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Il Made in Italy rischia di diventare invisibile all’Intelligenza Artificiale?

di NOI – NEXT OPEN INNOVATION

Per vent’anni abbiamo chiesto alle imprese: “Come fate a farvi trovare su Google?” Forse dobbiamo cominciare a porre una domanda diversa:“Come vi rappresenta un’intelligenza artificiale quando qualcuno, dall’altra parte del mondo, chiede chi sa fare meglio ciò che fate voi?” È una questione tutt’altro che tecnologica. Un buyer americano che cerca un produttore italiano di arredo, moda, componentistica, agroalimentare o design può sempre più spesso non consultare dieci siti. Può chiedere a un assistente di IA di individuare quattro o cinque aziende affidabili, confrontarle e spiegargli perché dovrebbe sceglierle. La competizione, allora, non avviene più soltanto per conquistare un posto nell’elenco dei risultati. Avviene per conquistare un posto nella risposta. Alberto Forchielli e Giulio Salvucci hanno posto il problema con grande efficacia: se il Made in Italy non diventa leggibile dalle macchine, rischia di diventare invisibile. Credo che dovremmo andare persino oltre. Gran parte del valore del Made in Italy è costituito da conoscenza tacita: saper fare, territorio, filiere, materiali, tradizioni, design, reputazione, competenze tramandate tra generazioni. Ed ecco il paradosso: proprio ciò che rende straordinario il Made in Italy potrebbe essere ciò che l’IA vede peggio. Si apre così una nuova possibile disuguaglianza: VALORE REALE ≠ VALORE aLGORITMICAMENTE VISIBILE. Una grande impresa globale dispone delle risorse necessarie per raccontarsi, strutturare dati, presidiare fonti e mercati internazionali. Ma una straordinaria PMI italiana? Un’impresa familiare? Una bottega artigiana? Un produttore di un’area interna? Potrebbero possedere un patrimonio enorme e risultare quasi invisibili agli intermediari cognitivi attraverso i quali si formeranno sempre più decisioni economiche.

Nel nostro lavoro sull’Umanità Aumentata stiamo cominciando per questo a mettere alla prova un concetto nuovo: CAPITALE DI VISIBILITÀ ALGORITMICA. La capacità di un’impresa, di una persona o di un territorio di rendere il proprio valore conoscibile, verificabile e correttamente rappresentabile negli ambienti informativi governati dall’IA. Attenzione, però. Non significa inventare una nuova SEO per convincere ChatGPT a parlare bene di noi. Significa esattamente il contrario: non rendere il prodotto migliore agli occhi dell’algoritmo, ma rendere l’algoritmo capace di vedere meglio il valore reale del prodotto. Dati verificabili. Filiera. Certificazioni. Provenienza. Storia documentata. Fonti autorevoli. Multilinguismo. Tracciabilità. Per questo credo che la questione non possa essere lasciata alle singole PMI. Associazioni, consorzi, università, ICE, istituzioni e territori dovrebbero cominciare a costruire una vera infrastruttura collettiva della conoscibilità del Made in Italy. Perché nell’economia dell’intelligenza artificiale potrebbe valere una regola nuova: non basta produrre valore.
Occorre renderlo conoscibile alle macchine senza deformarlo per le macchine. E allora la domanda da fare oggi alle nostre imprese potrebbe essere molto semplice: Se domani un compratore internazionale chiedesse a un’IA chi siete e perché dovrebbe scegliere voi, quanto del vostro vero valore riuscirebbe a vedere?

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