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Carta e pixel: il giorno in cui 130 anni di storia hanno dialogato con una startup di un anno

di Italy VR Experience

 

Sabato 18 aprile ero a Torino, sul palco di Frontiers · The Content Industry Summit, accanto a Cristiana Baietta del Touring Club Italiano e a Fabrizio Gea della Fondazione Canavese2030. In mezzo a noi, apparentemente, un abisso: 130 anni di storia editoriale da una parte, dodici mesi di startup dall’altra.

Apparentemente.

 

 


La storia che dura da 130 anni

Il Touring Club Italiano è un’istituzione nel senso più pieno del termine. Nato nel 1894, ha accompagnato generazioni di italiani e viaggiatori internazionali alla scoperta dei nostri territori attraverso le sue guide cartacee — enciclopedie del bello che ancora oggi nessun algoritmo riesce a replicare nella profondità editoriale e nell’autorevolezza culturale. Centinaia di migliaia di persone devono al TCI la scoperta di borghi, chiese, paesaggi e tradizioni che altrimenti sarebbero rimasti nell’ombra.

Una missione straordinaria, portata avanti con rigore e passione per oltre un secolo.

Eppure il mondo è cambiato. I giovani non comprano guide cartacee: scorrono TikTok, chiedono a ChatGPT, si affidano ai reel. Il consumo di informazioni si è frammentato, velocizzato, digitalizzato. Una sfida enorme per chi ha costruito la propria identità sulla carta stampata — e una responsabilità altrettanto grande per chi, come noi, vuole costruire qualcosa di nuovo su quello stesso patrimonio di senso.


La storia che ha un anno di vita

Italy VR Experience è nata nel 2024. Un neonato rispetto ai 130 anni del Touring. Ma siamo partiti da un presupposto diverso: il contenuto culturale è eterno, il modo di raccontarlo deve essere contemporaneo.

Con SATI — la nostra piattaforma phygital di turismo intelligente — usiamo realtà virtuale, realtà aumentata e intelligenza artificiale per portare i visitatori dentro la storia dei luoghi, non solo davanti. Non vendiamo guide: creiamo esperienze immersive, mappiamo il patrimonio culturale in modo interattivo, forniamo alle pubbliche amministrazioni dati precisi e anonimi sui flussi di visitatori. Un modello completamente diverso da quello tradizionale dell’editoria turistica.

Eppure — e qui sta il paradosso che amo di più — non abbiamo abbandonato la carta. La nostra Meta Mappa è fisica, tascabile, tangibile. La tieni in mano, la pieghi, la porti con te. Perché il digitale non è il nemico dell’analogico: è il suo alleato più potente, quando i due sanno parlarsi.


Il paradosso che ci unisce

Sul palco di Frontiers ho capito qualcosa che sapevo già, ma che aveva bisogno di un confronto vivo per diventare convinzione: un’istituzione centenaria e una startup di un anno parlano la stessa lingua.

La bellezza dell’Italia merita di essere raccontata. Con ogni mezzo possibile. Alla nuova generazione, nel modo in cui vuole ascoltare.

Non si tratta di scegliere tra carta e pixel. Si tratta di riconoscere che il patrimonio culturale italiano è così ricco, così stratificato, così inesauribile, che merita tutti i linguaggi: le parole precise di una guida TCI, le coordinate di una mappa digitale, il brivido di una visita virtuale, il QR code su una piazza di borgo. La sfida non è sopravvivere al cambiamento — è guidarlo.

Questo è il filo che ha attraversato tutta la conversazione con Cristiana Baietta, e che Fabrizio Gea ha saputo tenere vivo con la sensibilità di chi conosce i territori dall’interno, non solo dalle mappe.


Cosa mi porto a casa

Torino è stata, per me, una conferma e un rilancio.

Una conferma: che SATI si muove nella direzione giusta. Il dialogo con il Touring Club Italiano non era quello tra un gigante e un outsider — era quello tra due soggetti che hanno scelto di stare dalla stessa parte, quella del patrimonio culturale come valore da proteggere e da rendere accessibile. In modi diversi, con strumenti diversi, con storie diverse. Ma con lo stesso obiettivo.

Un rilancio: perché vedere come un’istituzione di quella portata stia cercando di reinventarsi senza tradire la propria identità mi ha dato energia. È esattamente quello che proviamo a fare anche noi, su scala diversa: costruire qualcosa di nuovo che abbia radici vere.

Grazie a Cristiana Baietta per la generosità del confronto, e a Fabrizio Gea per aver creato lo spazio per questo dialogo. Grazie a ICCI hub Italian Cultural Content Industry, a Marzia Camarda e a tutta l’organizzazione di Frontiers per aver immaginato un evento in cui queste conversazioni sono possibili.

Il patrimonio culturale italiano è il più grande asset che abbiamo come Paese. Imparare a raccontarlo nel 2025 — a chi ha vent’anni, a chi arriva dall’altra parte del mondo, a chi non sa ancora di volerlo scoprire — è una delle sfide più belle a cui si possa dedicare il proprio lavoro.

Noi ci stiamo provando. Con una mappa in mano e uno schermo nell’altra.

Alfonso Consalvo, CEO & Founder di Italy VR Experience S.r.l.

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