far risplendere i tanti borghi nascosti d’Italia, trasformandoli in destinazioni dinamiche e coinvolgenti.

Nuove opportunità per visitatori e comunità locali

SATI offre nuove opportunità non solo ai turisti, ma anche alle comunità locali. Gli abitanti potranno riscoprire e condividere con rinnovato orgoglio il proprio patrimonio. L’incontro tra storia e innovazione diventa così uno strumento potente per far rivivere questi luoghi straordinari.

Scopri Ostra, il borgo medievale delle Marche che custodisce tesori tutti da scoprire. Con SATI, questo affascinante luogo è pronto ad accoglierti per un’esperienza indimenticabile tra storia, arte e tecnologia.

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“Qualcosa è andato storto”: la crisi del sogno digitale e la necessità di una nuova Umanità aumentata

Il libro di Riccardo Luna, Qualcosa è andato storto, non è soltanto una riflessione sulla tecnologia. È il racconto di una delusione collettiva.

Per anni abbiamo pensato che Internet avrebbe reso il mondo più aperto, democratico, collaborativo. La rete sembrava destinata ad abbattere gerarchie, diffondere conoscenza, creare nuove opportunità di partecipazione e libertà. E invece, progressivamente, qualcosa si è incrinato.

I social network, nati per connettere le persone, sono diventati spesso macchine per catturare attenzione. Gli algoritmi premiano il conflitto più del dialogo, la velocità più della profondità, l’emozione immediata più del pensiero critico. Non è solo un problema tecnologico. È un cambiamento culturale e antropologico.

Il libro di Luna pone una domanda fortissima: quando abbiamo smesso di usare la tecnologia come strumento di emancipazione collettiva e abbiamo iniziato a subirla come meccanismo di dipendenza?

La riflessione diventa ancora più potente quando riguarda le giovani generazioni.
Non perché i ragazzi siano “peggiori” di ieri, ma perché vivono immersi in un ecosistema digitale progettato per competere costantemente per la loro attenzione. La trasformazione del riconoscimento sociale è evidente dalla competenza alla visibilità, dal sapere all’esposizione, dalla costruzione lenta di un percorso alla ricerca del consenso immediato.

Eppure il libro di Luna non è un manifesto contro la tecnologia. Al contrario: è l’appello di chi continua a credere che il digitale possa essere uno straordinario strumento di crescita umana, purché venga riportato dentro una visione etica, educativa e sociale. Ed è qui che il tema dell’“Umanità aumentata” acquista un significato profondo. L’umanità aumentata non può essere semplicemente l’aumento delle capacità tecniche delle macchine.
Deve diventare aumento della consapevolezza, della responsabilità, dell’inclusione, aumento della sicurezza, della qualità delle relazioni umane.

L’intelligenza artificiale, le piattaforme digitali, il web agentico e le nuove tecnologie possono diventare strumenti straordinari per combattere disuguaglianze, ridurre povertà educative, migliorare salute e sicurezza, favorire inclusione sociale e territoriale, creare nuove opportunità formative e lavorative.

Ma senza una governance culturale e valoriale, il rischio è opposto: società più connesse ma più sole, più veloci ma meno profonde, più tecnologiche ma meno umane.

Per questo esperienze associative come quelle promosse da NOI – Next Open Innovation e da Campania vision e progetti APS assumono un valore importante. Perché provano a costruire un’idea di innovazione che non separi mai tecnologia, educazione, coesione sociale e dignità della persona. Forse qualcosa è davvero andato storto.  Ma il futuro non è ancora scritto.

E la vera sfida dei prossimi anni sarà proprio di non fermare l’innovazione,  ma renderla finalmente più umana.

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Eolie, resilienza climatica e futuro del Mediterraneo: il Rapporto ASviS 2026 rafforza la nostra visione

La lettura del Rapporto di Primavera 2026 dell’ASviS (“Scenari per l’Italia al 2030 e al 2050”) rappresenta un passaggio particolarmente significativo per il percorso che stiamo sviluppando attorno all’idea del “Mediterranean Resilience Lab – Eolie Verdi” e alla nascita del CERISMED – Centro Studi Innovazione e Sviluppo Mediterraneo.

Il Rapporto, infatti, evidenzia con chiarezza come il cambiamento climatico, la crisi idrica, l’erosione degli ecosistemi, la vulnerabilità energetica e la necessità di nuove strategie di resilienza territoriale non costituiscano più questioni marginali o rinviabili, ma rappresentino il cuore delle grandi sfide economiche, sociali e civili dei prossimi decenni.

Particolarmente significativa è la riflessione sulla cosiddetta “bancarotta idrica globale”, sull’aumento degli eventi climatici estremi e sulla necessità di integrare sostenibilità ambientale, innovazione e governance pubblica.

In questo quadro, il progetto che stiamo immaginando per le Isole Eolie appare sempre più coerente con le traiettorie strategiche europee e mediterranee:

  • sicurezza e resilienza idrica;
  • tutela del mare e delle praterie di Posidonia;
  • contrasto all’erosione costiera;
  • adattamento climatico dei territori insulari;
  • energie rinnovabili e autonomia energetica;
  • innovazione scientifica e digitale;
  • partecipazione delle comunità locali;
  • cultura della sostenibilità e responsabilità intergenerazionale.

Le Eolie, infatti, non sono soltanto un patrimonio paesaggistico e turistico straordinario, ma possono diventare un vero laboratorio mediterraneo di resilienza climatica e sostenibilità integrale.

Il Rapporto ASviS sottolinea inoltre un elemento molto importante: la sostenibilità non è in contrasto con lo sviluppo economico, ma rappresenta sempre più un fattore di competitività, innovazione e stabilità sociale.

È una considerazione che rafforza ulteriormente la convinzione che investire oggi su:

  • resilienza climatica,
  • innovazione sostenibile,
  • modelli ESG,
  • ricerca scientifica,
  • transizione energetica,
  • gestione intelligente delle risorse naturali,

significhi costruire futuro e ridurre vulnerabilità.

Per questo motivo, il lavoro che NOI-Next Open Innovation e Campania vision e progetti APS stanno sviluppando in questi mesi assume un valore che va oltre la singola progettualità territoriale.

L’obiettivo è contribuire a costruire:

  • nuove alleanze tra ricerca, istituzioni, imprese e comunità;
  • una cultura mediterranea della resilienza;
  • un rapporto più equilibrato tra uomo e ambiente;
  • una visione dello sviluppo capace di integrare etica, innovazione e sostenibilità.

In tale prospettiva, anche il possibile dialogo con realtà scientifiche di eccellenza come il CMCC – Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici potrebbe rappresentare un tassello strategico per rafforzare la credibilità scientifica e internazionale del percorso.

Il vero tema, infatti, non è soltanto “salvare” un territorio fragile, ma costruire una nuova consapevolezza culturale e civile sul futuro del Mediterraneo.

Le Eolie possono così diventare un simbolo concreto di una nuova idea di sviluppo:
più sostenibile, più resiliente, più umano.

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Salute mentale e “Umanità Aumentata”: la nuova frontiera dell’innovazione umana e sociale

Il recente rapporto dell’OCSE, “The Economic Case for Preventing Mental Ill Health”, ci consegna una riflessione che va ben oltre il tema sanitario.
Siamo di fronte ad un vero cambio di paradigma culturale.

Per molti anni la salute mentale è stata considerata una questione prevalentemente clinica, confinata all’interno dei sistemi sanitari o relegata ad una dimensione privata e individuale. Oggi, invece, emerge con forza una verità molto più ampia: il benessere psicologico rappresenta una delle principali infrastrutture invisibili delle società contemporanee.

L’OCSE evidenzia come oltre il 20% della popolazione dei Paesi OCSE e dell’Unione Europea conviva con disturbi mentali, con una crescita particolarmente significativa tra giovani, adolescenti e donne. Ansia, depressione, stress cronico, solitudine e disagio relazionale non sono più fenomeni marginali, ma elementi strutturali della nostra epoca.

E questo ha conseguenze enormi:
sulla qualità della vita, sulla partecipazione sociale, sulla produttività, sulla tenuta delle comunità, sulla fiducia nelle istituzioni e persino sulla crescita economica.

Il rapporto stima che la cattiva salute mentale possa ridurre il PIL medio dell’1,7% nei prossimi decenni, generando costi enormi per i sistemi sanitari, il mondo del lavoro e il welfare pubblico.

Ma forse il dato più importante è un altro.

L’OCSE ci dice implicitamente che la salute mentale non dipende soltanto dalla disponibilità di cure o psicoterapie. Dipende anche dalla qualità delle relazioni sociali, dalla sicurezza economica, dalla precarietà lavorativa, dalle disuguaglianze, dalla solitudine urbana, dall’uso problematico dei social media, dall’incertezza geopolitica, dalle paure ambientali e dalla fragilità dei legami comunitari.

In altre parole: la salute mentale è anche una questione sociale, educativa, territoriale e culturale.

Ed è proprio qui che questa riflessione entra profondamente in sintonia con il percorso che stiamo sviluppando come NOI – Next Open Innovation e come Campania vision e progetti APS.

Da tempo sosteniamo che l’innovazione non possa essere interpretata esclusivamente come accelerazione tecnologica, digitalizzazione o automazione dei processi. L’innovazione vera deve essere capace di migliorare concretamente la qualità della vita delle persone, ridurre le fragilità, rafforzare le comunità e generare inclusione.

È questo il cuore della nostra idea di “Umanità Aumentata”.

Un’espressione che non significa “sostituire” l’essere umano con la tecnologia, ma utilizzare conoscenza, innovazione, intelligenza artificiale e trasformazione digitale per rafforzare dignità, consapevolezza, sicurezza, relazioni e benessere umano.

Non può esistere “Umanità Aumentata” se aumentano ansia, isolamento, precarietà e vulnerabilità psicologica.

Ecco perché il rapporto OCSE assume per noi un valore strategico.

Esso ci invita a costruire una nuova alleanza tra:

  • innovazione tecnologica;
  • salute mentale;
  • inclusione sociale;
  • educazione;
  • lavoro dignitoso;
  • sicurezza;
  • welfare territoriale;
  • cultura delle relazioni.

Questo riguarda direttamente molti dei temi sui quali siamo impegnati.

Riguarda i progetti di cultura digitale inclusiva e di prossimità.
Riguarda le riflessioni sull’intelligenza artificiale e sul web agentico.
Riguarda la lotta alla povertà educativa e alle disuguaglianze territoriali.
Riguarda i giovani NEET, gli over 55, le periferie urbane e sociali.
Riguarda il lavoro e la sicurezza nei luoghi produttivi.

Anche il concetto stesso di sicurezza, oggi, deve evolvere.

Non basta più proteggere soltanto l’incolumità fisica delle persone.
Occorre affrontare anche:

  • stress lavoro-correlato;
  • burnout;
  • sovraccarico cognitivo;
  • isolamento digitale;
  • ansia da trasformazione continua;
  • fragilità relazionale nei contesti organizzativi.

La sicurezza del futuro sarà sempre più una sicurezza integrale della persona.

In questo senso, anche il progetto “Safety”, che stiamo contribuendo a sviluppare insieme ad una rete crescente di soggetti pubblici e privati, potrà trovare nuova forza in una visione più ampia della prevenzione e del benessere organizzativo.

L’OCSE ci ricorda inoltre che investire nella salute mentale non è soltanto eticamente giusto: è anche economicamente conveniente.

Le politiche di prevenzione, i programmi educativi, il supporto psicologico, i contesti lavorativi sani e le comunità inclusive producono benefici enormi:

  • riducono costi sanitari;
  • migliorano produttività e partecipazione;
  • rafforzano la coesione sociale;
  • aumentano resilienza e fiducia collettiva.

È un messaggio molto importante anche per il mondo delle istituzioni, delle imprese e della progettazione sociale.

Forse il vero rischio del nostro tempo non è soltanto quello di avere tecnologie troppo potenti, ma società troppo fragili per gestirle in modo umano.

Per questo motivo, parlare oggi di innovazione significa anche parlare di equilibrio psicologico, relazioni umane, dignità sociale e benessere diffuso.

La grande sfida dei prossimi anni non sarà semplicemente costruire macchine più intelligenti.

Sarà costruire comunità più umane.

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Carta e pixel: il giorno in cui 130 anni di storia hanno dialogato con una startup di un anno

 

Sabato 18 aprile ero a Torino, sul palco di Frontiers · The Content Industry Summit, accanto a Cristiana Baietta del Touring Club Italiano e a Fabrizio Gea della Fondazione Canavese2030. In mezzo a noi, apparentemente, un abisso: 130 anni di storia editoriale da una parte, dodici mesi di startup dall’altra.

Apparentemente.

 

 


La storia che dura da 130 anni

Il Touring Club Italiano è un’istituzione nel senso più pieno del termine. Nato nel 1894, ha accompagnato generazioni di italiani e viaggiatori internazionali alla scoperta dei nostri territori attraverso le sue guide cartacee — enciclopedie del bello che ancora oggi nessun algoritmo riesce a replicare nella profondità editoriale e nell’autorevolezza culturale. Centinaia di migliaia di persone devono al TCI la scoperta di borghi, chiese, paesaggi e tradizioni che altrimenti sarebbero rimasti nell’ombra.

Una missione straordinaria, portata avanti con rigore e passione per oltre un secolo.

Eppure il mondo è cambiato. I giovani non comprano guide cartacee: scorrono TikTok, chiedono a ChatGPT, si affidano ai reel. Il consumo di informazioni si è frammentato, velocizzato, digitalizzato. Una sfida enorme per chi ha costruito la propria identità sulla carta stampata — e una responsabilità altrettanto grande per chi, come noi, vuole costruire qualcosa di nuovo su quello stesso patrimonio di senso.


La storia che ha un anno di vita

Italy VR Experience è nata nel 2024. Un neonato rispetto ai 130 anni del Touring. Ma siamo partiti da un presupposto diverso: il contenuto culturale è eterno, il modo di raccontarlo deve essere contemporaneo.

Con SATI — la nostra piattaforma phygital di turismo intelligente — usiamo realtà virtuale, realtà aumentata e intelligenza artificiale per portare i visitatori dentro la storia dei luoghi, non solo davanti. Non vendiamo guide: creiamo esperienze immersive, mappiamo il patrimonio culturale in modo interattivo, forniamo alle pubbliche amministrazioni dati precisi e anonimi sui flussi di visitatori. Un modello completamente diverso da quello tradizionale dell’editoria turistica.

Eppure — e qui sta il paradosso che amo di più — non abbiamo abbandonato la carta. La nostra Meta Mappa è fisica, tascabile, tangibile. La tieni in mano, la pieghi, la porti con te. Perché il digitale non è il nemico dell’analogico: è il suo alleato più potente, quando i due sanno parlarsi.


Il paradosso che ci unisce

Sul palco di Frontiers ho capito qualcosa che sapevo già, ma che aveva bisogno di un confronto vivo per diventare convinzione: un’istituzione centenaria e una startup di un anno parlano la stessa lingua.

La bellezza dell’Italia merita di essere raccontata. Con ogni mezzo possibile. Alla nuova generazione, nel modo in cui vuole ascoltare.

Non si tratta di scegliere tra carta e pixel. Si tratta di riconoscere che il patrimonio culturale italiano è così ricco, così stratificato, così inesauribile, che merita tutti i linguaggi: le parole precise di una guida TCI, le coordinate di una mappa digitale, il brivido di una visita virtuale, il QR code su una piazza di borgo. La sfida non è sopravvivere al cambiamento — è guidarlo.

Questo è il filo che ha attraversato tutta la conversazione con Cristiana Baietta, e che Fabrizio Gea ha saputo tenere vivo con la sensibilità di chi conosce i territori dall’interno, non solo dalle mappe.


Cosa mi porto a casa

Torino è stata, per me, una conferma e un rilancio.

Una conferma: che SATI si muove nella direzione giusta. Il dialogo con il Touring Club Italiano non era quello tra un gigante e un outsider — era quello tra due soggetti che hanno scelto di stare dalla stessa parte, quella del patrimonio culturale come valore da proteggere e da rendere accessibile. In modi diversi, con strumenti diversi, con storie diverse. Ma con lo stesso obiettivo.

Un rilancio: perché vedere come un’istituzione di quella portata stia cercando di reinventarsi senza tradire la propria identità mi ha dato energia. È esattamente quello che proviamo a fare anche noi, su scala diversa: costruire qualcosa di nuovo che abbia radici vere.

Grazie a Cristiana Baietta per la generosità del confronto, e a Fabrizio Gea per aver creato lo spazio per questo dialogo. Grazie a ICCI hub Italian Cultural Content Industry, a Marzia Camarda e a tutta l’organizzazione di Frontiers per aver immaginato un evento in cui queste conversazioni sono possibili.

Il patrimonio culturale italiano è il più grande asset che abbiamo come Paese. Imparare a raccontarlo nel 2025 — a chi ha vent’anni, a chi arriva dall’altra parte del mondo, a chi non sa ancora di volerlo scoprire — è una delle sfide più belle a cui si possa dedicare il proprio lavoro.

Noi ci stiamo provando. Con una mappa in mano e uno schermo nell’altra.

Alfonso Consalvo, CEO & Founder di Italy VR Experience S.r.l.

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Il turismo che non si vede — e come SATI impara a misurarlo

Quanti turisti hanno davvero visitato quel borgo la scorsa estate? Quanto tempo ci sono rimasti? Quali percorsi hanno preferito, quali negozi hanno ignorato? Sono domande che ogni comune, museo e destinazione turistica si pone ogni anno — e a cui, troppo spesso, nessuno riesce a rispondere con dati affidabili.

È questo il vuoto che SATI — Smart Analytics for Tourism Intelligence — ha deciso di colmare.  SATI è una piattaforma phygital brevettata che restituisce alle destinazioni turistiche la capacità di conoscere se stesse. Non attraverso sondaggi occasionali o statistiche aggregate con mesi di ritardo, ma in tempo reale, con un metodo scientifico e un’infrastruttura leggera, scalabile, già operativa.

Cosa abbiamo costruito

SATI è una piattaforma phygital brevettata che restituisce alle destinazioni turistiche la capacità di conoscere se stesse. Il meccanismo centrale è la Meta Mappa: una mappa digitale interattiva distribuita ai turisti prima e durante la visita. Non un’app da scaricare, non un totem da installare — uno strumento che il visitatore usa spontaneamente perché lo aiuta davvero a esplorare meglio. Ogni interazione genera un dato anonimo che alimenta il nostro algoritmo di stima proprietario.

L’algoritmo combina tre fonti: i dati di utilizzo della Meta Mappa (peso 40%), le variazioni di connessione alla rete WiFi pubblica (35%), e il rapporto sosta/transito rilevato da sensori ottici come il Milesight VS125-P (25%). Il risultato è una stima del flusso turistico reale — non dichiarato, non campionato — con una precisione difficilmente raggiungibile con gli strumenti tradizionali.

Un punto che ci tengo sempre a sottolineare: SATI non traccia singoli individui. Tutti i dati sono aggregati e anonimi, nel pieno rispetto del GDPR. Per le pubbliche amministrazioni con cui lavoriamo, questo non è un dettaglio tecnico — è spesso il presupposto che rende possibile la conversazione.

La piattaforma integra anche moduli di realtà aumentata e virtuale per la valorizzazione dei siti storici (“Point & See”), strumenti di analisi semantica dei contenuti generati dagli utenti, e un’architettura aperta compatibile con i sistemi già in uso dalle PA. Il sistema è protetto dal brevetto UIBM n. 102025000007887, depositato il 10 aprile 2025, con report di ricerca EPO già ricevuto dall’Aia.

Il riconoscimento che ha cambiato la prospettiva

Nel 2025 è arrivata una notizia che ha cambiato il modo in cui guardiamo al percorso che stiamo facendo.

Fondazione CHANGES — il partenariato esteso del PNRR che coinvolge la Sapienza Università di Roma e altri atenei e centri di ricerca nazionali — ci ha selezionati nell’ambito del bando per la valorizzazione degli asset immateriali delle startup innovative. Una Commissione scientifica indipendente ha esaminato la nostra proposta — “Sistema interattivo per accesso controllato a contenuti digitali di tipo turistico, informativo, promozionale o ludico” — e ha deciso di investire: licenza non esclusiva a €50.000 (Prot. CHANGES-BAN-0007, CUP: B83D22001210006).

Voglio essere preciso su cosa significa questo risultato, perché è facile confonderlo con altri tipi di riconoscimento. Non è un premio di pitch. Non è l’ammissione a un acceleratore. È un soggetto terzo autorevole — istituzionale, accademico, finanziato dal PNRR — che ha analizzato nel merito la nostra tecnologia e ha scelto di investirci. Per noi, startup nata nel 2024 nel Sannio campano, la differenza non è sottile.

SATI non genera valore solo nel mercato B2G delle pubbliche amministrazioni. Genera valore nel perimetro della ricerca e dell’innovazione culturale italiana. Questa è una consapevolezza nuova, e ci apre strade che all’inizio non avevamo immaginato.

Tutto questo è stato costruito insieme a un team straordinario: Valentino Vitale, Alessandro Ciotola — e a tutte le persone che in questi mesi hanno creduto nel progetto, tra cui Loris Lanzellotti e la rete di Fondazione Ampioraggio, che ci ha dato uno spazio per raccontare questa storia.

Il percorso è appena cominciato. Ma oggi sappiamo che la direzione è quella giusta.

Alfonso Consalvo, CEO e Founder di Italy VR Experience S.r.l. e co-inventore della piattaforma SATI.

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L’errore di Ford e la lezione per il futuro dell’Intelligenza Artificiale

Le cronache economiche raccontano spesso l’Intelligenza Artificiale come una lunga sequenza di innovazioni, record tecnologici, nuovi modelli e previsioni sul futuro del lavoro. Molto più raramente raccontano gli errori. Eppure sono proprio gli errori a insegnare di più.  La decisione della Ford di richiamare circa 350 ingegneri esperti, dopo aver constatato che i sistemi automatici di controllo qualità basati sull’Intelligenza Artificiale non producevano i risultati attesi, rappresenta una notizia destinata a far riflettere ben oltre il settore automobilistico. Non si tratta del fallimento dell’Intelligenza Artificiale. Si tratta del fallimento di una certa idea di Intelligenza Artificiale. Per qualche anno si è diffusa la convinzione che fosse sufficiente introdurre algoritmi sempre più sofisticati per ottenere automaticamente organizzazioni più efficienti e prodotti migliori. La stessa Ford ha riconosciuto, attraverso le parole dei propri dirigenti, di aver pensato che bastasse alimentare l’AI con i requisiti progettuali esistenti per ottenere qualità superiore. La realtà si è rivelata diversa. Il problema non era la tecnologia. Era la perdita del patrimonio di esperienza accumulato negli anni dagli ingegneri più competenti. Gli stessi dirigenti hanno ammesso che molti specialisti avevano lasciato l’azienda prima di trasferire le proprie conoscenze ai sistemi che avrebbero dovuto sostituirli. In altre parole, mancava ciò che nessun algoritmo può generare autonomamente: il sapere costruito attraverso anni di osservazione, errori, intuizioni, verifiche, collaborazione e responsabilità.

Questa vicenda conferma una lezione che sta emergendo con crescente chiarezza anche da numerosi studi internazionali.  L’Intelligenza Artificiale non produce automaticamente valore. Amplifica il valore che trova.  Se incontra organizzazioni ricche di competenze, dati affidabili, processi ben progettati e cultura collaborativa, diventa un potente moltiplicatore di qualità. Se incontra organizzazioni fragili, dati incompleti o competenze disperse, rischia invece di amplificare gli stessi limiti che avrebbe dovuto superare. È un cambio di paradigma importante. Per anni ci siamo chiesti se l’Intelligenza Artificiale avrebbe sostituito il lavoro umano. Oggi la domanda sembra diventare un’altra. Come possiamo utilizzare l’Intelligenza Artificiale per valorizzare il lavoro umano? Anche altri casi recenti sembrano andare nella stessa direzione. Klarna ha ridimensionato l’idea di sostituire integralmente il servizio clienti con chatbot; McDonald’s ha ripensato alcuni sistemi automatici di gestione degli ordini; numerose ricerche mostrano che i maggiori benefici dell’AI emergono quando essa affianca le persone, non quando pretende di eliminarle. La vera innovazione, dunque, non consiste nel sostituire l’intelligenza umana.  Consiste nel costruire una collaborazione intelligente tra persone e tecnologie.

È una prospettiva che riguarda anche la scuola, l’università, la pubblica amministrazione, la sanità, il Terzo Settore e il mondo delle professioni. Serviranno certamente nuove competenze digitali. Ma serviranno ancora di più capacità di giudizio, senso critico, creatività, responsabilità, cooperazione, empatia e visione sistemica. Proprio quelle competenze che nessun algoritmo possiede realmente. Questa riflessione rafforza una convinzione che, come NOI – Next Open Innovation, stiamo maturando da tempo attraverso il progetto dell’Umanità Aumentata. L’obiettivo non può essere costruire organizzazioni sempre più automatiche.  Dobbiamo costruire organizzazioni sempre più intelligenti. Organizzazioni capaci di apprendere continuamente, custodire il proprio patrimonio di conoscenze, valorizzare il capitale umano e utilizzare l’Intelligenza Artificiale come fattore di crescita condivisa.  Forse la vera rivoluzione dell’AI non consiste nel renderci meno necessari. Consiste nel ricordarci che ciò che rende davvero intelligente un’organizzazione non è la tecnologia che possiede, ma la qualità delle persone che la guidano, delle relazioni che costruisce e della cultura che riesce a trasmettere. È questa, probabilmente, la sfida più importante che ci attende. Ed è anche il significato più autentico dell’Umanità Aumentata: non sostituire l’uomo con la macchina, ma utilizzare la tecnologia per accrescere la conoscenza, la responsabilità, la libertà e la capacità delle persone di generare valore per l’intera comunità.

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AI per i cittadini e i piccoli comuni, benefici e opportunità

AI per i cittadini e i piccoli comuni, benefici e opportunità

AI per cittadini e piccoli comuni, benefici e opportunità

L’intelligenza artificiale ha il potenziale di colmare il “divario digitale” e burocratico che spesso isola i piccoli comuni, trasformando le limitazioni di risorse in opportunità di efficienza.

Ecco come questa tecnologia può cambiare radicalmente la vita nei borghi e la gestione della cosa pubblica.


🏛️ Per l’Amministrazione Comunale (Efficienza e Risorse)

I piccoli comuni soffrono spesso di carenza di personale specializzato. L’AI funge da “moltiplicatore di forza”:

  • Ufficio Tecnico Intelligente: L’AI può analizzare istantaneamente le pratiche edilizie o le richieste di suolo pubblico, verificando la conformità alle normative locali e segnalando solo le anomalie ai tecnici umani, velocizzando i tempi di risposta di mesi.

  • Manutenzione Predittiva: Monitorando i dati dei sensori (IoT) su ponti, strade e acquedotti, l’AI può prevedere guasti o perdite prima che diventino emergenze costose, permettendo interventi mirati con budget limitati.

  • Accesso ai Bandi (PNRR e UE): Esistono strumenti di AI che scansionano i database dei finanziamenti europei e nazionali, scrivendo bozze di progetti basate sulle caratteristiche specifiche del territorio, aiutando i piccoli centri a non perdere treni economici vitali.


👥 Per i Cittadini (Servizi e Inclusione)

Per chi vive lontano dai grandi centri, l’AI riduce le distanze fisiche e burocratiche:

  • Sportello Virtuale 24/7: Un assistente AI (chatbot evoluto) può guidare il cittadino nella compilazione di moduli, spiegare come pagare le tasse locali o come richiedere un cambio di residenza, eliminando la necessità di recarsi fisicamente in comune negli orari di apertura ridotti.

  • Sanità di Prossimità: Attraverso la telemedicina potenziata dall’AI, i medici di base nei piccoli centri possono utilizzare strumenti diagnostici che analizzano dati in tempo reale, facilitando lo screening precoce senza costringere gli anziani a lunghi spostamenti verso gli ospedali provinciali.

  • Trasporto a Chiamata Ottimizzato: In zone dove i bus di linea sono rari, l’AI può gestire sistemi di trasporto “on-demand”, calcolando i percorsi più efficienti per raccogliere diversi cittadini che devono recarsi nello stesso punto, riducendo costi e isolamento.


🍇 Per l’Economia Locale (Turismo e Agricoltura)

L’AI può valorizzare le unicità del territorio:

  • Agricoltura di Precisione: Per le piccole aziende agricole locali, l’AI analizza dati satellitari e meteo per ottimizzare l’irrigazione e l’uso di fertilizzanti, aumentando la resa e riducendo l’impatto ambientale.

  • Promozione Turistica Personalizzata: Creazione di itinerari su misura per i visitatori basati su interessi specifici (storia, enogastronomia, trekking), utilizzando l’AI per tradurre e promuovere le bellezze del borgo sui mercati internazionali con costi di marketing minimi.


Il vantaggio del “Piccolo”: Nei piccoli comuni, l’implementazione dell’AI è spesso più semplice che nelle metropoli perché la scala dei dati è gestibile e l’impatto dei miglioramenti è immediatamente percepibile dalla comunità, creando un legame di fiducia più forte tra cittadino e istituzione.

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Jazz’inn 2026

Roma si prepara ad accogliere Jazz’Inn Capitale 2026

Il 12 giugno in Campidoglio la presentazione ufficiale della X edizione dedicata a “Umanità Aumentata – Persone oltre la tecnologia”

Il prossimo 12 giugno 2026, dalle ore 10.00 alle 13.00, nella prestigiosa Sala Laudato Si’ del Campidoglio, Fondazione Ampioraggio e la Commissione Innovazione Tecnologica e Statuto di Roma Capitale presenteranno ufficialmente Jazz’Inn Capitale 2026, il grande appuntamento nazionale che dal 9 al 13 novembre porterà all’Acquario Romano la X edizione del living lab dedicato all’innovazione collaborativa e allo sviluppo sostenibile.

L’incontro del 12 giugno rappresenta una tappa fondamentale di un percorso costruito negli ultimi anni insieme a Roma Capitale, che ha visto la partecipazione attiva della Commissione Innovazione Tecnologica e Statuto alle edizioni di Jazz’Inn di Merano e Campobasso e la realizzazione di diversi momenti di confronto istituzionale in Campidoglio.

Roma capitale dell’innovazione sostenibile

Con Jazz’Inn Capitale, Roma rafforza la propria candidatura a luogo di riferimento nazionale per l’innovazione sostenibile, l’open innovation e l’intelligenza collaborativa.

La tappa romana rappresenterà il punto di arrivo di un percorso che partirà da Ostra (Ancona), dove dal 29 giugno al 3 luglio si svolgerà la prima fase della X edizione, e che culminerà a novembre nella Capitale con un confronto tra istituzioni nazionali e regionali, grandi aziende, investitori, startup, università e territori.

L’obiettivo è ambizioso: trasformare idee, esperienze e progetti emersi nei territori in indirizzi strategici e opportunità concrete per il futuro del Paese.

Umanità Aumentata: persone oltre la tecnologia

La X edizione di Jazz’Inn è dedicata al tema Umanità Aumentata – Persone oltre la tecnologia

Una riflessione che pone al centro il rapporto tra innovazione, intelligenza artificiale, sviluppo umano e bene comune.

Il tema si collega idealmente alla recente Enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV, che richiama la necessità di orientare il progresso tecnologico verso la dignità della persona, la responsabilità sociale e la costruzione di comunità più coese e consapevoli.

Nel corso delle giornate di novembre sarà inoltre presentato il Manifesto Umanità Aumentata – Persone oltre la tecnologia, un documento aperto e partecipato che raccoglierà contributi provenienti da amministrazioni, imprese, università, startup e organizzazioni della società civile.

Saranno presentati i 60 Case Giver della prima tappa

L’appuntamento del 12 giugno sarà anche l’occasione per svelare ufficialmente i 60 Case Giver selezionati per la tappa di Ostra, scelti tra le 97 candidature pervenute, il numero più alto mai registrato nella storia di Jazz’Inn.

I partecipanti potranno conoscere in anteprima le sfide di innovazione che saranno affrontate nei tavoli di lavoro della prima tappa e le opportunità di coinvolgimento offerte dall’ecosistema Ampioraggio.

I relatori

Interverranno:

  • Riccardo Corbucci , Presidente Commissione Innovazione Tecnologica e Statuto di Roma Capitale
  • Antonella Melito, Vicepresidente Commissione Innovazione Tecnologica e Statuto di Roma Capitale
  • Enrico Colaiacovo, Direttore Dipartimento Trasformazione Digitale di Roma Capitale
  • Giovanna Ruggiero, Presidente Fondazione Ampioraggio
  • Elisabetta Giacosa , Presidente del Consiglio di Amministrazione Fondazione Ampioraggio
  • Guglielmo de Gennaro , Presidente del Comitato Scientifico Fondazione Ampioraggio
  • Federica Fanesi, Sindaca di Ostra
  • Guido Fabbri, Responsabile Startup Challenge Jazz’Inn 2026
  • Giuseppe De Nicola , Direttore Generale Fondazione Ampioraggio.
Un invito rivolto ai protagonisti dell’innovazione

L’incontro del 12 giugno è riservato a un numero selezionato di ospiti provenienti da:

  • Istituzioni nazionali, regionali e locali
  • Grandi aziende e corporate
  • Università e centri di ricerca
  • Fondazioni e investitori
  • Startup e PMI innovative
  • Associazioni di categoria
  • Organizzazioni impegnate sui temi dell’innovazione e dello sviluppo sostenibile

L’obiettivo non è soltanto presentare il programma di Jazz’Inn 2026, ma raccogliere idee, suggerimenti e contributi per costruire insieme il percorso che porterà a novembre all’Acquario Romano.

Come partecipare

La partecipazione all’incontro del 12 giugno è possibile esclusivamente su invito.

I soggetti interessati possono richiedere informazioni o manifestare il proprio interesse scrivendo a: staff@fondazioneampioraggio.it

Pre-iscriviti ora a Jazz’Inn 2026

Le richieste di partecipazione al 12 giugno rappresentano anche un’opportunità per:

  • ricevere in anteprima informazioni sui 60 Case Giver;
  • conoscere il percorso del Manifesto “Umanità Aumentata”;
  • pre-iscriversi alla tappa di Ostra;
  • manifestare interesse per la partecipazione a Jazz’Inn Capitale di novembre;
  • entrare a far parte dell’ecosistema nazionale di innovazione promosso da Fondazione Ampioraggio.
L’Italia che innova si incontra a Jazz’Inn

Quest’anno, per la sua decima edizione, lo farà mettendo al centro una domanda cruciale: Come possiamo costruire un futuro in cui la tecnologia aumenti davvero l’umanità delle persone?

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Jazz’Inn 2026 Ostra 01

Jazz’Inn 2026 Ostra. Il programma definitivo della X edizione

Cinque giorni per costruire insieme il futuro con l’umanità aumentata

Dal 29 giugno al 3 luglio, Ostra (AN) ospiterà la prima tappa di Jazz’Inn 2026 – Umanità Aumentata, Persone Oltre la Tecnologia, il living lab di open innovation promosso da Fondazione Ampioraggio che, nel suo decennale, riparte dai territori per dimostrare che la vera innovazione nasce dalle persone, dalle relazioni e dalla capacità di affrontare insieme le sfide del nostro tempo.

Jazz’Inn non è un convegno, né un festival da seguire passivamente. È un’esperienza immersiva nella quale amministratori pubblici, imprese, startup, investitori, ricercatori, professionisti, associazioni e cittadini collaborano per trasformare idee e bisogni concreti in opportunità e progetti condivisi.

Un programma ricco di esperienze e opportunità

La settimana si aprirà con un Welcome Day dedicato al dialogo e all’Umanità Aumentata. Tra i momenti più significativi, il collegamento internazionale con le protagoniste dell’iniziativa “Madri della Pace”, per riflettere sul valore dell’ascolto, dell’incontro e della costruzione di ponti tra le persone.

Il cuore dell’iniziativa saranno i tavoli di lavoro dei 60 Case Giver, imprese, enti pubblici e organizzazioni che porteranno ad Ostra sfide reali da affrontare insieme ai partecipanti. Dalla rigenerazione urbana alla sanità, dall’intelligenza artificiale al turismo sostenibile, ogni call rappresenterà un’occasione concreta per contribuire allo sviluppo di soluzioni innovative e creare nuove relazioni professionali.

Spazio anche alla Startup Challenge 2026, con quaranta startup, PMI innovative e spin-off pronti a presentare tecnologie e modelli di business a imprese, investitori e pubbliche amministrazioni, favorendo contaminazioni, collaborazioni e opportunità di crescita.

Ad arricchire il programma ci saranno 5 Open Talk, aperti anche in streaming, dedicati ai grandi temi del cambiamento: il rapporto tra tecnologia e umanità, il procurement pubblico come leva di innovazione, i nuovi modelli di sviluppo territoriale, la sostenibilità, le competenze e le nuove forme di partecipazione.

I Laboratori di Innovazione Territoriale coinvolgeranno cittadini e partecipanti in percorsi di ascolto e co-progettazione, trasformando Ostra in un laboratorio nazionale dedicato ai borghi e alle comunità che vogliono immaginare il proprio futuro.

E, come da tradizione Jazz’Inn, non mancheranno le serate jazz e i momenti conviviali, perché spesso le idee migliori nascono proprio dalla qualità delle relazioni e dal tempo dedicato all’incontro.

A chi è rivolto e perché partecipare?

Partecipare a Jazz’Inn significa:

  • contribuire alla soluzione di sfide reali;
  • incontrare innovatori provenienti da tutta Italia;
  • creare nuove collaborazioni e opportunità professionali;
  • conoscere startup e tecnologie emergenti;
  • condividere competenze ed esperienze;
  • vivere un’esperienza unica nel cuore delle Marche;
  • diventare protagonisti del percorso che porterà a Jazz’Inn Capitale, in programma a Roma nel prossimo autunno.

Come registrarsi?

Le registrazioni alle attività sono aperte fino al 28 giugno.

È possibile consultare il programma completo, scoprire le call dei 60 Case Giver e selezionare i tavoli di lavoro di maggiore interesse.

I posti disponibili ai tavoli sono limitati e verranno assegnati fino ad esaurimento delle disponibilità.

Jazz’Inn non si guarda da lontano. Si vive.

Dal 29 giugno al 3 luglio, Ostra vi aspetta per costruire insieme nuove visioni, nuove connessioni e nuove opportunità.

Perché il futuro si progetta, insieme.

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Alle radici del futuro (3)

Jazz’Inn 2026: parte il tour nazionale dell’Umanità Aumentata

Prende il via il tour di avvicinamento a Jazz’Inn 2026 – Umanità Aumentata, un percorso che attraverserà l’Italia per incontrare dal vivo territori, comunità e protagonisti dell’innovazione. Non semplici eventi, ma occasioni concrete di confronto, ascolto e co-progettazione per costruire insieme il futuro dei territori.

Il tour rappresenta un tassello fondamentale del percorso verso la decima edizione di Jazz’Inn: un viaggio che porta il living lab nei luoghi, attivando relazioni e connessioni tra imprese, pubbliche amministrazioni, startup, investitori, centri di ricerca e comunità locali.

 Le prime tappe del tour

Il calendario prende forma con una serie di appuntamenti già confermati:

  • 19 marzo – Cuneo, in collaborazione con Fondazione Welfare Impact, socio Ampioraggio
  • 21 aprile – Campobasso, in collaborazione con il Comune di Campobasso, sede di Jazz’Inn 2025
  • 28 aprile – Salerno, presso il Complesso San Michele, in collaborazione con Fondazione Carisal
  • 7 maggio – Padova, presso la sede centrale di Banca Etica
  • 8 maggio – Firenze, presso Murate Idea Park, in collaborazione con il Comune di Firenze
  • 12 giugno – Roma, presso la Sala Laudato Si’ in Campidoglio, in collaborazione con la Commissione Innovazione Tecnologica di Roma Capitale

A queste si aggiungeranno ulteriori tappe già in fase di definizione, tra cui Ancona, in collaborazione con Regione Marche e Comune di Ostra, territorio che ospiterà una delle due tappe principali di Jazz’Inn 2026.

Un tour per vivere Jazz’Inn prima di Jazz’Inn

Il tour non è solo un’anticipazione del programma: è parte integrante del modello Jazz’Inn.
Ogni tappa diventa un momento di attivazione dell’intelligenza collettiva, in cui i partecipanti possono:

  • comprendere il valore e il funzionamento del living lab
  • conoscere le opportunità delle call per i case giver
  • entrare in relazione con l’ecosistema nazionale dell’innovazione
  • contribuire alla costruzione dei contenuti della decima edizione

In un’epoca in cui l’innovazione rischia di essere astratta e distante, Jazz’Inn sceglie ancora una volta la prossimità, la qualità delle relazioni e il dialogo diretto sui territori.

Il senso dell’Umanità Aumentata

Il tema della decima edizione, Umanità Aumentata, guiderà l’intero percorso del tour: un invito a riflettere su come tecnologie, competenze e comunità possano integrarsi per generare sviluppo sostenibile, inclusivo e consapevole.

Come sottolinea la Presidente della Fondazione Ampioraggio, Giovanna Ruggiero:

La decima edizione di Jazz’Inn rappresenta un passaggio fondamentale: non solo celebriamo un percorso di dieci anni, ma rilanciamo una visione in cui l’innovazione è profondamente umana, condivisa e radicata nei territori. Il tour ci permette di costruire questa visione insieme, ascoltando i bisogni reali e attivando energie nuove in tutta Italia.

 

Un invito aperto all’ecosistema

Il tour è aperto a tutti i soggetti interessati a partecipare attivamente al percorso di Jazz’Inn 2026:
aziende, enti pubblici, startup, investitori, associazioni e cittadini.

Partecipare alle tappe significa entrare in anticipo nel cuore del progetto, contribuendo a costruire quella che sarà una decima edizione diffusa, nazionale e profondamente connessa a territori, imprese e amministrazioni locali.

Jazz’Inn non è un evento.
È un processo.
E il tour è il suo primo, fondamentale movimento.

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Programma 2026

Umanità Aumentata: cresce l’attesa per Jazz’Inn 2026

Dopo 8 tappe del tour nazionale, ecco la call per i case giver di Ostra e la pre-registrazione per i 2 appuntamenti del “non evento” dell’innovazione collaborativa

Si è concluso con una partecipazione crescente e un forte coinvolgimento di territori, imprese, istituzioni, startup, professionisti e innovatori il primo ciclo del tour nazionale UmanitàAumentata, il percorso promosso da Fondazione Ampioraggio per accompagnare la decima edizione di Jazz’Inn.

Le otto tappe già realizzate — da Cuneo a Campobasso, da Ancona a Salerno, passando per Napoli, Padova, Firenze e Livorno — hanno confermato l’interesse crescente verso un modello capace di unire innovazione, relazioni umane, territori e sviluppo sostenibile.

Un viaggio che ha generato nuove connessioni, progettualità condivise e soprattutto una forte attesa attorno alle due tappe di Jazz’Inn 2026: Ostra (29 giugno – 3 luglio) e Roma (9 – 13 novembre).

Nel corso degli incontri è emersa con forza la necessità di creare luoghi autentici di confronto tra persone, organizzazioni e comunità, capaci di affrontare in modo collaborativo le grandi trasformazioni economiche, tecnologiche, energetiche e sociali del nostro tempo. Ed è proprio in questo spazio che si inserisce Jazz’Inn, definito da anni un vero e proprio “non evento”.

Non una semplice manifestazione, ma un living lab diffuso dove il valore nasce dalla qualità delle relazioni, dal dialogo tra mondi diversi e dalla lentezza produttiva dello “slow dating” dell’innovazione.

Ora, fino al 31 maggio, è possibile candidarsi come case giver per la tappa di Ostra (An), il primo appuntamento della decima edizione dedicata al tema dell’Umanità Aumentata.

Enti pubblici, aziende, startup, investitori, associazioni, fondazioni e organizzazioni interessate a sviluppare idee, progetti o investimenti nei prossimi mesi potranno candidarsi per guidare uno dei tavoli di open innovation del programma.

Parallelamente sono aperte anche le pre-registrazioni per partecipare alle due tappe di Jazz’Inn 2026, uno strumento utile per ricevere informazioni prioritarie, accedere alle prime opportunità di networking e contribuire alla costruzione del programma.

Durante le giornate di Jazz’inn i partecipanti potranno vivere un’esperienza immersiva che alternerà:

  • tavoli di open innovation e sessioni di facilitazione;
  • incontri tra startup, imprese e pubbliche amministrazioni;
  • open talk e keynote speech;
  • challenge e momenti di networking;
  • laboratori tematici e pillole di innovazione;
  • esperienze territoriali, convivialità e serate jazz.

Un ecosistema temporaneo nel quale innovazione tecnologica e umanità tornano a dialogare, mettendo al centro le persone, i territori e la costruzione condivisa di nuove visioni sostenibili.

La risposta registrata durante il tour conferma (ancora una volta, ma forse oggi più che mai) che esiste una forte domanda di luoghi capaci di generare fiducia, collaborazione e intelligenza collettiva.

Jazz’Inn continua così il suo percorso trasformando borghi, città e comunità in spazi aperti di contaminazione positiva tra idee, esperienze e competenze.

Per maggiori informazioni: staff@fondazioneampioraggio.it

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Ampioraggio Day a Cuneo tra innovazione, coesione territoriale e futuro digitale

Siamo Uomini (e donne) di mondo: abbiamo fatto 3 giorni di innovazione a Cuneo!

Dal 19 al 21 marzo 2026 si è svolto a Cuneo, presso il Movicentro, l’Ampioraggio Day, un’intensa esperienza di lavoro e confronto che ha visto la Fondazione Ampioraggio affiancare la Fondazione Welfare Impact nella valorizzazione del progetto di facilitazione digitale sul territorio piemontese.

Tre giornate dense di contenuti, relazioni e visione strategica, durante le quali il team Ampioraggio ha contribuito non solo a raccontare i risultati raggiunti, ma soprattutto a costruire le prospettive future di un programma che rappresenta oggi una delle più avanzate esperienze nazionali nel campo dell’inclusione digitale.

Un modello nazionale di innovazione sociale

Il progetto di facilitazione digitale promosso da Fondazione Welfare Impact si distingue per numeri e impatto:

  • oltre 400 comuni coinvolti
  • più di 50.000 cittadini assistiti (pari al 4% della popolazione piemontese)
  • 40 facilitatori digitali under 30 attivati

Un’iniziativa concreta che dimostra come la trasformazione digitale possa diventare leva di inclusione, soprattutto per le fasce più fragili della popolazione.

Dalle intuizioni di Jazz’Inn a una best practice nazionale

Le radici del progetto affondano nell’esperienza di Jazz’Inn 2022 a Roseto Capo Spulico, dove Loris Marchisio ed Elisabetta Giacosa — quest’ultima oggi Presidente del CdA della Fondazione Ampioraggio — hanno messo a fuoco l’idea che avrebbe poi preso forma a Cuneo.

Un passaggio simbolico e concreto che rappresenta perfettamente lo spirito di Jazz’Inn: costruire ponti tra territori, unendo Nord e Sud attraverso l’innovazione collaborativa e la “lentezza delle relazioni”.

Welfare territoriale e Intelligenza Artificiale

Le giornate di lavoro sono state arricchite da approfondimenti su:

  • modelli di welfare territoriale
  • applicazioni e impatti dell’Intelligenza Artificiale

In questo contesto, l’Ampioraggio Day è diventato anche una tappa del percorso AI Magister, grazie al contributo di Enrico Ferrari, responsabile R&D di Rulex (società ligure dell’ecosistema Ampioraggio), che ha presentato scenari e opportunità legate all’AI.

A supporto delle attività è stata inoltre avviata una survey (tutt’ora in corso), finalizzata a raccogliere dati utili per orientare lo sviluppo futuro del progetto e definire nuove linee di intervento da condividere con la Regione Piemonte. Tra le prospettive emergenti, particolare attenzione è rivolta all’introduzione di servizi dedicati all’AI, per favorirne un utilizzo consapevole, accessibile e sicuro, anche per i cittadini più vulnerabili.

Verso Jazz’Inn Capitale 2026

L’iniziativa ha rappresentato anche un momento di confronto strategico con la Regione Piemonte, con cui si è discusso della possibile partecipazione a Jazz’Inn Capitale 2026, con l’obiettivo di portare il modello di facilitazione digitale come best practice nazionale da condividere su scala più ampia.

Cultura digitale e narrazione

A chiudere le tre giornate, la presentazione del libro Fiabe antiche per un futuro digitale di Moreno Carosella, imprenditore digitale e socio Ampioraggio, che ha offerto una riflessione originale sulle analogie tra il mondo delle favole e i rischi del digitale e dell’Intelligenza Artificiale.

Un’esperienza collettiva

L’Ampioraggio Day di Cuneo è stato reso possibile grazie al lavoro congiunto del team Ampioraggio — Gianluca Bertone, Gabriella Delfino, Ornella Torresani e Claudio Bossi — affiancati da Giuseppe De Nicola e Giovanna Ruggiero.

Tre giorni intensi che hanno incarnato pienamente lo spirito della Fondazione: mettere in connessione persone, territori e idee, dando vita a percorsi concreti di innovazione sostenibile.

Un’esperienza speciale che ha unito ancora una volta Nord e Sud nel segno dell’intelligenza collettiva e della coesione territoriale, dimostrando che l’innovazione, quando è condivisa, diventa davvero trasformazione.

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Webinart 9 aprile

Webinart di lancio Jazz’Inn 2026

9 aprile 2026 – ore 17:00 | Online su Zoom

Fondazione Ampioraggio invita l’ecosistema dell’innovazione a partecipare al WebinarT di lancio di Jazz’Inn 2026, la decima edizione del living lab che da anni trasforma territori, borghi e città in capitali temporanee dell’innovazione collaborativa.

Un appuntamento chiave per scoprire in anteprima il programma 2026, conoscere le due tappe della decima edizione e approfondire le call per i case giver, cuore pulsante del modello Jazz’Inn.

🚀 Il programma del WebinarT

Il WebinarT sarà un momento di confronto aperto e dinamico, pensato per coinvolgere attivamente tutti i partecipanti.

Ad aprire i lavori sarà Giovanna Ruggiero, Presidente della Fondazione, mentre la moderazione sarà affidata a Flavia Marzano, figura di riferimento nel panorama dell’innovazione pubblica e membro del Comitato Scientifico della Fondazione.

Interverranno:

  • Elisabetta Giacosa – Presidente C.d’A. Fondazione Ampioraggio
  • Guglielmo de Gennaro – Presidente Comitato Scientifico Fondazione Ampioraggio
  • Marialuisa Forte – Sindaco di Campobasso, sede IX edizione di Jazz’Inn
  • Federica Fanesi – Sindaco di Ostra (AN), prima tappa X edizione di Jazz’Inn
  • Antonella Melito – Vicepresidente Commissione Innovazione Tecnologica di Roma Capitale

Aspetti tecnici e operativi di Jazz’Inn 2026 saranno illustrati da Giuseppe De Nicola, Direttore Generale della Fondazione.

Le due tappe della decima edizione

Durante il WebinarT sarà presentata la struttura della decima edizione, articolata in due momenti complementari:

  • Ostra (AN) – 29 giugno – 3 luglio 2026
    👉 Edizione “laboratorio”, aperta e diffusa, con call pubblica per i case giver
  • Roma – 9 – 13 novembre 2026
    👉 Edizione istituzionale di Jazz’inn Capitale, dedicata a grandi organizzazioni, istituzioni e investitori

Due contesti diversi ma fortemente integrati, uniti dal tema guida: Umanità Aumentata, ovvero la capacità di mettere la tecnologia al servizio delle persone e dei territori.

Call per i Case Giver

Momento centrale del WebinarT sarà la presentazione delle 2 call per i case giver, rivolte a:

  • istituzioni e corporate
  • pubbliche amministrazioni
  • aziende, pmi innovative, startup e centri di ricerca
  • investitori, fondazioni e banche
  • associazioni e operatori del terzo settore

A Ostra, la call sarà aperta e accessibile online, mentre per Roma sarà attivata una modalità su richiesta, rivolta a soggetti con progetti di innovazione ad alto impatto.

Perché partecipare

Il WebinarT sarà la porta d’ingresso alle 2 tappe di Jazz’Inn, grazie al quale capire:

  • come diventare protagonista delle due tappe
  • valutare opportunità come case giver, partner o sponsor
  • come entrare in contatto con la rete nazionale di innovatori
  • come contribuire a trasformare le idee in investimenti e collaborazioni concrete
Partecipa e interagisci

La partecipazione è gratuita, ma è necessaria la registrazione

Registrandoti al link https://us02web.zoom.us/webinar/register/WN_r0PQsmFaQr69d3nj3s5YZg potrai:

  • seguire il webinart in diretta
  • intervenire con domande e contributi
  • ricevere materiali e aggiornamenti dedicati

✨ Jazz’inn 2026: 10 anni di innovazione

La decima edizione rappresenta una tappa simbolica:
10 anni di innovazione lontana dai luoghi comuni, costruita attraverso relazioni, territori e intelligenza collettiva.

Il webinart del 9 aprile è il primo passo per entrare in questo percorso.

Ecco il link per registrarsi: https://us02web.zoom.us/webinar/register/WN_r0PQsmFaQr69d3nj3s5YZg

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Illustrazione concettuale sull’AI come postura organizzativa: rappresentazione del rapporto tra intelligenza artificiale, decisioni e strategia.

L’AI cambia le aziende. Ma prima cambia la loro postura.

Negli ultimi mesi abbiamo parlato moltissimo di intelligenza artificiale. Tool, modelli, prompt, automazioni, agenti. Sembra quasi che tutto il dibattito ruoti attorno agli strumenti: quale piattaforma usare, quale modello scegliere, quale attività automatizzare per prima. È comprensibile. Quando arriva una nuova tecnologia la prima reazione è sempre operativa: capire cosa fa e come utilizzarla.

Eppure abbiamo la sensazione che il punto più interessante non sia lì.

Forse l’intelligenza artificiale non è semplicemente qualcosa che le organizzazioni devono “adottare”. Forse è qualcosa che cambia la loro postura. Il modo in cui si posizionano rispetto alla conoscenza, alle decisioni, all’incertezza.

Per anni abbiamo pensato alla tecnologia come a un’infrastruttura. Server, software, piattaforme, cloud. Strumenti che supportano i processi e rendono le attività più efficienti. L’AI introduce qualcosa di diverso. Non si limita a velocizzare operazioni esistenti: entra nel cuore della produzione di conoscenza. Genera ipotesi, sintetizza informazioni, esplora possibilità, suggerisce direzioni.

In altre parole non è solo una tecnologia operativa.
È una tecnologia cognitiva.

E quando una tecnologia entra nel campo della cognizione cambia inevitabilmente il modo in cui un’organizzazione pensa. Cambia il ritmo delle decisioni. Cambia la relazione con i dati. Cambia persino il modo in cui le persone costruiscono le proprie idee.

È qui che emerge la questione della postura.

Alcune organizzazioni stanno affrontando l’intelligenza artificiale con una postura difensiva. L’obiettivo principale è l’efficienza: ridurre tempi, automatizzare attività ripetitive, produrre più output con meno sforzo. In questa prospettiva l’AI diventa una nuova forma di produttività. Un acceleratore operativo che permette di fare più velocemente ciò che si faceva già prima.

Non è necessariamente sbagliato. Ma è una visione limitata.

Altre organizzazioni stanno assumendo una postura esplorativa. In questi contesti l’AI diventa uno spazio di sperimentazione. La utilizziamo per generare idee, interrogare dati, simulare scenari, mettere in discussione intuizioni consolidate. Non sostituisce il pensiero umano ma lo amplia, lo provoca, lo spinge oltre le traiettorie abituali.

In questo caso l’intelligenza artificiale smette di essere soltanto uno strumento e diventa una sorta di laboratorio cognitivo permanente.

Ma forse la trasformazione più interessante avviene quando la postura diventa sistemica. Quando le organizzazioni smettono di pensare all’AI come a un progetto isolato o a un insieme di strumenti e iniziano a considerarla parte dell’architettura delle decisioni. A quel punto cambiano i processi, cambiano i flussi informativi, cambia il modo in cui le persone collaborano.

Le organizzazioni iniziano a funzionare come sistemi cognitivi ibridi, dove persone, dati e modelli partecipano insieme alla costruzione della conoscenza.

Ed è qui che molte organizzazioni incontrano il vero ostacolo. Non è tecnologico. Le tecnologie esistono, gli strumenti sono accessibili e i modelli diventano ogni giorno più potenti. Il problema è quasi sempre culturale.

Un’organizzazione senza identità chiara, senza una direzione condivisa e senza una cultura decisionale solida rischia di utilizzare l’intelligenza artificiale come moltiplicatore di confusione.

L’AI amplifica ciò che trova.

Se trova chiarezza strategica accelera la trasformazione.
Se trova ambiguità accelera il disordine.

Per questo la domanda più importante forse non è quale strumento utilizzare o quale piattaforma integrare nei processi.

La domanda vera è un’altra.

Che postura vogliamo avere nei confronti dell’intelligenza artificiale?

Una postura difensiva, orientata all’efficienza.
Una postura esplorativa, orientata alla scoperta.
Oppure una postura sistemica, capace di ripensare il modo in cui le organizzazioni apprendono, decidono e immaginano il proprio futuro.

Nei prossimi anni molte aziende parleranno di strategia AI, di automazione e di modelli sempre più avanzati. Ma la differenza reale probabilmente non sarà tecnologica.

Sarà culturale.

Perché l’intelligenza artificiale non sta semplicemente cambiando ciò che le organizzazioni possono fare.

Sta cambiando il modo in cui possiamo pensare insieme.

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IA e Benessere Organizzativo: il futuro del lavoro è Intelligente

L’IA come motore del benessere: perché comprendere questa rivoluzione è fondamentale

Oggi non basta più chiedersi “cosa può fare l’IA”, ma è necessario capire come questa tecnologia possa trasformare radicalmente la qualità della vita lavorativa. Comprendere il legame tra Intelligenza Artificiale e benessere organizzativo non è solo un vantaggio competitivo, ma una necessità per costruire un futuro del lavoro che sia realmente sostenibile e a misura d’uomo.

Ecco perché è cruciale padroneggiare questi concetti:

  1. Dalla reattività alla prevenzione dello stress

Conoscere l’IA significa capire come delegare i compiti ripetitivi per ridurre il carico mentale. Comprendere l’analisi dei dati per il benessere permette di identificare segnali di insoddisfazione o stress prima che diventino cronici, passando da una gestione delle emergenze a una cultura della prevenzione.

  1. Una Sicurezza sul lavoro “Aumentata”

La consapevolezza delle potenzialità dell’IA cambia l’approccio alla sicurezza. Saper utilizzare modelli predittivi non serve solo a monitorare, ma a prevenire attivamente incidenti e infortuni in settori critici come l’edilizia e i trasporti, rendendo l’ambiente di lavoro un luogo intrinsecamente più sicuro.

  1. Personalizzazione e crescita individuale

Capire l’IA significa anche comprendere il valore dell’Adaptive Learning. In un mondo in continua evoluzione, la capacità di creare percorsi formativi personalizzati assicura che ogni collaboratore possa crescere secondo i propri ritmi, riducendo il senso di inadeguatezza e aumentando l’engagement.

  1. Armonia e collaborazione nel Team

L’importanza di conoscere questi strumenti risiede anche nel miglioramento delle relazioni umane. Comprendere come l’IA possa analizzare le dinamiche di gruppo e mediare i conflitti permette di costruire team più coesi, dove la comunicazione è fluida e supportata da strumenti e assistenti virtuali intelligenti.

Il valore reale della tecnologia non risiede nella macchina, ma nella capacità umana di utilizzarla per creare un’organizzazione che valorizzi il tempo e la salute di chi ne fa parte.

Comprendere questi benefici è il primo passo per trasformare l’efficienza in benessere e la sostenibilità aziendale in una realtà quotidiana.

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Aperta la CALLforHEALTH&WELLNESS

Murate Idea Park lancia la sfida per l’innovazione in salute e benessere

È ufficialmente aperta la CALLforHEALTH&WELLNESS, l’iniziativa di Murate Idea Park (MIP) che mira a selezionare i migliori progetti innovativi negli ambiti Digital Health, MedTech, Silver Economy e Wellness.

Cosa offre il percorso:

  • 9 mesi di supporto: 3 mesi di pre-incubazione per validare il business model e 6 mesi di incubazione operativa per le 5 startup vincitrici.

  • Mentorship & Formazione: Accesso a una rete di oltre 100 mentor esperti e programmi di training verticali.

  • Risorse: Spazi di co-working gratuiti a Firenze, networking strategico con partner istituzionali e la possibilità di accedere a grant economici a fondo perduto.

Ambiti di interesse: La call cerca soluzioni per la diagnostica avanzata, il monitoraggio smart, la prevenzione, la longevità e l’accessibilità (disabilità e inclusione).

Le candidature sono aperte fino al 12 aprile 2026.

Per partecipare e consultare il bando completo, visita il sito ufficiale: www.murateideapark.it.

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Perché il futuro del business ha bisogno degli artisti (e non è una metafora)

C’è una cosa che le organizzazioni fanno sempre quando il mondo diventa complicato: aggiungono controllo. Più analisi, più previsioni, più dashboard. Come se il problema fosse non sapere abbastanza, e non — come invece spesso è — non vedere abbastanza.

È comprensibile. Quando l’incertezza cresce, la prima reazione è stringere. Chiudere. Ridurre tutto a qualcosa che stia dentro un modello.

Ma la complessità non è un bug. È il sistema operativo in cui viviamo. E non sempre entra in un foglio Excel.

Negli ultimi anni si sta facendo strada una domanda che mette a disagio: e se nei luoghi dove si prendono le decisioni servissero anche gli artisti? Non per rendere le slide più belle. Non per il workshop creativo del venerdì pomeriggio. Per qualcosa di molto più scomodo: portare dentro i board una postura mentale capace di stare nel dubbio. Di sentire le tensioni prima che diventino crisi. Di cogliere connessioni che i dati da soli non vedono.

L’artista, in questo senso, è una figura sistemica. Abita i margini. Osserva ciò che non è ancora evidente. Traduce l’ambiguità in immagini comprensibili.

Ecco il punto: molte organizzazioni non soffrono per mancanza di dati. Soffrono per eccesso di linearità. Pianificano con rigore — ma dentro cornici che nessuno mette in discussione. Ottimizzano processi, ma raramente si fermano a chiedersi quali storie profonde stanno orientando le scelte. Ogni impresa, ogni territorio, ogni istituzione è attraversata da miti impliciti, metafore dominanti, narrazioni non dette. Ignorarle non le rende meno potenti. Le rende solo invisibili.

Integrare l’immaginazione nei processi decisionali significa portare alla luce queste storie. Concedersi uno spazio in cui il futuro non è una proiezione automatica del passato, ma un campo di possibilità da esplorare.

E attenzione: immaginare non è fantasticare. È un atto strategico. È allenarsi a vedere alternative prima che le alternative diventino necessità. È accettare che alcune intuizioni hanno bisogno di tempo per sedimentare, che non tutto può essere misurato subito — e che va bene così.

In un’epoca di trasformazioni ecologiche, tecnologiche, culturali, la sola efficienza non genera direzione. Serve visione. Serve capacità narrativa. Serve il coraggio di abitare l’incertezza senza chiuderla troppo in fretta.

Forse la vera domanda non è se inserire un artista in organigramma. È quanta immaginazione siamo disposti a tollerare nei nostri processi. Quanto spazio diamo alle domande scomode. Quanto valore attribuiamo a ciò che non produce un KPI immediato.

Le organizzazioni che generano impatto duraturo non sono solo quelle che pianificano meglio. Sono quelle che riescono a costruire immaginari condivisi. Che sanno raccontare un futuro prima ancora di realizzarlo.

In fondo, ogni grande transizione della storia è stata preceduta da un cambio di immaginario. Non da un cambio di spreadsheet.

Per chi vuole approfondire questa prospettiva, esiste un manifesto che esplora proprio questa possibilità: “What if Artists Were Your Strategic Weapon in the Boardroom?“

La domanda resta aperta: possiamo davvero permetterci di decidere il futuro senza immaginarlo?

Infographic: Designed by Manifesto — Evolved from a number of resources including Culture Hive Research and Brian Eno & Bette A. What Art Does.

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Samnium Innovation Hub: La Rivoluzione del Workplace con To Be tra Luce Circadiana e LiFi Surfing

Siamo entusiasti di annunciare un progetto che definisce un nuovo standard per gli ambienti di lavoro moderni, mettendo il benessere e la connettività al centro dell’innovazione: il Samnium Innovation Hub di Dimensione S.r.l. uno spazio concepito per essere utilizzato non solo dai dipendenti di Dimensione, ma anche da aziende, startup, professionisti e smartworkers.

In collaborazione con To Be Srl, Dimensione ha trasformato il suo nuovo quartier generale di Campobasso in un modello di come la tecnologia possa migliorare la qualità della vita lavorativa. Questo progetto all’avanguardia unisce illuminazione circadiana e la tecnologia LiFi Surfing.

La Luce che Nutre: Benessere e Produttività con l’Illuminazione Circadiana

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) evidenzia che trascorriamo in media il 90% del nostro tempo in ambienti chiusi. La prolungata assenza di luce naturale ha un impatto diretto e misurabile sul nostro benessere e sulle performance cognitive.

Per superare questa sfida, To Be ha implementato sistemi di illuminazione a luce circadiana che replicano automaticamente il ritmo e le sfumature della luce solare in funzione dell’orario.

Cosa significa questo per i dipendenti di Dimensione?

  • Miglioramento del Benessere: L’atmosfera visiva simula un “cielo naturale”, donando un senso di calma e riducendo lo stress.
  • Aumento delle Performance: L’illuminazione dinamica supporta il ciclo sonno-veglia, migliorando la concentrazione e la produttività in uffici e sale riunioni.
  • Scenari Personalizzati: È possibile adattare l’illuminazione a specifiche attività, fornendo la giusta energia per uno stand-up meeting o stimolando il focus per sessioni di lavoro intensivo.

Questa soluzione non è solo un vantaggio per la salute, ma un forte elemento di branding, che contribuisce a creare un ambiente accogliente, stimolante e proiettato al futuro.

LiFi Surfing: L’Estensione Wireless della Fibra Ottica, Sicura e Proiettata al 6G

Dimensione S.r.l. è nota per essere tra gli operatori di telecomunicazioni (TLC) più veloci d’Italia, pioniere nelle connessioni a 10 Gbps. Era fondamentale che anche la connettività wireless interna riflettesse un concetto di trasmissione dati affidabile e sicuro, in linea con la loro infrastruttura in fibra ottica.

È qui che entra in gioco LiFi Surfing, una tecnologia che integra l’illuminazione con la trasmissione dati.

Abbiamo utilizzato i sistemi di illuminazione a LED come trasmettitori di dati, sfruttando la luce (visibile e infrarossa invisibile) per la connettività. La trasmissione avviene in bidirezionale tramite chiavette USB dedicate su PC e tablet.

Perché il LiFi è il passo avanti nella connettività?

  1. Sicurezza Superiore: Il punto di forza del LiFi è la sicurezza. La trasmissione dati è confinata esattamente dove arriva la luce (all’interno della stanza) e non attraversa le pareti. Questo elimina le interferenze, garantendo un livello di sicurezza informatica elevato e un ambiente di lavoro più efficiente.
  2. Estensione Naturale della Fibra: Il LiFi sfrutta lo spettro luminoso, un canale 10.000 volte più ampio delle frequenze radio del Wi-Fi. In questo senso, si configura come l’estensione wireless più naturale del concetto di trasmissione dati ad alta capacità della fibra ottica di Dimensione.
  3. Prospettiva 6G: Questa implementazione guarda già al futuro. Si prevede che il prossimo standard di connettività mobile, il 6G, abbraccerà attivamente l’uso delle frequenze della luce (come quelle utilizzate dal LiFi), rendendo questo progetto un pioniere per le future architetture di rete.

Un Modello di Lavoro Ibrido, Intelligente e una Nuova Offerta sul Mercato

Il Samnium Innovation Hub non è semplicemente una sede aziendale, ma la dimostrazione concreta di come la partnership tra Dimensione e To Be stia creando un ecosistema in cui tecnologia e benessere umano procedono di pari passo.

Siamo orgogliosi di annunciare che questa collaborazione si estende anche al mercato: Dimensione e To Be stanno unendo le forze per offrire soluzioni di illuminazione connessa e LiFi basate su questo modello. Questa offerta è rivolta esclusivamente al mercato professionale (aziende e Pubblica Amministrazione), mirando a portare i benefici del benessere e della connettività avanzata in tutti gli ambienti di lavoro.

Il futuro del lavoro è già qui, ed è più sano, più connesso e più sicuro grazie all’integrazione tra la visione di Dimensione e le soluzioni all’avanguardia di To Be.

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Jazz'inn: l'eterotopia di un utopia

Utopia, eterotopia e Umanità Aumentata

Da Ostra a Roma: due luoghi, un unico spazio per condividere il tempo dell’innovazione

La decima edizione di Jazz’inn segna un passaggio cruciale nella storia della Fondazione Ampioraggio. Non una celebrazione autoreferenziale, ma una presa di responsabilità: trasformare dieci anni di sperimentazione in una leva immediata di sviluppo per il Paese.

La scelta di articolare Jazz’inn 2026 in due tappe – Ostra e Roma – non è simbolica, ma profondamente strategica.

Due luoghi diversi per dimensione, storia e funzione, uniti da un’unica intenzione: dare un luogo ideale e un tempo reale per rendere operativa l’Umanità Aumentata, mettendo la tecnologia al servizio delle persone, delle competenze e delle vocazioni territoriali.

L’utopia come direzione, l’eterotopia come spazio di prova

Ampioraggio nasce e cresce come utopia concreta: una visione di sviluppo in cui innovazione, sostenibilità e comunità non sono slogan, ma elementi interdipendenti di un nuovo patto sociale ed economico.
Un’utopia che non promette scorciatoie, ma indica una direzione chiara: valore condiviso e distribuito, generato attraverso relazioni, conoscenza e responsabilità.

Jazz’inn è il dispositivo che rende questa visione temporaneamente reale.
Un’eterotopia intenzionale: uno spazio e un tempo separati dalla routine, in cui istituzioni, imprese, territori, investitori e innovatori sono chiamati a confrontarsi senza filtri, gerarchie rigide o linguaggi autoreferenziali.
Qui la tecnologia non è mai fine, ma strumento abilitante; ciò che conta sono le persone, le decisioni, le connessioni che nascono.

Ostra e Roma: dalla radice al sistema

Ostra, borgo che affonda le sue radici nella Roma antica, rappresenta la dimensione della prossimità: il luogo in cui le competenze si riconoscono, le vocazioni territoriali emergono, le soluzioni possono essere testate rapidamente, anche attraverso piccoli risultati immediati.

Roma, capitale, storica e istituzionale, è lo spazio della scala: il punto di incontro tra visione nazionale, investimenti strutturali, grandi attori pubblici e privati, capacità di indirizzo e di policy.

Jazz’inn connette questi due mondi in un unico spazio-tempo reale e diretto, superando la frattura – spesso paralizzante – tra aree interne e aree metropolitane, tra sperimentazione locale e decisione centrale. Tra offerta e domanda di innovazione, tecnologica, sociale, culturale.

Umanità Aumentata: competenze prima della tecnologia

Il tema dell’Umanità Aumentata non è una mera dichiarazione di intenti futuristica e futuribile.

È una risposta, urgente, a una crisi concreta: quella che negli ultimi trent’anni ha visto l’Italia perdere terreno sul piano socio-economico, allargando la distanza tra vita e costo della vita, tra lavoro e dignità, tra innovazione e benessere reale.

Per Ampioraggio e Jazz’inn, aumentare l’umanità significa:

  • valorizzare le competenze umane prima degli strumenti digitali
  • riconoscere e attivare le vocazioni dei territori
  • Unire centro e periferia nell’indirizzo delle risorse
  • orientare gli investimenti verso impatti misurabili e utili
  • agire subito, anche con interventi piccoli ma concreti

Non inseguire grandi opere, spesso rimandate a un tempo indefinito, ma mettere a terra il potenziale innovativo – storico e attuale – del Paese, anche marginale, piccolo ma concreto, trasformandolo in sviluppo reale.

Visione e realismo: un’unica postura possibile

Federico Fellini diceva che «Il visionario è l’unico vero realista».

Jazz’inn nasce esattamente da questa convinzione: senza visione non c’è realismo, ma solo gestione dell’esistente.

E trova una sintesi profonda anche nelle parole di Padre Pio: «Rendi più verde il giardino del tuo vicino e lo diventerà anche il tuo».

È questa la logica che guida la doppia edizione di Jazz’inn: investire nei territori “altri” per generare valore anche per sé, costruendo un ecosistema cooperativo capace di superare frammentazioni, rendite di posizione e miopie di breve periodo.

Attivare il presente.

Ostra e Roma sono due poli di un unico processo: dall’utopia che orienta all’eterotopia che sperimenta, dall’idea all’investimento, dalla relazione al valore condiviso.

Perché è tempo di smettere di rimandare, di andare oltre la spesa e il fatturato e tornare a pensare al valore del lavoro come investimento sostenibile.
E il potenziale dell’Italia non è da inseguire: è qui, pronto per essere realizzato.

Jazz’inn 2026 non chiede di immaginare il futuro: ti invita a costruire il presente

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Roma, apre il primo Centro Pubblico di Fotografia: un’eccellenza tecnologica firmata Archeologia Industriale 2030 Scarl, To Be e XAL

Roma, apre il primo Centro Pubblico di Fotografia: un’eccellenza tecnologica firmata Archeologia Industriale 2030 Scarl, To Be e XAL

Dove archeologia industriale, luce intelligente e multimedia si incontrano per dare vita a un nuovo polo culturale della Capitale

Roma, 30 gennaio 2026 – Roma Capitale inaugura il primo Centro Pubblico di Fotografia, un polo culturale d’avanguardia situato negli spazi storici degli Archivi Capitolini. L’opera, realizzata dall’ATI IAB Spa/ SARFO APPALTI E COSTRUZIONI Srl aggiudicataria dell’appalto, è il frutto di una collaborazione sinergica che vede come protagonista Archeologia Industriale 2030 Scarl insieme a To Be Srl e XAL, partner d’eccellenza per la componente tecnologica e illuminotecnica.
L’intervento rappresenta un modello di gestione complessa nel settore dei beni culturali: Archeologia Industriale 2030 Scarl ha coordinato magistralmente il recupero architettonico e il restyling strutturale, mentre To Be e il partner strategico XAL hanno firmato la progettazione illuminotecnica e multimediale, integrando soluzioni digitali d’avanguardia nel suggestivo contesto di archeologia industriale.
Innovazione e conservazione: la sfida del progetto
Il progetto ha trasformato uno spazio storico in un hub interattivo. Grazie alla visione di Archeologia Industriale Scarl, la struttura ha mantenuto il suo fascino originario, mentre To Be e XAL hanno implementato un sistema di luce intelligente capace di:
  • Valorizzare i volumi industriali attraverso un design della luce minimale ma performante;
  • Garantire la conservazione delle opere con tecnologie LED e sensori di ultima generazione;
  • Creare un’esperienza multimediale immersiva, dove la luce guida il visitatore alla scoperta dell’archivio fotografico capitolino.
Le voci dei protagonisti
“Questo nuovo Centro è la dimostrazione di come Roma sappia valorizzare il proprio passato attraverso l’innovazione,” ha commentato il Presidente della Commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone. “Il lavoro svolto dall’ATI IAB/SARFO e da Archeologia Industriale 2030 Scarl, insieme a partner d’eccellenza come To Be e XAL, ha permesso di restituire alla città uno spazio pubblico dove la memoria fotografica trova una casa moderna, tecnologica e accessibile. È un orgoglio vedere aziende italiane ed europee collaborare così bene per la nostra Capitale”.
“Collaborare con Archeologia Industriale 2030 Scarl su questo progetto è stata un’esperienza di grande valore – ha dichiarato Francesco Paolo Russo, CEO di To Be Srl – Insieme a XAL, abbiamo avuto l’opportunità di integrare la nostra visione della luce e del multimedia in una gestione complessiva di altissimo livello. Non si è trattato solo di illuminare, ma di dare un’anima tecnologica a un sito di archeologia industriale, rendendo invisibile la complessità tecnica per lasciare spazio all’emozione delle immagini”.
To Be Srl è un’azienda leader nell’innovazione tecnologica, specializzata in soluzioni Li-Fi e progetti di illuminazione intelligente. Con una forte vocazione per la valorizzazione dei beni culturali, To Be progetta sistemi in cui luce e dati si incontrano per creare ambienti connessi e sostenibili.

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SCUSARSI

Chiedere scusa è un gesto di consapevolezza, maturità, coraggio e rispetto verso gli altri.
La sua pratica, sebbene comporti più fatica del sollevare 500 kg., è una scelta di trasparenza e fiducia.
Il suo utilizzo alla bisogna genera credibilità, rafforza il team e la crescita condivisa.
Chi pratica regolarmente lo scusarsi attiva leadership autentica.

 

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Ostra 29 giugno 3 luglio (3)

Jazz’Inn 2026 – Umanità Aumentata

Aperte le call per i Case Giver della X edizione

Nel 2026 Jazz’Inn celebra la sua decima edizione e lo fa con un progetto speciale che guarda al futuro dell’innovazione italiana: Umanità Aumentata.

Un tema che mette al centro le persone, i territori e le relazioni, utilizzando la tecnologia come strumento per generare sviluppo sostenibile, opportunità economiche e nuove connessioni tra competenze, istituzioni e imprese.

Organizzato da Fondazione Ampioraggio, Jazz’Inn è un living lab di open innovation: un “non evento” nel quale istituzioni, aziende, startup, ricercatori, investitori e comunità locali lavorano insieme per affrontare sfide reali e sviluppare soluzioni concrete.

Nel corso degli anni Jazz’Inn è diventato uno spazio unico di confronto tra innovazione e territori, capace di generare progetti, collaborazioni e visioni condivise.

Per il decennale, il progetto si sviluppa in due tappe complementari.

Ostra – 29 giugno / 3 luglio

Il borgo diventa laboratorio di innovazione

La prima tappa si terrà a Ostra (AN), primo Comune socio della Fondazione Ampioraggio, dove il borgo diventerà un vero e proprio laboratorio diffuso di innovazione.

Qui imprese, pubbliche amministrazioni, startup e centri di ricerca potranno portare sfide di innovazione da affrontare insieme all’ecosistema di Jazz’Inn.

Fino al 31 maggio è possibile candidarsi come Case Giver sottoponendo una sfida progettuale sui temi dell’innovazione, della sostenibilità, della rigenerazione dei territori e dello sviluppo economico.

👉 Candida la tua sfida

Jazz’Inn Capitale – Roma 9 / 13 novembre

Connettere le idee per il futuro

La seconda tappa si terrà per la prima volta in una grande città, in collaborazione con la Commissione Innovazione Tecnologica di Roma Capitale, per trasformare la città eterna nella Capitale dell’Innovazione Italiana con Jazz’Inn Capitale.

L’iniziativa sarà dedicata al confronto tra istituzioni nazionali e regionali, agenzie di sviluppo, grandi aziende, investitori e operatori dell’innovazione, con l’obiettivo di connettere le strategie di investimento e sviluppo del Paese con le opportunità dei territori.

In questa tappa saranno coinvolti Case Giver interessati a condividere programmi di investimento e sfide strategiche sui temi dell’innovazione, della sostenibilità e della trasformazione digitale.

La partecipazione come Case Giver alla tappa romana avverrà su invito o su richiesta individuale.

Per ricevere informazioni e candidare il proprio interesse: info@fondazioneampioraggio.it

Un tour nazionale per costruire l’ecosistema

La decima edizione sarà accompagnata da un tour di incontri in diverse città italiane (già previste le tappe di Cuneo, Padova, Firenze e Roma), pensato per coinvolgere istituzioni, imprese, università e comunità territoriali nella costruzione dell’ecosistema di innovazione.

Il tour porterà il racconto di Jazz’Inn e delle sue opportunità in diverse città italiane, creando una rete nazionale di connessioni tra territori e innovazione.

Un invito a partecipare

Jazz’Inn è un non evento:
non un convegno, non una fiera, ma uno spazio di lavoro condiviso dove le idee diventano progetti e le relazioni generano opportunità concrete.

Per questo la decima edizione rappresenta un passaggio importante per l’ecosistema dell’innovazione italiano.

Istituzioni, imprese, startup, investitori e organizzazioni sono invitati a partecipare e sostenere il progetto, contribuendo a costruire nuove connessioni tra persone, tecnologie e territori.

Scopri il progetto Jazz’Inn 2026 – Umanità Aumentata

E domandati “se l’Italia innovasse davvero, cosa potrebbe diventare?”

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Jazz’Inn 2026 – Umanità Aumentata

Al via la call for partner per la X edizione

2 appuntamenti e 10 tappe di presentazione per un grande progetto di innovazione condivisa.

Il 28 gennaio Fondazione Ampioraggio ha aperto ufficialmente la call for partner di Jazz’Inn 2026, l’edizione del decennale che segna un passaggio strategico nella storia del living lab di innovazione collaborativa. Un’edizione speciale, costruita intorno al tema “Umanità Aumentata – persone oltre la tecnologia”, che vedrà Jazz’Inn svilupparsi lungo due tappe integrate e un roadshow che coinvolgerà territori, istituzioni e imprese in un percorso di co-progettazione.

Questo percorso verso il decennale ha preso avvio a Roma in un incontro promosso con la Commissione Innovazione Tecnologica di Roma Capitale, che ha rappresentato il primo momento di confronto con partner e stakeholder e nel quale è stato annunciato anche la sede della tappa romana di Jazz’Inn 2026: l’Acquario Romano, luogo simbolico che ospiterà i lavori dal 9 al 13 novembre 2026.

Due tappe, una visione condivisa

Jazz’Inn 2026 si terrà a:

  • Ostra (Marche), primo comune socio della Fondazione, dal 29 giugno al 3 luglio 2026, come tappa territoriale di ascolto, sperimentazione e progettazione condivisa con le comunità locali;
  • Roma, dal 9 al 13 novembre 2026, come tappa istituzionale e nazionale, pensata per mettere in dialogo aree interne, città metropolitane, istituzioni centrali e grandi imprese.

Due contesti diversi, una sola traiettoria: unire punti e costruire ponti tra territori e grandi sistemi decisionali, portando il “metodo Jazz’Inn” – basato su tavoli di lavoro, open innovation e collaborazione orizzontale – anche nei contesti urbani complessi e nelle grandi agende di investimento pubblico e privato.

Il roadshow nazionale 10 x 10

I dieci anni di attività saranno raccontati in un tour in dieci regioni italiane nel corso dell’anno con l’obiettivo di:

  • Incontrare istituzioni, imprese, associazioni e startup;
  • coinvolgere nuovi partner e sponsor;
  • intercettare progettualità, investimenti, obiettivi e priorità strategiche territoriali;
  • condividere i contenuti delle due tappe.

Un percorso diffuso che trasformerà Jazz’Inn da “non evento” a piattaforma nazionale di co-design, capace di accompagnare idee e investimenti lungo un arco temporale più ampio e strutturato.

Progettazione condivisa come tratto distintivo

Da 10 anni Jazz’Inn dimostra che l’innovazione nasce dall’incontro tra persone, competenze e visioni diverse. Anche nel 2026 il cuore dell’iniziativa sarà la progettazione condivisa, che coinvolgerà:

  • comunità locali e amministrazioni centrali;
  • piccole e medie imprese e grandi corporate;
  • startup e pmi innovative;
  • associazioni di categoria e terzo settore:
  • università, centri di ricerca e mondo della scuola;
  • investitori e soggetti istituzionali nazionali ed europei.

In particolare, la X edizione punta a coinvolgere come case giver:

  • Ministeri e istituzioni nazionali ed europee;
  • Regioni, città metropolitane e grandi amministrazioni pubbliche;
  • grandi aziende pubbliche e private, banche, utility e corporate nazionali;
    chiamati a portare a Jazz’Inn le proprie traiettorie di investimento sui temi dell’innovazione, della sostenibilità, della rigenerazione urbana e territoriale, mettendole in dialogo diretto con startup, PMI, talenti e progettisti.

La call for partner

La call for partner di Jazz’Inn 2026 è rivolta a istituzioni, imprese, fondazioni, associazioni e soggetti dell’ecosistema dell’innovazione che vogliano:

  • contribuire attivamente alla costruzione del decennale;
  • sostenere una o entrambe le tappe (Ostra e Roma);
  • partecipare al roadshow nazionale;
  • affiancare Fondazione Ampioraggio nella ricerca dei case giver, dei keynote speaker e nella definizione dei temi dei talk;
  • essere parte di un progetto ad alto valore relazionale, istituzionale e mediatico.

Jazz’Inn 2026 resterà un “non evento”, un’azione creativa e collettiva che chiama l’intero ecosistema Ampioraggio a fare squadra, condividere responsabilità e generare impatto, trasformando l’intelligenza collettiva delle persone nello strumento necessario a generare investimenti, favorire collaborazioni e stimolare sinergie.

Per questo Fondazione Ampioraggio invita tutti, soci, partner e stakeholder a partecipare attivamente al progetto, contribuendo alla costruzione delle 2 tappe, ai contenuti e a condividere una visione per il futuro del Paese.
Il cammino verso Umanità Aumentata è iniziato.

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Alle radici del futuro (1)

Fiabe antiche e futuro digitale

Quando un libro affronta un tema urgente come la difesa del pensiero critico nell’era dell’intelligenza artificiale.

di Giulia Fabrizi – socia di Fondazione Ampioraggio e fondatrice di Almar Quality Research

 

Sabato 7 Febbraio presso la storica libreria Libraccio sul Naviglio Grande a Milano, ho avuto il piacere di dialogare con Moreno Carosella, l’autore del libro Fiabe antiche per un futuro digitale. Metafore e mostri nell’era dell’intelligenza artificiale, edito da Interlinea.

È stato un momento concreto di connessione tra persone, visioni e competenze, trasformando un evento culturale in uno spazio di dialogo, networking e riflessione collettiva.

A rendere questo momento ancora più speciale è stato un aneddoto condiviso dallo stesso autore: anni fa, passando davanti a questa libreria, si era promesso che un giorno avrebbe presentato proprio qui un suo libro. Un desiderio nato in tempi non sospetti, che si è trasformato in realtà!

Il libro di Moreno Carosella parte da un’intuizione potente: usare le fiabe antiche della tradizione popolare meridionale come chiave di lettura del presente digitale.

Le fiabe diventano metafore per raccontare i “mostri” contemporanei dell’intelligenza artificiale e del potere tecnologico.

È un libro che parla di tecnologia, ma soprattutto di esseri umani: di come costruiamo le nostre opinioni, di come veniamo influenzati, di come emozioni, bias cognitivi e dinamiche sociali entrino nei processi decisionali.

Una riflessione che trova solide basi nelle ricerche di psicologia sociale, ambito centrale nel mio lavoro, mostrando come meccanismi antichi, come la ricerca di conferma, le scorciatoie cognitive e l’attivazione emotiva, oggi vengano amplificati dagli algoritmi digitali.

Il volume è arricchito dalla presentazione del filosofo teoretico Roberto Mancini, docente all’Università di Macerata, che invita a immaginare una tecnologia alleata dell’uomo, al servizio del benessere, della creatività e dell’autonomia e non uno strumento di controllo.

Roberto Mancini sottolinea con forza la necessità di imparare ad abitare consapevolmente il mondo digitale, uno spazio che viviamo quotidianamente e che incide profondamente sulle nostre relazioni, sulle decisioni e sulla vita democratica.

Come chiarisce nella nota introduttiva, non esiste alcuna neutralità delle tecnologie: da qui l’urgenza di sviluppare una consapevolezza matura dei rischi e delle opportunità, che impone un approccio responsabile fondato su consapevolezza, etica e capacità di scelta.

Una responsabilità che non riguarda solo i professionisti del settore o gli “addetti ai lavori”, ma che è personale, collettiva e istituzionale.

Roberto Mancini ricorda inoltre come una conoscenza approfondita del funzionamento dei dispositivi tecnologici e dell’intelligenza artificiale sia fondamentale per superare sia la fobia antitecnologica sia l’atteggiamento di delega passiva, promuovendo invece una cultura della gestione democratica della tecnologia e il superamento di quell’analfabetismo digitale che oggi rappresenta uno dei principali limiti alla libertà e alla partecipazione consapevole.

Durante la presentazione, Moreno ha spesso citato Il professor Umberto Galimberti, secondo cui il rischio non è solo tecnologico ma profondamente umano: l’indebolimento della capacità critica e della responsabilità individuale, quando l’Io si disperde in reazioni emotive, narrazioni semplificate e identità costruite dall’esterno.

Moreno ha sottolineato l’incerto confine tra ragione e follia, mostrando come la vita umana autentica nasca dalla tensione tra questi due poli. La follia non è solo patologia, ma uno spazio vitale, di creatività, immaginazione, sogno ed energia emotiva, senza il quale la ragione rischia di diventare sterile.

Moreno invita quindi a riscoprire il valore della follia come parte integrante dell’esperienza umana, della crescita personale e della libertà interiore.

È proprio questa componente, imprevedibile, emotiva e creativa, che l’intelligenza artificiale non potrà mai sostituire, perché appartiene al vero Io umano, alla sua capacità di sentire, creare e dare senso al mondo.

Una lettura che si riflette nelle metafore delle fiabe antiche, popolate da personaggi che perdono sé stessi ogni volta che rinunciano al pensiero critico.

Educazione digitale: una responsabilità collettiva

Durante l’incontro è emerso con forza un tema centrale ed urgente: la democrazia nell’era digitale.

Una democrazia che oggi non può essere data per scontata, ma va educata, allenata e coltivata.

Moreno ci ricorda che una partecipazione democratica reale deve poggiare su tre pilastri fondamentali: la trasparenza, la responsabilità e l’accesso equo all’informazione.

È qui che la formazione diventa cruciale.

Educazione digitale non significa solo insegnare a usare gli strumenti, ma aiutare le persone, a partire dai più giovani, a comprendere i meccanismi che regolano social media, algoritmi e informazione online.

Significa sviluppare pensiero critico, capacità di verifica, consapevolezza dei propri limiti cognitivi.

Questa responsabilità riguarda certamente le scuole, ma anche le aziende, le organizzazioni e le istituzioni, chiamate a creare contesti in cui l’unicità della persona, il pensiero laterale e il dialogo possano essere espressi e valorizzati.

In questa direzione si collocano anche le riflessioni di Luciano Floridi, citato da Moreno nel corso della presentazione. Floridi invita a superare l’idea dell’intelligenza artificiale come entità autonoma o “intelligente” in senso umano.

L’AI non pensa, non decide e non è responsabile: la responsabilità resta sempre umana, nelle scelte di progettazione, utilizzo e regolazione delle tecnologie.

Da qui, come sottolinea Moreno, emerge ancora una volta, la necessità di un investimento forte sull’educazione digitale e sull’alfabetizzazione critica, affinché persone, organizzazioni e istituzioni possano esercitare un controllo consapevole sugli strumenti tecnologici, senza delegare loro valori, giudizi ed etica, elementi fondanti di una cittadinanza democratica consapevole.

Dalla riflessione all’azione: trasformare momenti di incontro in percorsi di sviluppo

Come nelle fiabe, riconoscere il mostro non basta: serve imparare a scegliere come agire.

La consapevolezza digitale non è un traguardo individuale, ma un percorso collettivo, che richiede luoghi di confronto, contaminazione e responsabilità condivisa per potersi tradurre in azione.

È in questo senso che momenti come la presentazione di un libro possono diventare qualcosa di più di un evento culturale: spazi in cui il pensiero si trasforma in progetto e il dialogo in possibilità di sviluppo. Infatti, al termine della presentazione del libro si è aperta una discussione spontanea e partecipata tra i presenti, che hanno condiviso esperienze, punti di vista e contributi di grande valore, trasformando il confronto in un momento autentico di networking e contaminazione di idee.

È lo stesso approccio che anima Jazz’Inn il “non evento” promosso dalla Fondazione Ampioraggio: un living lab di open innovation in cui il sapere non resta teorico, ma circola, si arricchisce, genera domande e si traduce in azioni concrete grazie al confronto tra professionisti, ricercatori, amministratori, imprenditori, startupper e cittadini.

Connessioni che generano valore

È all’interno di questo ecosistema che ho conosciuto Moreno Carosella, grazie a Giuseppe De Nicola, Amministratore Delegato della Fondazione Ampioraggio, colui che è capace di mettere in relazione persone e competenze partendo da una conoscenza profonda dei percorsi e delle sensibilità di ciascun associato.

Nel 2026, anno del suo decennale Ampioraggio proseguirà questo impegno e visione con due nuove tappe: a Ostra, in provincia di Ancona, dal 29 Giugno al 3 Luglio e a Roma dal 9 al 13 Novembre.

La presenza di alcuni soci di Ampioraggio che vivono a Milano, e di Eleonora Fratesi, Vice Presidente del CDA della Fondazione ha reso ancora più evidente il valore di una community che continua a generare connessioni anche al di fuori dai suoi contesti ufficiali.

In conclusione: tecnologia, esseri umani e democrazia

La democrazia cresce solo se è coltivata insieme, attraverso il confronto, la partecipazione e la capacità di assumersi responsabilità condivise.

Oggi più che mai, vale una regola semplice ma fondamentale: conoscere per decidere.

Perché senza consapevolezza non c’è libertà. E senza libertà, anche la tecnologia più avanzata rischia di trasformarsi in un nuovo, silenzioso mostro.

Questo prezioso incontro con Moreno Carosella non rappresenta un punto di arrivo, ma un punto di partenza.

Un invito a continuare a lavorare insieme per rivendicare il valore dell’umano, della sua unicità e della sua capacità di pensare, scegliere e distinguere ciò che è vero da ciò che non lo è.

In un’epoca in cui le tecnologie possono influenzare percezioni, emozioni e decisioni, diventa fondamentale difendere la libertà di giudizio e la responsabilità individuale, secondo la propria etica e il proprio senso critico.

Questo richiede un investimento costante nella formazione a più livelli, che coinvolga scuole, università, istituzioni, imprese e realtà del terzo settore, chiamate a collaborare per costruire una cittadinanza digitale più consapevole.

Essere cittadini digitali consapevoli significa questo: non delegare completamente alle macchine, ma restare protagonisti delle scelte, capaci di comprendere, valutare e decidere.

Questa è democrazia.

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10 anni di Ampioraggio

Le sfide del 2026

Il 2026 segnerà un passaggio importante: i 10 anni di attività di Fondazione Ampioraggio e l’avvio di una nuova fase di sviluppo dell’ecosistema che, dal 2016, lavora per connettere territori, imprese, istituzioni e comunità attraverso l’innovazione collaborativa.

Abbiamo scelto di affrontare questo traguardo non come una celebrazione formale, ma come un laboratorio aperto di innovazione fatta con e per le persone:
Umanità Aumentata, il tema che guiderà Jazz’Inn 2026, non sarà solo uno slogan o il filo conduttore di un percorso che unisce sperimentazione nei territori e confronto istituzionale nazionale: sarà anche un modo per affrontare insieme il momento complesso che stiamo vivendo.

Il doppio appuntamento di Jazz’Inn 2026 che si terrà a luglio ad Ostra (primo comune socio dell’ecosistema) e a metà novembre e Roma (Jazz’inn Capitale) rappresenterà un’occasione concreta per:

  • contribuire alla costruzione di nuovi modelli di sviluppo sostenibile
  • partecipare a un processo di co-progettazione tra pubblico e privato
  • entrare in una rete attiva che guarda ai prossimi anni, non solo a un evento
  • condividere momenti di riflessione per costruire nuovi modelli sociali

A questo si aggiungeranno i diversi progetti a cui stiamo lavorando, almeno 4 Ampioraggio Day, 6 Webinart e vari approfondimenti sul mondo che cambia sulla nostra rubrica “Scenari d’innovazione”.

10 anni fa abbiamo intrapreso una strada diversa per promuovere l’innovazione.

Siamo andati lontani dai luoghi comuni, dimostrato che non esistono periferie e generato investimenti in sinergie.

Non era scontato, anzi.

Oggi siamo consapevoli che la vera innovazione è stata e sarà fare squadra.

Unire le idee, le relazioni, le competenze e le esperienze per sorprendersi nel vedere generato valore e, soprattutto, coesione e visioni.

Vi invitiamo, sin da ora, a conoscere e partecipare alle iniziative del decennale, a partire dalla collaborazione per le 2 tappe di Jazz’Inn 2026.

Per comprendere meglio lo spirito del progetto, guardate il video che riepiloga 10 anni di Ampioraggio, con i saluti delle persone che fanno parte dell’ecosistema: https://shorturl.at/DfgNg

Il 2026 può essere un anno utile per continuare ad unire le nostre competenze per trasformare le relazioni in alleanze, le idee in progetti e le visioni in investimenti reali.

Viviamo tempi complessi e incerti ma è proprio in questi momenti che nascono nuove possibilità

Proviamo a farle nascere insieme?

Renderemo più verde il giardino del nostro vicino, perchè lo diventi anche il nostro (1)

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Da Jazz’Inn 2025 a Jazz’Inn Capitale 2026

2 appuntamenti per conoscere il percorso che unirà aree interne e aree metropolitane

Dopo la scelta del Comune di Campobasso come sede 2025 (tra 59 territori candidati), ecco 2 appuntamenti (e 8 buoni motivi) per iniziare il percorso verso Jazz’Inn 2025 e conoscere il programma e le modalità per candidarsi come case giver per il living lab di open innovation che si terrà dal 29 settembre al 3 ottobre nel capoluogo molisano e nei borghi limitrofi.

L’esperienza di 8 anni dedicati a promuovere l’innovazione lontani dai luoghi comuni, ci permette di lanciare un progetto per unire aree metropolitane e aree interne in un percorso comune che si svilupperà tra 2025 e 2026 e vedrà coinvolte la regione che “non esiste” e la Città Eterna, per immaginare nuovi modelli di sviluppo, sostenibili e innovativi.

8 MOTIVI PER PARTECIPARE

Le esperienze maturate in questi anni ci hanno fatto capire che:

  1. Non esistono periferie dove idee e innovatori si riuniscono.
  2. Occorre eliminare le distanze tra centro e aree interne per evitare fenomeni di spopolamento-sovrappopolamento e accelerare la digitalizzazione delle aree interne.
  3. Bisogna ridurre le asimmetrie informative tra centri decisionali e destinatari dei fondi pubblici per focalizzare meglio le scelte strategiche nell’uso delle risorse.
  4. Occorre valorizzare gli asset (materiali e immateriali) e le vocazioni disponibili nel Paese oggi ampiamente sottoutilizzati e lasciati depauperare.
  5. Facilitare la relazione tra la domanda (pubblica e privata) e l’offerta di innovazione per andare oltre le dinamiche attuali in tema di startup per produrre effetti concreti e non disperdere le energie e le potenzialità dei nostri innovatori.
  6. Far convergere in modo utile gli strumenti finanziari esistenti, creando processi virtuosi di innovazione finanziaria e gestionale pubblico-privata;
  7. Offrire alle imprese italiane occasioni efficaci e tempi adeguati per confrontarsi con gli innovatori e orientare meglio i propri investimenti e cercare nuove idee per competere sui mercati con prodotti e servizi ad alto valore aggiunto.
  8. Disporre di un’intelligenza collettiva che supporti gli obiettivi di imprese e amministrazioni pubbliche.

Capire questo ci ha permesso di stimolare sinergie, collaborazioni e investimenti per oltre 90 milioni di euro, creando uno spazio e un tempo anarchico e organizzato (come ha detto qualcuno), nel quale grandi aziende, startup, investitori, enti pubblici, istituzioni e centri di ricerca hanno trovato occasioni per collaborare senza barriere in quello che definiamo un non evento dove ogni partecipante è protagonista delle attività e non uno spettatore passivo.

Ora lanciamo nuove sfide che vi invitiamo a scoprire in questi 2 prossimi appuntamenti

WebinarT di presentazione
29 maggio ore 16.30
Piattaforma di videoconferenza Ampioraggio

Il programma, le novità e le opportunità della IX edizione di Jazz’inn a Campobasso dal 29 settembre al 3 ottobre 2025, tema “Territori Sostenibili” che ci accompagnerà alla X edizione “Jazz’inn Capitale 2026” a Roma.

Al WebinarT parteciperanno

  • Giovanna Ruggiero – presidente Fondazione Ampioraggio
  • Elisabetta Giacosa – presidente C.d’A Fondazione Ampioraggio
  • Guglielmo de Gennaro – presidente CTS Fondazione Ampioraggio
  • Marialuisa Forte – Sindaca Comune di Campobasso
  • Antonella Melito – consigliere e vicepresidente Commissione Innovazione Tecnologica Roma Capitale
  • Leandro Aglieri – presidente Consulta Roma Smart City Lab
Evento in Campidoglio
13 giugno 9.30 – 16.30
Sala della Protomoteca

Nella prestigiosa sede di Roma Capitale presenteremo le visioni e i percorsi che uniranno Jazz’inn 2025 a Jazz’inn Capitale 2026. In questa occasione saranno elaborate le idee che accompagneranno il percorso e presentate le iniziative e le opportunità offerte da istituzioni, aziende, territori e partner.

Candidati come case giver e vieni a cercare le idee per i tuoi investimenti

Il case giver è il vero protagonista di Jazz’Inn.

Può essere un’azienda, una startup o una PMI innovativa, una P.A., un ente locale, un centro di ricerca, un’associazione del terzo settore o un investitore alla ricerca di idee innovative per gli investimenti in programma.

Candidarsi come Case Giver proponendo la propria Challenge da discutere ai tavoli di lavoro di Jazz’Inn vuol dire avere un’intelligenza collettiva a disposizione e il tempo necessario per confrontarsi, capire e condividere le proprie idee.

Scadenza della Call: 20 giugno 2025.

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Campobasso sarà la Capitale dell’Innovazione 2025

Selezionata tra 59 territori candidati, la città molisana ospiterà la IX edizione di Jazz’Inn dal 29 settembre al 3 ottobre 2025

La Fondazione Ampioraggio ha ufficialmente annunciato, durante l’evento tenutosi il 15 aprile 2025 presso il Complesso San Michele di Salerno, la sede che ospiterà la IX edizione di Jazz’Inn, il laboratorio itinerante di innovazione aperta dedicato alla crescita sostenibile dei territori: sarà Campobasso ad accogliere il format dal 29 settembre al 3 ottobre 2025.

L’annuncio è stato il culmine di un percorso partecipato avviato a fine 2024 con una call nazionale che ha visto candidarsi ben 59 territori italiani. Dopo tre fasi di selezione, sono arrivati in finale quattro protagonisti: oltre a Campobasso, anche Lecce, Colleferro e l’Unione dei Comuni Terre della Marca Senone.

A Salerno, davanti a una platea ricca di rappresentanti istituzionali e stakeholder, sono intervenuti i sindaci e le delegazioni dei territori finalisti. Con l’occasione, la Fondazione ha comunicato anche i prossimi passi dell’ecosistema Ampioraggio: i 3 finalisti saranno sede di Ampioraggio Day e Colleferro sarà anche sede dell’Assemblea dei soci di fine anno, a loro si è aggiunto il Comune di Ginosa che è rientrato tra i 10 finalisti, questi saranno i primi 4 territori che ospiteranno nel corso del 2025 i laboratori territoriali di innovazione della Fondazione, momenti di networking e confronto sui temi dell’innovazione e dello sviluppo locale nei quali animeremo un confronto tra amministratori e stakeholders sui modelli di sviluppo.

L’incontro è stato introdotto da Teresa Falco, Amministratrice Unica di Aedifica Srl, società che gestisce il Complesso San Michele. A seguire, sono intervenuti la presidente della Fondazione Giovanna Ruggiero, la presidente del C.d’A. Elisabetta Giacosa, Flavia Marzano presidente onoraria del Comitato Scientifico, l’assessore all’innovazione del Comune di Merano (sede 2024 di Jazz’inn) Nerio Zaccaria, e Antonella Melito, consigliera di Roma Capitale, che ha dato l’appuntamento al 13 giugno in Campidoglio per presentare il progetto Jazz’Inn Capitale 2026, l’idea nata nella scorsa edizione in seguito alla partecipazione della Consulta Roma Smart City Lab come case giver.

A seguire, Guido Fabbri e Giuseppe De Nicola hanno presentato le call per i case giver 2025, il tour di promozione nelle principali città italiane e le nuove opportunità per partner e sponsor, mentre alcune testimonianze hanno raccontato l’esperienza vissuta a Jazz’Inn: da Alessandro Niglio (socio e startup investor) , Fabio Streliotto (Ceo di Innova Srl ), Ciro Scamardella (socio ed esperto di PA Digitale), Agostino Lembo (InfoCert) e Nando Pintus (Ceo WIPLAB), case giver onorario della IX edizione con un progetto visionario sul metaverso sull’inferno dantesco.

È possibile rivedere la diretta integrale dell’evento sul canale ufficiale della Fondazione su YouTube a questo link

La Fondazione si prepara così a una nuova edizione che conferma Jazz’Inn come piattaforma nazionale di innovazione, relazione e contaminazione tra pubblico, privato e terzo settore.

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Presentazione nuova Capitale dell’Innovazione e prossima sede del Jazz’Inn 2025

10:00 Saluti istituzionali
  • Teresa Falco – Saluti di benvenuto (5 min)
  • Giovanna Ruggiero – Saluti, obiettivi dell’incontro e ringraziamento alla Commissione (7 min)
10:15 Introduzione alle prospettive future
  • Antonella Melito – Jazz’inn Capitale 2026: la sfida della X edizione (10 min) alle 10.20
  • Flavia Marzano – Da Pietrelcina ad oggi: il percorso di Jazz’inn (5 min) entro le 10.45
  • Elisabetta Giacosa – Presentazione nuovo CDA e obiettivi operativi (7 min)
Focus operativo
  • Guglielmo de Gennaro – Il progetto 2025 e la griglia dei servizi offerti (10 min)
11.00 Riflessioni e scenari futuri
  • Nerio Zaccaria – L’esperienza di Jazz’inn 2024 (5 min)
11.05 Le scelte per il futuro
  • Giuseppe De Nicola – I 4 finalisti, la sede 2025 e gli Ampioraggio Day (30 min)
  1.   Comune di Campobasso
  2.   Comune di Lecce
  3.   Comune di Colleferro
  4.   Unione dei Comuni della Marca Senone
11:40 Strategie e coinvolgimento
  • Guido Fabbri – La call per i case giver e il piano di comunicazione (18 min)
12.00 Testimonianze dal network Ampioraggio
  • Interventi e testimonianze di soci e partner (45 min)

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Jazz’Inn 2025: Conclusa la Prima Fase di Selezione per la Prossima Sede

Aperta la fase decisiva: la scelta finale passa anche attraverso il voto della community!

La selezione della sede che ospiterà l’edizione 2025 di Jazz’Inn, il living lab di open innovation promosso dalla Fondazione Ampioraggio, entra nel vivo. Si è infatti conclusa la prima fase di valutazione, durante la quale sono state analizzate le candidature dei territori che si sono proposti per accogliere il format innovativo dell’iniziativa.

Un grande ringraziamento va a tutti i comuni e le amministrazioni che hanno partecipato con entusiasmo, dimostrando una forte motivazione e una visione strategica orientata all’innovazione e alla crescita territoriale.

Ora si apre la seconda fase, in cui la valutazione verrà arricchita da un nuovo criterio: il coinvolgimento della community. Oltre al voto della commissione di valutazione, dal 24 al 30 marzo sarà attiva una survey pubblica sul gruppo Facebook della Fondazione Ampioraggio. Sarà l’occasione per ogni territorio di mobilitare il proprio ecosistema e dimostrare la propria capacità di attivare reti e connessioni intorno a Jazz’Inn.

Al termine di questa fase, la combinazione tra il voto della commissione e il risultato della survey determinerà i 3 territori finalisti, che saranno chiamati a presentare le proprie proposte in un’audizione online il 4 aprile con i membri della commissione valutatrice. 

La scelta definitiva, dopo un sopralluogo di verifica sul territorio che avrà preso il maggior numero di votii, verrà annunciata il 15 aprile, in un evento in presenza a Salerno che sarà anche in diretta streaming.

Ecco l’elenco dei territori selezionati nella prima fase:

  • Comune di Alberona – Puglia
  • Comune di Bacoli – Campania
  • Comune di Bagheria – Sicilia
  • Comune di Campobasso – Molise
  • Comune di Carassai – Marche
  • Comune di Carbonia – Sardegna
  • Comune di Carmagnola – Piemonte
  • Comune di Centuripe – Sicilia
  • Comune di Colleferro – Lazio
  • Comune di Cuneo – Piemonte
  • Comune di Ginosa – Puglia
  • Comune di Lecce – Puglia
  • Comune di Mazara del Vallo – Sicilia
  • Comune di Montesilvano – Abruzzo
  • Comune di Pianezza – Piemonte
  • Comune di San Demetrio né Vestini – Abruzzo
  • Comune di Seui – Sardegna
  • Comune di Todi – Umbria
  • GAL Terre di Argil – Lazio
  • GAL Terre Locridee – Calabria
  • GAL Valli del Canavese – Piemonte
  • Unione Comuni Terre della Marca Senone – Marche

Si ringraziano tutti i territori che hanno manifestato l’interesse ad ospitare il nostro living lab ai quali, oltre il nostro ringraziamento, saranno offerti una serie di servizi messi a disposizione di soci e partner dell’ecosistema Ampioraggio.

  • Comune di Aieta – Calabria
  • Comune di Alife – Campania
  • Comune di Ardore – Calabria
  • Comune di Bolognano – Abruzzo
  • Comune di Calvera – Basilicata
  • Comune di Candida – Campania
  • Comune di Cantalupo in Sabina – Lazio
  • Comune di Castrocielo – Lazio
  • Comune di Catanzaro – Calabria
  • Comune di Cava de’ Tirreni – Campania
  • Comune di Forchia – Campania
  • Comune di Fosdinovo – Toscana
  • Comune di Giardini Naxos – Sicilia
  • Comune di Leporano – Puglia
  • Comune di Marcellinara – Calabria
  • Comune di Marsico Nuovo – Basilicata
  • Comune di Martignano – Puglia
  • Comune di Mendicino – Calabria
  • Comune di Monteflavio – Lazio
  • Comune di Morgex – Valle d’Aosta
  • Comune di Nicotera – Calabria
  • Comune di Oliveto Citra – Campania
  • Comune di Palestrina – Lazio
  • Comune di Pietragalla – Basilicata
  • Comune di Roccadaspide – Campania
  • Comune di Segni – Lazio
  • Comune di Serre – Campania
  • Comune di Siculiana – Sicilia
  • Comune di Squillace – Calabria
  • Comune di Tora e Piccilli – Campania
  • Comune di Torrecuso – Campania
  • Comune di Valdengo – Piemonte
  • Comune di Vallesaccarda – Campania
  • Comune di Venticano – Campania
  • Comune di Zungoli – Campania
  • Comunità Montana Partenio Vallo Lauro – Campania
  • GAL Terre Sabine – Lazio

Invitiamo tutti a partecipare attivamente alla scelta della sede di Jazz’Inn 2025, esprimendo il proprio voto dal 24 al 30 marzo e condividendo a scrivere una nuova pagina di questo straordinario viaggio tra idee, imprese e comunità.

Restate connessi per tutti gli aggiornamenti e… mettete in agenda Jazz’Inn 2025 dal 29 settembre al 3 ottobre!

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I territori candidati a Jazz’Inn 2025: alla scoperta dell’innovazione nei borghi italiani

I territori candidati a ospitare Jazz’inn 2025: un viaggio verso l’innovazione diffusa

Ecco i territori candidati per la IX edizione di Jazz’inn.

Pronto l’elenco definitivo dei 59 territori candidati ad ospitare la IX edizione di Jazz’inn e scegliere la Capitale Italiana dell’Innovazione 2025. 

Dopo l’esperienza del 2024 a Merano, diventata anche il docufilm “Il viaggio delle Idee” disponibile su RaiPlay, ci metteremo alla ricerca della sede della nona edizione del nostro living lab di open innovation dal 29 settembre al 3 ottobre.

Un’esperienza unica di innovazione e contaminazione culturale

Jazz’inn non è un evento, ma un vero e proprio laboratorio a cielo aperto dove l’innovazione incontra i territori, generando contaminazioni culturali e imprenditoriali. 

I risultati delle edizioni precedenti hanno fatto crescere l’interesse delle comunità locali nel voler far parte di questo progetto che promuove un modello di sviluppo sostenibile, rigenerazione urbana e valorizzazione delle identità territoriali attraverso tavoli di open innovation lontani dai luoghi comuni.

I territori candidati per il 2025

I candidati di quest’anno riflettono la varietà e la ricchezza dei paesaggi italiani, abbracciando realtà dal Piemonte alla Sicilia, dal Lazio alla Sardegna, attraversando borghi, centri storici di città, aree interne e territori montani. Tra i nomi spiccano:

  • Campania: Tora e Piccilli, Forchia, Cava de’ Tirreni, Bacoli, Roccadaspide e molti altri.
  • Calabria: Marcellinara, Ardore, Mendicino, Squillace, Catanzaro, Nicotera.
  • Lazio: Castrocielo, Colleferro, Segni, Cantalupo in Sabina, Monteflavio.
  • Puglia: Ginosa, Alberona, Lecce, Leporano.
  • Abruzzo: Bolognano, Montesilvano.
  • Sicilia: Bagheria, Siculiana, Mazara del Vallo, Giardini Naxos, Centuripe.
  • Marche: Carassai, Unione dei Comuni Terre della Marca.
  • Valle d’Aosta: Morgex.
  • Piemonte: Valdengo, Gal Valli del Canavese, Carmagnola, Pianezza.
  • Basilicata: Calvera, Pietragalla, Marsico Nuovo.
  • Sardegna: Seui, Carbonia.
  • Umbria: Todi.
  • Molise: Campobasso.
  • Toscana: Fosdinovo.

Questi territori condividono una visione comune: trasformare le proprie sfide in opportunità attraverso l’innovazione, l’inclusione sociale e la sostenibilità.

Verso la scelta delle location definitive

Nei prossimi giorni, la commissione di selezione, composta da oltre 60 persone scelte tra soci e partner della Fondazione Ampioraggio, esaminerà in 3 fasi separate le candidature, valutando le potenzialità e l’impegno delle comunità locali nell’accogliere l’ecosistema di Jazz’inn. 

L’obiettivo è selezionare il territorio che più di tutti saprà convincere i membri della commissione sulla motivazioni e volontà di accogliere le idee degli innovatori italiani per trasformarle in progetti esecutivi, coinvolgere la propria comunità e offrire spazi e disponibilità per la co-creazione e il networking con gli eventi culturali e musicali che si uniranno ai tavoli di lavoro e agli open talk.

Jazz’inn 2025 sarà un viaggio indimenticabile anche verso la X edizione, quella che ci porterà al Jazz’inn Capitale annunciato il 26 febbraio in Campidoglio e che trasformerà Roma anche nella Capitale dell’open innovation.

Ci prepariamo ancora una volta a questo viaggio verso l’innovazione collaborativa, con il “non evento” che unisce innovazione e Jazz per trasformare la nostra idea di cambiamento in progetti e investimenti sostenibili per territori, imprese e comunità.

Un’esperienza difficile da raccontare se non la si vive e che quest’anno si terrà dal 29 settembre al 3 ottobre, nella località che sarà scelta tra le 59 candidate e che verrà presentata il 15 aprile a Salerno.

Trasformiamo le idee in valore.

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Jazz’Inn 2025: territori sostenibili – Il lancio ufficiale al Campidoglio

Il 26 febbraio alle ore 9:30, nella prestigiosa Sala della Protomoteca del Campidoglio a Roma, si terrà l’evento di lancio di Jazz’Inn 2025: territori sostenibili, il format di innovazione collaborativa promosso dalla Fondazione Ampioraggio.

L’incontro sarà l’occasione per presentare le nuove sfide di Jazz’Inn e i territori candidati a diventare Capitale dell’Innovazione 2025.

Territori protagonisti dell’innovazione

Durante l’evento verrà illustrato il percorso di selezione dei territori che potranno ospitare Jazz’Inn 2025.

Le amministrazioni locali interessate avranno tempo fino al 24 febbraio alle ore 24,00 per presentare la propria candidatura.

Maggiori dettagli e modalità di candidatura sono disponibili al link:

https://www.fondazioneampioraggio.it/candida-territorio-diventare-capitale-innovazione-2025/.

Il viaggio delle idee: il racconto di Jazz’Inn 2024

L’evento sarà anche l’occasione per la presentazione ufficiale del docufilm Il Viaggio delle Idee, un racconto emozionante che ripercorre l’esperienza del living lab di Jazz’Inn 2024 a Merano.

Il documentario, che a breve sarà anche programmato su Rai Italia e Rai Play, testimonia il valore dell’innovazione collaborativa e il coinvolgimento di istituzioni, imprese, startup e cittadini nella costruzione di un futuro sostenibile e inclusivo.

Call per i case giver della IX edizione

Nel corso della mattinata verrà lanciata la call per la selezione dei case giver della IX edizione di Jazz’Inn, un’opportunità unica per imprese, enti e startup che vogliono proporre sfide innovative da sviluppare attraverso il metodo della contaminazione collaborativa.

Jazz’Inn Capitale 2026: il futuro dell’innovazione

Un altro importante annuncio riguarderà Jazz’Inn Capitale 2026, il progetto nato ai tavoli di lavoro del living lab di Merano nel 2024 e destinato a diventare una piattaforma strategica per lo sviluppo dell’innovazione territoriale nei prossimi anni con la realizzazione di un laboratorio per le grandi città e le aree metropolitane italiane a Roma nel 2026, in occasione dei 10 anni di Jazz’Inn.

Agenda

L’incontro, realizzato in collaborazione con Roma Capitale e la Consulta Roma Smart City Lab, vedrà tra i relatori:

  • Riccardo Corbucci – Presidente commissione Innovazione Tecnologica di Roma Capitale
  • Pierluigi Sanna – Vicesindaco della Città Metropolitana
  • Antonella Melito – Vice presidente commissione Innovazione Tecnologica di Roma Capitale
  • Leandro Aglieri – Presidente della Consulta Roma Smart City Lab
  • Giovanna Ruggiero – Presidente consiglio d’indirizzo Fondazione Ampioraggio
  • Guglielmo de Gennaro – Presidente Comitato Scientifico Fondazione Ampioraggio
  • Flavia Marzano – Presidente onorario Comitato Scientifico Fondazione Ampioraggio
  • Elisabetta Giacosa – Presidente Consiglio d’Amministrazione Fondazione Ampioraggio
  • Alberto Bruni – Membro Comitato Scientifico Fondazione Ampioraggio

A loro si aggiungeranno testimonianze e interventi di amministratori, innovatori, partner e soci dell’ecosistema di Fondazione Ampioraggio in un confronto aperto sulle prospettive future di questo progetto lontano dai luoghi comuni su innovazione e sviluppo sostenibile.

Vi aspettiamo per costruire insieme il futuro dell’innovazione nei territori!
Per maggiori informazioni: staff@fondazioneampioraggio.it

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Il percorso continua. Scopri le nuove sfide di Fondazione Ampioraggio

Le 2 giornate salernitane appena concluse per l’assemblea dei soci della Fondazione Ampioraggio hanno (di)segnato un momento importante del percorso iniziato 8 anni fa e che, grazie all’impegno di tutti, continua a crescere e a coinvolgere i protagonisti dell’innovazione italiana.

Durante l’incontro, abbiamo tracciato i risultati ottenuti, condiviso nuove visioni e rinnovato il Consiglio di Amministrazione, consolidando la nostra capacità di promuovere un’innovazione collaborativa e inclusiva, fatta da (molte) persone che producono (tanti) risultati concreti e sono (sempre) disposte a collaborare tra loro.

Come hanno fatto i membri del C.d’A uscente, Fabrizio Luciani (presidente), Franchet Nathalie , Elvira Vicedomini , Simone Caporale e Antonello Luciano (oltre che Lapo Tasselli , Luca Capobianco e Angela Imparato nella prima fase) che dal 2022 al 2024 hanno condotto la Fondazione a consolidare la propria posizione e che consegnano al nuovo C.d’A. un bilancio sano e un’organizzazione definita e riconosciuta.

Ai 7 nuovi membri ( Elisabetta Giacosa, Eleonora Fratesi , Michele Odierna , Daniele Napoleone , Francesco Imperatore , Mario Vitolo e Giambattista Pignataro ), ora tocca la responsabilità di alzare l’asticella delle aspettative, a partire dalla scelta dei nuovi organi di rappresentanza che avverrà a brevissimo per avviare le attività del Comitato Scientifico, del Team Operativo, del Comitato Etico e del progetto dell’Open Innovation Hub di Ampioraggio.

I primi impegni: dal lancio della call per Jazz’Inn 2025 a Jazz’Inn Capitale 2026

L’assemblea di Salerno è stata anche la sede del lancio della nuova call per selezionare la sede di Jazz’Inn 2025, l’iniziativa che da anni rappresenta un punto di riferimento per la condivisione di idee, progetti e connessioni in luoghi che ispirano innovazione e cultura.

La IX edizione ha diverse novità: dalla presentazione dei territori candidati il 26 febbraio in Campidoglio al lancio del progetto Jazz’Inn Capitale 2026, anticipato a Salerno, in diretta streaming, da Antonella Melito, consigliera e vice presidente della Commissione Innovazione Tecnologica di Roma Capitale che ha raccolto l’idea nata ai tavoli di Jazz’Inn di Merano dove ha partecipato come case giver con la Consulta Roma Smart City Lab presieduta da Leandro Aglieri .

Una ragione in più per candidarsi a Jazz’Inn

Quest’anno Fondazione Ampioraggio metterà a disposizione di tutti i territori candidati la possibilità di usufruire di servizi e competenze della rete di esperti sui temi dell’innovazione nella P.A., una ragione in più per candidarsi e diventare protagonisti di questa esperienza unica, in cui fare concretamente innovazione lontani dai luoghi comuni e generare valore.

 “Il viaggio delle idee”: il docufilm che racconta l’idea di coesione e innovazione di Ampioraggio

Un altro progetto presentato a Salerno è il completamento del docufilm “Il viaggio delle idee”, girato durante Jazz’inn 2024 a Merano.

Nato da un’idea di Alberto Bruni , socio e membro del nostro comitato scientifico, e affidato alla Loreb Produzioni di Giacomo Silvestri , il docufilm racconta la nostra missione, dando voce alle persone che hanno attraversato l’Italia per condividere le proprie idee a Merano, testimoni viventi di un’idea di coesione territoriale che ha messo al centro le competenze e la voglia di confronto concreto, superando barriere culturali e distanze geografiche che separano Nord e Sud, grandi e piccoli comuni, startup e multinazionali.Il lancio ufficiale avverrà a breve e sarà un’occasione per rivivere insieme le emozioni e le sfide del nostro percorso.

I risultati: una Fondazione che genera impatto

Dal 2016 al riconoscimento giuridico e dal 2022 a oggi la Fondazione Ampioraggio ha raggiunto traguardi significativi che sintetizziamo in 4 punti:

  • dimostrare che grazie alle idee non esistono periferie e che anche un borgo può diventare capitale d’innovazione;
  • fatto nascere decine di progetti, centinaia di collaborazioni e stimolato milioni di euro di investimenti;
  • coinvolto e fatto diventare protagonisti migliaia di persone, prima di tutto ;
  • creato un modello di innovazione collaborativa diventato un punto di riferimento nazionale.

Risultati voluti da una comunità di innovatori appassionata e determinata, che ha fatto della collaborazione il suo valore aggiunto e il suo tratto distintivo.

Partecipa al cambiamento, promuovi la call di Jazz’Inn e condividi questa visione.

Concludiamo questo articolo con un invito: fate parte del nostro viaggio.

Partecipare alla vita della Fondazione vuol dire essere parte attiva e non spettatori del cambiamento, condividendo attività, relazioni e competenze con le quali costruire un ecosistema e trasferire ad aziende e territori l’innovazione utile: quella necessaria al nostro Paese e non solo quella da mettere in vetrina nei mille eventi italiani.

Puoi farlo aiutandoci a diffondere la call per Jazz’Inn 2025, il “non evento” che porta le idee lontane dai luoghi comuni e vicine alle esigenze delle persone.

 

I primi impegni: dal lancio della call per Jazz’Inn 2025 a Jazz’Inn Capitale 2026

L’assemblea di Salerno è stata anche la sede del lancio della nuova call per selezionare la sede di Jazz’Inn 2025, l’iniziativa che da anni rappresenta un punto di riferimento per la condivisione di idee, progetti e connessioni in luoghi che ispirano innovazione e cultura.

La IX edizione ha diverse novità: dalla presentazione dei territori candidati il 26 febbraio in Campidoglio al lancio del progetto Jazz’Inn Capitale 2026, anticipato a Salerno, in diretta streaming, da Antonella Melito, consigliera e vice presidente della Commissione Innovazione Tecnologica di Roma Capitale che ha raccolto l’idea nata ai tavoli di Jazz’Inn di Merano dove ha partecipato come case giver con la Consulta Roma Smart City Lab presieduta da Leandro Aglieri .

Una ragione in più per candidarsi a Jazz’Inn

Quest’anno Fondazione Ampioraggio metterà a disposizione di tutti i territori candidati la possibilità di usufruire di servizi e competenze della rete di esperti sui temi dell’innovazione nella P.A., una ragione in più per candidarsi e diventare protagonisti di questa esperienza unica, in cui fare concretamente innovazione lontani dai luoghi comuni e generare valore.

 “Il viaggio delle idee”: il docufilm che racconta l’idea di coesione e innovazione di Ampioraggio

Un altro progetto presentato a Salerno è il completamento del docufilm “Il viaggio delle idee”, girato durante Jazz’inn 2024 a Merano.

Nato da un’idea di Alberto Bruni , socio e membro del nostro comitato scientifico, e affidato alla Loreb Produzioni di Giacomo Silvestri , il docufilm racconta la nostra missione, dando voce alle persone che hanno attraversato l’Italia per condividere le proprie idee a Merano, testimoni viventi di un’idea di coesione territoriale che ha messo al centro le competenze e la voglia di confronto concreto, superando barriere culturali e distanze geografiche che separano Nord e Sud, grandi e piccoli comuni, startup e multinazionali.Il lancio ufficiale avverrà a breve e sarà un’occasione per rivivere insieme le emozioni e le sfide del nostro percorso.

I risultati: una Fondazione che genera impatto

Dal 2016 al riconoscimento giuridico e dal 2022 a oggi la Fondazione Ampioraggio ha raggiunto traguardi significativi che sintetizziamo in 4 punti:

  • dimostrare che grazie alle idee non esistono periferie e che anche un borgo può diventare capitale d’innovazione;
  • fatto nascere decine di progetti, centinaia di collaborazioni e stimolato milioni di euro di investimenti;
  • coinvolto e fatto diventare protagonisti migliaia di persone, prima di tutto ;
  • creato un modello di innovazione collaborativa diventato un punto di riferimento nazionale.

Risultati voluti da una comunità di innovatori appassionata e determinata, che ha fatto della collaborazione il suo valore aggiunto e il suo tratto distintivo.

Partecipa al cambiamento, promuovi la call di Jazz’Inn e condividi questa visione.

Concludiamo questo articolo con un invito: fate parte del nostro viaggio.

Partecipare alla vita della Fondazione vuol dire essere parte attiva e non spettatori del cambiamento, condividendo attività, relazioni e competenze con le quali costruire un ecosistema e trasferire ad aziende e territori l’innovazione utile: quella necessaria al nostro Paese e non solo quella da mettere in vetrina nei mille eventi italiani.

Puoi farlo aiutandoci a diffondere la call per Jazz’Inn 2025, il “non evento” che porta le idee lontane dai luoghi comuni e vicine alle esigenze delle persone.

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Candida il tuo territorio a diventare capitale dell’innovazione 2025

Aperta fino al 24 febbraio la call per candidarsi ad ospitare la nona edizione di Jazz’Inn

Territori Sostenibili è il tema della call 2025 che Fondazione Ampioraggio ha lanciato per cercare la capitale dell’innovazione italiana del 2025.

Dopo il successo delle giornate di Merano, sede dell’ottava edizione a ottobre scorso, riparte l’impegno dell’ecosistema Ampioraggio dalla ricerca del territorio che sarà selezionato per ospitare la IX edizione di Jazz’Inn e JazzA-Inn, il living lab che porta l’open innovation e l’intelligenza artificiale sui territori, unendoli a jazz, cultura e sviluppo sostenibile.

L’appuntamento del 2025 vede alcune novità:

  • La valorizzazione delle proposte provenienti da reti territoriali
  • l’accesso ad una serie di contenuti formativi offerti alle amministrazioni partecipanti dalla Fondazione
  • L’omaggio o l’accesso a condizioni riservate di servizi per valorizzare e innovare il proprio territorio eda parte dei partner della Fondazione
  • La presentazione e Il coinvolgimento dei candidati nel progetto Jazz’Inn Capitale 2026 e la loro presentazione il 26 febbraio p.v.

Queste nuove opportunità si aggiungono quelle che caratterizzano da sempre l’iniziativa, nata nel 2017, che ha dimostrato di essere un catalizzatore di investimenti e di scoperta di territori, sfruttando la resilienza e la sostenibilità dei luoghi e dimostrando che non esistono periferie dove si incontrano le idee.

Candidarsi a Jazz’Inn, a prescindere dalla selezione finale, è un modo per coinvolgere la propria comunità in un percorso di cambiamento e di innovazione, scoprendo le potenzialità inespresse dei propri territori e facendole emergere.

Ai finalisti sarà riservata la possibilità di organizzare un Ampioraggio Day (Laboratorio di innovazione locale), mentre il territorio selezionato avrà un ritorno sia in termini di raccolta di idee, di reputazione e visibilità, grazie ad una campagna di comunicazione che durerà 4 mesi e un incremento delle presenze in loco, mediamente 500 persone in una settimana, che trasformeranno il luogo in un think tank di innovazione unico, grazie al quale giovani, imprese, amministratori e associazioni del territorio potranno confrontarsi, in modo informale, con innovatori.

Jazz’Inn ha trasformato i borghi selezionati in think tank di sviluppo, coinvolgendo per una settimana oltre 500 persone, tra imprenditori, manager, startupper, investitori, ricercatori, rappresentanti delle istituzioni, studenti, scuole e altri attori del cambiamento, trasformando la lentezza in un motore di sviluppo economico e sociale.

Chi può partecipare?

Le amministrazioni invitate a candidarsi sono:

  • comuni sotto i 5.000 abitanti,
  • centri storici e borghi di comuni fino a 100.000 abitanti,
  • comunità montane,
  • gruppi di azione locale
  • unioni di comuni
  • Aree SNAI

Come candidarsi?

Per proporre il proprio territorio, dopo aver consultato l’avviso, occorre compilare e inviare il modulo per concorrere alla Fase 1 della selezione entro e non oltre il 24 febbraio successivo.

Una commissione di esperti valuterà le candidature in tre fasi, culminando con la selezione finale che si terrà il 4 aprile 2025 sulla piattaforma di videoconferenza della Fondazione Ampioraggio.

L’impegno di Fondazione Ampioraggio

Fondazione Ampioraggio supporterà l’amministrazione selezionata con:

  • webinart di presentazione e piano di comunicazione dedicato;
  • incontri preliminari di preparazione sul territorio;
  • promozione del territorio;
  • coinvolgimento della comunità (imprese, giovani, associazioni);
  • organizzazione di attività di facilitazione digitale.

Invitiamo a cogliere questa opportunità per trasformare i territori in luoghi di innovazione, sostenibilità e rigenerazione urbana e sociale e raccogliere idee per utilizzare in modo sostenibile le risorse pubbliche.

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Visioni e Condivisioni il programma 2025 di Fondazione Ampioraggio

Il 28 novembre p.v. a Salerno, presso il Complesso San Michele, presenteremo il nuovo percorso che Fondazione Ampioraggio sta avviando in un incontro pubblico che sarà l’occasione per conoscere:

  • la nuova governance della Fondazione, Consiglio d’Amministrazione e Comitato Scientifico;
  • l’impatto della nostra azione e i risultati di Jazz’inn 2024;
  • la call e le novità per selezionare la sede della IX edizione di Jazz’Inn;
  • i primi minuti de “Il Viaggio delle Idee”, il docufilm che racconta l’esperienza di Jazz’Inn a Merano;
  • il progetto “Jazz’Inn Capitale 2026”, l’iniziativa di open innovation in collaborazione con Roma Capitale e la Consulta Roma Smart City Lab;
  • testimonianze e best practices di soci e partner;
  • l’Open Innovation Hub: il programma relazionale che connetterà territori, startup, aziende, investitori e centri di ricerca;
  • il modello open innovation che la Fondazione sta mettendo in campo per accelerare la relazione tra domanda e offerta di innovazione, in un’ottica di sostenibilità e coesione territoriale.
Il programma della giornata
  • 09:00-09:30 | Registrazione partecipanti 
  • 09:30-09:40 | Saluti di benvenuto e introduzione ai lavori                        
  • 09:40-09:50 | 8 anni lontani dai luoghi comuni: risultati, progetti in corso, obiettivi futuri 
  • 09:55-10:05 | Presentazione del teaser del docufilm “Il viaggio delle idee”
  • 10:10-10:30 | Da Jazz’Inn 24 aJazz’Inn 25: dall’esperienza di Merano alla call per la IX edizione 
  • 10:35-10:45 | Jazz’Inn Capitale 2026 in collaborazione con Roma Capitale
  • 10:50-11:00 | Un modello di open innovation procurement per accelerare gli investimenti della P.A.
  • 11:00-13:00 | Visioni e condivisioni: le testimonianze dell’ecosistema
  • 13:05-13:30 | Q&A e saluti 

L’incontro, aperto al pubblico, ha l’obiettivo di condividere il “prisma” di visioni che Ampioraggio ha unito in questi anni per accelerare i processi di innovazione nel Paese e conoscere le novità del progetto 2025.

Vuoi comprendere come portare l’innovazione lontana dai luoghi comuni?

Partecipa e scoprilo

Ti aspettiamo, anche on line in diretta via Facebook
Fondazione Ampioraggio

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Fondazione Ampioraggio presenta AI Magister

Tra gli appuntamenti di Jazz’Inn 2024, Fondazione Ampioraggio ha presentato AI Magister, l’European Digital Innovation Hub dedicato a rendere l’intelligenza artificiale accessibile e sfruttabile per startup, piccole e medie imprese, e pubblica amministrazione.

Con il supporto del MIMIT, infatti AI Magister offrirà un sostegno fino al 100% a fondo perduto per l’adozione di soluzioni AI, promuovendo innovazione e competitività nei settori strategici dell’industria nazionale e nelle pubbliche amministrazioni, attraverso servizi personalizzati come formazione, consulenza e prototipazione. L’hub si propone di favorire la digitalizzazione delle PMI e il rafforzamento di un ecosistema di innovazione a livello europeo.

A Jazz’Inn è stata offerta in anteprima ai partecipanti di presentare manifestazioni d’interesse ad entrare nel percorso agevolativo del Progetto. Moderato da Simone Caporale, Project Manager dell’iniziativa, si è tenuto anche un innovation talk introdotto da Raffaele Spallone, Dirigente divisione digitalizzazione delle imprese del MIMIT, al quale hanno partecipato Giuseppe Vargiu (presidente di UniexportManager), Raffaele Pucci (Senior Director in BIP Spa), il Cav. Federico Vitali (vicepresidente FIB Spa), David Veicsteinas (senior manager KPMG Italia) ed Enrico Reboscio, Ceo di Dot Vocal e cotributor sui temi dell’AI al quale sono state affidate le considerazioni conclusive.

La rete AI Magister, composta da 17 partner, risponde al bisogno crescente di semplificare l’uso dell’AI, facilitando l’accesso a tecnologie avanzate che possono trasformare la gestione e la sostenibilità delle aziende e delle amministrazioni locali e si impegna a ridurre il divario tecnologico e supportare lo sviluppo di competenze essenziali per affrontare le sfide del futuro, contribuendo alla creazione di un mercato più inclusivo e digitale per le PMI europee.

L’iniziativa, presentata a Merano durante le giornate di Jazz’Inn, consolida il ruolo della Fondazione Ampioraggio nell’accompagnare l’innovazione a crearsi nuovi spazi di crescita per imprese e territori in Italia.

Il primo bando mette a disposizione 500.000,00 Euro per le imprese interessate ad investire in AI.

Siete pronti ad accedere ai vantaggi del progetto?

Per avere maggiori informazioni, scrivete a: staff@fondazioneampioraggio.it

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Jazz’Inn 2024: lanciato Montagna1000

L’edizione 2024 di Jazz’Inn si è conclusa con una nuova entusiasmante iniziativa: il Progetto Montagna1000, una collaborazione innovativa tra FIRA SpA, GeoSmartCampus e Fondazione Ampioraggio, presentata durante le giornate di Merano.

L’accordo sancisce l’impegno a promuovere uno sviluppo intelligente e sostenibile delle aree montane italiane, mettendo al centro il valore delle comunità locali, la salvaguardia delle risorse naturali e culturali, e l’adozione di tecnologie avanzate.

Montagna1000 si propone come piattaforma di cooperazione pubblico-privata per supportare i borghi e le aree interne sopra i 1.000 metri di altitudine, creando servizi e soluzioni smart per residenti, turisti e imprese. L’obiettivo è realizzare un hub di innovazione montana che promuova l’economia locale, valorizzi il patrimonio culturale e risponda alle sfide del cambiamento climatico, favorendo così una nuova economia sostenibile per le aree interne.

La Finanziaria Regionale Abruzzese apporta a Montagna1000 la propria esperienza nel promuovere lo sviluppo regionale.

“Come finanziaria regionale, siamo convinti che tutte le aree, comprese quelle più fragili e interne, debbano avere uguali possibilità di crescita”.

Ha dichiarato Giacomo D’Ignazio, Presidente di FIRA.

“Montagna1000 è un incubatore di valore e di opportunità per le aree montane, pensato per renderle autosufficienti, attrattive e competitive, in particolare per le nuove generazioni.”

Maria Elena Tiberio, Responsabile Area Microfinanza e Ricerca di FIRA, precisa:

“Obiettivo di questo Progetto, nato da anni di osservazione del territorio regionale e di interfaccia con il comparto produttivo e il tessuto sociale abruzzese, è quello di riportare le aree montane al centro dell’agenda politica nazionale. Partiamo dall’Abruzzo come osservatorio privilegiato grazie alla nostra expertise prevalentemente territoriale, ma con l’intento di estendere il campo di azione anche ad altre regioni italiane.”

L’accordo con FIRA sottolinea il General Manager del Geosmartcampus Guido Fabbri

“Nasce per favorire la collaborazione tra pubblico e privato al fine di aprire nuove opportunità e prospettive future, condividendo conoscenza e know-how per lo sviluppo di progetti innovativi di rinascita e valorizzazione degli asset legati al territorio.”

Anche Geosmartcampus porta un contributo cruciale come ecosistema di innovazione basato sull’open innovation e la geoknowledge.

“Questa collaborazione rappresenta un nuovo passo verso una Smart Society per le nostre montagne.”

Ha affermato il CEO Marco Mannucci Ratti. La missione di GeoSmartCampus è, infatti, favorire una crescita che integri tecnologie e conoscenza del territorio, per creare soluzioni su misura che rispondano ai reali bisogni delle comunità.

Fondazione Ampioraggio, promotrice del “non evento” Jazz’Inn e promotrice di ecosistemi collaborativi, vede in Montagna1000 un progetto strategico per la propria visione di sviluppo sostenibile.

Tecnologia e territorio possono e devono integrarsi per stimolare una rinascita delle aree montane. Montagna1000 incarna il nostro obiettivo di creare un impatto positivo e duraturo, con nuove opportunità di lavoro e crescita per i territori che troppo spesso sono stati lasciati in disparte.

Ha spiegato Giuseppe De Nicola, Direttore Generale di Fondazione Ampioraggio.

Questo accordo rappresenta una pietra miliare per il futuro delle aree interne del nostro Paese, allineandosi con le linee guida del Green Deal europeo e del PNRR, che puntano a una transizione verde e digitale. Montagna1000 non è solo un progetto per il territorio, ma una visione di società in cui la sostenibilità ambientale e sociale vanno di pari passo con l’innovazione e il progresso tecnologico.

Con Montagna1000, Jazz’Inn 2024 ha posto le basi per un nuovo modello di “Smart Mountains” e si conferma come un catalizzatore di iniziative visionarie, in cui la collaborazione tra pubblico e privato può davvero fare la differenza per il futuro delle nostre montagne.

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Partecipa a Jazz’Inn 2024: segui il WebinarT del 25 settembre

Scopri il programma dell’ottava edizione del living lab di open innovation e vieni a Merano dal 7 al 13 ottobre
 

Jazz’Inn 2024 non è l’ennesimo evento sull’innovazione, ma è un’esperienza di open innovation dove tutti i partecipanti diventano protagonisti delle giornate per collaborare e condividere conoscenze e generare

Dal 7 al 13 ottobre, Merano sarà la Capitale dell’innovazione italiana, ospitando quel laboratorio di sviluppo sostenibile e cambiamento collaborativo che è Jazz’Inn: uno spazio aperto alle idee di studenti, startup, aziende e PMI innovative, associazioni e centri di ricerca, incubatori, enti e investitori che potranno incontrare e confrontarsi con stakeholder di alto profilo come Tim Enterprise, Almaviva, PwC Italy, Infocert, Fastweb, Wind 3, KPMG e altri in un contesto informale e conviviale, tra tavoli di lavoro, open talk, matching individuali, serate jazz e visite alla scoperta del territorio che hanno generato oltre 80 milioni di euro di ricadute dal 2017 ad oggi.

Un’occasione esclusiva per:

  • lavorare insieme,
  • scambiarsi competenze,
  • sviluppare sinergie,
  • programmare investimenti,
  • creare coesione tra Nord e Sud Italia,
  • partecipare al progetto “Spazi Quattro Zero” l’esperimento di sostenibilità in cui saranno coinvolti tutti i partecipanti.

Nel frattempo, puoi scoprire il programma completo, scegliere i case giver con cui collaborare e registrarsi alle giornate

Per conoscere meglio le attività, ti invitiamo a seguire il WebinarT di lancio il 25 settembre alle ore 17,00, dove presenteremo il programma, i risultati generati in questi anni e daremo la possibilità di intervenire per capire come partecipare attivamente a questo straordinario laboratorio di innovazione.

Iscriviti ora e inizia il tuo viaggio verso Merano e Jazz’Inn 2024!

Ps. sai cosa significa WebinarT?
Diccelo in chat il 25 settembre e riceverai un simpatico omaggio per la tua trasferta a Merano

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Spazi-Quattro-Zero-Il-programma-di-una-settimana-lontana-dai-luoghi-comuni

Jazz’Inn 2024: La Fabbrica delle Idee

Dal 7 al 13 ottobre Merano diventerà la capitale nazionale dell’innovazione
 

TIM Enterprise , AlmavivA , KPMG , PwC , Fastweb , InfoCert – Tinexta Group , Fondazione Cassa Di Risparmio Salernitana , Citybility , NMU City Roaming , Tenax International SpA , WIPLAB, Valica sono la prima fila di una rete di 60 partner che sosterranno l’ottava edizione del living lab di open innovation ideato da Fondazione Ampioraggio .

L’obiettivo, oltra la creazione di opportunità di business e networking, è quello di costruire e consolidare un ecosistema di innovazione collaborativo, una rete che metta al centro le persone, promuova la coesione e valorizzi il patrimonio di competenze, in un contesto out of the box che permetta a tutti, dalla multinazionale al piccolo borgo, di unirsi su obiettivi comuni e generare sviluppo sostenibile.

Jazz’Inn è diventato il laboratorio italiano dello sviluppo sostenibile: uno spazio nel quale ogni partecipante ai tavoli di lavoro può mettere a disposizione le proprie competenze per generare innovazione, supportato dai soci della Fondazione Ampioraggio, volontari del cambiamento e facilitatori di sinergie.

Intelligenza artificiale, il Laboratorio sulla Sostenibilità e il docu-film

A Jazz’Inn 2024 presenteremo Ai Magister, l’European Digital Innovation Hub sull’A.I immaginato nel Jazz’Inn 2020 e diventato realtà nei mesi scorsi.

Il living lab sarà anche un laboratorio di sostenibilità con il progetto Spazi Quattro.Zero, durante il quale i partecipanti saranno coinvolti nella sperimentazione di soluzioni sostenibili per comprendere, in modo concreto e condiviso, come migliorare l’impatto che eventi culturali, musicali, teatrali e di networking hanno nei nostri territori, soprattutto nei borghi e nelle aree interne.

L’esperienza di Jazz’Inn 2024 diventerà anche un set cinematografico con il docu-film dal titolo Il viaggio delle idee*, che documenterà le giornate per trasformarle in un racconto corale, raccogliendo le visioni, gli accenti e i progetti di imprenditori, amministratori pubblici, manager, studenti e startupper che da tante località italiane si ritroveranno a Merano per co-progettare il futuro.

Perché Partecipare a Jazz’Inn 2024?

Il Comune di Merano dal 7 al 13 ottobre sarà la capitale italiana degli innovatori, il baricentro di innovazione e coesione, dove musica e convivialità faciliteranno le idee, per trasformarle in investimenti, tra tavoli di lavoro, open talk, sessioni di matching, serate jazz e passeggiate nella magnifica cornice dell’Alto Adige.

  • 61 case giver

  • 22 startup, 60 partner

  • 50 soci Ampioraggio

  • 200 partecipanti

arriveranno da tutta Italia per scambiarsi competenze ed esigenze comuni e dare concretezza ad investimenti e progetti innovativi.

La stessa concretezza che, in 8 anni lontani dai luoghi comuni su innovazione e sviluppo sostenibile, ha generato oltre 80.000.000,00 di Euro di ricadute che sono nate nei borghi che hanno ospitato l’iniziativa, tra giornate di networking e 3 grandi serate di musica jazz, che anche a Merano non mancheranno.

3 semplici passi per partecipare alle giornate di Jazz’Inn 2024?

E ovviamente prenotare una camera per almeno 2 giornate, quelle che ti invitiamo a passare con l’ecosistema dell’innovazione.

Ti aspettiamo a Merano

 

PS: Attenzione, questo non è un evento!
Jazz’Inn è un laboratorio di innovazione collaborativa, dove multinazionali, startup, aziende, amministratori pubblici, studenti e investitori lavoreranno insieme per produrre cambiamenti.

Perché condividere vuol dire avere cura di noi stessi, del nostro Paese e del nostro futuro.

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Jazz’Inn 2024 – ecco 10 consigli utili (e sostenibili)

Istruzioni per l’uso smart del vostro tempo a Jazz’Inn
 

Ci siamo!

Dal 7 al 13 ottobre 2024, Merano ospiterà Jazz’Inn 2024, il “non evento” che unisce innovazione, networking e cultura in un ambiente informale e stimolante, che si sviluppa attraverso diverse attività

Ecco tutte le informazioni su come partecipare alle diverse attività per vivere, e condividere, al meglio ogni momento di questa settimana lontana dai luoghi comuni su innovazione e sviluppo sostenibile

CASE GIVER: scegli i tavoli di interesse e partecipa agli incontri

I Case Giver sono aziende, enti e organizzazioni che lanciano le loro sfide per raccogliere idee soluzioni innovative per i propri progetti con sessioni giornaliere strutturate in modo da favorire il dialogo e la collaborazione.

Come selezionare i Case Giver?
INNOVATION TALK –partecipa alle conversazioni sugli ostacoli e gli scivoli per l’innovazione

I Talk di Jazz’Inn sono momenti dedicati al confronto su temi chiave per l’innovazione e la sostenibilità e puntano a comprendere come facilitare l’innovazione nel Paese.

Ogni pomeriggio si terrano 2 talk di 45 minuti cadauno tra le 15.45 e le 17.30, i temi di quest’anno saranno:

  • 08 ottobre : Sostenibilità, nella finanza e nelle imprese
  • 09 ottobre : Competenze, nelle aziende e nella P.A.
  • 10 ottobre : Intelligenza artificiale, GDO, industria e P.A.
  • 11 ottobre : Innovare sui e per i territori
Come partecipare?

La partecipazione è libera ed è previsto anche il live sulla Pagina Facebook di Fondazione Ampioraggio

KEYNOTE SPEECH E IL PREMIO “VISIONI RESILIENTI”

A 4 keynote speaker sarà affidato il compito di sintetizzare i temi delle giornate con le visioni emerse nei diversi moment a seguire sarà assegnato il Premio “Visioni Resilienti”, un riconoscimento che verrà conferito a persone e organizzazioni il cui impegno nel mondo dell’innovazione ha dimostrato capacità di adattamento e impatto positivo in ambito tecnologico, sociale, ambientale e culturale.

Come partecipare?

La partecipazione è libera ed è previsto anche il live sulla Pagina Facebook di Fondazione Ampioraggio

AI MAGISTER: European Digital Innovation Hub sull’intelligenza artificiale

L’idea Ai Magister nasce durante l’edizione di Jazz’Inn 2020 e oggi è un progetto operativo, dedicato ad aziende, enti, centri di ricerca, startup e incubatori per accelerare l’utilizzo delle soluzioni di Intelligenza Artificiale. Al desk di Fondazione Ampioraggio in occasione di Jazz’Inn sarà possibile avere informazioni tutti i giorni mentre il Project Manager dell’iniziativa, Simone Caporale, parteciperà ai 2 talk del 10 ottobre per fornire dettagli sulle opportunità

Cosa fare?

Metti in agenda il talk del 10 ottobre e passare al desk Ampioraggio per saperne di più e compilare i moduli per le manifestazioni d’interesse

INNOVATION PITCH: l’innovazione in prima fila

22 startup e diversi casi d’uso di aziende innovative saranno presentate nel corso dei 4 pomeriggi per conoscere le soluzioni tecnologiche e digitali italiane più evolute offrendo un contesto di confronto tra giovani innovatori, aziende, pubblica amministrazione e investitori.

Come partecipare?

Gli Innovation Pitch saranno aperti a tutti i partecipanti registrati interessati a seguire e scoprire le nuove tendenze nel mondo dell’innovazione.

WELCOME DAY

Il 7 ottobre è previsto l’avvio dei lavori con una visita guidata al NOI TECHPARK di Bolzano (dalle 14.45 alle 15.45)

Dalle 18,00, evento di benvenuto presso il Pavillon des Fleurs, Corso Libertà, 33, Merano (BZ) con saluti istituzionali dell’amministrazione di Merano e presentazione di un caso di open government della Provincia Autonoma di Bolzano.

A seguire apericena e concerto offerti dal Comune di Merano

Come partecipare?

Registrazione obbligatoria al link dedicato

NAVETTA ECOLOGICA
Come arrivare a Merano da Bolzano?

Per chi arriva e riparte in treno, sarà disponibile con una tariffa agevolata il servizio BUSFORFUN con una navetta elettrica prenotabile ad orari prefissati

Come usufruire del servizio BusForFun?

Prenota tramite questo link: https://commuting.busforfun.com/aziende/jazz-in e applica il codice riservato JAZZ’IN2024

Come spostarsi durante Jazz’Inn?

Grazie alla collaborazione con Nmu City Roaming / Gruppo Tenax , sarà disponibile un navetta 6 posti per gli spostamenti dei partecipanti su Merano

Come usufruire del servizio navetta?

Prenota sul posto al desk Ampioraggio

LE SERATE JAZZ

Le giornate del 9, 10 e 11 ottobre si concluderanno con 3 performance di musica jazz dalle 21,30 presso il KiMM (Kultur in Meran Mais), Via Parrocchia, 2B, 39012 Merano BZ

Un’occasione per rilassarsi e fare rete in un contesto informale e creativo.

Come partecipare?

I concerti sono con ingresso libero fino a esaurimento posti, con ritiro del biglietto obbligatorio presso il desk della Fondazione Ampioraggio.

SPAZI QUATTRO ZERO: il laboratorio sulla sostenibilità

Jazz’Inn 2024 è il progetto Spazi Quattro Zero, un living lab in cui sostenibilità nel quale ogni partecipante sarà e al centro di un’esperienza interattiva per sperimentare il tema della sostenibilità negli eventi e analizzare il livello di conoscenza dei temi legati ad Agenda 2030

Come partecipare?

Per far parte del progetto, basta registrarsi e indicare il proprio interesse

CARTA DELLO SVILUPPO DIGITALE SOSTENIBILE: il manifesto dell’ innovazione digitale inclusiva

Durante Jazz’Inn vi inviteremo a conoscere e sottoscrivere la Carta che metterà al centro sostenibilità, innovazione e crescita dei territori, a partire dalle aree interne, e delle PMI.

Raccoglieremo firme per sostenere un modello per l’innovazione sostenibile per il Paese per un vero e proprio rinascimento 2.0

Come sostenere l’idea?

Firmando il manifesto al desk della Fondazione Ampioraggio

Ti aspettiamo a Merano per esplorare insieme il presente del nostro futuro.

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Jazz’Inn 2024: il resoconto di un “non evento”

La settimana di Jazz’Inn a Merano si è chiusa il 13 ottobre scorso e, mentre ci apprestiamo a lanciare la IX edizione, iniziamo a divulgare i primi dati dell’ottavo living lab di open innovation di Fondazione Ampioraggio.

Ecco (alcuni) numeri di Jazz’Inn 2024

500 persone sono arrivate in Alto Adige da tutta Italia per condividere idee!

Si, avete capito bene: non per vendere qualcosa, farsi ascoltare o per ascoltare qualcuno, ma per condividere idee, come partecipanti ad un “non evento” di open innovation che è durato quasi una settimana.

Un viaggio impegnativo, con qualche “prevedibile” imprevisto e alcuni disagi (che eviteremo in futuro) che hanno messo alla prova la pazienza delle persone, ma anche fatto emergere le motivazioni profonde di ognuno, spingendo molti a fare qualcosa in più di una semplice presenza ad un evento, qualcosa di necessario e utile per sé stessi e gli altri: creare valore insieme e non solo parlarne.

A Merano abbiamo assistito ad un’esplosione di progetti innovativi, alla nascita di sinergie e collaborazioni e alla creazione di nuove visioni del futuro.

Questo “viaggio delle idee” ha messo intorno ai tavoli di lavoro sindaci e dirigenti pubblici, manager di grandi aziende, imprenditori, startupper, innovatori e ricercatori, ognuno con la propria storia e i propri obiettivi (e con i suoi accenti) per cercare soluzioni condivise ad esigenze specifiche e ha fatto scoprire loro che da quella collaborazione se ne usciva con molto di più.

Perché questa è stata la risposta più ricorrente

sono arrivato per cercare idee sul nostro progetto ma torno a casa con molto di più.

Questo “molto di più” include lo stupore per aver scoperto che esistono persone che mettono a disposizione, generosamente, le proprie energie, uniscono innovazione e creatività e generano risultati sorprendenti.

Jazz’Inn è stato… numeri e persone

  • 1 welcome day nella meravigliosa sala in stile asburgico del teatro cittadino, dove il Comune di Merano ha ospitato l’avvio dei lavori con un concerto Jazz e un’apericena alla quale hanno partecipato 200 persone.

  • Abbiamo gestito 58 tavoli di lavoro che, grazie ai nostri facilitatori, hanno permesso a imprenditori, startupper, amministratori pubblici, ricercatori e professionisti di condividere idee e obiettivi e dare vita a progetti concreti e innovativi i cui outcome ora saranno a disposizione di tutti.

  • Un grazie di cuore va alle 35 persone di Fondazione Ampioraggio, socie e soci che, con il loro impegno volontario, hanno facilitato i tavoli di lavoro e reso possibile questo scambio di idee grazie ad un lavoro di squadra nell’interesse generale, a cui hanno contribuito anche nei mesi precedenti e nelle settimane successive.

  • 7 open talk tematici hanno affrontato argomenti caldissimi legati a condividere quali sono gli ostacoli che limitano l’innovazione in Italia e capire quali possono essere le soluzioni per accelerarla, creando le basi per collaborazioni future, come quelle emerse per Ai Magister, lo European Digital Innovation Hub dedicato all’intelligenza artificiale coordinato da Simone Caporale, immaginato nel Jazz’Inn 2020 e da poco formalizzato con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

  • 22 startup e 10 aziende hanno presentato casi d’uso grazie all’Innovation challenge ideata da Startupeasy e Geosmartcampus e che ha rappresentato l’occasione per giovani innovatori e grandi aziende di conoscersi, confrontarsi e far nascere collaborazioni per facilitare l’accesso al mercato di soluzioni innovative.

  • 17 sponsor e 50 patrocini, hanno condiviso e sostenuto il progetto, da Tim Enterprise, che ha capitanato una prestigiosa pattuglia di sponsor al Ministero degli Affari Internazionali e della Cooperazione Estera: la (poco) short list dei sostenitori ha testimoniato anche la credibilità che il progetto si è procurato nel tempo.

Jazz’Inn è stato… Visioni resilienti

 La prima edizione del premio “Visioni Resilienti”, dedicato a chi ha saputo trasformare una visione in qualcosa di concreto, coltivandola e facendola crescere in un mondo che cambia, ha riconosciuto l’impegno di:

  • Helmuth Köcher, “cacciatore di vini” e fondatore del Merano Wine Festival: un evento di fama internazionale, diventato un modello per il settore e riconosciuto per la qualità e l’eccellenza dei suoi vini che a novembre 2024 celebrerà la sua 33° edizione.
  • Elisabetta Giacosa , Segretario Generale della Fondazione WellFARE Impact ERS: attraverso l’innovazione eco sistemica, la Fondazione promuove azioni che migliorano il benessere delle persone e rafforzano le comunità locali potenziando le competenze digitali di base e rendendo i territori più resilienti e pronti a fronteggiare le sfide future.
  • Roberto di Vincenzo, Co-Fondatore e Amministratore di Symbola – Fondazione per le qualità italiane: da 20 anni punto di riferimento nella promozione delle Qualità Italiane sostiene aziende e istituzioni che investono in innovazione, sviluppo, bellezza e capitale umano. Le attività della Fondazione raccontano le storie di chi contribuisce a migliorare il Paese, facendo leva su creatività e territorialità.
  • Josef Hofer, Responsabile della transizione digitale (RTD) e Direttore della Ripartizione Informatica per la trasformazione digitale della Provincia Autonoma di Bolzano – Autonome Provinz Bozen: il progetto Bandiera SIMPY DIGITAL e il programma BIM, FM e BMS (https://digitalnow.provincia.bz.it/it/home) rappresentano un esempio di servizi digitali pubblici alla collettività. Attraverso una governance trasversale, piattaforme e tecnologie digitali, il team della Provincia con la società in-house e i partner di progetto stanno costruendo un futuro dove i servizi pubblici sono sempre più accessibili e interoperabili, in linea con gli obiettivi del PNRR e FESR.
  • Fanny Ficuciello: Professoressa di Automatica al Dipartimento di Ingegneria elettrica e Tecnologie dell’informazione presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Si interessa di progettazione biomeccanica e strategie di controllo bio-consapevoli per mani artificiali antropomorfe, controllo dell’interazione uomo-robot, controllo a impedenza variabile e strategie di risoluzione della ridondanza. È impegnata in progetti di ricerca sulla robotica chirurgica, come membro del centro ICAROS ed è tra le 100 donne italiane più influenti nel campo dell’A.I.

A Merano abbiamo anche ospitato 4 keynote speech, con esperti che ci hanno portato nel futuro dell’innovazione, dalla digitalizzazione alla sostenibilità, aprendo nuove finestre su quello che ci aspetta, coinvolgendo oltre a 3 premiati anche Bruno Siciliano , Professore ordinario di automatica e robotica all’Università di Napoli “Federico II”.

Jazz’Inn è stato… sostenibilità e Spazi Quattro.Zero

 A Jazz’Inn 2024 abbiamo lanciato anche una survey realizzata da Almar Quality Reasearch nell’ambito del progetto Spazi Quattro Zero in collaborazione con Eftilia e Music Innovation Hub che ha coinvolto oltre 120 partecipanti che con le loro risposte ci hanno fornito indicazioni per definire approcci utili a rendere più sostenibili iniziative e (non) eventi come Jazz’Inn sotto il profilo della riduzione dell’impatto ambientale, energetico, sonoro e della mobilità.

 A rafforzare questo impegno, durante Jazz’Inn abbiamo presentato anche la Carta dello Sviluppo Digitale Sostenibile, un manifesto programmatico che mira a promuovere e far condividere un approccio al digitale basato su pratiche responsabili, con un impatto positivo su ambiente, società e governance.

Un passo fondamentale per creare un futuro in cui innovazione tecnologica e sostenibilità vadano di pari passo e siano fattori di crescita socio economica concreti, condivisi e percepiti dai diretti interessati.

Jazz’Inn è stato… musica jazz

Jazz’Inn da sempre non si ferma solo al business meeting.

Le serate jazz sono state il cuore pulsante di Jazz’Inn, con 4 concerti che hanno fatto vibrare l’anima di Merano e di chi ha condiviso l’atmosfera perfetta che hanno creato gli artisti scelti per incorniciare le parti finali delle giornate di networking, unendo le armonie asimmetriche del jazz con quelle della creatività e innovazione.

Jazz’Inn è stato… storytelling

Per raccontare tutto questo in modo indimenticabile, Loreb Produzioni, casa di produzione cinematografica ha deciso di raccontare l’anima di Jazz’Inn realizzando il docufilm “Il viaggio delle idee”, un racconto emozionale dell’esperienza del living lab, che sarà presentato da febbraio in anteprima nella prestigiosa Sala della Prodomoteca in Campidoglio a Roma, per poi essere inviato ai festival cinematografici, alle istituzioni nazionali ed europee e ai canali televisivi digitali per raccontare un’Italia che unisce Nord e Sud sulla competenze, merito, idee e… vibrazioni jazz!

Jazz’Inn 2024 ha fatto parlare di sé anche su media e social media con oltre 40 articoli sulla stampa e decine di post condivisi sui canali social: il “non evento” ha raggiunto oltre 500.000 persone e il thread è continuato anche al termine grazie all’engagement dei partecipanti, diventati ambasciatori e testimonial naturali di un progetto che li ha visti protagonisti e non semplici spettatori.

A tutto questo si aggiungeranno a breve le 70 videointerviste realizzate durante le giornate che diventeranno l’archivio delle idee che hanno preso vita in quei giorni e testimonianza diretta dell’esperienza.

Jazz’Inn è già…

A Merano è stato presentato il partenariato tra Fondazione Ampioraggio, Finanzaria Regionale Abruzzese e GeoSmartCampus per il progetto Montagna 1000, iniziativa che guarda alle aree montane come hub di innovazione.

La firma del protocollo d’intesa ha sancito un nuovo passo verso uno sviluppo sostenibile per le montagne e rappresenta il primo risultato che Jazz’Inn 2024 ha generato.

Il progetto della Consulta Roma Smart City Lab, per un realizzare Jazz’Inn Capitale nel 2026 ha già fatto un passo avanti con la presentazione dei territori candidati ad ospitare la nona edizione il 26 febbraio 2025 in Campidoglio.

Jazz’Inn 2024 è stato tante cose, con il mix di innovazione, networking musica e convivialità che ha coinvolto centinaia di persone in uno slow dating for innovation che possiamo sintetizzare con le parole di un partecipante che ci ha scritto

grazie per avermi fatto vedere con nuovi occhi la mia azienda.

Noi questo ringraziamento lo condividiamo con tutti i partner, i case giver, i partecipanti, i nostri soci, e con le aziende e le istituzioni che hanno creduto in questa idea, a partire dal Comune di Merano che ha reso questa edizione un’esperienza indimenticabile, grazie alla volontà dell’Assessore Nerio Zaccaria e alla professionalità e collaborazione di Sabine Raffeiner e Sarah Freimuth, le funzionarie dell’Ente che hanno condiviso per mesi la realizzazione del progetto.

Ci vediamo alla prossima, con ancora più energia!

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7 giorni di innovazione lontani dai luoghi comuni

19 aprile presentazione della sede dell’ottava edizione di Jazz’Inn

Dopo una call che ha coinvolto 67 territori italiani e una commissione composta da 51 esperti, il 19 aprile presso il Complesso San Michele nel centro storico di Salerno, ci sarà la presentazione della sede che ospiterà Jazz’Inn 2024, il progetto che dal 2017 trasforma i borghi e le aree interne in capitali di innovazione e sviluppo sostenibile.

I 4 territori finalisti presenti all’incontro sono:

  • Comune di Merano (Trentino-Alto Adige)
  • Comune di San Giovanni A Piro (Campania)
  • Comunità Montana Vallo di Diano e Comune di Padula (Campania)
  • Comune di Agnone (Molise)

Uno di loro diventerà per una settimana la capitale italiana dell’innovazione sostenibile per il 2024 mentre gli altri 3 saranno sede degli Ampioraggio Day, i laboratori di innovazione territoriale che hanno l’obiettivo di far dialogare amministratori locali e comunità per far emergere potenzialità e modelli di sviluppo nuovi sui territori.

Jazz’Inn dal 2017 rappresenta un’esperienza unica e mira a promuovere l’innovazione, creare connessioni significative e stimolare investimenti in un contesto lento e informale come solo un borgo può fare, nel quale le persone possono fermarsi per qualche giorno e confrontarsi sui propri progetti.

Durante le giornate, i partecipanti avranno l’opportunità di esplorare nuove idee, sviluppare progetti innovativi e collaborare con esperti del settore, attraverso tavoli di lavoro e open talk tematici. Quest’anno una particolare attenzione sarà posta al tema dell’Intelligenza Artificiale per renderla più comprensibile ad aziende e persone.

Le attività dell’evento includeranno workshop interattivi, sessioni di brainstorming, presentazioni di case study significativi e di successo, keynote speech e tanto altro. I soci dell’ecosistema Ampioraggio faciliteranno i partecipanti nel confrontarsi tra loro alla ricerca di soluzioni condivise e collaborative.

18 aprile 2024 ore 18.30 – Complesso San Michele, Salerno

Aperitivo di benvenuto

19 aprile 2024 ore 9.30 – Complesso San Michele, Salerno

09.30 : Welcome Coffee
10.00 : Saluti istituzionali

  • Domenico Credendino – Presidente Fondazione Carisal
  • Giovanna Ruggiero – Presidente Fondazione Ampioraggio
  • Assunta Capasso – Coordinatrice Your Digital Way per Palazzo Innovazione,
  • Virgilio D’Antonio – Direttore del DISPC dell’Università degli Studi di Salerno,
  • Francesco Paolo Innamorato – Direttore Fondazione Carisal e Consigliere di Aedifica srl

11.00 : Testimonianze ed esperienze

Modera
Gianluca Bertone – Cofounder Logi Partner, socio Fondazione Ampioraggio

Intervengono

  • Giovanni Mastrogiovanni – Sindaco di Scanno
    Sede 2023 di Jazz’Inn
  • Francesco Paolo Russo – Ceo To Be Srl
    L’impatto di un ecosistema su una startup
  • Enrico Reboscio – Ceo Dot Vocal Innovation Srl
    L’impatto dell’AI sul futuro
  • Alberto Bruni – Responsabile Progetto Smart Pompei
  • Guglielmo de Gennaro – Open innovation Procurement Agid
  • Alessandro Musumeci – Segreteria sottosegretario Innovazione Tecnologica

12.00 : I territori finalisti

Modera
Giuseppe De Nicola – Direttore generale Fondazione Ampioraggio

Intervengono

  • Pasquale Sorrentino – Vice sindaco Comune di San Giovanni a Piro (Campania)
  • Daniele Saia – Sindaco Comune di Agnone (Molise)
  • Antonio Pagliarulo – Assessore Comunità Montana Vallo di Diano (Campania)
  • Nerio Zaccaria – Assessore innovazione e bilancio Comune di Merano (Trentino-Alto Adige)

Presentazione sede selezionata
Giovanna Ruggiero – Presidente Fondazione Ampioraggio

Abbiamo scelto di annunciare a Salerno la sede 2024 di Jazz’Inn perché è da qui che siamo partiti nel 2016 per il nostro progetto di innovazione lontano dai luoghi comuni e soprattutto perché siamo orgogliosi che l’iniziativa sia diventata in pochi anni un appuntamento nazionale che quest’anno ha coinvolto 67 territori, dimostrando che il valore di un’intuizione che da Sud riesce a coinvolgere tutto il Paese. Siamo anche felici che dopo diversi anni la Campania ed in particolare la provincia di Salerno sia riuscita ad avere una presenza importante con ben 2 finalisti su 4.

dichiara Giovanna Ruggiero, presidente di Fondazione Ampioraggio

Un risultato non banale, vista la concorrenza, che occorre valorizzare e far crescere per offrire ad aziende e comunità locali occasioni di crescita basate su innovazione tecnologica e sociale. Un grazie doveroso va ai 51 membri della commissione di valutazione, che hanno messo a disposizione le proprie competenze nell’arco di 2 mesi per valutare le proposte pervenute. Questo incontro suggella anche una sinergia importante con Fondazione Carisal, Palazzo Innovazione e il Complesso San Michele con i quali stiamo da tempo lavorando alla creazione di un ecosistema locale di innovazione che possa valorizzare il patrimonio, materiale e immateriale, del nostro territorio, sfruttando le esperienze e le relazioni che abbiamo costruito in 8 anni di lavoro dedicati a far diventare anche i luoghi minori centri di sviluppo e orientati a cambiare il paradigma tra investimenti e spesa nella gestione delle risorse pubbliche, cercando di produrre cambiamenti reali nel sistema paese

Jazz’Inn è anche una grande opportunità di coesione territoriale e scoperta di luoghi che, oltre ad offrire un luogo di confronto per startupper, investitori, imprenditori, techbuyers, amministrazioni pubbliche e istituzioni, si sono impegnati ad offrire a tutti i partecipanti momenti di cultura, musica Jazz e visite guidate.

La presentazione dell’ottava edizione di Jazz’Inn a Salerno, presso la sede della Fondazione Carisal, rappresenta un tassello importante nell’ambito della collaborazione messa in campo tra Fondazione Carisal, Fondazione Ampioraggio e Palazzo Innovazione. Siamo soddisfatti e orgogliosi per il raggiungimento di tale risultato che testimonia la partnership avviata e segna la nascita di una rete operativa sul territorio fondamentale per lo sviluppo di nuove progettualità e competenze che avranno come comune denominatore la sede del Complesso San Michele

ha dichiarato il Presidente della Fondazione Carisal, Domenico Credendino.

L’incontro sarà in diretta streaming sulla Pagina Facebook di Fondazione Ampioraggio e prevede anche:

  • aperitivo di benvenuto, il 18 aprile alle ore 18,30 presso la sede dell’evento, accompagnato dalle “bollicine” di Ciù Ciù Wine, da sempre vicino alla Fondazione,
  • visita guidata pomeridiana nel centro storico di Salerno, il 19 aprile alle ore 16,00,
  • visita alla Certosa di Padula e San Giovanni a Piro, i 2 territori salernitani giunti alla fase finale nella mattinata 20 aprile, con partenza alle ore 10,00 da Salerno e rientro nel pomeriggio.

Partner già confermati

Anci, Fira Abruzzo, Eurispes, Associazione Borghi Autentici, Assintel, Associazione Città del Vino, UNCEM, FERPI, Repubblica Digitale, Fondazione Cassa Risparmio Salernitana, Confassociazioni.

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Annunciata a Salerno la capitale dell’innovazione 2024

Merano sarà la sede dell’ottava edizione di Jazz’Inn

Alla call lanciata lo scorso novembre hanno risposto 67 territori italiani le cui candidature sono state analizzate da una commissione composta da 51 esperti e coinvolto oltre 27000 persone nella survey rivolta alle 19 comunità giunte alla fase 2 della selezione.

In finale sono giunti 4 territori:

  1. Comune di Agnone (Molise)
  2. Comune di Merano (Alto Adige)
  3. Comune di San Giovanni a Piro (Campania)
  4. Comunità Montana Vallo di Diano (Campania)

L’annuncio della sede selezionate è stato dato lo scorso 19 aprile, presso il Complesso San Michele nel centro storico di Salerno, in un evento dedicato durante il quale è stata ufficializzato che l’ottava edizione del living lab di openinnovation di Fondazione Ampioraggio si terrà, dal 7 al 13 ottobre 2024, a Merano.

Il progetto del comune altoatesino è quello che, come ha affermato la presidente della Fondazione Giovanna Ruggiero

non ha vinto, ma ha convinto di più la commissione di valutazione per le possibilità di poter lavorare ad un modello di smartland e di coesione digitale in grado di diventare laboratorio per altre aree.

 

6 NUOVE SFIDE DA AFFRONTARE

Per l’ecosistema di Ampioraggio questa ottava edizione porta 6 nuove sfide

  1. Una intera settimana di slow dating for innovation nel pieno rispetto del Progetto “Spazi Quattro.Zero” per la ricerca e l’adozione di soluzioni in grado di ridurre il più possibile l’impatto ambientale e le emissioni di Co2 generati dagli incontri;
  2. La sperimentazione del nuovo format Jazz’AInn, sull’intelligenza artificiale;
  3. Un territorio bilingue da scoprire e con il quale comunicare;
  4. Una dimensione più europea del progetto grazie ai fondi del PNRR;
  5. Il supporto al comune ospitante nella sperimentazione del numero zero del “Digital Equity Festival“;
  6. Il progetto “Il treno delle idee” che intende unire l’Italia che innova dalla Calabria all’Alto Adige con un basso impatto ambientale.

67 territori candidati, 51 valutatori, tanti partner coinvolti a partire dalla Fondazione Carisal, Palazzo Innovazione, Complesso San Michele e VIRVELLE che hanno collaborato in modo fondamentale alla riuscita della presentazione tenuta lo scorso 19 aprile a Salerno, momento finale della call lanciata a fine 2023, che è stata introdotta da Vincenzo Napoli, sindaco di Salerno il quale ha definito le

“interferenze territoriali” di Jazz’Inn anche delle Inferenze capaci di produrre risultati moltiplicativi.

Ai saluti istituzionali si è aggiunto Alessandro Musumeci, Capo della Segreteria tecnica del Sottosegretario all’innovazione tecnologica, che ha testimoniato l’importanza del lavoro della Fondazione Ampioraggio in questo momento particolare, nel quale si stanno programmando 6 miliardi di Euro di investimenti anche nei territori minori.

Da segnalare gli interventi di Enrico Reboscio e Daniele Napoleone, soci della Fondazione, che hanno presentato rispettivamente le risposte del 52° membro della commissione (l’intelligenza artificiale) e i dati dei 4 territori finalisti (scarica i dati qui).

Guglielmo de Gennaro, Open Innovation Procurement di Agid, è intervenuto in remoto sul tema delle modalità di accelerazione degli appalti di innovazione, soprattutto nei territori minori.

LA SEDE DI JAZZ’INN 2024

Dopo la presentazione dei 4 territori finalisti è stata la Presidente della Fondazione Ampioraggio, Giovanna Ruggiero, ad annunciare il vincitore e dare la parola a Nerio Zaccaria, Assessore all’innovazione e al bilancio del Comune di Merano, che ha invitato i 3 finalisti, il Comune di Agnone in Molise, il Comune di San Giovanni a Piro e la Comunità Montana Vallo di Diano, in Campania, a partecipare alle giornate di metà ottobre ospiti dell’amministrazione altoatesina.

Ora inizieremo a progettare le giornate dell’ottava edizione, organizzeremo alcuni Ampioraggio Day nei territori candidati, diversi appuntamenti nelle principali città italiane per presentare Jazz’Inn, andremo alla ricerca dei case giver e dei partner che vorranno affiancarci in questo nuovo percorso che unirà l’Italia che innova da Nord a Sud portando avanti i nostri punti fermi;

  1. non parlare di innovazione, ma realizzarla;
  2. separare le parole spesa e investimento;
  3. ridurre le distanze tra domanda e offerta di innovazione;
  4. dimostrare che non esistono periferie né luoghi troppo lontani, dove le idee si incontrano;
  5. generare investimenti, sinergie e collaborazioni, anche piccole, concrete e reali, per dare un senso compiuto al nostro impegno;
  6. creare valore sostenibile dalle vocazioni dei nostri territori, dalle nostre imprese e dalla nostra storia.

Per una settimana Merano diventerà la capitale italiana dell’innovazione sostenibile, una smartland e un think tank dove fermarsi per cercare idee per i propri progetti e offrire le proprie alle imprese, alle amministrazioni pubbliche e alle istituzioni impegnate in investimenti innovativi.

7 giorni di networking lento, tra tavoli di brainstorming e open talk, serate di musica e cultura, laboratori di imprenditorialità innovativa, incontri con altre aree Italiane (e non solo) per conoscere progetti, investimenti e sviluppare collaborazioni, matching di open innovation tra startup con aziende, investitori e techbuyers, visite guidate alla scoperta del territorio (e di noi stessi), passeggiate in  E-Bike tra le vallate e tanto altro.

Dal 2017 Jazz’Inn è un esperimento di intelligenza collettiva che unisce l’Italia intorno al tema dell’innovazione, trasforma luoghi comuni e crea uno spazio e un tempo per collaborare e condividere conoscenze.

Non fatevelo raccontare: venite a scoprirlo dal 7 al 13 ottobre a Merano.

Partner già confermati

Anci, Fira Abruzzo, Eurispes, Associazione Borghi Autentici, Assintel, Associazione Città del Vino, UNCEM, FERPI, Repubblica Digitale, Fondazione Cassa Risparmio Salernitana, Confassociazioni.

Per ulteriori informazioni

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Jazz’Inn 2024: 124 i case giver candidati per l’ottava edizione del living lab

Il 28 luglio si è chiusa la call per raccogliere le candidature dei case giver di Jazz’Inn 2024.

Jazz’Inn, il “non evento” noto per il suo format unico che coniuga musica jazz e networking tra startup, aziende, enti locali, investitori, istituzioni, associazioni e centri di ricerca, si svolgerà dal 7 al 13 ottobre 2024, nel suggestivo scenario di Merano, la sede selezionata tra le 70 candidature ricevute.

La call ha visto una partecipazione record di candidature: 124 proposte sono pervenute da quasi tutte le regioni italiane (2 anche dall’estero) a testimoniare il grande entusiasmo ed interesse tra gli addetti ai lavori e gli appassionati di innovazione e imprenditorialità.

  • #INCLUSIONEDONNA
  • (RI)GENERIAMO
  • 12Venture
  • AI Tech
  • AC2 srl
  • ACLI CUNEESI
  • Aetherion – Innovation & Communication
  • Almaviva S.p.a.
  • Aps Libro Aperto
  • Art In Space Foundation SCRL
  • Artemia Residence Srl
  • ARTES 4.0
  • Associazione Culturale NEVERLAND
  • Associazione Nazionale Città del Vino
  • Associazione Smart Cities Italy
  • Assoittica Italia (Associazione Nazionale delle Aziende Ittiche)
  • “Fondazione Pinot Nero”
  • Audiosales S.R.L
  • Authentico s.r.l.
  • Balloon srl
  • BE A MERAVIGLIA!
  • Beople srl sb
  • BIOTECH CAPITAL CELL https://capitalcell.com/en/
  • BIRRIFICIO ARTIGIANALE NAPOLETANO
  • Bitforfun
  • BSpace Srl – T4MED Srl società di TESISQUARE Holding
  • Business Integration Partners SPA (2 call)
  • Buy and Help Società Benefit Srl
  • Carsa srl
  • Centro Studi Storici e Sociali V. Fusco
  • CER ITALIA SRL SOCIETA’ BENEFIT
  • Cirio Agricola SRLS
  • City Green Light
  • City Vision / Blum srl sb
  • Comune di Campobasso
  • Comune di Carassai
  • Comune di Carbonia
  • COMUNE DI CUNEO
  • Comune di Matera
  • Comune di Novara (2 call)

 

 

  • Comune di Orgosolo
  • Comune di Oriolo Cosenza
  • Comune di Pescara
  • Comune di Rho
  • COMUNE DI SIDDI
  • Comune di Summonte (AV)
  • Comune di Ulassai
  • Connected Reality Italy
  • Consulta Roma Smart City Lab
  • Contrader Engineering Srl
  • COPAGRI – Confederazione Produttori Agricoli
  • cryptobase srl
  • CyberEthics Lab.
  • CyberEthics Lab.
  • E@A Srl
  • Ecosistema Formazione Italia
  • Edoardo Binda Zane
  • EduAction Coach
  • Empowerbeing SRL
  • Ener2Crowd SB srl
  • Enjoy Italian Way
  • E-Sales Srl – Start Up Innovativa
  • e-voluzione di F.M.Sacerdoti srl
  • Exclusive Connection Tour Operator
  • Fastweb
  • FIB SpA
  • FiRA Finanziaria regionale abruzzese
  • FONDAZIONE NEXA
  • ForTeam
  • GIGA no profit per Ecofuturo
  • Gility SRL – Società Benefit
  • Girasole srl
  • Greenvincible S.r.l.
  • GRUPPO LUPI
  • Hashtable S.R.L.
  • HCOMM SRL
  • C.I.E. Soc. Coop.
  • i-lobby srl
  • InfoCert SpA
  • INNOVA SRL
  • IT LAB S.R.L.
  • Italia Civile ETS

 

 

  • La Bottega delle parole
  • LEVELS
  • Merits Srl Società Benefit
  • Messagenius
  • Mia dolce casa srls
  • Monithon Europe
  • Mountex
  • Moversi srl
  • MY PLANET 2050 APS
  • NexTonw
  • Nidi Fioriti (Citybility)
  • NMU City Roaming
  • NSA Italia S.r.l.
  • NUVOLA ZERO SRL
  • NuvolaProject
  • Opificio Innova
  • PHERO S.R.L.
  • PwC Italy – Pricewaterhouse; Coopers Business Services S.r.l.; Associazione Startup Turismo
  • QRSimple inc
  • Quantum srl
  • REMUNERO srl
  • Rete Sviluppo Turistico Costa d’Amalfi
  • Retex S.p.A. Soc. Benefit
  • RIGHTCOPY INVEST SRL
  • RomARS Srl – Start Up innovativa
  • SEACOM srl – Società Benefit
  • Sefea Impact SGR SpA
  • Solarcorp
  • Startup
  • TAMLAB SRL – Impresa Sociale
  • Team4Idea
  • Tetractys
  • TIM SpA
  • To Be Srl
  • UNIONCAMERE CAMPANIA
  • UNIONE CRISTIANA IMPRENDITORI DIRIGENTI
  • vr tourism
  • WhereApp S.r.l.
  • windtre
  • Yabe cooperativa sociale

Le regioni più rappresentate sono state:

  • Lazio con 26 candidature,
  • Lombardia con 20 candidature,
  • Campania con 18 candidature.

Le tipologie di organizzazioni che hanno presentato le loro proposte includono

Associazione/Fondazione2621%
PMI Innovativa2117%
Piccola Impresa2016%
Startup1915%
Ente Pubblico1714%
Grande Impresa119%
Media Impresa76%
Investitori/Incubatore/Acceleratore32%

tra cui spiccano nomi come TIM, Fastweb, Infocert, PWC Italia, Business Integration Partner (BIP) e Wind3, come la presenza dei Comuni di Cuneo, Matera, Pescara, Campobasso, Novara e il Roma Smart City Lab.

Tra i partecipanti alla manifestazione d’interesse si segnalano startup emergenti nei settori dell’intelligenza artificiale, delle energie rinnovabili, della biotecnologia e del turismo sostenibile, e anche diverse aziende consolidate, alcune quotate in borsa: imprese che hanno deciso di partecipare per raccogliere nuove idee e per verificare collaborazioni e investimenti ai tavoli di open innovation.

Una commissione di 50 membri, soci di Fondazione Ampioraggio, avrà il compito di selezionare 55 dei 124 candidati che si affiancheranno ai 5 case giver selezionati dal comune di Merano e al case giver “onorario” assegnato al Comune di Scanno (sede della prima tappa di Jazz’inn 2023). Quest’ultimo, per volontà della presidente della Fondazione, Giovanna Ruggiero, è stato indicato come

la sede del living lab che ha condiviso al meglio i valori dell’iniziativa

riconoscendo al sindaco, Giovanni Mastrogiovanni, di aver compreso il valore “laico” dell’impegno verso lo sviluppo sostenibile del nostro ecosistema.

La selezione dei case giver sarà guidata dal valorizzare la qualità delle proposte e dal loro potenziale impatto sul mercato e sulla società. Al termine della selezione saranno annunciati i 61 case giver selezionati e sarà possibile prenotare i tavoli di lavoro, pre-registrandosi qui. Ha dichiarato Flavia Marzano, Presidente del Comitato Scientifico di Fondazione Ampioraggio

Siamo entusiasti della qualità e della varietà delle candidature ricevute quest’anno. Questo dimostra quanto sia vibrante e dinamico l’ecosistema dell’innovazione in Italia e soprattutto quanto Jazz’Inn sia entrato nella mappa mentale degli attori dell’innovazione nazionale, un risultato che premia il nostro impegno e ci responsabilizza sulle aspettative generate

Durante Jazz’Inn 2024, i case giver avranno l’opportunità di lavorare fianco a fianco con esperti di settore, investitori e altre startup in un ambiente informale e stimolante, con l’obiettivo di sviluppare soluzioni innovative e creare nuove opportunità di business.

Le sessioni di lavoro saranno incorniciate da serate di musica jazz con artisti di fama nazionale, creando un’atmosfera unica che favorisce il networking e la creatività.

L’attesa per Jazz’Inn 2024 è palpabile e il “non evento” promette di essere un’esperienza indimenticabile per tutti i partecipanti, continuando a rappresentare un punto di riferimento per l’innovazione e l’imprenditorialità, la dimostrazione che non esistono periferie, dove le idee si incontrano, anche (e soprattutto) quando si generano lontano dai luoghi comuni.

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I 55 Case Giver Selezionati per Jazz’Inn 2024

Terminata la call e la successiva selezione da parte dei soci Fondazione Ampioraggio, pubblichiamo l’elenco definitivo dei case giver selezionati per l’ottava edizione di Jazz’Inn 2024, il living lab di open innovation che si terrà dal 7 al 13 ottobre a Merano, dedicato al tema dell’innovazione sostenibile.

Ai 55 case giver emersi dalla selezione (tra 124 candidati) si aggiungono 5 case giver espressione del territorio e, per la prima volta, un case giver onorario, il Comune di Scanno, sede della prima tappa di Jazz’Inn 2023 e indicato dalla Presidente della Fondazione, Giovanna Ruggiero, in quanto

oltre ad aver perfettamente rispettato gli impegni assunti in fase di candidatura nella scorsa edizione, ha anche saputo testimoniare, rappresentare e condividere i valori del nostro ecosistema in più occasione, cogliendo nell’indipendenza della Fondazione e nella sua libertà di valutazione un’opportunità per territori ed imprese per orientare i propri investimenti.

61 espressioni del Paese che vuole innovare e guardare avanti in modo sostenibile, a partire dalla gestione dello stesso living lab che sarà orientata ad ottimizzare tutte le ricadute in modo funzionale al titolo dell’iniziativa (Spazi Quattro.Zero) cioè alla riduzione di 4 fattori di impatto ambientale:

  1. plastica,
  2. CO2,
  3. inquinamento sonoro ed elettromagnetico,
  4. consumi elettrici.

Caratteristiche dei Candidati Selezionati

I case giver selezionati per Jazz’Inn 2024 rappresentano un ampio spettro di settori e tematiche, tutti accomunati dall’impegno verso l’innovazione sostenibile e il progresso tecnologico e soprattutto alla generazione di investimenti concreti, puntando a promuovere l’adozione di soluzioni innovative delle startup e renderle disponibili ad imprese e territori con il supporto di techbuyers, investitori e incubatori.

Da segnalare la presenza di 7 grandi aziende tra i case giver che verranno per incontrare startup e PMI innovative e verificare l’adozione di soluzioni da portare sul mercato:

  • TIM S.p.A.: Sviluppo sostenibile di città e borghi.
  • Almaviva S.p.A.: Soluzione integrata One Health attraverso un approccio data-driven.
  • Fastweb S.p.A.: Intelligenza artificiale e digitalizzazione per un futuro sostenibile.
  • Wind 3 S.p.A.: Mobilità, Turismo e Servizi tra Sostenibilità e Innovazione tecnologica.
  • Pwc Italy S.p.A.: Nuovi modelli di business ed innovazioni tecnologiche per il turismo sostenibile.
  • Business Integration Partner (BIP S.p.A.): Piattaforma per la Condivisione dei Dati nel MaaS favorendo la mobilità sostenibile
  • Infocert S.p.A.: Trusted Digital Product Passport.
Nella Pagina di Jazz’Inn riservata ai case giver l’elenco completo di tutte le call

 

Perché venire a Merano?

Partecipare ai tavoli di open innovation di Jazz’Inn offre un’opportunità unica di confronto, concreta e informale, con i case giver.

Tutti i partecipanti avranno la possibilità di collaborare direttamente con aziende leader e enti pubblici impegnati in progetti di investimento nei settori della sostenibilità, digitalizzazione, industriale, innovazione sociale e turismo sostenibile.

Gli incontri e le sessioni di lavoro sono pensati per facilitare lo scambio di idee in un contesto adatto alla co-creazione di soluzioni innovative, favorendo la nascita di collaborazioni strategiche e l’implementazione di progetti concreti.

Invito a scambiarsi idee

Jazz’Inn non è un evento, ma un contesto nel quale scambiarsi idee tra gli attori della nostra economia, uno spazio aperto a chi vuole Collaborare per Condividere Conoscenza.

Per questo il nostro invito è rivolto a chi è alla ricerca di idee per innovare e creare valore condiviso e a chi è interessato a validare le proprie idee con il potenziale mercato.

Che siate startup alla ricerca di partnership, imprese pronte a innovare o enti pubblici desiderosi di rigenerare i propri territori, investitori interessati a validare idee innovative o techbuyers pronti a mettere “a bordo” innovazioni e soluzioni da proporre al mercato, Jazz’Inn rappresenta un’opportunità unica per rispondere ai vostri obiettivi e contribuire al futuro dell’innovazione in Italia.

Scoprite chi sono i case giver dell’ottava edizione e pre-registratevi per incontrarli a metà ottobre, lontani dai luoghi comuni.

Fondazione Ampioraggio – Innovazione, Sostenibilità, Futuro.

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Convegno “Il Data Act: il regolamento che disciplinerà lo spazio europeo dei dati”

26 gennaio 2024

dalle 15:00 alle 19:00
Sala del Refettorio – Camera dei Deputati
Palazzo San Macuto
Via del Seminario 76, Roma

 

Il Data Act, il nuovo regolamento europeo (Regolamento UE 2023/2854 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 13 dicembre 2023) che ha ridisegnato lo spazio digitale dei dati nell’Unione, è stato pubblicato nella gazzetta ufficiale dell’Unione europea del 22 dicembre 2023.

Il Data Act mira essenzialmente e regolamentare la titolarità, l’uso e la condivisione dei dati, sia personali che non personali, eliminando le “barriers to data sharing” al fine di prevenire “an optimal allocation of data for the benefit of society” (Considerando 2 del Data Act).

Un provvedimento, quindi, che “sarà un potente motore per l’innovazione e nuovi posti di lavoro” (dalla press release della Commissione europea) andando a creare una quadro normativo chiaro per la regolamentazione dello spazio digitale europeo. 

Il nucleo essenziale delle norme del Data Act riguarda l’obbligo dei produttori di beni aventi contenuto digitale (praticamente tutto ciò che oggi viene venduto e si connette a internet: televisori, automobili, impianti di sicurezza, orologi, etc.) riguardo ai dati (personali ma anche quelli aggregati e totalmente anonimi, cioè non personali e, quindi, non regolamentati dalla normativa sulla privacy) generati da tali beni di condividerli con chi li ha prodotti. Altre importanti norme riguardano l’obbligo, a date condizioni, di condividere certi dati con gli enti pubblici, delle regole per l’interoperabilità sullo scambio dati tra sistemi diversi, la previsione di obblighi di resilienza informatica per gli smart contract utilizzati per i data sharing agreements.

 

  • Moderatrice
    Flavia Marzano – Esperta d’innovazione e Presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Ampioraggio
  • Introductory speech
    Beatrice Covassi – Membro del Parlamento Europeo ed esperta di innovazione digitale
  • Panoramica generale sul Data Act
    Francesco Paolo Patti – Professore associato di Diritto civile, Libera Università Commerciale “Luigi Bocconi”
  • L’impatto del Data Act sull’industria digitale
    Diego Ciulli – Responsabile government affairs and public policy, Google Italia
  • L’impatto del Data Act sull’industria digitale dal punto di vista di una start up
    Federico Frontali – Co-founder e CTO, Awentia
  • Q&A
  • Data Act e privacy
    Salvatore Orlando – Professore ordinario di Diritto privato, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Direttore, JODI
  • Gli obblighi di condivisione dei dati con gli enti pubblici
    Caterina Flick – Responsabile ufficio affari giuridici, AGID
  • L’interoperabilità tra i dati
    Giorgia Lodi – Tecnologa, CNR, esperta di open data
  • L’uso degli smart contract nella circolazione dei dati
    Tommaso Astazi – Responsabile regulatory affairs, Blockchain for Europe
  • Q&A
  • Conclusioni
    Paolo Maria Gangi – Avvocato, Studio Legale Gangi

AVVERTENZA
L’invio del modulo sottostante non dà diritto automaticamente alla partecipazione all’evento.

I posti nella Sala del Refettorio della Camera dei Deputati in Roma, che ospiterà l’evento, sono limitati e, pertanto, la disponibilità a partecipare all’evento sarà confermata da parte della Fondazione Ampioraggio solo ed esclusivamente con separata e-mail, la quale sarà inviata quanto prima all’indirizzo indicato in sede di compilazione del modulo sottostante.

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Ecco-i-territori-candidati

51 i territori candidati ad ospitare l’ottava edizione di Jazz’AInn

Al via la selezione per scegliere la capitale italiana dell’innovazione 2024

Dopo aver raccolto 67 manifestazioni d’interesse lo scorso 15 febbraio, alle ore 24,00 del 29 febbraio si sono chiusi i termini per l’invio dei moduli di candidatura con 51 candidature effettive inviate da parte dei territori interessati ad ospitare il living lab di open innovation di Fondazione Ampioraggio.

La capitale dell’innovazione italiana del 2024 sarà selezionata tra una di queste:

CandidatoRegione
Acquasanta TermeMarche
AgnoneMolise
Bacoli (centro storico)Campania
BellosguardoCampania
BolognolaMarche
BrescelloEmilia Romagna
CalopezzatiCalabria
CampodimeleLazio
CampolattaroCampania
CarassaiMarche
CariatiCalabri
CastelbottaccioMolise
Castrignano dei GreciPuglia
CollepardoLazio
DerutaUmbria
DolceacquaLiguria
FerrandinaBasilicata
FontecchioAbruzzo
Isernia (centro storico)Molise
Isole TremitiPuglia
GinosaPuglia
LaurinoCampania
Macchia ValfortoreMolise
Merano (centro storico)Provincia Aut. Di Bolzano
MoncalvoPiemonte
Montalto delle MarcheMarche
Montecatini Val di CecinaToscana
Morro d’AlbaMarche
NormaLazio
OlivieriSicilia
OvindoliAbruzzo
PescasseroliAbruzzo
PianellaAbruzzo
Popoli TermeAbruzzo
Porto Torres (centro storico)Sardegna
Praia a MareCalabria
RifreddoPiemonte
Roseto ValfortorePuglia
Sabaudia (centro storico)Lazio
San Casciano in Val di PesaToscana
San Giovanni a PiroCampania
Scafati (centro storico)Campania
SegniLazio
SermonetaLazio
SummonteCampania
SutriLazio
Terranova Sappo MinulloCalabria
TricaricoBasilicata
VillafratiSicilia
Comunità Montana Vallo di DianoCampania
Unione dei Comuni Parte MontisSardegna

A scegliere la sede 2024 e a individuare almeno 10 location per gli Ampioraggio Day, sarà una commissione composta da soci e partner della Fondazione Ampioraggio, tra cui Eurispes, AgiD, Uncem, Banca Etica, Dipartimento per la Trasformazione Digitale, Manageritalia, Città del Vino, Smart Cities Italy, Confassociazioni, Uniexport Manager oltre all’Ambasciata del Messico presso la Santa Sede, con la quale stiamo lavorando ad un innovativo progetto per valorizzare i territori minori in occasione del prossimo Giubileo.

Tra i membri della commissione anche Giovanni Mastrogiovanni, Sindaco del Comune di Scanno che lo scorso anno ha ospitato la prima tappa dell’iniziativa e che quest’anno contribuirà a scegliere la sede della nuova edizione.

La valutazione si svilupperà in 3 fasi:

  • Fase 1) entro 8 marzo: valutazione per la selezione dei 20 semifinalisti

  • Fase 2) entro 25 marzo: valutazione e survey Facebook per scegliere 3 finalisti

  • Fase 3) 5 aprile: audizione online con i 3 finalisti e voto conclusivo.

La scelta della sede sarà resa pubblica, in seguito al sopralluogo di verifica delle condizioni di candidatura del territorio più votato, il 19 aprile, con un evento presso la sede della Fondazione Cassa di Risparmio Salernitana, che sarà presentato in diretta streaming.

L’iniziativa, ideata nel 2017, ha dimostrato che non esistono periferie dove si incontrano le idee, trasformando i borghi in think tank di sviluppo e la lentezza in un catalizzatore di progetti e investimenti, stimolando le comunità locali e offrendo ai partecipanti lo spazio e il tempo necessario per conoscersi, collaborare e condividere competenze.

Il primo passo per stimolare investimenti sostenibili lontano dai luoghi comuni.

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Ecco-i-21-territori-selezionati-per-la-fase-2

Completata la fase 1 della selezione per Jazz’AInn 2024

Ecco i 21 territori selezionati per la seconda fase di valutazione:

  1. Comune di Ginosa
  2. Gemeinde Meran / Comune di Merano
  3. Comune di Praia a Mare
  4. Comune di Sabaudia
  5. Comune di San Giovanni a Piro
  6. Comune di Norma – LT
  7. Comune di Agnone
  8. Comunità Montana Vallo Diano – Padula
  9. Comune di Carassai
  10. Comune di Calopezzati
  11. Comune di Bacoli
  12. Comune di Isernia
  13. Comune di Montalto delle Marche
  14. Comune di Bolognola
  15. Comune di Laurino
  16. Comune Di Fontecchio
  17. Comune di Pescasseroli
  18. Comune di Popoli Terme
  19. Comune di Summonte
  20. Comune di Bellosguardo e Comune di Segni (ex aequo)

La seconda fase di valutazione prevede, oltre il voto della commissione, anche quello delle comunità e dei simpatizzanti che inciderà per il 10% del totale e servirà a comprendere la capacità di coinvolgimento e di attrazione dei territori candidati oltre a misurare l’engagement dei “supporters”

Sarà possibile sostenere il vostro candidato votando la survey che sarà disponibile sul gruppo Ampioraggio. L’innovazione fuori dai luoghi comuni dal 18 al 24 marzo prossimo.

L’esito della valutazione porterà alla selezione dei 3 territori finalisti (al netto di eventuali ex aequo come successo nella prima fase).

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Ecco-la-graduatoria-finale-della-II-fase-di-selezione-per-JazzAInn-2024

Selezionati i territori finalisti per ospitare Jazz’AInn 2024

Si chiude con un ex aequo la doppia valutazione

La seconda fase di valutazione per la selezione della sede 2024 del living lab di open innovation di Fondazione Ampioraggio si è chiusa alle ore 24,00 di domenica 24 marzo.
Dopo la prima fase erano rimasti in gara questi 19 territori

TerritorioRegione
AgnoneMolise
BellosguardoCampania
BolognolaMarche
CalopezzatiCalabria
CarassaiMarche
FontecchioAbruzzo
Isernia (centro storico)Molise
GinosaPuglia
LaurinoCampania
Merano (centro storico)Provincia Aut. Di Bolzano
Montalto delle MarcheMarche
NormaLazio
PescasseroliAbruzzo
Popoli TermeAbruzzo
Praia a MareCalabria
Sabaudia (centro storico)Lazio
San Giovanni a PiroCampania
SummonteCampania
Comunità Montana Vallo di DianoCampania

La selezione ha previsto un doppio livello di valutazione che ha coinvolto sia la commissione tecnica che il mondo social, attraverso un animato e partecipato sondaggio sul gruppo pubblico Facebook della Fondazione Ampioraggio che ha visto raccogliere oltre 25000 voti unici e raggiungere 170000 persone.

Il sondaggio aveva lo scopo di misurare la capacità di coinvolgimento dei territori candidati e ha assegnato fino a 10 punti (per il territorio più votato) che si sono andati a sommare al voto medio dei 44 membri di commissione ai quali è toccato studiare e valutare le 19 schede di candidature e assegnare il restante 90% del voto.
La somma delle 2 graduatorie ha prodotto l’esito seguente:

AMMINISTRAZIONEESITO COMMISSIONE DI VALUTAZIONEVOTI ON LINEPUNTI ATTRIBUITI AL VOTO ON LINE†TOTALE PUNTI
Comune di Merano84,318404 PUNTI88,31
Comunità Montana Vallo di Diano e Comune di Padula76,9529688 PUNTI84,95
Comune di San Giovanni a Piro*72,7534838 PUNTI80,75
Comune di Agnone*74,7213326 PUNTI80,72
Comune di Ginosa71,0239839 PUNTI80,02
Comune di Praia a Mare65, 70430710 PUNTI75,70
Comune di Sabaudia68,506273 PUNTI71,50
Comune di Summonte64,4512005 PUNTI69,45
Comune di Montalto delle Marche64,207264 PUNTI68,20
Comune di Calopezzati61,7710865 PUNTI66,77
Comune di Norma59,3615927 PUNTI66,36
Comune di Laurino61,546533 PUNTI64,54
Comune di Popoli57,0010385 PUNTI62,00
Comune di Isernia56,953162 PUNTI58,95
Comune di Pescasseroli52,7710425 PUNTI57,77
Comune di Fontecchio54,971091 PUNTO55,97
Comune di Bellosguardo50,8811015 PUNTI55,88
Comune di Bolognola48,0613956 PUNTI54,06
Comune di Carassai49,003892 PUNTI51,00

† I punti sono stati assegnati secondo il seguente criterio in termini di range: Da 0 a 200 Punti 1; Da 201 a 400 Punti 2; Da 401 a 700 Punti 3; Da 701 a 1000 Punti 4; Da 1001 a 1300 Punti 5; Da 1301 a 1500 Punti 6; Da 1501 a 2500 Punti 7; Da 2501 a 3500 Punti 8; Da 3501 a 4000 Punti 9; Da 4001 a 5000 Punti 10.
* La commissione di valutazione ha ammesso alla fase finale i 4 comuni in grassetto e valutato come ex aequo i comuni di Agnone e San Giovanni a Piro per il ridotto margine di distanza cumulato (0,03 decimi di punto).

A passare alle audizioni finali, previste il 5 aprile prossimo, sono stati:

  • Comune di Merano (Provincia Autonoma di Bolzano);
  • Comunità Montana Vallo di Diano – Comune di Padula (Campania);
  • Comune di Agnone (Molise) e Comune di San Giovanni a Piro (Campania) che si sono uniti ex aequo ai primi 2.

Primo dei non eletti il Comune di Ginosa (Puglia) e a seguire il Comune di Praia a Mare (Calabria) che è risultato il più votato nella survey on line con oltre 4000 voti.
Un ringraziamento speciale alla commissione di valutazione che, anche nella domenica delle Palme, ha fornito il proprio supporto con la valutazione dei territori candidati:

NomeCognomeRuoloEnte
AssuntaAmatoRicercatriceCREA
GianlucaBertoneConsulente HRLogi & Partner
AnnaBottoneImprenditrice turismoLands Tale Srl SB
MarioCaputiImprenditoreIn2It Srl
SimoneCerulliPresidente regionaleUNCEM
GuillermoCumming OrtegaDelegato diplomaticoAmbasciata del Messico c/o Santa Sede
GuglielmoDe GennaroDirigenteAgenzia Italia Digitale
GiuseppeDe NicolaDirettore generaleFondazione Ampioraggio
CristianoDe VitaEsperto di cultura digitaleVisiva Lab Srl
MarioDel PezzoAmministratore DelegatoHosch Italia Srl
GiancarloDell’OrcoConsulente ed esperto di borghi 
GuidoFabbriDirettore generaleGeosmartcampus
GiuliaFabriziCeo e FounderAlmar Quality Research
PaoloFerigoInnovatore e visionarioBrainmatching
Paolo MariaGangiAvvocato esperto di digitaleStudio Gangi
LauraGiarreOrdinario di IngegneriaUniversità di Modena Reggio Emilia
MaurizioGranataGiornaliste e innovatore 
EnzoLa RosaFounderRequrv Srl
DomenicoLetiziaGiornalista 
CarloMamone CapriaVicepresidenteNext Open Innovation
FlaviaMarzanoPresidente Comitato ScientificoFondazione Ampioraggio
GiovannaMenzaghiPresidenteAssociazione Smart City Italy
EvaMicheliFounderRubiconEX Srl
AlessandroMusumeciCapo Segreteria TecnicaSottosegretario Innovazione Tecnologica
DanielaNapoleone  
PatriciaNavarraCo-fondatrice e membro del Consiglio DirettivoConnect Italia
GiuliaNepiResponsabile segreteriaAssociazione Città del Vino
AndreaPaolettiCo-FounderCasa Netural Coop
DanielaPappadàRicercatriceEurispes
ArgeminoParenteDirigenteBanca Etica
AntoniettaPezzuttiFounderBe On the Vision
DomenicoPierroInnovation manager 
FernandoPintusCeo e FounderWip Lab Srl
PatriziaPiovesanFounder e A.D.Adacta Communication
MarcoPisanuSindacoSiddi
RobertoRossettoPresidenteAssociazione per la Promozione dei Giovani
GiovannaRuggieroPresidenteFondazione Ampioraggio
AlfonsoSantorielloProfessore associato di Archeologia del PaesaggioUniversità di Salerno
NadiaSavinoCeo e FounderBio Lù Srl
CiroScamardellaInnovation manager 
IgorScognamiglioResponsabile eventiFondazione Ampioraggio
LeonardaScroccoPresidenteConfassociazioni Campania
ElenaTiberioResponsabile Area microfinanza e ricercaFinanziaria Regione Abruzzo
RaffaelaVasiniResponsabile marketingRemunero Srl Sb

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Fondazione Ampioraggio: Un Anno di Innovazione e Crescita

Bilancio e prospettive di un ecosistema nell’assemblea annuale dei soci Ampioraggio

È tempo di bilanci e di programmare il futuro,
È tempo di consuntivi e prospettive.

15 dicembre, presso il Laboratorio Aperto di Modena, l’ecosistema Ampioraggio si ritroverà per analizzare e valutare il lavoro fatto, un anno dopo l’assemblea di Firenze.

Il 2023 è stato un anno molto impegnativo, lo abbiamo capito mentre progettavamo la comunicazione dell’Assemblea, ricostruendo il lavoro realizzato in questi 12 mesi.

Ci siamo resi conto di aver “catalizzato” un’eccezionale serie di attività che ha consolidato il nostro ruolo di ecosistema dell’innovazione, contribuendo con tanti risultati a dare un senso compiuto alla parola innovazione, avvicinando tra loro imprese, startup, pubbliche amministrazioni, investitori, istituzioni e mondo della ricerca.

Le nostre iniziative, a partire da Jazz’Inn, rappresentano il risultato tangibile di un investimento che va ben oltre i numeri del bilancio ed è frutto di risorse economiche e di capitale umano che nel corso del 2023 hanno preso forma in diversi modi:

  • Collaborazioni con Centri di Ricerca Europei: abbiamo ampliato la nostra rete a livello internazionale, collaborando con centri di ricerca e dipartimenti universitari in Europa, aprendo nuove prospettive per lo sviluppo di progetti nell’ambito dei programmi europei nei quali svolgere un ruolo cruciale.

  • Partnership con Attori Chiave dello Sviluppo Nazionale: abbiamo consolidato legami con gli attori dello sviluppo nazionale, creando il terreno fertile per la condivisione di idee e la realizzazione di iniziative di open innovation.

  • Coinvolgimento con Grandi Aziende: abbiamo avviato collaborazioni significative con grandi aziende, facilitando lo scambio di know-how e la realizzazione di progetti ad impatto diretto sul mercato.

  • Crescita della Partecipazione Attiva: un risultato fondamentale è stato l’aumento dell’interesse dei soci, diventando parte attiva nell’agenda dei valori della Fondazione.

  • Supporto ai progetti dei nostri soci: un’esperienza che abbiamo avviato nel 2023 è stata anche quella di facilitare i rapporti tra investitori e imprese, creando relazioni tra le parti per supportare le idee innovative dei nostri soci.

Tutto questo ha generato, sta generando e produrrà risultati economici, ma prima di tutto sta generando un cambio di mentalità, dentro e fuori l’ecosistema, mettendo al centro persone e risultati.

Il nostro impegno è quello di far crescere l’ecosistema per accelerare la collaborazione tra domanda e offerta di innovazione, stimolare l’avvio di nuovi progetti, trasformare le competenze in sviluppo sostenibile per creare un futuro dove l’innovazione, sia tecnologica che sociale, sia un investimento concreto e misurabile e non spesa improduttiva o pura operazione di marketing.

Dopo 7 anni sul campo, Fondazione Ampioraggio è sempre più determinata a guidare questa evoluzione, costruendo ponti tra innovatori e mercati, supportando la volontà di chi non vuole attendere i cambiamenti ma essere attore e sostenitore interessato al miglioramento delle condizioni del fare.

Il 15 dicembre l’assemblea dei soci Ampioraggio a Modena sarà un hub di queste volontà, lo snodo per un’Italia che pensa, lavora e innova insieme.

Unendo i punti per un futuro sostenibile e a misura d’uomo.
Come? Vi invitiamo a Modena per scoprirlo di persona.



Sessione privata
Laboratorio Aperto di Modena – dalle ore 9,00 alle ore 13,30
Partecipazione riservata ai soci della Fondazione

  • 09,00 – Registrazione partecipanti & welcome breakfast

  • 09,30 – Saluti di benvenuto – Giovanna Ruggiero – Presidente Fondazione Ampioraggio

  • 09,40 – Visioni ad Ampioraggio – Flavia Marzano – Presidente Comitato Scientifico

  • 10,00 – Bilancio consuntivo e preventivo – Fabrizio Luciani – Presidente C.d’A.

  • 10,30 – Le prospettive – Giuseppe De Nicola – Direttore Generale

  • 10,45 – Commenti e voto bilancio – interventi dei soci e fase di Q&A

  • 12,30 – “Ecosistemi d’innovazione” – Alessandro Musumeci – Direttore segreteria tecnica sottosegretario all’innovazione



Sessione pubblica
Laboratorio Aperto di Modena – dalle ore 15,00 alle ore 19,30
Aperta a 150 persone – registrazione su Eventbrite

  • 15,00 – Saluti – Fabio Sgaragli e Diego Teloni – Coordinatori Laboratorio Aperto Modena

  • 15,10 – Jazz’inn 2024: la call – Guido Fabbri – Direttore generale Geosmartcampus

  • 15,30 – RINASCIMENTI: innovazioni in corso, testimonianze e obiettivi

  • 18,00 – Sostenere le idee dell’ecosistema – Francesco Paolo Russo – Ceo To Be Srl

  • 18,20 – “Vision is not a choice” – Giulia Fabrizi presenta Luca Piras – Ceo Hq Village

  • 18,30 – Conclusioni – Flavia Marzano e Giuseppe De Nicola

  • 18,40 – Brindisi e auguri – Ciù Ciù Wines



Empathy walk
Modena – 16/12/2023 dalle 11,15

  • Visita guidata in italiano nel centro di Modena, a cura di Visita Modena City Tour – Visita su prenotazione

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Sostieni la rivoluzione del LiFi in Italia

Diventa ambasciatore della sfida di Francesco Paolo Russo

Cari amici dell’ecosistema Ampioraggio, questa comunicazione non è una sollecitazione al risparmio, ma l’invito a condividere la sfida di un team di innovatori e contribuire a realizzarla insieme.

Fondazione Ampioraggio ha deciso di diventare ambasciatore della sfida di Francesco Paolo Russo e di To Be Srl.

To Be è una PMI Innovativa associata alla Fondazione Ampioraggio sin dalla nostra costituzione. Molti di voi conoscono bene il suo CEO, Francesco Paolo Russo, uno dei membri più attivi del nostro ecosistema e figura di spicco nello scenario nazionale dell’innovazione.

Francesco non è solo il visionario che ha trasformato in realtà il LiFi con To Be Srl ma soprattutto una persona impegnata dal punto di vista imprenditoriale umano nel cambiamento del Paese.

Ora ha lanciato una sfida che ha bisogno di tutti noi per raggiungere gli obiettivi.

Una campagna di equity crowdfunding per raccogliere i fondi necessari a far crescere il progetto e portare il LiFi in tutto il paese e anche in Europa.

Cosa possiamo fare?

Quello che abbiamo sempre fatto e che contraddistingue il nostro ecosistema: partecipare a questo progetto condividendo l’obiettivo come se fosse quello di ognuno di noi.

Come potete aiutare?

A partire da 250,00 Euro è possibile contribuire alla campagna di equity crowdfunding diventando parte attiva della sfida investendo in To Be Srl. Nell’operazione stanno investendo anche investitori istituzionali tra cui CDP, Azimut e Digital Magics.

Perché sostenere questa campagna?
  • Per contribuire all’innovazione tecnologica in Italia

  • Per favorire lo sviluppo di soluzioni di connettività più sicure ed efficienti

  • Per sostenere la sfida di Francesco, facendo del LiFi una realtà

Condividete la notizia e diventate gli ambasciatori di Ampioraggio per To Be Srl.

Per ricevere informazioni dettagliate su come sostenere la campagna, invia una mail con oggetto “Investimento To Be Srl” a: staff@fondazioneampioraggio.it

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Da Jazz’Inn a… Jazz’A-Inn: aperte le candidature per selezionare il borgo più innovativo del Paese

Call e novità del living lab di Fondazione Ampioraggio

Con l’ottava edizione Jazz’Inn cambia nome e diventa Jazz’A-Inn per rendere il format un’occasione per divulgare i temi dell’intelligenza artificiale nel Paese.

Dal 2016 il living lab di open innovation di Fondazione Ampioraggio trasforma i borghi in think tank di innovazione e sviluppo sostenibile, unendo tavoli di lavoro, open talk, eventi culturali e momenti di scoperta del territorio che coinvolgono centinaia di persone, tra startupper, ricercatori, investitori, dirigenti di grandi e medie aziende, imprenditori e amministratori pubblici.

L’edizione 2024 sarà dedicata al tema RINASCIMENTI e punterà a selezionare una sola sede per ospitare la settimana di Jazz’A-Inn.

CHI PUÒ CANDIDARSI?

  • Comuni sotto i 5000 abitanti

  • Gruppi d’Azione Locale (GAL)

  • Comunità Montane

  • Unioni di comuni

  • Borghi e centri storici di comuni sotto i 30.000 abitanti

PERCHÉ OSPITARE JAZZ’A-INN?

Il format in 7 anni ha dimostrato che non esistono periferie dove si riuniscono le idee, non solo stimolando investimenti e divulgando idee a giovani e imprese del territorio ospitante, ma valorizzandolo anche dal punto di vista turistico, con la presenza di centinaia di persone che per una settimana si fermano nel borgo ospitante che diventa a tutti gli effetti una capitale di sviluppo sostenibile e innovazione.

MODALITÀ DI PARTECIPAZIONE E SCADENZA

Per candidarsi occorre consultare l’invito nel quale verificare le modalità di partecipazione e selezione e quindi presentare la candidatura entro le ore 24,00 del 15 febbraio 2024.

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Incrociare Idee e sviluppo sostenibile nel Cuore dell’Italia

Da Modena parte la Ri-Evoluzione della Fondazione Ampioraggio

È sempre emozionante rivivere le esperienze con voi, eppure, il tempo è sempre troppo breve per raccontarci tutto.

Queste parole, scritte da uno dei soci della Fondazione dopo l’assemblea di Modena del 15 dicembre scorso, riassumono perfettamente il sentimento che accompagna ogni nostro incontro.
L’essenza del nostro ecosistema è racchiusa in queste parole.
L’innovazione e lo sviluppo sostenibile prendono forma grazie alle persone che partecipano, trasformandosi in investimenti e collaborazioni attraverso un mix unico di fiducia reciproca e competenze che accelera tutto.

Venerdì scorso ci siamo ritrovati nel Laboratorio Aperto di Modena, negli spazi dell’ex Azienda Elettrica Municipale che, con la collaborazione di Gate Rei, sono stati trasformati in un luogo polifunzionale al servizio della comunità territoriale.
Un luogo simbolo dell’operosità dei modenesi ed esempio da conoscere per replicarlo altrove.

L’assemblea ha riunito persone provenienti da ogni angolo d’Italia, da chi ha sempre fatto parte di Ampioraggio a chi ci ha scoperto proprio in quella giornata.
La presidente della Fondazione, Giovanna Ruggiero, ha sottolineato nel suo discorso iniziale il concetto di partecipazione e valori come fondamenta della nostra vita associativa, mettendo in luce come il vero patrimonio sia rappresentato dalle persone.
A seguire Flavia Marzano ha delineato le direzioni del comitato scientifico per il 2024, annunciando il temi dei WebinarT, gli Ampioraggio Day e i contenuti della rubrica Scenari d’Innovazione e presentando il primo appuntamento dell’anno, un convegno sul Data Act presso la Camera dei Deputati il 26 gennaio, organizzato insieme a Paolo Gangi.
I vertici operativi della Fondazione, Giuseppe De Nicola e Fabrizio Luciani, hanno presentato il bilancio e le attività del primo anno dal riconoscimento giuridico, illustrando risultati e proiezioni economico-finanziarie, evidenziando chiaramente sia le potenzialità che le criticità da superare.

Alessandro Musumeci, ospite speciale dell’assemblea in qualità di capo della Segreteria del Sottosegretario all’innovazione tecnologica, ha mostrato le opportunità per gli ecosistemi di innovazione legate agli investimenti e agli obiettivi del Governo sull’innovazione e il digitale.

La prima sessione si è conclusa con le relazioni emerse dalle riunioni preparatorie:

  • Gianluca Bertone Parisi (Logi Partners) nuovo modello di organizzazione interna e di Jazz’Inn

  • Flavia Marzano il piano di marketing associativo, coerente e selettivo

  • Daniela Cadeddu (Bottega Filosifica) regolamento e codice etico

  • Enrico Reboscio (Dot Vocal) l’infrastruttura digitale dell’ecosistema

  • Guido Fabbri (Geosmartcampus) che ha invitato “appassionatamente” i soci a rendere più sostenibile la Fondazione

Giovanni Galvan (Academy Ampioraggio), Carlo Mamone Capria (open innovation hub territoriali) e Alfonso Santoriello (cultural heritage) hanno concluso la prima parte dell’assemblea con 3 addendum tematici.

La sessione pomeridiana, inaugurata dall’Assessore alla smart city di Modena, Ludovica Ferrari, ha offerto un’ampia panoramica delle esperienze della Fondazione.
Da Fabio Sgaragli di Gate Srl, rigeneratori e gestori di immobili trasformati in incubatori e spazi polivalenti, alle novità su Jazz’Inn presentate da Guido Fabbri (a partire dal nuovo naming), fino alle molteplici iniziative generate dall’ecosistema.

La campagna di equity crowdfunding di To Be srl – LiFi (che al momento ha superato 800.000,00 Euro di raccolta in meno di un mese) ha permesso a Francesco Paolo Russo di condividere un risultato nato anche grazie alle relazioni dell’ecosistema della Fondazione, così come Alessandro Malinconico, neo socio con Lands Tale, ha illustrato il progetto ITINERARIA, idea nata in collaborazione con l’Ambasciata del Messico presso la Santa Sede rappresentata in quella giornata da Guillermo Cumming Ortega.

Le sessioni di best practices si sono concentrate su:

  • Open innovation, presentata da Ciro Scamardella (Gruppo Crisalide)

  • Borghi e aree interne, moderata da Martino Cortese (Citybility) e Giulia Fabrizi (ALMAR Quality Research)

  • Smart city & Smart Citizens, condotta da Flavia Marzano

  • Sviluppo sostenibile, coordinata da Giuseppe De Nicola

  • Capacity building, guidata da Giovanni Galvan

La presentazione del libro di Luca Piras “Vision is not a Choice” da parte di Giulia Fabrizi e il brindisi con Ciu Ciù Wines hanno concluso questa intensa giornata.

Una giornata che ci ha messo di fronte all’impatto sociale, economico e umano del progetto Ampioraggio, svelandoci le potenzialità future, e mettendo in risalto la valorizzazione dell’intelligenza collettiva delle persone che fanno parte di questo straordinario viaggio di innovazione.
Come Daniele Barbato, vicepresidente della Fondazione e imprenditore manifatturiero, diventato l’ambasciatore di Ampioraggio verso le PMI italiane, trasformando la sua azienda in un laboratorio sperimentale per le innovazioni necessarie.

Questa giornata ha rappresentato un altro capitolo di un percorso nel quale il vero capitale sociale sono le persone.
Persone alle quali non piace solo parlare di innovazione, ma che hanno il piacere di condividere visioni per realizzarle.
Anche facendo molti chilometri per passare poche ore insieme.
A tutte loro, e da parte di ognuna di loro, auguriamo anche buon Natale a tutti voi.

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Borghi in Radio: Le voci nascoste d’Italia

Alla scoperta dei segreti e dei Sogni dei Piccoli Borghi Italiani

Fondazione Ampioraggio è orgogliosa di presentare il format radiofonico “Borghi in Radio”, un’idea nata da Giulia Fabrizi, Ceo di Almar Quality Research, e Martino Cortese, imprenditore sociale e founder di Citybility, benefit company.

Questa serie racconterà dai canali di Radio Bla Bla Network le storie, le vocazioni e i progetti di innovazione di 12 borghi italiani, dando voce a sindaci e consiglieri comunali che stanno lavorando per rilanciare e rigenerare questi luoghi unici.

In ogni episodio, Borghi in Radio ti porterà in un viaggio alla scoperta delle origini di questi luoghi, attraversando con l’ascolto strade e panorami mozzafiato, tradizioni affascinanti e curiosità sulle origini dei nomi, scoprendo le ricette tipiche e le leggende di queste gemme nascoste d’Italia.

La trasmissione sarà anche l’occasione per conoscere i progetti che si stanno portando avanti nei 12 territori per rigenerarli, ridurre lo spopolamento, innovare l’offerta e rendere questi luoghi capaci di trattenere i giovani e attrarre investimenti, smart workers e nomadi digitali.

Daremo voce alle esperienze e alle speranze degli amministratori locali che si impegnano a preservare il patrimonio culturale, promuovere l’innovazione e garantire un futuro per questi luoghi che rappresentano il cuore del nostro Paese.

Unisciti a noi per scoprire i segreti, le storie e i progetti che si stanno sviluppando in questi luoghi unici.

Borghi in Radio è il biglietto per un viaggio emozionante attraverso l’Italia meno conosciuta che vogliamo far conoscere a tutti, per scegliere di passare un fine settimana o per decidere di trasferirsi per un periodo a lavorare in remoto.

Sintonizzati il venerdì dal 20 ottobre 2023 al 28 giugno 2024 dalle 15.00 alle 16.00 e preparati a innamorarti di questa parte d’Italia e fatti ispirare dalla bellezza nascosta del nostro paese.

Qui i “Borghi in Radio” selezionati:
https://www.fondazioneampioraggio.it/borghi-in-radio-le-voci-nascoste-ditalia/

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International Water Academy la sfida di Popoli

Appuntamento con il futuro dell’acqua

Nata come idea ai tavoli di Jazz’Inn grazie alla collaborazione di Geosmartcampus, il Progetto International Water Academy punta a trasformare il Comune di Popoli nella capitale dell’acqua e centro studi internazionale sul tema, valorizzando la risorsa naturale del borgo abruzzese, le Sorgenti del Pescara, che rappresentano uno dei bacini idrici più importanti d’Europa.

L’International Water Academy punta su conoscenza e tecnologia come elementi chiave per la ricerca e lo sviluppo di un ecosistema innovativo composto da ricercatori, imprese e responsabili politici ed enti al fine di formare professionisti in grado di contribuire alla sviluppo di attività di prevenzione e conservazione della nostra risorsa più preziosa: l’Acqua.

OBIETTIVI CHIAVE

  • Contribuire al trasferimento tecnologico
  • Sviluppare la ricerca, l’alta formazione e la comunicazione scientifica
  • Colmare il digital gap di competenze e contribuire alla realizzazione di progetti operativi innovativi
  • Creare nuovi modelli produttivi sostenibili ed essere un hub di innovazione, cultura e sviluppo trainante del territorio
  • Garantire il più possibile l’accesso alla cultura del risparmio idrico
  • Garantire l’accesso a tecnologie abilitanti al risparmio idrico e tutela delle falde acquifere (analisi dei dati, machine learning, intelligenza artificiale, IoT, GIS, Blockchain, quantum computing, AR/VR, ecc.)
  • Creare condizioni di progettualità e di accesso alle risorse economico-finanziarie
  • Essere uno strumento per gli Enti locali, Regione e Associazioni di categoria nel loro percorso di sviluppo

Fondazione Ampioraggio ha firmato un protocollo d’intesa con il Comune di Popoli e con Geosmartcampus per affiancare il territorio in questo progetto.

Il 21 novembre 2023 a Popoli si svolgerà un training & demo day aperto al pubblico per conoscere i temi e alcune delle tecnologie più innovative dedicate alla digitalizzazione del servizio idrico integrato.

2° Workshop International Water Academy

Open Innovation per il servizio Idrico integrato

21 Novembre 2023
Popoli – Sala polivalente Gran Guizza, viale Bruno Buozzi snc

Programma

  • 9.00 – Registrazione
  • 9.30 – Apertura
    • Introducono e moderano:
      • Pierlisa De Felice – Direttrice Riserva Sorgenti del Pescara
      • Guido Fabbri – General Manager Geosmartcampus
      • Alfonso Quaglione – Direttore Geosmart Magazine
  • 9.45 – Saluti
    • Dino Santoro – Sindaco di Popoli Terme
    • Loredana di Stefano – Vicesindaca e Assessora alla Cultura e Turismo
    • Emanuele Imprudente – Vicepresidente Giunta Regionale Abruzzo
    • D.ssa Daniela Arduini – Presidente Ordine Biologi Lazio e Abruzzo
    • Ing. Antonella Pallotta – Consigliera Ordine Ingegneri Pescara
    • Giuseppe De Nicola – Direttore Fondazione Ampioraggio
  • 10.30 – Servizi Idrici Digitali – Università “G. d’Annunzio”, Prof. Ing. Luigi Berardi
  • 11.00 – Fondi & Open Innovation – Intellera, Ing. Simone Pompili
  • 11.30 – Rilievo reti e ricerca perdite – WEE, Ing. Massimo Fontana
  • 12.00 – Monitoraggio rete – Spektra Trimble, Ing. Marco Pallotta
  • 12.30 – Transizione digitale: reti irrigue – Politecnico di Bari, Prof. Ing. Daniele Laucelli
  • 13.00 – Pausa pranzo
  • 14.30 – GIS e Asset Management – Esri Italia, Giuseppe Gigante
  • 15.00 – WINDTRE – Leonardo Cotronei, Head of IoT, 5G e Data Analytics Offer
  • 15.30 – Tavola Rotonda con rappresentanti enti locali, gestori e aziende
  • 17.30 – Aperitivo

Per gli ingegneri l’iscrizione si effettua sul Portale di Formazione dell’Ordine e saranno riconosciuti 6 CFP.

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Hai un’idea di impresa? Scopri come finanziarla

Fondazione Ampioraggio Ente Partner di Invitalia per Resto al Sud

La collaborazione tra Fondazione Ampioraggio e Invitalia, l’Agenzia Nazionale per l’attrazione degli Investimenti, nasce a Jazz’Inn nel 2017 e si consolida nel corso degli anni, attraverso lo scouting e il matching di idee d’impresa da sottoporre all’agenzia nel corso di diverse edizioni di Jazz’Inn.

Questa esperienza, che ha favorito l’incontro con oltre 400 iniziative imprenditoriali, ha visto finanziarne circa il 10% con un impatto complessivo di oltre 10.000.000,00 Euro di investimenti.

Questo ha spinto Invitalia ad accreditare Fondazione Ampioraggio come Ente Partner della misura “Resto al Sud”, l’incentivo che sostiene la nascita e lo sviluppo di nuove attività imprenditoriali e libero professionali in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia, nelle aree del cratere sismico del Centro Italia (Lazio, Marche, Umbria) e nelle isole minori marine, lagunari e lacustri del Centro-Nord.

L’incentivo è rivolto a chi ha un’età compresa tra 18 e 55 anni e finanzia i progetti con un contributo a fondo perduto e uno agevolato che coprono il 100% dell’investimento fino ad un massimo di 200.000,00 Euro, oltre a riconoscere un contributo una tantum per le spese di gestione.

I fondi disponibili ammontano a 1 miliardo e 250 milioni di euro.

Fondazione Ampioraggio supporta gli interessati nella stesura di business plan qualificati e nell’iter di accesso alle agevolazioni finanziarie offerte dal programma, che fino ad ottobre 2023 ha finanziato oltre 16.000 progetti e creato quasi 59.000 posti di lavoro.

L’impegno offerto da Fondazione Ampioraggio, totalmente gratuito, ha permesso a decine di imprenditori di sottoporre le loro idee ai nostri esperti per verificarne la fattibilità e orientarli nella fase successiva.

Vuoi sottoporci la tua idea per una valutazione?

Inviaci queste 3 informazioni a staff@fondazioneampioraggio.it:

  • Qual è l’idea d’impresa e dove si intende realizzarla
  • Soci proponenti (età, esperienze, residenza)
  • Investimento previsto (valore e tipologia di acquisti)

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Fino al 70% a fondo perduto per la tua azienda

Finanzia lo sviluppo tecnologico e la ricerca con il bando Meditech

Iniziativa

Fino al 70% a fondo perduto: questo è il contributo massimo per finanziare programmi di ricerca industriale e sviluppo tecnologico previsti dal bando Meditech e rivolto alle imprese interessate a capitalizzare gli investimenti in ricerca e sviluppo.

Scadenza

Possibilità di presentare le domande fino a martedì 21 novembre 2023 alle ore 14,00.

Settori agevolati
  • Aerospace
  • Agrifood
  • Automotive
  • Civil construction
  • Energy
  • Pharma & Healthcare
  • Railway
  • Ship building
  • ICT
Informazioni di dettaglio

Per saperne di più e valutare la presentazione della domanda, è possibile consultare il sito Meditech o inviare una mail a staff@fondazioneampioraggio.it, con oggetto BANDO MEDITECH, alla segreteria della Fondazione per ricevere maggiori dettagli e assistenza.

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Al via un’altra settimana di open innovation lontana dai luoghi comuni

Scopri il programma della II tappa di Jazz’Inn

  • 45 case giver alla ricerca di idee

  • 4 living lab

  • 400 partecipanti attesi

  • 50 partner coinvolti

Dopo la tappa di Scanno di fine giugno, la settimana l’ecosistema dell’innovazione di Fondazione Ampioraggio si trasferisce in Sicilia e precisamente in uno dei luoghi più suggestivi del nostro Paese, il Borgo di Scopello in provincia di Trapani.

Ospiti del GAL Elimos, selezionato per la tappa dopo aver superato la concorrenza di 70 territori, ci ritroveremo con grandi aziende, investitori, enti locali, startup e ricercatori a fare innovazione lontani dai luoghi comuni e, ancora una volta, a dimostrare che non esistono periferie e luoghi minori dove le idee si incontrano.

Ti invitiamo a scoprire il programma, i protagonisti, i laboratori e gli eventi conviviali previsti e ti invito soprattutto ad unirti a noi, seguendo le dirette sui nostri canali social o, se ti va, a partecipare alle nostre giornate di lavoro.

Pensaci.

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Da Brainmatching l’applicazione per seguire Jazz’Inn 23

Scarica Team Cloud e partecipa con noi

Brainmatching, i “dream brokers” altoatesini soci di Fondazione Ampioraggio, oltre ad essere tra gli sponsor di Jazz’Inn 23, hanno anche sviluppato l’applicazione TEAM CLOUD, che permetterà a tutti i partecipanti (e a chi vorrà seguire a distanza) di avere a portata di mano contenuti, relazioni e contatti.

Ecco come scaricarla e utilizzarla per facilitare il matching a Jazz’Inn 2023:

  1. Scarica l’App “TeamCloud” da Apple Store o Google Play
    – Versione Android
    – Versione Apple
  2. Registrati con una delle opzioni possibili.
  3. Profilati indicando anche quali sono i tuoi obiettivi per Jazz’Inn. Il profilo genera un codice QR visibile nella home dell’App.
  4. Quando incontrerai un partecipante a Jazz’Inn, clicca sull’icona in alto a sinistra e inquadrate i rispettivi codici QR per visualizzare competenze, passioni e obiettivi.
  5. Consulta gli eventi per visualizzare le iniziative della giornata. Potrai vedere i nomi dei partecipanti, i loro profili e richiedere i dati di contatto.
  6. Ogni evento include iniziative (case giver, living lab, concerti, ecc.). Le sessioni dei case giver permettono la possibilità di attivare una chat interna tra case giver, facilitatore e partecipanti. La chat resta attiva anche dopo l’evento.
  7. In “richieste” troverai i contatti in sospeso da accettare o annullare. I contatti accettati appariranno in “contatti”.
  8. Solo nella versione iOS è possibile aggiungere note/idee, allegando testi, foto, audio o posizione.
  9. Nella home dell’app c’è un pulsante per accedere alle info dettagliate o inviare suggerimenti, consigli e nuove funzionalità.

Per maggiori dettagli sull’App Team Cloud visita il sito di Brainmatching

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Basterà un grazie per Jazz’Inn?

Ecco i numeri della VII edizione

Spesso le parole non bastano per esprimere la gratitudine e il valore delle nostre azioni.
In questo caso i numeri ci aiutano a dare un senso compiuto e per questo abbiamo raccolto i dati delle due tappe della VII edizione di Jazz’Inn per farvi conoscere cosa è successo.

Partiamo dalle due location selezionate: Scanno e il GAL Elimos.

  • Scelte tra 73 territori candidati, dopo una valutazione che ha coinvolto 45 esperti, hanno dimostrato ancora una volta che non esistono aree minori dove fare innovazione.

  • 10 giornate complessive di open innovation, tra fine giugno e fine settembre, che hanno ospitato oltre 600 persone: tanti sono stati i partecipanti unici nei 2 appuntamenti.

  • 160 i case giver candidati, 90 quelli selezionati, 86 i partecipanti effettivi, di cui:
    – 26 enti pubblici
    – 13 ETS
    – 18 piccole e medie imprese
    – 10 grandi aziende
    – 6 centri di ricerca
    – 5 investitori
    – 8 startup

  • 63 i partner dell’iniziativa, tra sponsor, patrocini e partner tecnici.

  • 2 welcome day, 8 open talk, 7 concerti jazz, 4 aperitivi e 2 empathy walks.

  • 10 ore di dirette streaming realizzate, 70 video interviste ai partecipanti.

  • 30 articoli in rassegna stampa.

  • 200.000 persone raggiunte sui canali social.

  • 40 facilitatori della Fondazione Ampioraggio coinvolti.

  • 15 regioni rappresentate nei due appuntamenti.

  • 2,5 giorni di permanenza media sul territorio per partecipante.

  • 1 app sviluppata e testata ad hoc per Jazz’Inn.

Questi numeri descrivono solo in parte il grande lavoro prodotto e, soprattutto, quello che sta partendo dopo le due tappe, ma sono sufficienti a dare un quadro d’insieme dell’impegno del nostro ecosistema.

Il valore di quei numeri è anche nella natura di Jazz’Inn, che è un living lab la cui sostenibilità è legata ai risultati che produce: un fattore di cui andiamo particolarmente fieri, perché rende tutti i partecipanti attori protagonisti delle giornate e non spettatori passivi di uno dei tanti eventi sull’innovazione.

Quello che non si può misurare facilmente è l’entusiasmo che nasce da quelle giornate, durante le quali i partecipanti si ritrovano a scoprire come 1 + 1 faccia 3.

Come succede?

Non lo sappiamo ancora, ma da 7 anni l’effetto “wow!” di Jazz’Inn è il suo marchio di fabbrica: la nostra idea di open innovation.

Un’idea che vi invitiamo a scoprire, se ancora non la conoscete, anche partecipando alle nostre attività o riguardando le interviste a tutti i protagonisti di questa “enclave” di entusiasmo che dal 2017 dimostra che non esistono periferie né luoghi minori dove le idee possono incontrarsi.

Innovare è un lavoro di squadra.
Lavorare in squadra è la vera innovazione.

Per cui, anche se non basterà, grazie 1000 a tutti quelli che hanno fatto squadra con noi.

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Rinnovare il presente, per disegnare il futuro

Al via la ricerca di idee per il premio START UP EVOLUTION – PINUCCIO LAMURA

Fondazione Ampioraggio ha deciso di affiancare DFL | Gruppo Lamura, azienda salernitana operante nel mondo della distribuzione di ferramenta, che anche quest’anno intende sostenere i giovani talenti e le loro idee.

Dalla volontà dei figli Carol, Pasquale e Francesco nasce infatti nel 2018 il premio “START UP EVOLUTION”, dedicato alla memoria di Giuseppe Lamura (detto Pinuccio), imprenditore e fondatore della DFL, il cui tratto distintivo era la capacità di innovare, realizzando idee e progetti che guardavano costantemente al futuro; con questa vocazione, il premio giunge alla sua VI edizione.

La ricerca di fondi si rivela spesso un’impresa complicata ed è questo uno dei motivi principali per cui, a volte, le idee migliori rimangono chiuse in un cassetto senza vedere mai la luce.
L’obiettivo di questo premio è quindi aiutare le giovani idee imprenditoriali a diventare realtà.

UN’IMPRONTA GREEN

Transizione ecologica, green economy, sostenibilità: sono argomenti di estrema attualità.
Le nuove generazioni sono sempre più attente e sensibili su questi temi, ed è proprio per questo che il progetto acquisisce quest’anno una connotazione “più green”.

Innovazione e sostenibilità a 360°, soluzioni hardware o di processo, nessun vincolo con il settore della distribuzione (o del mondo brico): il Premio START UP EVOLUTION – PINUCCIO LAMURA darà visibilità a tutte quelle idee in grado di parlare di futuro sostenibile e di lasciare un’impronta green nel nostro presente.

Tra le collaborazioni:
Fondazione CARISAL, PALAZZO INNOVAZIONE, COMPLESSO SAN MICHELE, Fondazione AMPIORAGGIO e SALERNO GREEN FORUM, che hanno deciso di unirsi per supportare l’azienda nella ricerca e aiutare il premio ad acquisire visibilità e autorevolezza, contaminando il territorio salernitano di idee.

Ampioraggio è un ecosistema di innovazione nazionale con radici salernitane e quando ci è stato chiesto di contribuire alla crescita del premio abbiamo immediatamente condiviso il progetto perché, oltre ad aver condiviso i valori della famiglia Lamura e dell’azienda DFL, contribuire allo sviluppo del territorio rappresenta uno dei nostri doveri principali.

Queste le parole della presidente di Fondazione Ampioraggio, Giovanna Ruggiero, che hanno motivato l’impegno dell’ecosistema verso questa iniziativa.

A CHI È RIVOLTO IL PREMIO

Sono ammessi a partecipare al Premio “Start UP Evolution – Pinuccio Lamura”:

  • Possessori di partita IVA
  • Start up iscritte da massimo 36 mesi nei registri camerali;
  • Start up innovative, di cui al D.L. 179/2012;
  • Realtà societarie ancora non formate, ma in grado di presentare business plan strutturati.
TERMINE PER LA PRESENTAZIONE DELLA CANDIDATURA

Il termine ultimo di presentazione delle candidature è fino alle ore 23:5 del 07 gennaio 2024.

Al progetto vincitore è riservato un premio di 2.500,00 Euro

Modalità di partecipazione e informazioni di dettaglio su dfl.it/start-up-evolution

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Scanno 2023: L’innovazione al centro della prima tappa di Jazz’Inn 23

Resoconto di un’esperienza di successo nel meraviglioso borgo abruzzese

Dal 27 giugno al 1° luglio, Scanno, un affascinante borgo abruzzese, ha ospitato la prima tappa di Jazz’Inn 23, il living lab di open innovation che Fondazione Ampioraggio organizza da 7 anni, coinvolgendo l’ecosistema d’innovazione italiano.

Dopo 4 mesi di preparativi, che hanno compreso la selezione dei case giver, la ricerca di partner e sponsor e tre sopralluoghi nel borgo, siamo riusciti a offrire ai partecipanti un’esperienza unica sull’innovazione aperta e lo sviluppo sostenibile.

Ecco alcuni numeri che rappresentano l’ampiezza dell’esperienza abruzzese:

  • 5 giornate di intenso lavoro

  • 43 tavoli di discussione

  • 10 sponsor

  • 46 partner

  • 350 partecipanti unici

  • 4 open talk sul tema “Apocalittici o Integrati?”

  • 3 serate di jazz nel borgo

  • 4 eventi conviviali

  • 30 articoli sulla stampa

  • 22 facilitatori coinvolti

  • Oltre 200.000 persone raggiunte

Queste cifre rendono l’idea delle dimensioni dell’evento, ma non riescono a descrivere appieno l’atmosfera e l’entusiasmo che hanno permeato Scanno durante quei giorni.

L’importanza di Jazz’Inn è stata confermata dalla partecipazione di persone provenienti da ogni parte d’Italia, dalla partecipazione ai lavori del presidente della Regione Abruzzo, del sindaco de L’Aquila, del capo della segreteria tecnica del sottosegretario all’innovazione tecnologica e dalla presenza di alcuni dei principali attori delle comunicazioni (Tim, Wind Tre, Infratel e Fastweb), il tutto nonostante la concorrenza del ponte romano di San Pietro e Paolo, che “paralizza” le attività delle istituzioni nazionali per quasi una settimana.

Un appuntamento essenziale

Jazz’Inn è diventato un appuntamento essenziale per tutti coloro che desiderano passare dalla teoria all’azione nell’ambito dell’innovazione, dando la possibilità a tutti di esprimere le proprie idee e di non rimanere semplici spettatori, offrendo anche ampi spazi per l’approfondimento e il networking, sia durante gli eventi conviviali che durante le visite guidate e le serate jazz, spesso punto di partenza per nuove collaborazioni e accordi.

Laboratorio di idee

Jazz’Inn è un autentico laboratorio di idee, un luogo di incontro tra visionari e il mercato, senza alcun tipo di filtro generazionale, sociale o geografico.

Motivazioni e volontà

Jazz’Inn è un progetto basato sul volontariato. Molte persone si sono dedicate per mesi a questa iniziativa, che non mira a scopi economici, ma piuttosto a generare investimenti innovativi, tecnologici e sociali.

Fabbrica di futuro

Jazz’Inn è una vera fabbrica di futuro e anche Scanno è diventata una fucina di sinergie, idee e collaborazioni che mirano a creare un impatto sociale significativo, promuovere lo sviluppo sostenibile, generare occupazione e valorizzare le aree interne, stimolando al contempo la domanda di innovazione.

Cosa ci guadagniamo?

In questi 7 anni c’è sempre qualcuno che si e ci chiede “cosa ci guadagnate ad organizzare Jazz’Inn?”
Ma noi ci domandiamo: “cosa ci guadagneremmo a lasciare le cose come stanno?”

Desideriamo ringraziare di cuore Scanno e tutti coloro che hanno partecipato a questa straordinaria esperienza, che ancora una volta ha dimostrato che non esistono periferie in Italia e che anche un borgo remoto può diventare capitale nazionale di innovazione.

Da questa esperienza a Scanno stanno già nascendo delle idee e ora non vediamo l’ora di incontrarci nuovamente a fine settembre, nell’area del Gal Elimos in Sicilia, per la seconda e ultima tappa di Jazz’Inn 2023.

Un’altra occasione per promuovere innovazione e coesione territoriale e trasformare la spesa in investimenti e sviluppo sostenibile.

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L’Innovazione prende vita nel cuore dell’Italia

A Scanno la prima tappa di Jazz’Inn 23

È con grande entusiasmo che Fondazione Ampioraggio annuncia il lancio della prima delle 2 tappe di Jazz’Inn 2023, il format di open innovation ideato nel 2017: un’occasione imperdibile per esplorare nuove frontiere dell’innovazione lontani dai luoghi comuni. La prima tappa si terrà nel meraviglioso borgo di Scanno in Abruzzo. L’evento si terrà dal 27 giugno al 1° luglio, coinvolgendo innovatori, startupper, investitori, imprenditori, dirigenti d’azienda, istituzioni e amministratori pubblici da tutto il paese.

Jazz’Inn da 7 anni rappresenta un’esperienza unica e mira a promuovere l’innovazione, creare connessioni significative e stimolare investimenti in un contesto lento e informale, che solo un borgo può offrire, nel quale le persone possono fermarsi per qualche giorno e confrontarsi sui propri progetti.

Durante le 5 giornate, i partecipanti avranno l’opportunità di esplorare nuove idee, sviluppare progetti innovativi e collaborare con esperti del settore, attraverso tavoli di lavoro e open talk tematici.

Le attività dell’evento includeranno workshop interattivi, sessioni di brainstorming, presentazioni di case study significativi e di successo, keynote speech e tanto altro. I soci dell’Ecosistema Ampioraggio faciliteranno i partecipanti nel confrontarsi tra loro alla ricerca di soluzioni condivise e collaborative.

Abbiamo scelto Scanno come prima location per l’evento dopo una selezione che ha coinvolto 73 territori da 19 regioni italiane perché hanno manifestato, agli occhi della commissione di valutazione, le motivazioni più forti in termini di volontà di innovare. Crediamo che il connubio tra tradizione e innovazione sia unico, ha dichiarato Giovanna Ruggiero, Presidente di Fondazione Ampioraggio. Questo borgo incantevole è il luogo ideale per riunire le menti più brillanti e creare un ambiente stimolante per lo scambio di idee e la co-creazione ma soprattutto, come accaduto a Roseto Capo Spulico lo scorso anno e come avverrà nel territorio siciliano del Gal Elimos a fine settembre, ci hanno decisamente convinto di poter e voler diventare centri di sviluppo, orientati agli investimenti e non alla spesa improduttiva. Il nostro obiettivo come Fondazione è quello di produrre cambiamenti reali nel sistema paese, Scanno ha accettato questa sfida per diventare best practice di innovazione.

Inoltre, Jazz’Inn si impegna a coinvolgere attivamente la comunità locale nel processo di innovazione. Saranno organizzati eventi collaterali aperti al pubblico, dando l’opportunità agli abitanti di Scanno e di tutto il territorio di partecipare attivamente e contribuire alle discussioni sull’innovazione.

Abbiamo voluto con grande determinazione ospitare la tappa di Jazz’Inn a Scanno perché ne abbiamo compreso le potenzialità in termini di contaminazione per il nostro sviluppo, spiega il Sindaco di Scanno Giovanni Mastrogiovanni, che prosegue: la nostra comunità vuole e deve guardare ai prossimi 5 anni in modo nuovo, soprattutto i giovani, per affrontare le sfide che ci aspettano ma questo riguarda anche le aree interne e tutto l’Abruzzo che invito a partecipare alle giornate di fine giugno per condividere nuovi modelli di sviluppo realmente sostenibile e provare a trasformare le risorse in arrivo in investimenti concreti e di lungo periodo.

L’evento sarà una grande opportunità per scoprire le bellezze di Scanno, il borgo dei fotografi noto per il suo lago a forma di cuore, i vicoli caratteristici, la natura e la fauna, la gastronomia locale, la tradizione culturale, con serate di musica e degustazioni nelle piazze del borgo, a complemento delle giornate di lavoro.

Partner già confermati per la prima tappa di Jazz’Inn sono:

Anci, Fira Abruzzo, Confindustria Abruzzo, Invitalia, PagoPa, AgId, Assofintech, Infratel Italia, Assintel, Borghi Autentici d’Italia, Associazione Città del Vino, Digita Accademy, Repubblica Digitale, Fondazione Cassa Risparmio Salernitana, Fondazione Cassa Risparmio Ascoli Piceno, Fondazione San Giacomo della Marca, Università del Sannio, Confassociazioni, Ai Magister DIH, Accelerate Italy.

45 i case givers presenti (aziende, techbuyers, enti locali, associazioni e investitori) e 500 presenze attese.

Saranno 4 gli open talk previsti sui seguenti temi:

  • INTELLIGENZA ARTIFICIALE: CHI HA PAURA DI HAL 9001?

  • FUTURO DEL LAVORO / LAVORO DEL FUTURO

  • DELOCALIZZARE LA GLOBALIZZAZIONE: I BORGHI DEL FUTURO

  • LA SOSTENIBILITA’ DELLO SVILUPPO TRA SPESA E INVESTIMENTO

Il 27 giugno alle 17,00 si terrà il Welcome Day con i saluti del sindaco di Scanno, Giovanni Mastrogiovanni, alla presenza di istituzioni territoriali e dei partner della Fondazione Ampioraggio.

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Partecipa al bando Campania Startup 2023

Un ecosistema di innovazione è a tua disposizione!

Fondazione Carisal, Fondazione Ampioraggio, Palazzo Innovazione e Themis fanno rete per supportare le startup interessate a partecipare all’Avviso Pubblico
“Campania Startup 2023” PR FESR CAMPANIA 2021-2027
per supportare le startup nell’accesso agli incentivi e garantire un pool di competenze unico per lo sviluppo successivo.

A CHI SI RIVOLGE IL BANDO?
  • Micro e piccole imprese costituite da non più di 60 mesi, iscritte al Registro Imprese della Camera di Commercio alla Sezione Speciale delle Startup innovative operanti nelle Aree di Specializzazione della RIS3 Campania
  • Persone fisiche che intendano costituire una micro o piccola impresa nella forma di Startup innovativa operante nell’ambito di una delle Aree di Specializzazione della RIS3 Campania.
COSA FINANZIA?
  • Beni materiali ed immateriali (macchinari, impianti specifici, attrezzature, programmi informatici, ecc.)
  • Consulenze funzionali all’avvio/sviluppo del progetto (consulenze di sostegno all’innovazione e/o alla penetrazione del mercato)
  • Spese di gestione (spese del personale coinvolto nel progetto a tempo determinato o indeterminato, spese generali ed altri costi d’esercizio)

L’investimento minimo deve essere di 70 mila euro.
Non sono ammissibili interventi che al termine della fase istruttoria generino un contributo inferiore a 50 mila euro.

FINO ALL’80% A FONDO PERDUTO, se la spesa non supera i 100.000,00 euro.
Altrimenti si arriva al 70% con un contributo massimo concedibile di 350.000,00 Euro.

SCADENZA PER PRESENTARE LE DOMANDE

31 luglio 2023

I 4 PARTNER PER LA TUA STARTUP
  1. Fondazione Carisal
    Fondazione di origine bancaria, investe in startup e mette a disposizione spazi di co-working nel pieno centro di Salerno.
  2. Fondazione Ampioraggio
    Ecosistema nazionale di innovatori, ente partner di Invitalia, network che mette in relazione domanda e offerta di innovazione per favorire l’ingresso sul mercato
  3. Themis Srl
    Esperti di finanza agevolata, assistenza alla stesura dei progetti e supporto nella rendicontazione
  4. Virvelle – Palazzo Innovazione
    Valorizziamo il capitale umano e diamo spazio alle competenze per farle crescere rapidamente.
SOTTOPONI LE TUE IDEE.
Entra in un network di innovazione. Fai crescere la tua impresa

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Jazz’Inn chiama, l’Italia (che innova) risponde

Pubblichiamo le 73 call di open innovation candidate alla tappa di Castellammare del Golfo

Dai big delle telecomunicazioni ai piccoli borghi autentici, dalle startup agli investitori.
La risposta alla call di Fondazione Ampioraggio per la II tappa di Jazz’Inn 2023 è stata sorprendente, dimostrando la forza del format di open innovation e soprattutto la capacità dei borghi di essere dei think tank di innovazione attrattivi ed efficaci.

Per la settima volta dal 2017 ci apprestiamo a condividere 5 giornate “lontane dai luoghi comuni” sull’innovazione e lo sviluppo sostenibile, coinvolgendo oltre 300 partecipanti da tutto il Belpaese nella meravigliosa cornice della Riserva dello Zingaro a Scopello, il borgo in provincia di Trapani proposto dal Gal Elimos in occasione delle candidature per l’anno 2023.

Ecco quindi i 73 case giver che hanno presentato la propria candidatura.

 

 Case GiverTitolo della call
1.AMAT PALERMO SPAAusili per la mobilità sostenibile e miglioramento dell’accessibilità in aree urbane
2.APG – Agenzia per la Promozione dei GiovaniAgenzia per la Promozione dei Giovani: Innovazione da, per, con i giovani
3.Avanzi Discover SRL SBRigenerare spazi ibridi in media montagna e in territori a bassa densità
4.Awentia SrlAwentia turns real-time data from the field into metrics.
5.Badia Lost & Found società cooperativaUn nuovo partenariato speciale pubblico privato a Lentini.
6.BAIA DI BOREA APSBAIA DI BOREA RIGENERATION
7.Basilicata Dream Park srlParco Divertimenti Basilicata Dream Park
8.Borghi Autentici d’ItaliaCreazione di modelli di sviluppo sostenibile
9.CAMPGEST 2010 SrlBorgo di Serra Albergo diffuso per viandanti
10.CEFPAS Centro per la Formazione Permanente e l’Aggiornamento del Personale del Servizio SanitarioCentro per la Formazione Permanente e l’Aggiornamento del Personale del Servizio Sanitario
11.CIRCUITO IESIES 4 TOWN, progetto socio-economico di rilancio territoriale per PP.AA
12.Civica srlYoumans, il valore di ciascuno.
13.CNR – ISMed & CRESMProgetto CARISMED
14.Comune di CariatiCariati. La Perla dello Ionio
15.Comune di FontecchioCentro Studi e ricerca sull’innovazione sociale a base culturale
16.Comune di San Giovanni in Galdo (Cb)rigenerazione del borgo del Morrutto
17.Comune di ScannoTrasformazione digitale delle aree interne montane per contrastare lo spopolamento, crescita sostenibile
18.Consorzio CorerasGreen aromas – favorire il potenziamento aromatico e la longevità del vino Catarratto
19.Consorzio CorerasProgetto CELAVIE, finanziato dall’UE – Programma Italia-Tunisia. Acquaponica autonoma e trasportabile.
20.Consorzio EdamusDMED Salone della Dieta Mediterranea 2024 – Manifesto della Dieta Mediterranea
21.COREangels ClimateCOREangels Climate
22.CoribiaPleuron
23.DS3R.it SrlsNuove modalità di circolazione urbana a ZeroEmission DS3R.it
24.E’.one Abitarègenerativo srlEsperienza e potenzialità di abitare generativo della comunità di Generavivo- Bergamo
25.Ecosistema Formazione ItaliaEcosistema Formazione Italia: Connettere e coinvolgere per superare le sfide del futuro
26.EFTILIA STP SRLMA DOVE VAI SE LA SOSTENIBILITA’ NON CE L’HAI?
27.Fastweb SpaCome realizzare un Futuro più connesso, più inclusivo, più ecosostenibile
28.Federalberghi TermeEconomia del Benessere, Termalismo e Turismo della Salute
29.FEDERITALYInnovazione digitale e Made in Italy: visioni, strategie e soluzioni
30.Ferpi Federazione Relazioni Pubbliche ItaliaTessiture sociali: la costruzione  infrastrutture relazionali per lo sviluppo dei territori
31.Fondazione RiccagioiaCerchiamo Partner Pubblici&Privati per affrontare il  cambiamento nel Fooodtech e Agritech
32.Gal Elimos S. Cons. a r.l.Smart land – Comunità di energie rinnovabili e sviluppo del territorio
33.Gal Elimos Soc. Cons. a r.l.Smart Land – Innovazione digitale nel settore delle public utilities
34.Gal Elimos Soc. Cons. a r.l.Smart Land – Piattaforme logistiche e digitali per e-commerce prodotti di qualità
35.Gal Elimos Soc. Cons. a r.l.Smart Land – Progettazione investimenti per il turismo culturale, termale e del benessere
36.Gal Elimos Soc. Cons. a r.l.Smart Land – Smart & social mobility: ausili per mobilità sostenibile e miglioramento accessibilità
37.Geosmart Magazine & Startup EasyStartupeasy , l’innovazione nel territorio
38.Geosmartcampus & Gruppo EnercomNextown : innovation hub per la digitalizzazione delle piccole e medie città
39.Graffiti For Smart CityGraffiti for smart city
40.Gruppo Operativo SFINGETracciare la Filiera cerealicola con sistemi innovativi quali la BLockchain
41.Infratel Italia S.p.AProgetto WiFi Italia
42.Innovalley Open Innovation HUBCreare un Veicolo di Investimento per Progetti in Fase di Seed Capital
43.INNOVAZIONE&PROGETTI S.R.L.LIBRA ECO VILLAGE
44.IPERLAT di Esposito LuigiProgetto Start-up: “Panatì Frozen Srl” (settori GDO/HoReCa food).
45.Iperurania srlNinaFin: Rivoluziona la tua tesoreria aziendale con l’automazione intelligente
46.ITTS “CARLO GRASSI”MOBILITA’ SOSTENIBILE – AEROTAXI
47.LandsTale SRL Società BenefitValorizzazione e promozione dei territori per un Turismo sano ed ecosostenibile.
48.Lisia AIIl migliore strumento AI di ricerca legale per aziende e studi legali
49.M.B.S. S.r.l.Asili nido e servizi per anziani: per una solidarietà  e occupazione femminile
50.MeteonisArk Angel
51.MoodWoodRidisegniamo il concetto di arredo creando i mobili sostenibili del futuro.
52.Murate Idea Park (MIP)CALLforHERITAGE
53.Music Innovation HubHeroes Festival a Napoli
54.Netural Coop Impresa socialeDisegna con noi la Casa dell’innovazione
55.NewCo tra Palazzo Innovazione e AedificaPalazzi della Sostenibilità
56.NOI-NEXT OPEN INNOVATION, anywhere, anytime. Studi e ricercheLIVING OPEN  DIGITAL INNOVATION  HUB
57.PanmatesPanmates.com
58.Provincia di LatinaRealizzazione Hub – Incubatore di startup territoriale
59.Publisys SpAInterconnessione innovazione e territorio.
60.Quin – Windsor PataniaXR LAB
61.RAMLAB S.r.lIl Mercato Digitale dell’Agroalimentare
62.Regione Molise – Assessorato politiche del lavoro, politiche sociali, terzo settore, politiche per l’immigrazione; politiche per la famiglia, giovanili e di parità, politiche per l’inclusioneInnovare i modelli di sviluppo sociale
63.Resilea APS – Comune PantelleriaResilea Hub – La Comunità si fa Impresa
64.Restartup SrlDal Crowdfunding all’Empowerment Sociale
65.Seacom srl – Società BenefitSoluzioni per il SUD e per ridurre il Gender Gap nell’IT
66.Sefea Impact SGR SpAProgetti di sviluppo territoriale ad alto impatto socio ambientale
67.SINETRiqualificazione e recupero Centri Storici anche tramite
68.Società Diaita per gli Stili di Vita Mediterranean Association for Lifestyle StudyProduzioni agroalimentari sostenibili, salutistiche e identificabili
69.TIMTIM abilitatore della trasformazione digitale delle PMI
70.USCIRE INSIEME – AGE ITALIA APSBando FONDAZIONE CON IL SUD: Jazz’Inn e Connessioni Socio Sanitarie 2023
71.Visivalab SLUn HUB di servizi a cittadini e turisti dei borghi
72.WIPLABMixed reality tra realtà aumentata e realtà virtuale
73.Wyblo srlStartup ed Ecosistema: elevare la formazione per migliorare la società

 

Tutti saranno invitati a partecipare mentre 45 saranno selezionati per i tavoli di brainstorming che si terranno dal 27 al 29 settembre prossimo.

Vi invitiamo a conoscere i loro nomi, i titoli delle loro call e a prenotare la partecipazione alle giornate di Jazz’inn 23 registrandovi.

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Rigenerare le terre di San Tommaso e superare le difficoltà del PNRR

Fondazione Ampioraggio coordinerà il progetto “Terre di Aequinum”

I Comuni di Castrocielo e Colle San Magno sono tra i borghi 200 vincitori della Linea B del Bando Borghi, il programma dedicato alla rigenerazione delle aree interne del Ministero della Cultura.

Lo scorso 7 aprile la presidente della Fondazione Ampioraggio, Giovanna Ruggiero, ha sottoscritto l’incarico per il coordinamento della Cabina di Regia del programma.

Il progetto coordinato da Fondazione Ampioraggio in seguito alla partecipazione a Jazz’Inn del Comune di Castrocielo nel 2021, dopo l’approvazione, è stato seguito da Ivano Corradetti, Simone Caporale ed Elvira Vicedomini, soci dell’ecosistema, coinvolgendo diversi altri membri della Fondazione nella sua esecuzione e avvalendosi dell’esperienza di amministrativista dell’avvocato Domenico Siniscalchi.

Questo lavoro di squadra ha supportato con successo il RUP del raggruppamento tra il Comune di Castrocielo e il Comune di Colle San Magno nella gestione della compliance richiesta dal PNRR per le procedure indicate dal Ministero della Cultura e dal Ministero dell’Economia e Finanze.

ATTIVITÀ E OBIETTIVI

Il progetto ha l’obiettivo di rigenerare i 2 borghi laziali attraverso un percorso che punterà alla valorizzazione integrata delle vocazioni e delle potenzialità del territorio sul quale insiste sia un importante sito archeologico che un complesso di opportunità legate alla vicinanza dell’Abbazia di Montecassino, gli itinerari di San Tomaso d’Aquino, la vicinanza dello snodo autostradale che collega Napoli e Roma e la presenza di numerose attività imprenditoriali.

Il programma ha una durata di 42 mesi e prevede il coordinamento di un set di azioni che comprendono:

  • Rigenerazione del borgo con la creazione di un Hub di innovazione
  • Interventi di digitalizzazione
  • Valorizzazione dell’area archeologica
  • Attività di capacity building per la formazione di competenze imprenditoriali
  • Azioni di coinvolgimento delle comunità locali
  • Nascita di nuove iniziative imprenditoriali
  • Programmi di marketing territoriale

L’obiettivo che abbiamo condiviso con i 2 comuni è di supportarli verso un percorso di sviluppo sostenibile, con risultati misurabili e in grado di generare ricadute nel tempo, evitando di trasformare questa opportunità in una “mera rendicontazione” di costi, per trasformarla in un investimento vero e proprio, anche con il coinvolgimento della rete dei partner della Fondazione. A tale scopo è in programma un AmpioraggioDay nei prossimi mesi.

La firma dell’incarico rappresenta il primo atto di un percorso di cambiamento condiviso con gli amministratori che ha ambizioni importanti di sostenibilità e una consapevole sfida alla complessità del PNRR che, soprattutto nei piccoli comuni, possono generare grandi difficoltà nella loro gestione per cui il nostro impegno sarà anche quello di offrire un supporto operativo e costante alla risoluzione delle problematiche relative alla rendicontazione del programma.

Siamo pronti ad unire i punti per il futuro di questo territorio.

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Borgo di Scanno e Gal Elimos: destinazioni della VII edizione di Jazz’Inn

Le motivazioni che ci hanno spinto a selezionare le 2 capitali dell’innovazione del 2023

Dallo scorso anno, la scelta della sede di Jazz’Inn è frutto di una call alla quale sono invitati a partecipare borghi, comuni e territori italiani. La prima esperienza, dopo le 5 edizioni di Pietrelcina, portò a concorrere 59 territori, selezionandone 2 apparsi più convincenti (malgrado una “svista”). L’ottima tappa di settembre a Roseto Capo Spulico, in Calabria, ha registrato oltre 500 presenze da tutta Italia per 4 giornate intense di open innovation in riva all’Ionio.

Quest’anno la call lanciata a metà dicembre ha visto candidarsi 73 territori da 19 regioni italiane unica assente la Valle d’Aosta.

La valutazione si è sviluppata in 3 fasi che hanno coinvolto la commissione composta da 45 membri che hanno fornito il loro contributo nell’arco di 30 giorni.

Fase 1) Valutazione iniziale delle candidature

Ogni membro della giuria ha valutato 10 schede ed ogni candidato è stato valutato da 6 persone diverse, con l’assegnazione di un punteggio che ha prodotto una prima graduatoria e portato 8 candidati del Centro Nord e 8 del Sud a superare la prima fase.

CENTRO NORDSUD
  1. Altopiano del Sole (BS)
  2. Scanno (AQ)
  3. Distretto del Comm. del Monferrato (AT)
  4. Comunità Montana della Carnia (UD)
  5. Montalto (AP)
  6. Unione Montana Tronto e Valfluione (AP)
  7. Rovigo (RV)
  8. Santa Fiora (GR)
  1. Martina Franca (TA)
  2. Castelbuono (PA)
  3. Gal Elimos (TP)
  4. Accadia (FG)
  5. Viggianello (PZ)
  6. Cariati (CS)
  7. Montesarchio (BN)
  8. Unione Comuni Marmilla (SU)
  9. Orsomarso (CS)
Fase 2) Integrazione e sondaggio social

La seconda fase ha richiesto l’invio di altre informazioni (che includevano anche una frase motivazionale) e la partecipazione ad un sondaggio sul gruppo Facebook di Fondazione Ampioraggio. Quest’ultimo aveva lo scopo di misurare la capacità di engagement dei territori candidati e un peso specifico pari al 10% della valutazione complessiva della commissione.

I membri della commissione questa volta hanno espresso un giudizio su tutti i candidati, eccezion fatta per il Comune di Montesarchio (unico a non inviare le integrazioni) mentre i 2 territori marchigiani hanno deciso di unirsi e fare squadra nella seconda fase.

Il sondaggio terminato il 4 marzo e che ha visto prevalere il Comune di Accadia (FG) con più di 3000 voti e la partecipazione di oltre 20000 votanti unici.
La somma dei risultati, valutazione della Giuria e sondaggio social, ha premiato i candidati che hanno raccolto i punteggi più rilevanti nella sommatoria delle 2 graduatorie e fatto passare al turno finale i seguenti territori:

CENTRO NORDSUD
  1. Altopiano del Sole (Bs)
  2. Scanno (Aq)
  3. Comunità Montana della Carnia (Ud)
  4. Montalto e Unione Montana Tronto e Valfluione (Ap)

    (Gli ultimi 2 ex aequo in finale)
  1. Martina Franca (Ta)
  2. Castelbuono (Pa)
  3. Gal Elimos (Tp)
Fase 3) Audizioni con i finalisti

La terza fase ha previsto, tra il 7 e l’8 marzo, l’incontro sulla piattaforma di videoconferenza di Fondazione Ampioraggio con i 4 finalisti del Centro Nord e i 3 del Sud. Gli amministratori dei 7 territori si sono confrontati con i membri della commissione presenti che hanno fatto domande sulle motivazioni, sugli obiettivi, gli investimenti previsti, l’organizzazione delle giornate e sulle attese rispetto a Jazz’inn.  al termine delle audizioni ogni membro della commissione ha espresso una preferenza.

Il risultato finale, per quanto di pochi voti, ha visto premiare rispettivamente il Comune di Scanno per il Centro Nord e il Gal Elimos per il Sud.

Saranno questi i 2 territori che ospiteranno, rispettivamente a fine giugno e fine settembre, le 2 tappe della VII edizione di Jazz’Inn.

I prossimi passi e cosa prevediamo per gli altri territori candidati

Il prossimo step prevede:

  • la formalizzazione degli accordi per la realizzazione di Jazz’Inn
  • la realizzazione dei sopralluoghi nelle sedi vincitrici
  • la definizione del programma complessivo, con le iniziative conviviali e culturali che faranno da cornice agli incontri di open innovation e agli open talk tematici
  • il lancio della call per selezionare i case givers delle 2 tappe, ovvero le aziende e le amministrazioni pubbliche interessate a raccogliere le idee degli innovatori per applicarle nei loro programmi e investire nel cambiamento.

Andremo alla ricerca di grandi e medie aziende nei settori del Made in Italy, techbuyers interessati a innovare l’offerta, investitori alla ricerca di progetti da supportare, amministrazioni pubbliche orientate ad innovare nel campo digitale o della transizione ecologica, aree interne alla ricerca di idee per il futuro, istituzioni e agenzie di sviluppo: questi, ancora una volta, saranno i protagonisti dei tavoli di lavoro dei nostri slow datings for innovation.

Molti dei territori candidati hanno manifestato un forte interesse al processo di cambiamento proposto da Ampioraggio e questo ci ha spinto a programmare degli incontri locali per conoscerli meglio e prevedere l’organizzazione di iniziative come gli Ampioraggio Day e supportarli nei processi di innovazione.

La commissione di valutazione

Un grazie speciale ai membri della commissione di valutazione che, con le loro valutazioni, hanno permesso di fare una valutazione coerente delle candidature, valorizzando e premiando le motivazioni più rilevanti, tra questi Rosanna Mazzia, sindaco del borgo che ha ospitato l’ultima tappa di Jazz’Inn 23 e presidente della Rete nazionale dei Borghi Autentici d’Italia, che ha accettato di mettersi dall’altra parte della barricata, rispetto allo scorso anno, forte della positiva esperienza vissuta per la sua comunità.


Ecco i nomi dei 45 componenti della commissione:

Alfonso Santoriello
Prof. Archeologia UNISA
Giovanna Ruggiero
Presidente Fondazione Ampioraggio
Martino Cortese
Ceo Citybility
Andrea Paoletti
Co-founder Casa Netural Coop.
Giovanni Russo
Storico dell’Arte
Massimiliano Gambardella
Relazioni Enti e Università PagoPA
Antonietta Pezzuti
co-founder BE ON DVYSION
Giulia Fabrizi
Ceo Almarq
Massimo Casiello
Direzione M3S Spa
Antonio Opromolla
Docente di Semiotica Link Campus
Gianluca Bertone
Cofounder Logi Partners
Massimo Ciuffreda
Rete Beni Comuni
Cesare Stranges
Consulente d’impresa
Giuseppe De Nicola
Direttore Fondazione Ampioraggio
Massimo De Toma
Ceo Gruppo Reti
Cristiano de Vita
Direzione Visiva Lab
Giuseppe Sottile
Direttore Commerciale Banca Etica
Maurizio Bertipaglia
Partner Sefea Impact Sgr
Daniela Brancati
Presidente Music International Compound
Guglielmo de Gennaro
Open Innovation Procurement AGID
Mauro De Bari
Ceo Crhacklab
Daniela Cadeddu
Cofounder Bottega Filosofica B. Corp
Guido Fabbri
Direttore Generale GeoSmartcampus
Nathalie Franchet
Direttore Cooperativa Capovolti
Daniela Vellutino
Prof. Comunicazione UniSa
Igor Scognamiglio
Account Fondazione Ampioraggio
Pinuccia Montanari
Analista Ambientale
Daniele Napoleone
Partner Engage Spa
Ilaria Vitellio
Ceo Cityopensource
Rosanna Mazzia
Sindaco Roseto Capo Spulico
Elena Nanni
Coordinatrice Murate Idea Park
Leda Guidi
Dipartimento Scienze Politiche e Sociali UniBo
Rosario D’Acunto
Presidente Assotes
Eleonora Fratesi
Presidente Infratel Italia Spa
Loris Marchisio
Dirigente Generale Sistema Acli Cuneo
Serenella Paci
Founder Poliste B Corporation
Flavia Marzano
Presidente CTS Fondazione Ampioraggio
Luca Piras
Ceo HQ Village
Simone Caporale
C.d’A.. Fondazione Ampioraggio
Francesco Paolo Russo
Ceo To Be
Mariangela Cassano
Presidente Action Aid Italia
Stefania De Pascale
Ordine orticoltura e floricoltura UniNA
Giancarlo dell’Orco
Destination Manager
Mario Melillo
Co-founder Meme Factory
Vittorio Sangiorgio
Ceo Il Borgo del Bambù

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Al via la seconda edizione di Accelerate Italy

Candida la tua startup a scalare i mercati internazionali

Dopo il successo ottenuto nel 2022, in cui 15 startups tra Italia e America Latina hanno concluso con successo il programma con il Demo Day entrando nel mercato nord americano, Accelerate Italy rilancia la seconda edizione nel 2023.

Il partner di Fondazione Ampioraggio è pronto a selezionare nuove startup per partecipare al programma che porterà le migliori a presentarsi direttamente agli investitori internazionali negli Stati Uniti.

Sei pronto per questa sfida e ad espandere il tuo business oltreoceano? Candidati ora!
Cosa prevede il programma?
    • 18 settimane di formazione on line con esperti e coach attivi sul mercato nord americano per comprendere cosa occorre per avere successo nel mercato US grazie all’intervento di esperti
    • Una reale connessione con l’ecosistema nord americano
    • Per le startup più promettenti, l’accesso alla seconda fase del programma, il soft-landing program
A chi è rivolto?
    • Startup che hanno già una buona traction nel proprio mercato (non early-stage startup)
    • Un team affidabile e motivato verso il proprio business
    • Prodotto e soluzioni innovative con possibilità concrete di espansione nel mercato U.S.A.

Non vi è una tassa d’iscrizione, alle startup vincitrici verrà richiesta la firma di un warrant.

Verranno accettate nel programma solo i 10 migliori candidati dall’Italia.

La fase di screening è già in corso e una volta raggiunto il numero massimo, chiuderemo la call per il 2023.

Per candidare la vostra startup, compilate prima possibile il form di adesione . Per maggiori informazioni scrivi a staff@fondazioneampioraggio.it

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Il nostro impegno premiato dalla Geoknowledge Foundation

Fondazione Ampioraggio riceve il Premio “Mondo d’Oro” 2023

Geoknowledge Foundation è un’istituzione romana che dal 2005 opera per promuovere l’uso, per fini etico-sociali, della Conoscenza del Territori, dando attenzione prioritaria alle iniziative, a maggior valenza sociale, finalizzate alla tutela dei diritti dell’uomo, alla protezione dell’ambiente, alla promozione della sostenibilità, alla creazione di opportunità di lavoro, al sostegno dell’educazione e dell’istruzione.

Istituito nel 2005 il Premio Mondo d’Oro è un riconoscimento a soggetti istituzionali, professionali e sociali che si distinguano per la qualità nell’uso della conoscenza del territorio.

Quest’anno la Fondazione ha stabilito di assegnare il “Premio Mondo d’Oro 2023” alla Fondazione Ampioraggio con la seguente motivazione

Per il suo impegno nell’essere un valido strumento di coesione territoriale e rinascita economico-sociale, attraverso un’intensa attività di supporto dedicata alla trasformazione dei borghi e aree interne in smart land sperimentando modelli di sviluppo sostenibile

La Cerimonia di premiazione avrà luogo in occasione della sessione plenaria della Conferenza Esri Italia 2023 il 10 Maggio 2023 dalle ore 10.00 presso l’Auditorium del Massimo di Roma.

A ritirare il premio la presidente di Fondazione Ampioraggio, Giovanna Ruggiero che ha così commentato la notizia

La nostra è una realtà molto singolare nello scenario nazionale dell’innovazione, basata su un’idea di collaborazione e condivisione della conoscenza che spinge a far dialogare imprese e territori, giovani innovatori e investitori, amministratori pubblici e ricercatori. Questo premio ci incoraggia a migliorare e fare ancora meglio il nostro lavoro e lo andrò a ritirare a nome di tutti i soci della Fondazione Ampioraggio, perché il nostro ecosistema è un’intelligenza collettiva fatta prima di tutta da persone


L’albo d’oro degli ultimi anni annovera i seguenti nomi:

  • 2022
    • Associazione Scientifica Sanità Digitale
    • Binario 95
    • Croce Rossa Italiana
  • 2021
    • Protezione Civile
  • 2020
    • Fondazione Principe Alberto II di Monaco
  • 2019
    • Dott. Piero Bassetti, Fondazione Globus et Locus
    • Dott. Salvatore Adduce, Fondazione Matera-Basilicata
  • 2018
    • Prof. Vincenzo Scotti, Presidente Fondazione Link Campus University
    • Servizio Polizia Scientifica
  • 2017
    • Dott. Enrico Giovannini, ASVIS Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
    • Dott. Mario Calabresi, giornalista e scrittore italiano

Tra gli altri premiati: · Save the Children · Caritas Italiana · Istat · Legambiente · Regione Sardegna · Repubblica di San Marino · Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale del Piemonte · Servizio di Protezione Civile Regione Molise · Servizio di Protezione Civile Regione Umbria · SpinUnit, gruppo internazionale di ricerca e sviluppo fenomeni urbani legati all’uso e all’amministrazione del territorio

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Quale sarà la capitale dell’innovazione 2023?

Ecco i 73 territori Motivati ad essere la Destinazione della VII edizione di Jazz’inn

Repetita iuvant dicevano i latini e nel caso della call per la selezione delle 2 sedi di Jazz’Inn23 il risultato è stato ancora migliore dello scorso anno, quando a rispondere furono 59 territori da 14 regioni, unica è la Valle d’Aosta, mentre tutte le altre regioni sono rappresentate almeno da 1 comune.

73 CANDIDATI : dall’Abruzzo al Veneto ecco i nomi dei territori candidati.

Motivazioni e Destinazioni, questo è il tema della VII edizione di Jazz’Inn ed ecco l’elenco:

AbruzzoComune di FontecchioL’Aquila
 Comune di PopoliPescara
 Comune di CanistroL’Aquila
 Comune di Castel del MonteL’Aquila
 Comune di FalloChieti
 Comune di TolloChieti
 Comune di ScannoL’Aquila
BasilicataComune di LauriaPotenza
 Comune di ViggianelloPotenza
CalabriaComune di CrosiaCosenza
 Comune di OrsomarsoCosenza
 Comune di Serra San BrunoVibo Valentia
 Comune di Terranova Sappo MinulloReggio Calabria
 Comune di PlataciCosenza
 Comune di CariatiCosenza
CampaniaComune di Salza IrpinaAvellino
 Comune di MontesarchioBenevento
 Comune di TorrecusoBenevento
 Comune di MontoroAvellino
 Comune di PisciottaSalerno
 Comune di BuccinoSalerno
 Comune di LauroAvellino
 Comune di Montecorvino RovellaSalerno
 Comune di AlbanellaSalerno
 Comune di Nocera InferioreSalerno
 Comune di EboliSalerno
 Comune di TeanoCaserta
 Comune di San Cipriano PicentinoSalerno
 Archeoclub di ApiceBenevento
 Comune di San TammaroCaserta
 Comune di Altavilla IrpinaAvellino
 Comune di PietramelaraCaserta
 Comune di AvellaAvellino
 Comune di Castelvetere sul CaloreAvellino
 Comune di TrentinaraSalerno
 Comune di Rocchetta e CroceCaserta
Emilia RomagnaComune di Concordia Sulla SecchiaModena
 Comune di Polesine ZibelloParma
Friuli Venezia GiuliaComune di PaluzzaUdine
 Comunità di montagna della CarniaUdine
LazioComune di Castel MadamaRoma
 Comune di ZagaroloRoma
 Comune di BassianoLatina
 Comune di SezzeLatina
 Comune di CastrocieloRoma
 Comune di AnagniFrosinone
 Comune di MonteflavioRoma
 Comune di BagnoregioViterbo
LiguriaComune di CarroLa Spezia
LombardiaComune di RomagnesePavia
 Altopiano Del SoleBrescia
 Comune di DervioLecco
MarcheUnione Montana del Tronto e ValfluvioneAscoli Piceno
 Comune di Montalto delle MarcheAscoli Piceno
MoliseComune di San Giovanni in GaldoCampobasso
 Comune di CastelbottaccioCampobasso
PiemonteComune di CherascoCuneo
 Distretto diffuso del commercio Cuore del MonferratoAsti
PugliaComune di PanniFoggia
 Comune di CollepassoLecce
 Gal Terra dei MessapiBrindisi
 Comune di Martina FrancaTaranto
 Comune di AccadiaFoggia
SardegnaUnione comuni MarmillaCagliari
SiciliaComune di CenturipeEnna
 Comune di CastelbuonoPalermo
 Comune di AdranoCatania
 Comune di Petralia SottanaPalermo
 Gal ElimosTrapani
ToscanaComune di Santa FioraGrosseto
Trentino Alto AdigeComune di MolvenoTrento
UmbriaComune di AcquaspartaTerni
VenetoComune di RovigoRovigo

 

La commissione (composta da oltre 30 membri tra soci, comitato scientifico della Fondazione, partner ed esperti) avvierà i lavori il 10 febbraio e li completerà il 28 febbraio con 3 fasi di valutazione che coinvolgeranno anche il pubblico social che potrà contribuire a conoscere la capacità di coinvolgimento dei 16 comuni (8 del Centro Nord e 8 del Sud) che arriveranno alla fase 2, attraverso un sondaggio sul gruppo Facebook della Fondazione dal 16 al 23 febbraio che fornirà indicazioni ulteriori alla lavoro della commissione pur senza essere il fattore determinante che invece sarà legato alla verifica della Motivazioni oggettive degli amministratori dei territori candidati ad essere la Destinazione dell’evento, una motivazione in termini di volontà di stimolare investimenti (e non spesa improduttiva) e di innovare concretamente i metodi e i modelli di sviluppo per invertire le tendenze negative e restituire valore alle potenzialità delle nostre aree interne.

La nomina dei 2 borghi vincitori sarà annunciata il prossimo primo marzo.

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Innovazione 2021-2027: presentazione del PR FESR

Si svolgerà il 24 novembre Innovazione 2021-2027, la giornata di approfondimento dedicata a scuole, aziende, imprese, startup, giovani innovatori e a tutti gli stakeholder locali interessati alle opportunità di finanziamento del PR FESR 2021-2027 della Regione Toscana, nonché alle opportunità di supporto erogate dal Polo per l’Innovazione Urbana Livornine 2030.

L’evento, che si svolgerà presso il Museo di Storia Naturale del Mediterraneo, Via Roma n.234, a Livorno dalle 9.00 alle 18.30, sarà strutturato in due parti.

La mattinata, a porte chiuse, sarà dedicata alle scuole del territorio, nonché alle startup e ai giovani innovatori beneficiari del supporto di Livornine 2030. L’obiettivo è presentare alcune aziende del territorio che hanno ricevuto finanziamenti FESR nel periodo 2014-2020 al fine di far comprendere ai giovani e alle scuole le opportunità concrete provenienti dai fondi europei.

Il pomeriggio sarà invece aperto a tutte le imprese e gli stakeholder del territorio e sarà dedicato alla presentazione delle opportunità di finanziamento dell’innovazione per i prossimi anni, sia a livello nazionale che regionale.

  • 15.00 – 15.15 Saluti Istituzionali Luca Salvetti, Sindaco di Livorno
  • 15.15 – 15.30 Livornine 2030: Il Manifesto per l’Innovazione Urbana e la Rete Livornese per l’Innovazione Moreno Toigo, CEO Simurg Ricerche
  • 15.30 – 16.15 La nuova rivoluzione industriale. Lectio magistralis sugli scenari dell’innovazione globale alla luce della transizione digitale e green che stiamo vivendo Prof. Paolo Dario, Scuola Superiore Sant’Anna e ARTES 4.0 (in attesa di conferma)
  • 16.15 – 16.45 Futuro digitale: le opportunità del PNRR Flavia Marzano, Presidente Comitato Scientifico Fondazione Ampioraggio
  • 16.45 – 17.30 La nuova programmazione comunitaria 2021 – 2027: le opportunità di finanziamento della Regione Toscana Paolo Tedeschi, Direttore per la competitività territoriale della Toscana e Autorità di Gestione
  • 17.30 – 18.15 Dibattito
  • 18.15 – 18.30 Conclusioni Gianfranco Simoncini, Assessore al Lavoro e allo Sviluppo Economico del Comune di Livorno

PER PARTECIPARE ALL’EVENTO OCCORRE REGISTRARSI AL SEGUENTE LINK: bit.ly/3epVzyP

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Destinazione 2025: ecco i punti di partenza

Da Firenze parte il nuovo progetto di Fondazione Ampioraggio

C’è sempre un momento particolare nella vita di un progetto collettivo ed è quello nel quale o tutto finisce oppure si diventa consapevoli delle proprie potenzialità e si progetta il futuro.
La riunione di Firenze dello scorso 2 dicembre ha rappresentato per l’ecosistema di Ampioraggio esattamente questo: la verifica che da una visione siano nate potenzialità condivise e concrete per generare sviluppo sostenibile e innovazione nel Paese.

L’assemblea dei soci è stato un momento speciale per dieci motivi:

  • Non era scontato che in tanti, malgrado lo sciopero dei treni, venissero a rappresentare l’80% dei partecipanti, testimoniando, con la propria partecipazione, il senso di appartenenza al progetto;
  • Abbiamo presentato per la prima volta in pubblico gli organi della governance della Fondazione: Consiglio d’Indirizzo, Comitato Scientifico e Consiglio d’Amministrazione;
  • È stato illustrato il modello organizzativo e la piattaforma che permetterà a tutti i soci di condividere le proprie competenze, creare opportunità e partecipare ai progetti che stanno nascendo:
  • È stato illustrato il modello organizzativo e la piattaforma che permetterà a tutti i soci di condividere le proprie competenze, creare opportunità e partecipare ai progetti che stanno nascendo
  • Sono stati presentati i temi a cui ci dedicheremo nei prossimi 12-36 mesi, nei nostri WebinarT (acronimo di WE Boost INnovation And Remain Togheter), negli AmpioraggioDay e nella produzione di contenuti per la sezione Scenari d’Innovazione del sito Web;
  • Abbiamo illustrato la nuova Carta delle Opportunità riservata ai soci e il nuovo progetto di marketing associativo (con una revisione delle quote di adesione), aperto ora anche agli enti pubblici;
  • Sono state presentate le principali partnership e le iniziative alle quali stiamo lavorando, che diventeranno occasione di collaborazione e investimenti per i prossimi mesi;
  • Abbiamo dato voce ai soci, attraverso tavoli di condivisione, per capire che cosa si aspettano dalla Fondazione e come potranno contribuire a farla crescere;
  • È stata anticipata la call per la selezione delle 2 luoghi che ospiteranno l’edizione di Jazz’Inn 23 che sarà lanciata il prossimo 15 dicembre e si chiuderà il 31 gennaio;
  • Abbiamo ospitato 9 “case givers” di rilievo che hanno presentato i propri progetti di investimento e di open innovation per il futuro, uno spaccato di Italia che innova ed è in cerca di partner e di idee da sostenere;
  • Ci siamo posti un orizzonte temporale di 3 anni per trasformare la nostra azione in un percorso operativo per il Paese che vuole innovare, puntando ad una presenza capillare in tutte le regioni italiane per supportare, ovunque, imprenditori e amministratori pubblici motivati a investire in innovazione e non solo a spendere risorse e futuro.

Nel 2016 siamo nati perché volevamo unire i punti, le volontà e le idee degli innovatori con le attese e le esigenze di un Paese che si interrogava sul proprio futuro.
Oggi siamo consapevoli di poter dare risposte a quegli interrogativi, perché la vera innovazione in Italia è fare squadra e se, come diceva Federico Fellini, l’unico realista è il visionario, allora unirne tanti per una visione condivisa può modificare la realtà e i luoghi comuni.
E lo abbiamo già dimostrato.
Anche a noi stessi.

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MurateIdeaPark presenta StartCOOPerate

È ufficialmente aperta l’undicesima callforideas di MurateIdeaPark e Confcooperative Toscana: StartCOOPerate!
Dal 16 gennaio fino al 6 marzo sarà possibile inviare la propria candidatura la propria idea di business e iniziare a dare forma al proprio progetto di impresa.

La callforideas StartCOOPerate è mirata alla la ricerca di startup che portino soluzioni innovative e tecnologiche, da inserire in un percorso di formazione imprenditoriale che incentivi lo sviluppo e l’economia al fine di creare un vivaio dell’innovazione che agisca da agente di cambiamento.

Sul sito Web di MurateIdeaPark è possibile reperire le informazione che la callforideas offre a tutti i potenziali startupper già a partire dalla fase di preincubazione presso il MurateIdeaPark

Grazie al supporto e all’iniziativa di Confcooperative Toscana e Fondosviluppo quest’anno le startup incubate avranno l’opportunità di concorrere alla vincita di:

  • formazione e mentoring ad hoc;
  • spazi coworking gratuiti;
  • grant a fondo perduto fino a 12.000 euro

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Al via AMPIOGEOHealth

Al via AMPIOGEOHealth, progetto per la sanità digitale nei borghi d’Italia

AMPIOGEOHealth è il progetto che nasce dalla collaborazione tra il Geosmartcampus, Fondazione Ampioraggio e Associazione Scientifica Sanità Digitale (ASSD), con l’obiettivo di sviluppare e condividere un necessario profondo cambiamento della sanità italiana all’interno del Sistema Paese, in particolare all’interno dei borghi.

Il progetto è volto a migliorare i processi e strumenti della sanità digitale per i borghi ed i piccoli paesi, in una logica di efficacia ed efficienza, nel rispetto di un costante equilibrio tra territorio, paziente, fragilità, accessibilità, innovazione e tecnologia.

La partecipazione ad AMPIOGEOHealth, è aperta a tutti i borghi d’Italia, aziende, organizzazioni ed enti che vogliano contribuire a costruire degli asset di competenze per la rinascita e resilienza nel nostro Paese.

Il progetto prevede, nella sua fase inziale, un’indagine sullo stato dell’attuazione e sul livello di conoscenza, cultura e servizi legati alla sanità digitale. questo avverrà attraverso la diffusione di sondaggi e interviste.

L’attività di indagine sarà lanciata all’interno della prima tappa di Jazz’Inn 2022 a Bracciano e si concluderà a fine settembre. I risultati saranno presentati nella seconda tappa a Roseto Capo Spulico.

Jazz’Inn è l’iniziativa nata nel 2017, in occasione del Jazz Festival “Sotto le Stelle” di Pietrelcina (BN). Creata in un contesto di contaminazione tra musica jazz e innovazione, per sperimentare un modello di networking lento, integrazione di competenze tra innovatori e mercato, pubblico e privato. Questo modello è stato ribattezzato “slow dating for innovation“.

Jazz’Inn coinvolge aziende, amministrazioni pubbliche, investitori, start-up e PMI innovative, centri di ricerca, professionisti e techbuyers: l’ecosistema dell’innovazione.
Al centro degli incontri ci sono gli obiettivi di sviluppo dei “Case Givers”: aziende e amministrazioni pubbliche, interessate a raccogliere idee innovative per i propri investimenti.

L’analisi dello status permetterà di identificare :

  • il possibile skill gap professionale sulla conoscenza tecnologica e dei servizi legati alla sanità digitale;
  • il livello di conoscenza e cultura che i cittadini hanno rispetto a questa.

L’obiettivo è quindi quello di geolocalizzare e identificare i bisogni degli Enti erogatori dei servizi e dei cittadini, coinvolti nei processi di innovazione e trasformazione dei servizi sanitari locali, cosi da avviare:

  • un azione di trasferimento tecnologico con la definizione di percorsi formativi dedicati;
  • un azione di coinvolgimento del mondo dell’innovazione nello sviluppo di soluzioni e servizi dedicati;
  • un azione di formazione rivolto ai cittadini sull’utilizzo di strumenti e servizi della sanità digitale;
  • l’avvio di possibili sperimentazioni all’interno di borghi individuati

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Che cosa è successo alla prima tappa di Jazz’Inn 2022

Jazz’Inn è l’iniziativa della Fondazione Ampioraggio sperimentata a partire dal 2017, in occasione del Jazz Festival Sotto le Stelle di Pietrelcina, dove abbiamo collegato jazz e innovazione e sperimentato nuovi modelli di collaborazione che abbiamo riassunto con gli slogan “slow dating for innovation” e “lontano dai luoghi comuni”.

Jazz’Inn coinvolge tutto l’ecosistema dell’innovazione: aziende, amministrazioni pubbliche, investitori, start-up e PMI innovative, centri di ricerca, professionisti e persone che acquistano tecnologie. L’esperienza quinquennale di Pietrelcina ci ha fatto comprendere le potenzialità e i vantaggi di un’iniziativa che a partire da un borgo si trasforma in un evento di “open innovation” di rilevanza nazionale producendo risultati concreti di immediato valore operativo: fare innovazione e non solo parlarne.

A partire da queste esperienza abbiamo deciso di offrire la stessa opportunità anche ad altri borghi e comunità e abbiamo preferito non scegliere direttamente noi ma abbiamo lanciato un invito a tutte le comunità locali che volessero proporsi per ospitare Jazz’Inn 2022 con l’ipotesi di sceglierne due, una al centro nord e una al centro sud.

Per le due iniziative, sono arrivate in tutto 59 candidature. molte più di quelle attese, e davvero non è stato facile effettuare una scelta perché la qualità media delle proposte e dei progetti presentati era molto elevata.

Abbiamo anche ipotizzato di prevedere un Ampioraggio day in alcune di queste sedi che non abbiamo selezionato.

Per l’edizione di Jazz’Inn 2022 abbiamo previsto due tappe: dal 27 giugno al 2 luglio a Bracciano (RM) dal 27 Settembre al 1 Ottobre a Roseto Capo Spulico (CS).

Come sempre a Jazz’Inn ci sono presentatori di casi (idee, progetti, proposte, problemi, …) aziende, professionisti e amministrazioni pubbliche, interessate a raccogliere idee innovative per le proprie iniziative, i propri investimenti o per trovare soluzioni ai propri problemi.

Anche in questo caso abbiamo lanciato un invito cercando 45 casi (15 per ognuna delle 3 giornate di Jazz’Inn): ne sono arrivati ben 85 e anche qui non è stato affatto facile fare una scelta escludendo anche proposte incredibilmente innovative e interessanti!

Quest’anno Jazz’Inn ha come tema centrale “La ricerca della sostenibilità” basata quindi sui 17 obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

Le giornate di Bracciano sono state caratterizzate da un grande entusiasmo e un fortissimo spirito di collaborazione; professionisti, grandi e piccole imprese, pubbliche amministrazioni di ogni dimensione, universitari, ricercatori, tutti, ma proprio tutti, eravamo lì per confrontarci e trovare insieme le soluzioni migliori per ognuno dei casi proposti e come sempre succede lavorando con queste modalità sono nate anche nuove idee e nuovi progetti.

L’efficacia del nostro modello si è esplicata pienamente nel fatto che i momenti di confronto costruttivo e creativo non si sono limitati agli incontri programmati ma hanno caratterizzato tutto l’arco delle giornata, dal caffè del mattino alle cene passando per pranzi, coffee break, aperitivi, concerti e passeggiate.

I temi che mi hanno maggiormente coinvolta e su cui ho trovato non solo grandi competenze ma anche forti volontà e determinazione a stabilire collaborazioni durature sono stati quelli che riguardano più direttamente le pubbliche amministrazioni.

Le loro competenze e le loro problematiche sono state descritte e discusse su tavoli dove ci si confrontava con soggetti le cui esperienze erano non solo molto diverse tra loro ma spesso anche apparentemente distanti dal tema originale del tavolo.

Questo corrisponde esattamente all’idea guida e al modo di operare della Fondazione Ampioraggio e in questo modo si ottengono maggiori risultati con esisti positivi e idee innovative spesso non prevedibili.

Tra le parole chiave che mi hanno maggiormente coinvolta oltre ovviamente alle tematiche di genere trattate con grande partecipazione e presenza di personalità autorevoli all’incontro del W20, segnalo in particolare l’open source presente in molti dei casi discussi e delle proposte presentate e tutte le tematiche correlate al ruolo che il digitale può avere nello sviluppo dei borghi inclusa l’attivazione di dinamiche di rientro dei giovani che rischiano di allontanarsene definitivamente. Ad esempio sono state proposte ed elaborate soluzioni relative allo smart working, al lavoro nomade, a spazi di coworking, costuding e coliving oltre che, ovviamente, iniziative volte all’abbattimento dei divari digitali anche mediante potenziamento degli strumenti di assistenza e formazione sul territorio.

È emerso anche un importante nucleo di parole condivise di grande significatività a partire dalla formula con cui mi sono presentata: sono una Co.Co.Co., Collaboro per Condividere Conoscenza. Formula che il Sindaco di Bracciano ha immediatamente ripreso aggiungendo Concretezza e Contaminazione; nel corso delle giornate se ne sono aggiunte diverse altre: Coinvogimento, Comunità, Coprogettazione, Connessioni, Contributo, Compartecipazione.

Per sintetizzare con un’immagine l’esperienza di Jazz’Inn a Bracciano possiamo pensare che ogni problema, ogni proposta, ogni idea è come un prisma di cui ognuno dei partecipanti vedeva solo alcune facce, ma grazie al confronto fattivo e creativo sia formale che informale, si è ottenuta una visione di insieme che ha consentito di trovare nuove soluzioni che altrimenti sarebbero sfuggite a ciascuno di noi: una visione che va oltre la visuale, fuori dai luoghi comuni.

Ci tengo a ricordare che quest’anno Jazz’Inn è stato dedicato alla memoria di Falcone e  Borsellino a trent’anni dalla loro scomparsa citando la frase di Giovanni Falcone che compariva sui nostri manifesti: “Gli uomini passano, le idee restano”.

Flavia Marzano
Presidente del Comitato Tecnico Scientifico di Fondazione Ampioraggio

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Il riconoscimento di un impegno per l’open innovation

Come Ampioraggio è diventata una ONLUS

Avvertenza prima della lettura: questo testo finisce con una domanda. Prima di rispondere leggi tutto.

Questa è la storia di un ecosistema italiano che dal 12 settembre scorso è una Fondazione di Partecipazione giuridicamente riconosciuta dal Ministero degli Interni.

Cosa ha di speciale questa notizia? Nulla.
È solo una storia che ha ribaltato alcuni luoghi comuni e che ci fa piacere condividere.

Partiamo dall’inizio

Ampioraggio nasce nel 2016 a Salerno, per dar vita ad un ecosistema nazionale per gli innovatori (niente di speciale in fondo, se non fossimo in Italia…)

L’obiettivo si sviluppa su 3 livelli :

  • Creare uno spazio, fisico e virtuale, nel quale far incontrate domanda e offerta di innovazione, partendo dai dati dell’indice DESI che vedeva l’Italia penultima tra i 28 stati europei per la propensione all’innovazione e al digitale;
  • Favorire un modello collaborativo e meritocratico di raccomandazione (nel senso anglosassone del termine) in grado di supportare l’adozione sul mercato pubblico e privato delle innovazioni delle startup, dei centri di ricerca e delle PMI innovative ;
  • Incoraggiare un processo di coesione territoriale che permettesse agli innovatori di superare i “campanilismi” tipici del nostro Paese.

Insomma dare una chance all’innovazione italiana di andare oltre i convegni e le dichiarazioni di intenti e trasformarsi in leva di sviluppo, con un lavoro collettivo.

La sfida è stata quella di creare una visione plurale (NOI) in un Paese che pensa in modo singolare (IO) e immaginare un processo di CO. CO. CO.: COLLABORARE per CONDIVIDERE CONOSCENZA.

Questa sfida l’abbiamo vinta con la testardaggine, con la forza degli esempi e delle buone pratiche, dimostrando con i fatti che “Yes, We Can!”.

Anche se per farlo ci abbiamo messo 6 anni (mica siamo in California)!

Ecco cosa è successo in questi 6 anni

2016 Ampioraggio: Anno Zero

Fondazione Ampioraggio si costituisce con atto notarile a Salerno. Nel corso dell’anno partecipa a diversi incontri, tra cui il meeting dell’Ordine degli Ingegneri in Liguria e alla VI edizione della Borsa della Ricerca (Salerno). Il 13 luglio organizziamo il primo evento pubblico con la presentazione del progetto a Roma (Link Campus) e la produzione del position paper Ostacoli e Scivoli per l’Innovazione. Oltre 300 le presenze che condivideranno un caldo mercoledì con noi (il caldo sarà una costante dei nostri incontri).

2017: La sfida di Jazz’Inn, serendipity e rigenerazione

L’idea di  Jazz’Inn nasce in partenza per sostenere e valorizzare il Pietrelcina Jazz Sotto Le Stelle Festival.

Il progetto viene promosso con incontri in diverse città (Roma, Napoli, Salerno, Firenze) e attraverso i canali social.

A fine luglio si tiene la prima edizione dell’iniziativa a Pietrelcina (BN) con un inatteso riscontro di partecipanti (450 presenze in 3 giorni caldissimi che non scoraggiano i partecipanti) con tavoli di lavoro mattutini modello World Café, approfondimenti pomeridiani nei bar del borgo sannita, gli aperitivi, le serate jazz (con un magnifico concerto di Paolo Fresu ad inaugurare le giornate) e un empathy walk che ci vedrà passeggiare e pensare insieme lungo la strada che percorreva Padre Pio dalla sua abitazione al paese. Il primo risultato misurabile è l’impatto sull’economia del borgo che vede le strutture ricettive sold out per diversi giorni e il pubblico del festival jazz più che raddoppiare.

Ma è dal Settembre successivo che iniziamo a raccogliere i riscontri delle ricadute reali dell’evento, comprendere la sua portata e soprattutto constatare le prime potenzialità del nascente ecosistema: attraverso le prime collaborazioni e sinergie tra i partecipanti percepiamo che qualcosa di più che valorizzare un festival jazz era successo.

2018: La conferma di Jazz’Inn, gli Ampioraggio days e l’incontro con Invitalia

Nel 2018 promuoviamo la Fondazione e  Jazz’Inn in una serie di incontri a Roma (Ordine dei Commercialisti), Potenza (Confindustria Basilicata), Benevento (Confindustria Benevento), Napoli (Fondazione Banco di Napoli), Firenze (Murate Idea Park), San Benedetto del Tronto (Digital Meet), Napoli (Expo Franchising), queste tappe saranno definite Ampioraggio Days.

Il 23 marzo a Roma (Sala della Prodomoteca del Campidoglio) circa 300 persone assistono alla presentazione della II edizione di  Jazz’Inn, che si terrà a fine luglio di nuovo a Pietrelcina (con le stesse modalità del primo anno, caldo compreso), confermando il riscontro dell’anno precedente, con una presenza diffusa da tutta Italia e la prima partecipazione di Invitalia ai tavoli di lavoro, le serate jazz e gli empathy walk per scoprire il territorio e conoscersi meglio.

A questo si aggiunge anche l’organizzazione del primo dei 2 CountryHackFest, hackaton rurali che terremo nel borgo di Guardia Sanframondi (BN) e la partecipazione a raggruppamento temporaneo di Imprese che si candiderà come Factory per il bando della Regione Puglia “L’Estrazione dei Talenti”.

Queste esperienze ci fanno comprendere che i borghi possono trasformarsi in qualcosa di diverso.

2019: Doppio Jazz’Inn, il treno delle idee e la scoperta di una Startup Nation

Il 2019 inizia a Salerno con una 2 giorni di presentazione del progetto Ampioraggio e prosegue con diversi appuntamenti tra Napoli, Firenze, Orvieto, Milano (dove partecipiamo all’ALI Expo di Azimut con 40 soci) e la seconda edizione del CountryHackFest sempre a Guardia Sanframondi.

Il 24 maggio, presso l’Aula dei Gruppi Parlamentari del Senato, lanciamo le 2 tappe di  Jazz’Inn: 13 giugno a Laigueglia (Liguria) e il 27 luglio a Pietrelcina, con l’obiettivo di unire idealmente, con il nostro approccio allo sviluppo sostenibile, nord e sud. A Pietrelcina arriveremo con il Treno delle Idee, utilizzando la linea storica che collega Napoli a Pietrecina, sulla quale ad ogni fermata salgono startupper e aspiranti imprenditori per i primi colloqui con gli specialisti di Invitalia. In questa edizione viene sottoscritta, dalla rete Diculther e il Comune, la Carta di Pietrelcina: manifesto per la tutela digitale del patrimonio culturale italiano. Concluderemo le giornate con uno speciale empathy walk: una visita ad un laboratorio di archeologia innovativa, un’esperienza modello Super Quark dal vivo. E la temperatura è sempre quella: alta!

In autunno Ampioraggio diventa Ente Partner di Invitalia (l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa S.p.A. del Ministero dell’economia e delle finanze) e a Ottobre, in collaborazione con l’Ambasciata Italiana in Svezia, organizziamo una missione a Stoccolma per conoscere l’ecosistema dell’innovazione svedese, coinvolgendo l’Assessorato all’innovazione del Comune di Roma, il Comune di Guardia San Framondi (BN), divenuta nel frattempo capitale europea del vino 2020, 3 startup dell’ecosistema, un rappresentante di TIM e uno di Confindustria Basilicata.

L’anno si conclude, in un piovoso pomeriggio, il 13 dicembre a Cava de’ Tirreni (Sa).
È qui che lanciamo il progetto di riconoscimento giuridico della Fondazione, presentando il modello di governance, il programma 2020 e creando la tecnostruttura che avvierà la trasformazione di Ampioraggio.

In quell’anno Ampioraggio aderisce al progetto KiNESIS nell’ambito del programma europeo Erasmum+, coordinato dall’Università degli Studi di Napoli “Orientale”, per uno studio europeo sulle dinamiche di spopolamento delle aree interne e, inoltre, riceviamo la notizia della vittoria della Factory di cui siamo parte nel bando della Regione Puglia.

2020: WE Boost INnovation And Remain Togheter: i WebinarT di Ampioraggio come vaccino anticovid

Il Covid-19 blocca i nostri programmi: seconda presentazione in parlamento, 10 Ampioraggio Days, 4  Jazz’Inn, e la missione estera tra Stoccolma e San Francisco.

Dopo una fase di incertezza, nasce il programma dei WebinarT (acronimo di WE Boost INnovation And Remain Togheter), un ciclo di incontri in remoto (ne terremo una decina) sui vari temi dell’innovazione che coinvolgeranno e terranno unito l’ecosistema della Fondazione, raggiungendo 100.000 persone in 3 mesi, rafforzando lo spirito di squadra (e trasformando un momento negativo in un’occasione di rilancio). Fondazione Ampioraggio è anche ospite in webinar organizzati da attori privati e pubblici, tra cui quelli di AgID sul lancio del progetto Smarter Italy e una serie di call on line tra alcune startup del nostro ecosistema e i nostri partner di Accelerate Italy.

Al termine del primo lockdown organizziamo una versione ridotta (2 giorni) del IV Jazz’Inn a Pietrelcina: sarà il primo evento italiano in presenza, durante il quale dedichiamo 1 minuto di silenzio alle vittime del Covid-19 di Bergamo. In quei giorni ci viene comunicata l’approvazione del progetto KiNESIS da parte della Commissione Europea.

Prima del lockdown autunnale, partecipiamo ad un seminario organizzato dall’Università degli Studi di Bari e dalla Rete Diculther sul tema del Cultural Heritage e proprio in quella giornata nasce l’idea di partecipare al bando degli European Digital Innovation Hub con un progetto sull’intelligenza artificiale.

A fine anno veniamo inseriti tra i partner di Repubblica Digitale, l’iniziativa promossa dal Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

2021: Unire punti e aree Interne

Le incertezze della pandemia ci vedono ancora impegnati in diversi WebinarT e nell’organizzazione di una sfida ambiziosa per la V edizione di  Jazz’Inn: 5 giornate durante le quali uniamo i borghi di Pietrelcina, Troia e Campodipietra (Campania, Puglia e Molise) per un evento di open innovation nelle aree interne in contemporanea.

Coinvolgeremo quasi 1000 partecipanti, terremo 4 open talk, 1 think tank con 20 enti partner di Invitalia. Organizzeremo nel borgo di Pietrelcina decine di colloqui tra startup, centri di ricerca e incubatori con i nostri partner di Accelerate Italy (giunti da Boston). Al termine delle giornata saranno selezionate 2 scale up per il programma di accelerazione basato sul modello “Dual Company”.

L’evento riceve il primo patrocinio ministeriale (Ministero della Cultura) e Pietrelcina viene individuata da AgID come uno dei 12 borghi del futuro italiani per la sperimentazione Smarter Italy.

A settembre a Frigento (AV), nell’ambito del progetto KiNESIS, Fondazione Ampioraggio insieme all’Università degli Studi di Napoli “Orientale coordina i living labs coinvolgendo i partner europei e la comunità locale, raccogliendo altri dati utili per comprendere meglio gli scenari di declino e le opportunità di rilancio delle nostre aree interne.

Tra settembre e novembre curiamo 3 webinar per Infratel Italia nei quali coinvolgiamo 60 comuni minori per promuovere il progetto Wi-Fi Italia e contribuire a ridurre il digital divide nelle aree minori.

I risultati generati accelerano il progetto organizzativo.

Ad ottobre viene creato il fondo patrimoniale vincolato con il supporto di 10 soci. Successivamente alle modifiche allo statuto (per dare ad Ampioraggio una governance più trasparente) e alla prima Assemblea dei soci (tenuta on line il 18 novembre), approviamo il programma e nominiamo il nuovo Consiglio d’Amministrazione, affidando la presidenza del Comitato Tecnico Scientifico alla prof.ssa Flavia Marzano.

Il 24 novembre viene depositata la richiesta di riconoscimento giuridico presso la Prefettura di Salerno.

Tra le prime decisioni della nuova governance quella di “esportare” il modello  Jazz’Inn in nuovi contesti, con il lancio di una call per selezionare 2 nuove location nelle quali realizzare l’edizione 2022.

2022: Da Jazz’Inn alla Carta di Roseto

La call per la nuova sede di Jazz’Inn coinvolge 59 territori italiani (180 comuni da 14 regioni) e una survey su Facebook raggiunge 400.000 persone coinvolgendo circa 40.000 votanti unici, creando un’inattesa competizione nazionale per ospitare  Jazz’Inn.

La commissione (composta da 30 membri) al termine di 3 fasi di valutazione selezionerà Bracciano (RM) e Roseto Capo Spulico (CS), che tra giugno e settembre ospiteranno l’evento, coinvolgendo oltre 60 case givers e 500 attori dell’innovazione italiana che hanno raggiunto le 2 località da ogni parte del Paese, dimostrando, per la VI volta, che non esistono luoghi minori e che anche dei borghi possono essere capitali di innovazione e sviluppo sostenibile.

Per promuovere i 2 appuntamenti, oltre alle attività di comunicazione digitali e ai WebinarT di presentazione, abbiamo toccato diverse località : Bergamo (Assemblea Assoprovider), Rovigo (Urban Digital Center), San Tammaro (Reggia di Carditello), Castevenere (AV), Firenze (Murate Idea Park), oltre che organizzato diversi incontri preparatori nei 2 borghi e coinvolto l’ecosistema e i partner di Ampioraggio.

E nel frattempo :

  • Ampioraggio diventa socio di ASVIS, Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile.
  • Al patrocinio del Ministero della Cultura di aggiunge quello del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenbile.
  • AI Magister 14° (su 90) nella graduatoria del bando sugli European Digital Innovation Hub, ottiene il grant nazionale per erogare servizi di Intelligenza Artificiale.
  • 1 dei 4 progetti curati da Ampioraggio per il bando borghi del Ministero della Cultura risultava vincitore insieme ad altri 3 nei quali siamo stati coinvolti come partner.
  • Il 12 settembre la prefettura di Salerno ci inviava il decreto di ottenimento del riconoscimento giuridico di Ampioraggio che è diventata formalmente una Onlus come Fondazione di Partecipazione.
  • Missione in Olanda del progetto KiNESIS, per conoscere i modelli usati nei Paesi Bassi nella gestione delle aree interne e dei borghi in via di spopolamento.
  • 80 case givers partecipano alle 2 tappe di  Jazz’Inn 22
  • 72 colloqui organizzati con Invitalia per valutare idee di impresa da finanziare
  • 5 borghi attivano il servizio Wi-Fi Italia di Infratel Italia
  • Nasce la Carta di Roseto, il manifesto di Ampioraggio sullo sviluppo sostenibile

Questa è la nostra storia. Fino ad oggi.

È una storia di impegno volontario che in 6 anni hanno condiviso 200 persone, raggiunto altre 10.000 nei diversi appuntamenti e coinvolto quasi 2.000.000 di contatti attraverso WebinarT, i comunicati stampa e le comunicazioni digitali che hanno diffuso il nostro messaggio.

Ampioraggio ha fatto open innovation sul campo, facendo incontrare domanda e offerta di innovazione lontano dai luoghi comuni.

Abbiamo stimolato milioni di euro di investimenti con progetti di ricerca e sviluppo nei quali sono state coinvolte startup e spin off, spronato la nascita di nuove imprese, promosso modelli di coesione territoriale sull’innovazione, anticipato il PNRR facendo resilienza e sostenibilità, trasformato dei luoghi minori in smart villages, creato rapporti con le principali agenzie di sviluppo nazionale, avvicinato techbuyers e investitori a startup e PMI innovative, prodotto position paper e articoli.

Soprattutto abbiamo dimostrato che unire le persone intorno ad un’idea comune è possibile, anche in un paese come il nostro, mettendo da parte interessi personali per collaborare e condividere conoscenza.

Siamo dei “CO.CO.CO” che hanno scelto di creare un ecosistema nel quale hanno trovato spazio imprenditori, professionisti, techbuyers, investitori, amministratori pubblici, startuppers e ricercatori che si sono ritrovati per migliorare le condizioni del fare nel nostro Paese mettendo la propria intelligenza collettiva al servizio del bene comune.

Libertà d’azione e spirito di squadra hanno permesso la selezione naturale delle persone che fanno parte dell’ecosistema e questo ha generato risultati imprevisti, facendoci guardare oltre i limiti di un Paese in declino per (ri)scoprire gli enormi “giacimenti” di risorse disponibili e valorizzarli.

Il nostro prossimo passo è far crescere l’ecosistema per selezionare imprese ed enti pubblici concretamente interessati ad investire (e non solo a spendere risorse) per creare e redistribuire nuova ricchezza nel Paese.

Suona bene?

Ed ecco la domanda: chi ce lo ha fatto fare?
Provi a dircelo tu, scrivici a info@fondazioneampioraggio.it

Come Ampioraggio è diventata una ONLUS

Avvertenza prima della lettura: questo testo finisce con una domanda. Prima di rispondere leggi tutto.

Questa è la storia di un ecosistema italiano che dal 12 settembre scorso è una Fondazione di Partecipazione giuridicamente riconosciuta dal Ministero degli Interni.

Cosa ha di speciale questa notizia? Nulla.
È solo una storia che ha ribaltato alcuni luoghi comuni e che ci fa piacere condividere.

Partiamo dall’inizio

Ampioraggio nasce nel 2016 a Salerno, per dar vita ad un ecosistema nazionale per gli innovatori (niente di speciale in fondo, se non fossimo in Italia…)

L’obiettivo si sviluppa su 3 livelli :

  • Creare uno spazio, fisico e virtuale, nel quale far incontrate domanda e offerta di innovazione, partendo dai dati dell’indice DESI che vedeva l’Italia penultima tra i 28 stati europei per la propensione all’innovazione e al digitale;
  • Favorire un modello collaborativo e meritocratico di raccomandazione (nel senso anglosassone del termine) in grado di supportare l’adozione sul mercato pubblico e privato delle innovazioni delle startup, dei centri di ricerca e delle PMI innovative ;
  • Incoraggiare un processo di coesione territoriale che permettesse agli innovatori di superare i “campanilismi” tipici del nostro Paese.

Insomma dare una chance all’innovazione italiana di andare oltre i convegni e le dichiarazioni di intenti e trasformarsi in leva di sviluppo, con un lavoro collettivo.

La sfida è stata quella di creare una visione plurale (NOI) in un Paese che pensa in modo singolare (IO) e immaginare un processo di CO. CO. CO.: COLLABORARE per CONDIVIDERE CONOSCENZA.

Questa sfida l’abbiamo vinta con la testardaggine, con la forza degli esempi e delle buone pratiche, dimostrando con i fatti che “Yes, We Can!”.

Anche se per farlo ci abbiamo messo 6 anni (mica siamo in California)!

Ecco cosa è successo in questi 6 anni

2016 Ampioraggio: Anno Zero

Fondazione Ampioraggio si costituisce con atto notarile a Salerno. Nel corso dell’anno partecipa a diversi incontri, tra cui il meeting dell’Ordine degli Ingegneri in Liguria e alla VI edizione della Borsa della Ricerca (Salerno). Il 13 luglio organizziamo il primo evento pubblico con la presentazione del progetto a Roma (Link Campus) e la produzione del position paper Ostacoli e Scivoli per l’Innovazione. Oltre 300 le presenze che condivideranno un caldo mercoledì con noi (il caldo sarà una costante dei nostri incontri).

2017: La sfida di Jazz’Inn, serendipity e rigenerazione

L’idea di  Jazz’Inn nasce in partenza per sostenere e valorizzare il Pietrelcina Jazz Sotto Le Stelle Festival.

Il progetto viene promosso con incontri in diverse città (Roma, Napoli, Salerno, Firenze) e attraverso i canali social.

A fine luglio si tiene la prima edizione dell’iniziativa a Pietrelcina (BN) con un inatteso riscontro di partecipanti (450 presenze in 3 giorni caldissimi che non scoraggiano i partecipanti) con tavoli di lavoro mattutini modello World Café, approfondimenti pomeridiani nei bar del borgo sannita, gli aperitivi, le serate jazz (con un magnifico concerto di Paolo Fresu ad inaugurare le giornate) e un empathy walk che ci vedrà passeggiare e pensare insieme lungo la strada che percorreva Padre Pio dalla sua abitazione al paese. Il primo risultato misurabile è l’impatto sull’economia del borgo che vede le strutture ricettive sold out per diversi giorni e il pubblico del festival jazz più che raddoppiare.

Ma è dal Settembre successivo che iniziamo a raccogliere i riscontri delle ricadute reali dell’evento, comprendere la sua portata e soprattutto constatare le prime potenzialità del nascente ecosistema: attraverso le prime collaborazioni e sinergie tra i partecipanti percepiamo che qualcosa di più che valorizzare un festival jazz era successo.

2018: La conferma di Jazz’Inn, gli Ampioraggio days e l’incontro con Invitalia

Nel 2018 promuoviamo la Fondazione e  Jazz’Inn in una serie di incontri a Roma (Ordine dei Commercialisti), Potenza (Confindustria Basilicata), Benevento (Confindustria Benevento), Napoli (Fondazione Banco di Napoli), Firenze (Murate Idea Park), San Benedetto del Tronto (Digital Meet), Napoli (Expo Franchising), queste tappe saranno definite Ampioraggio Days.

Il 23 marzo a Roma (Sala della Prodomoteca del Campidoglio) circa 300 persone assistono alla presentazione della II edizione di  Jazz’Inn, che si terrà a fine luglio di nuovo a Pietrelcina (con le stesse modalità del primo anno, caldo compreso), confermando il riscontro dell’anno precedente, con una presenza diffusa da tutta Italia e la prima partecipazione di Invitalia ai tavoli di lavoro, le serate jazz e gli empathy walk per scoprire il territorio e conoscersi meglio.

A questo si aggiunge anche l’organizzazione del primo dei 2 CountryHackFest, hackaton rurali che terremo nel borgo di Guardia Sanframondi (BN) e la partecipazione a raggruppamento temporaneo di Imprese che si candiderà come Factory per il bando della Regione Puglia “L’Estrazione dei Talenti”.

Queste esperienze ci fanno comprendere che i borghi possono trasformarsi in qualcosa di diverso.

2019: Doppio Jazz’Inn, il treno delle idee e la scoperta di una Startup Nation

Il 2019 inizia a Salerno con una 2 giorni di presentazione del progetto Ampioraggio e prosegue con diversi appuntamenti tra Napoli, Firenze, Orvieto, Milano (dove partecipiamo all’ALI Expo di Azimut con 40 soci) e la seconda edizione del CountryHackFest sempre a Guardia Sanframondi.

Il 24 maggio, presso l’Aula dei Gruppi Parlamentari del Senato, lanciamo le 2 tappe di  Jazz’Inn: 13 giugno a Laigueglia (Liguria) e il 27 luglio a Pietrelcina, con l’obiettivo di unire idealmente, con il nostro approccio allo sviluppo sostenibile, nord e sud. A Pietrelcina arriveremo con il Treno delle Idee, utilizzando la linea storica che collega Napoli a Pietrecina, sulla quale ad ogni fermata salgono startupper e aspiranti imprenditori per i primi colloqui con gli specialisti di Invitalia. In questa edizione viene sottoscritta, dalla rete Diculther e il Comune, la Carta di Pietrelcina: manifesto per la tutela digitale del patrimonio culturale italiano. Concluderemo le giornate con uno speciale empathy walk: una visita ad un laboratorio di archeologia innovativa, un’esperienza modello Super Quark dal vivo. E la temperatura è sempre quella: alta!

In autunno Ampioraggio diventa Ente Partner di Invitalia (l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa S.p.A. del Ministero dell’economia e delle finanze) e a Ottobre, in collaborazione con l’Ambasciata Italiana in Svezia, organizziamo una missione a Stoccolma per conoscere l’ecosistema dell’innovazione svedese, coinvolgendo l’Assessorato all’innovazione del Comune di Roma, il Comune di Guardia San Framondi (BN), divenuta nel frattempo capitale europea del vino 2020, 3 startup dell’ecosistema, un rappresentante di TIM e uno di Confindustria Basilicata.

L’anno si conclude, in un piovoso pomeriggio, il 13 dicembre a Cava de’ Tirreni (Sa).
È qui che lanciamo il progetto di riconoscimento giuridico della Fondazione, presentando il modello di governance, il programma 2020 e creando la tecnostruttura che avvierà la trasformazione di Ampioraggio.

In quell’anno Ampioraggio aderisce al progetto KiNESIS nell’ambito del programma europeo Erasmum+, coordinato dall’Università degli Studi di Napoli “Orientale”, per uno studio europeo sulle dinamiche di spopolamento delle aree interne e, inoltre, riceviamo la notizia della vittoria della Factory di cui siamo parte nel bando della Regione Puglia.

2020: WE Boost INnovation And Remain Togheter: i WebinarT di Ampioraggio come vaccino anticovid

Il Covid-19 blocca i nostri programmi: seconda presentazione in parlamento, 10 Ampioraggio Days, 4  Jazz’Inn, e la missione estera tra Stoccolma e San Francisco.

Dopo una fase di incertezza, nasce il programma dei WebinarT (acronimo di WE Boost INnovation And Remain Togheter), un ciclo di incontri in remoto (ne terremo una decina) sui vari temi dell’innovazione che coinvolgeranno e terranno unito l’ecosistema della Fondazione, raggiungendo 100.000 persone in 3 mesi, rafforzando lo spirito di squadra (e trasformando un momento negativo in un’occasione di rilancio). Fondazione Ampioraggio è anche ospite in webinar organizzati da attori privati e pubblici, tra cui quelli di AgID sul lancio del progetto Smarter Italy e una serie di call on line tra alcune startup del nostro ecosistema e i nostri partner di Accelerate Italy.

Al termine del primo lockdown organizziamo una versione ridotta (2 giorni) del IV Jazz’Inn a Pietrelcina: sarà il primo evento italiano in presenza, durante il quale dedichiamo 1 minuto di silenzio alle vittime del Covid-19 di Bergamo. In quei giorni ci viene comunicata l’approvazione del progetto KiNESIS da parte della Commissione Europea.

Prima del lockdown autunnale, partecipiamo ad un seminario organizzato dall’Università degli Studi di Bari e dalla Rete Diculther sul tema del Cultural Heritage e proprio in quella giornata nasce l’idea di partecipare al bando degli European Digital Innovation Hub con un progetto sull’intelligenza artificiale.

A fine anno veniamo inseriti tra i partner di Repubblica Digitale, l’iniziativa promossa dal Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

2021: Unire punti e aree Interne

Le incertezze della pandemia ci vedono ancora impegnati in diversi WebinarT e nell’organizzazione di una sfida ambiziosa per la V edizione di  Jazz’Inn: 5 giornate durante le quali uniamo i borghi di Pietrelcina, Troia e Campodipietra (Campania, Puglia e Molise) per un evento di open innovation nelle aree interne in contemporanea.

Coinvolgeremo quasi 1000 partecipanti, terremo 4 open talk, 1 think tank con 20 enti partner di Invitalia. Organizzeremo nel borgo di Pietrelcina decine di colloqui tra startup, centri di ricerca e incubatori con i nostri partner di Accelerate Italy (giunti da Boston). Al termine delle giornata saranno selezionate 2 scale up per il programma di accelerazione basato sul modello “Dual Company”.

L’evento riceve il primo patrocinio ministeriale (Ministero della Cultura) e Pietrelcina viene individuata da AgID come uno dei 12 borghi del futuro italiani per la sperimentazione Smarter Italy.

A settembre a Frigento (AV), nell’ambito del progetto KiNESIS, Fondazione Ampioraggio insieme all’Università degli Studi di Napoli “Orientale coordina i living labs coinvolgendo i partner europei e la comunità locale, raccogliendo altri dati utili per comprendere meglio gli scenari di declino e le opportunità di rilancio delle nostre aree interne.

Tra settembre e novembre curiamo 3 webinar per Infratel Italia nei quali coinvolgiamo 60 comuni minori per promuovere il progetto Wi-Fi Italia e contribuire a ridurre il digital divide nelle aree minori.

I risultati generati accelerano il progetto organizzativo.

Ad ottobre viene creato il fondo patrimoniale vincolato con il supporto di 10 soci. Successivamente alle modifiche allo statuto (per dare ad Ampioraggio una governance più trasparente) e alla prima Assemblea dei soci (tenuta on line il 18 novembre), approviamo il programma e nominiamo il nuovo Consiglio d’Amministrazione, affidando la presidenza del Comitato Tecnico Scientifico alla prof.ssa Flavia Marzano.

Il 24 novembre viene depositata la richiesta di riconoscimento giuridico presso la Prefettura di Salerno.

Tra le prime decisioni della nuova governance quella di “esportare” il modello  Jazz’Inn in nuovi contesti, con il lancio di una call per selezionare 2 nuove location nelle quali realizzare l’edizione 2022.

2022: Da Jazz’Inn alla Carta di Roseto

La call per la nuova sede di Jazz’Inn coinvolge 59 territori italiani (180 comuni da 14 regioni) e una survey su Facebook raggiunge 400.000 persone coinvolgendo circa 40.000 votanti unici, creando un’inattesa competizione nazionale per ospitare  Jazz’Inn.

La commissione (composta da 30 membri) al termine di 3 fasi di valutazione selezionerà Bracciano (RM) e Roseto Capo Spulico (CS), che tra giugno e settembre ospiteranno l’evento, coinvolgendo oltre 60 case givers e 500 attori dell’innovazione italiana che hanno raggiunto le 2 località da ogni parte del Paese, dimostrando, per la VI volta, che non esistono luoghi minori e che anche dei borghi possono essere capitali di innovazione e sviluppo sostenibile.

Per promuovere i 2 appuntamenti, oltre alle attività di comunicazione digitali e ai WebinarT di presentazione, abbiamo toccato diverse località : Bergamo (Assemblea Assoprovider), Rovigo (Urban Digital Center), San Tammaro (Reggia di Carditello), Castevenere (AV), Firenze (Murate Idea Park), oltre che organizzato diversi incontri preparatori nei 2 borghi e coinvolto l’ecosistema e i partner di Ampioraggio.

E nel frattempo :

  • Ampioraggio diventa socio di ASVIS, Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile.
  • Al patrocinio del Ministero della Cultura di aggiunge quello del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenbile.
  • AI Magister 14° (su 90) nella graduatoria del bando sugli European Digital Innovation Hub, ottiene il grant nazionale per erogare servizi di Intelligenza Artificiale.
  • 1 dei 4 progetti curati da Ampioraggio per il bando borghi del Ministero della Cultura risultava vincitore insieme ad altri 3 nei quali siamo stati coinvolti come partner.
  • Il 12 settembre la prefettura di Salerno ci inviava il decreto di ottenimento del riconoscimento giuridico di Ampioraggio che è diventata formalmente una Onlus come Fondazione di Partecipazione.
  • Missione in Olanda del progetto KiNESIS, per conoscere i modelli usati nei Paesi Bassi nella gestione delle aree interne e dei borghi in via di spopolamento.
  • 80 case givers partecipano alle 2 tappe di  Jazz’Inn 22
  • 72 colloqui organizzati con Invitalia per valutare idee di impresa da finanziare
  • 5 borghi attivano il servizio Wi-Fi Italia di Infratel Italia
  • Nasce la Carta di Roseto, il manifesto di Ampioraggio sullo sviluppo sostenibile

Questa è la nostra storia. Fino ad oggi.

È una storia di impegno volontario che in 6 anni hanno condiviso 200 persone, raggiunto altre 10.000 nei diversi appuntamenti e coinvolto quasi 2.000.000 di contatti attraverso WebinarT, i comunicati stampa e le comunicazioni digitali che hanno diffuso il nostro messaggio.

Ampioraggio ha fatto open innovation sul campo, facendo incontrare domanda e offerta di innovazione lontano dai luoghi comuni.

Abbiamo stimolato milioni di euro di investimenti con progetti di ricerca e sviluppo nei quali sono state coinvolte startup e spin off, spronato la nascita di nuove imprese, promosso modelli di coesione territoriale sull’innovazione, anticipato il PNRR facendo resilienza e sostenibilità, trasformato dei luoghi minori in smart villages, creato rapporti con le principali agenzie di sviluppo nazionale, avvicinato techbuyers e investitori a startup e PMI innovative, prodotto position paper e articoli.

Soprattutto abbiamo dimostrato che unire le persone intorno ad un’idea comune è possibile, anche in un paese come il nostro, mettendo da parte interessi personali per collaborare e condividere conoscenza.

Siamo dei “CO.CO.CO” che hanno scelto di creare un ecosistema nel quale hanno trovato spazio imprenditori, professionisti, techbuyers, investitori, amministratori pubblici, startuppers e ricercatori che si sono ritrovati per migliorare le condizioni del fare nel nostro Paese mettendo la propria intelligenza collettiva al servizio del bene comune.

Libertà d’azione e spirito di squadra hanno permesso la selezione naturale delle persone che fanno parte dell’ecosistema e questo ha generato risultati imprevisti, facendoci guardare oltre i limiti di un Paese in declino per (ri)scoprire gli enormi “giacimenti” di risorse disponibili e valorizzarli.

Il nostro prossimo passo è far crescere l’ecosistema per selezionare imprese ed enti pubblici concretamente interessati ad investire (e non solo a spendere risorse) per creare e redistribuire nuova ricchezza nel Paese.

Suona bene?

Ed ecco la domanda: chi ce lo ha fatto fare?
Provi a dircelo tu, scrivici a info@fondazioneampioraggio.it

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x sito articolo tuscania

Cosa può fare un ecosistema?

LE 3 I DI AMPIORAGGIO

4 anni di test lontani dai luoghi comuni sull’innovazione hanno messo alla prova l’idea dell’ecosistema Ampioraggio che si appresta a richiedere il riconoscimento giuridico come fondazione di partecipazione.
L’obiettivo di creare uno spazio, nazionale ed indipendente, dove far incontrare domanda ed offerta di innovazione, si è tradotto in investimenti, sinergie e collaborazione tra gli attori del settore.
Ma l’impatto del nostro lavoro è andato oltre: il format Jazz’Inn, sperimentato nel borgo di Pietrelcina nel 2017, oggi è un modello di Open Innovation per le imprese e per lo sviluppo delle aree interne.
Resilienza e sostenibilità che hanno generato risultati concreti :

  1. Smarter Iitaly: Pietrelcina è uno dei 12 borghi del futuro selezionati da AGID, dove si sperimenteranno soluzioni tecnologiche per le aree interne.
  2. Fondo rilancio: Ampioraggio è associazione riconosciuta da Cassa Depositi e Prestiti per gli investitori interessati a sostenere le startup e le PMI innovative.
  3. Accelerate Italy: il progetto della rete americana di business angels di 42N, socio Ampioraggio, per rendere scalabili PMI e startup innovative italiane sui mercati internazionali.
  4. Estrazione dei talenti: andremo alla ricerca di team con progetti innovativi, per affiancarli nella realizzazione del business plan e nella creazione di un’impresa e supportarli nella ricerca di finanziamenti.
  5. Resto al Sud: Ampioraggio è accreditato come ente partner di Invitalia per affiancare aspiranti imprenditori e territori nella creazione di nuove attività nelle aree obiettivo 1 e nelle aree del cratere del terremoto (Marche, Abbruzzo, Umbria, Lazio).
  6. Digitalizzazione della P.A.: catalogo di soluzioni innovative integrate di Ampioraggio destinato agli enti locali.
  7. Matching di Open Innovation: favoriamo incontri costanti tra aziende e innovatori volti a stimolare collaborazioni per l’adozione di soluzioni, anche facilitando l’accesso alle agevolazioni dedicate.
  8. European Digital Innovation Hub: Ampioraggio fa parte di uno dei 40 poli selezionati per la fase 2, con un progetto dedicato al tema dell’intelligenza artificiale per PMI e enti locali.
  9. Progetto Kinesis: membri dell’ATI europea finanziata dal Programma Erasmus per la valorizzazione delle aree interne.
  10. Smart & Slow Italy: progetto per la valorizzazione di un’area interna tra la Campania, Puglia e Molise, nella quale sono presenti oltre 100 borghi, con l’obiettivo di valorizzare i centri storici, creare nuove imprese, digitalizzare i paesi e promuovere modelli di smart working legati a logiche di welfare 20.
Queste sono alcune di oltre 50 iniziative generate dal networking di Ampioraggio.

Tanti piccoli risultati frutto di una costante interazione tra i membri dell’ecosistema e dai tanti incontri organizzati in tutta Italia (e non solo) nei quali abbiamo condiviso il nostro modello di sviluppo e la nostra idea di rete.

Il 26 marzo faremo il prossimo piccolo passo avanti, con un Webinart* dove presenteremo:
  • Il programma 2021.
  • I progetti in corso.
  • Alcuni dei partner.
  • Gli strumenti organizzativi.
  • Il calendario di appuntamenti digitali.
  • La V edizione di Jazz’Inn.

È il primo appuntamento verso il “next normal” che ci aspetta, la nuova normalità post Covid-19 che ha bisogno di idee per le imprese che vogliono competere, per le amministrazioni pubbliche smart e per i borghi e le aree interne che intendono valorizzare i territori in modo sostenibile, nel rispetto delle proprie vocazioni.
Con questo incontro ci rimetteremo a disposizione del Paese che vuole fare squadra con il cambiamento sostenibile, con le innovazione delle startup e delle PMI italiane per farle diventare valore, fatturato, occupazione e non lasciarle nei cassetti.
Uniremo con questo pezzo di Italia, idee e competenze, sempre lontani dai luoghi comuni sull’innovazione raccontata e non realizzata.

Punteremo a realizzare tante piccole iniziative, per creare valore diffuso, facendo squadra.

Ampioraggio: l’Italia innova insieme
Per seguire il Webinart* del 26 marzo lascia il tuo LIKE e collegati alla Pagina Facebook dell’evento e scarica il programma dell’evento

 

*Webinart è un acronimo di Ampioraggio: we boost innovation again & remain together

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Presentazione Programma 20.20 al MARTE

Ampioraggio presenta il programma 20.20

Dopo 3 anni di test, il 13 dicembre presenteremo la governance di Ampioraggio: un ulteriore passo in avanti al riconoscimento come Fondazione.

In occasione di questo appuntamento pre natalizio che si terrà dalle 15.30 alle 20.30 presso la Mediateca MARTE in Cava de Tirreni, saranno presentati:

  • i progetti in corso,
  • i sostenitori della Fondazione,
  • le partnership avviate,
  • il programma degli appuntamenti 2020.

Un aperitivo Ciù Ciù e un concerto jazz concluderanno l’incontro nel segno della convivialità che distingue il nostro ecosistema.

Per partecipare all’incontro, occorre registrarsi su EventBrite.

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The Butterfly Effect

FONDAZIONE AMPIORAGGIO “The Butterfly Effect”

INNOVARE INSIEME l’ITALIA : dall’idea di ecosistema per l’innovazione ai risultati

“Italiani che Innovano Insieme”, con queste 3 I la presidente di Fondazione Ampioraggio, Giovanna Ruggiero, ha salutato i partecipanti al Webinart di lancio del programma 2021 dell’ecosistema nato nel 2016 a Salerno e che oggi conta oltre 130 attori del settore, un Webinart nato spontaneamente nel segno della parità di genere, con 9 speaker donne e 9 uomini.
L’incontro è stata l’occasione per presentare diversi risultati e lanciare le prossime iniziative:

  1. L’avvio (dopo lo stop nel 2020 dovuto alla pandemia) del progetto di riconoscimento giuridico di Ampioraggio come Fondazione di Partecipazione, anticipato da Giuseppe De Nicola
  2. La visione di Flavia Marzano, che ha “battezzato” il progetto nel 2016
  3. Il programma per la realizzazione della piattaforma di open innovation di Ampioraggio, illustrato da Angela Imparato, Filomena Palumbo e Giovanni Pergola
  4. I tanti progetti avviati e in fase di avvio, presentati da Massimo Di Filippo
  5. Il lancio dell’esperimento Accelerate Italy, il programma di accelerazione per startup e PMI innovative a cura della B-corp di Boston 42N, illustrato da Andrea Ridi che ha deciso di presentarlo in anteprima a Pietrelcina a fine luglio con i suoi partner statunitensi
  6. I risultati delle sinergie con Infratel Italia (Progetto WiFi Italia presentato dalla presidente Eleonora Fratesi), AgID e Invitalia con le testimonianze rispettivamente di Guglielmo de Gennaro e Gianmarco Verachi che hanno descritto l’impatto che si sta avendo nelle aree interne, come nel borgo di Pietrelcina, diventato uno dei 12 borghi del futuro della sperimentazione Smarter italy e di come Jazz’Inn sia stato un veicolo di promozione efficace degli incentivi per la creazione di impresa, fino a far diventare Ampioraggio Ente Partner di Invitalia
  7. Le anticipazioni sulla V edizione di Jazz’Inn “Extented version” (con 6 giornate invece di 3, dal 26 al 31 luglio), con il vicesindaco di Pietrelcina Salvatore Mazzone (che ha anche raccontato di come, grazie all’evento 2020 il gruppo FOS di Genova, abbia deciso di aprire un’accademy e dell’avvio del progetto Art&Soul del Mibact) e il direttore artistico del festival jazz Giovanni Russo, che hanno preceduto gli interventi di 4 nostre socie che hanno descritto le modalità dei tavoli di lavoro (Myriam Giangiacomo), il progetto di crowdfunding per sostenerlo (Emanuela Negro Ferrero), la sinergia con il W20, il G20 delle donne che sarà presente a Jazz’Inn (a cura di Rosaria Chechile) e infine la novità del 2021, presentata da Giulia Borgherese, il progetto Jazz’Out che toccherà anche altri 2 borghi, Campodipietra in Molise e Bovino in Puglia, per avviare il progetto Smart&Slow Italy, una smart area di 130 borghi che guarderanno al futuro in modo resiliente e sostenibile.

E infine abbiamo coinvolto uno speciale Focus Group, coordinato da Flavia Marzano (composto da grandi imprese, università, associazioni pubbliche amministrazioni centrali e locali) per fornirci indicazioni e suggerimenti su come continuare il lavoro di Ampioraggio.

Ecco i loro commenti:

  • Sila Mochi, ideatrice di #InclusioneDonna, rete di 65 associazioni femminili.
    Di recente abbiamo attivato un Progetto con il Dipartimento PPOO e la Ministra Bonetti: un progetto di Business intelligence che integri tutti i dati di PPOO per avere uno strumento oggettivo a supporto alle decisioni. Abbiamo anche avviato con UNI la certificazione di genere per riconoscere alle imprese virtuose premialità negli appalti pubblici e fiscali, la visione della rete Ampioraggio è una bella scoperta da coinvolgere in questo percorso.
  • Agostino Santoni, vp CISCO.
    Trovo molta affinità personale e aziendale nelle progettualità di Ampioraggio, la nostra ambizione è alimentare un futuro inclusivo per tutti. E’ l’esempio di inclusività. Le nostre academy sono dovunque nelle scuole nelle carceri nelle amministrazioni pubbliche. Perché pensiamo che il digitale non debba dividere ma includere.
  • Elena Marchetto, direttore relazioni istituzionali Fastweb.
    Sono in sintonia per i temi e per i valori di cui abbiamo parlato. Valori condivisi personalmente e dall’azienda: innovazione e responsabilità sociali. Innovazione non è solo digitale ma anche culturale. Un pilastro dei nostri progetti è la responsabilità sociale che si traduce nell’impegno concreto per l’alfabetizzazione digitale, grazie al lavoro svolto dalla Fastweb Digital Academy, con la messa a disposizione, gratuitamente, di corsi dedicati alle competenze digitali.
  • Roberto Reale, presidente Eutopian.
    Promozione dell’innovazione digitale e sostenibile e il luogo giusto da cui partire è il mezzogiorno. Abbiamo chiesto al Governo di riattivare la cabina di regia per i poli europei sull’innovazione digitale (dopo il Governo Conte 2 si è fermata) sono lavori essenziali per dar corso alle proposte avanzate dal nostro sud.
  • Salvatore Marras, Formez.
    Mi ha piacevolmente sorpreso scoprire un pezzo di paese che si impegna volontariamente per lo sviluppo sostenibile dei territori.
  • Nello Iacono, Repubblica Digitale.
    Incontro eccezionale e ricco come attività e proposte. Sarebbe importante aggiungere il collegamento al piano di ripresa e resilienza e ad altri ecosistemi di innovazione.
  • Michele Benedetti, Politecnico Milano.
    Non conoscevo la Fondazione. Sulla Trasformazione Digitale nella PA potremmo lavorare insieme sia con l’osservatorio digitale del Politecnico di Milano che con la startup 3PItalia per fare emergere buone pratiche e portarle all’attenzione dei policy maker per prendere decisioni consapevoli, come lo sviluppo dei Partenariati Pubblico Privati per supportare processi di Trasformazione Digitale nei piccoli comuni.
  • Raffaele Gareri, Roma Capitale e The Smart City Association Italy.
    Grande varietà e ampiezza di interlocutori. 2 considerazioni: mi piacciono i temi del Procurement innovativo, sono sostenitore del Partenariato Pubblico Privato come beneficio per la PA e anche per le startup. Auspico rafforzamento di questa azione nell’interesse di tutti. Interessante gli strumenti e il network di sostegno verso la crescita di ecosistemi locali e l’idea della dimensione internazionale che sostiene iniziative locali, perché credo che la crescita in ottica di ecosistema a livelli di territori sia un passaggio chiave per lo sviluppo socio economico del paese. Auspicio: che tutte queste progettualità e iniziative convergano verso una condivisione di modelli e piattaforme per la governance dei dati perché credo che, nella prospettiva di maggiore adozione delle nuove tecnologie, ci troveremo a padroneggiare meglio dati e informazioni, per sostenere politiche che siano sempre più data driven e per uno sviluppo di servizi in tempo reale che potremmo ottenere solo grazie a una governance del dato condivisa nei territori.
  • Massimiliano Gambardella, PagoPA.
    Avevo sentito parlare di Ampioraggio e avevo molte aspettative, l’evento ha reso reale l’idea che mi ero fatto. Si è parlato di una comunità fatta come un “prisma” dove ognuno è una faccia diversa e complementare. Ho visto tante luci passare da questo prisma, ovvero tante idee da tanti diversi punti di vista complementari. L’innovazione è anche e soprattutto un cambiamento culturale. Ho notato molta attenzione alle persone in tutti gli interventi che ho sentito, è molto importante perché l’innovazione deve includere e non dividere. Lo Stato deve avvicinarci ai cittadini tramite l’innovazione, ed in questo momento storico particolare. A breve ci sarà un incontro tra PagoPA e Ampioraggio anche per valutare di vederci agli incontri di Pietrelcina: ne avete parlato tanto e mi avete incuriosito molto, potremmo vederci lì.

Ha chiuso i lavori il rettore dell’Università degli Studi del Sannio, Gerardo Canfora, che ha seguito tutta l’evoluzione del progetto dalla sua nascita e descritto il modello Ampioraggio come un esempio concreto di sviluppo sostenibile che può nascere anche da aree minori.

La registrazione del Webinart è disponibile sulla pagina Facebook di Ampioraggio.

Per saperne di più su Ampioraggio ecco altri link utili :

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L’Italia che innova sceglie Ampioraggio

59 territori candidati ad ospitare la VI edizione di Jazz’inn

Una risposta imprevista e sorprendente quella della call che Fondazione Ampioraggio ha lanciato lo scorso novembre per selezionare le 2 location destinate ad ospitare nel 2022 della VI edizione di Jazz’Inn e la II edizione di Jazz’Out: gli incontri Lontani dai Luoghi comuni.

Ben 59 candidature pervenute alla data di scadenza del bando.

59 territori da 14 regioni in rappresentanza di borghi, piccole e medie città, comunità montane, GAL e unioni di comuni che riuniscono oltre 150 amministrazioni italiane: un pezzo di Italia interessata a idee innovative per lo sviluppo sostenibile, per trovare soluzioni al problema dello spopolamento e proposte per valorizzare in modo efficace le vocazioni dei propri territori, creare nuove attività, attrarre investimenti e rigenerare i centri storici e le comunità  facendo squadra in collaborazione all’ecosistema dell’innovazione della Fondazione Ampioraggio.

Unire open innovation e sviluppo sostenibile è il mix che da anni portiamo avanti testardamente e i risultati parlano da soli afferma il direttore della Fondazione Giuseppe De Nicola che con Flavia Marzano (Presidente del comitato scientifico) ha progettato il bando.

Ora toccherà ad una commissione di valutazione composta da 30 persone, tra partner, soci e membri del comitato scientifico della Fondazione, decidere quali saranno i 2 territori selezionati:

  • Jazz’inn e Jazz’Out di primavera nel Centro Nord
  • Jazz’inn e Jazz’Out d’autunno nel Centro Sud.

E per gli altri 57 candidati?

Fondazione Ampioraggio coinvolgerà tutti i candidati nel progetto come case givers e avvierà sui territori iniziative di open innovation partecipativa per contaminarli e coinvolgere imprese, associazioni e istituzioni locali verso nuovi modelli di investimento, alternativi alla spesa improduttiva e in grado di assorbire l’innovazione tecnologica e sociale proposta da startup, centri di ricerca e PMI innovative italiane.

Per selezionare i territori Fondazione Ampioraggio ha anche lanciato anche una survey su Facebook che ha lo scopo di integrare le valutazioni della commissione testimoniando le capacità dei territori candidati di coinvolgere e di creare relazioni positive con le proprie comunità: chiunque può votare attraverso il seguente LINK

Far parte di Fondazione Ampioraggio vuol dire condividere un’idea di innovazione e sviluppo sostenibile fuori dai luoghi comuni in tutti i sensi.

Seguiteci e scopritelo.

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Unire jazz e innovazione e generare investimenti

Jazz’Inn, la lentezza diventa occasione di sviluppo sostenibile

Nato nel 2017 per valorizzare il Jazz Sotto Le Stelle Pietrelcina Festival, Jazz’Inn è il format ideato e realizzato dalla Fondazione Ampioraggio che nel corso di 3 edizioni.

Attraverso Jazz’Inn è stato possibile creare un vero e proprio modello di sviluppo sostenibile. La logica dello Slow Dating for Innovation ha consentito di unire giornate di networking lento tra domanda e offerta di innovazione a serate jazz tra i vicoli e le piazze del borgo sannita.

Il 2019 è stato l’anno del doppio appuntamento, con la tappa di Laigueglia (SV) in occasione del Percfest e il rinnovato appuntamento a Pietrelcina.
In totale si sono avuti oltre 50 tavoli di lavoro e circa 800 presenze registrate tra le 2 tappe, durante le quali amministrazioni pubbliche e aziende hanno potuto confrontarsi con start-up, PMI innovative, investitori e ricercatori sui modelli di sviluppo da adottare e ad oggi sono stati già avviati 8 dei progetti nati ai quei tavoli.

In 3 anni Jazz’Inn ha generato oltre 5.000.000 di euro di ricadute, valorizzando aree minori del paese e trasformandole in laboratori di social innovation, capaci di trasformare la lentezza in occasione di approfondimento, conoscenza e fiducia tra chi cerca idee e gli innovatori.

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