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RIFORMA DEL D.LGS 231/2001: LEGALITA’ E SOPRATTUTTO ORGANIZZAZIONE

di NOI – NEXT OPEN INNOVATION

Negli ultimi giorni si è parlato molto della riforma della responsabilità amministrativa degli enti (D.Lgs. 231/2001). Molti l’hanno letta come un intervento tecnico destinato agli specialisti del diritto d’impresa. Credo, invece, che il suo significato sia molto più ampio. La riforma segna un passaggio culturale: dalla logica prevalentemente sanzionatoria alla centralità della qualità dell’organizzazione. Non è un caso che il nuovo impianto attribuisca un ruolo decisivo alla “colpa di organizzazione”, superando la distinzione tra soggetti apicali e sottoposti e chiedendo di verificare se il reato sia stato determinato o agevolato dall’assenza o dall’inefficace attuazione di un modello realmente idoneo. È una scelta che rafforza il garantismo, ma anche la prevenzione.Come osserva il professor Niccolò Abriani, il vero  cambiamento consiste nel superare la logica della “prognosi postuma”, secondo cui la semplice commissione del reato finiva spesso per dimostrare automaticamente l’inadeguatezza del modello organizzativo. La domanda diventa finalmente un’altra: l’organizzazione era costruita secondo le migliori conoscenze disponibili per prevenire quel rischio?  Non è una differenza formale. È un cambiamento di paradigma. Assume grande rilievo anche il riconoscimento delle linee guida associative, delle buone prassi e delle norme tecnico-scientifiche, che diventano riferimenti essenziali nella valutazione dell’idoneità dei modelli. Significa riconoscere che la qualità organizzativa non nasce dall’improvvisazione, ma dall’apprendimento continuo.

Molto interessante è anche l’introduzione di percorsi premiali che consentono all’impresa di dimostrare, attraverso una seria riorganizzazione, di avere trasformato l’errore in un’occasione di miglioramento. Una visione che privilegia la crescita della cultura organizzativa rispetto alla sola dimensione punitiva. Non meno significativa è la posizione espressa da Confindustria. L’associazione degli industriali non chiede meno regole. Chiee più chiare, più prevedibili e più coerenti con l’obiettivo originario della 231: prevenire attraverso una buona organizzazione. Ed è probabilmente questo il punto più importade regolnte. La compliance non viene più considerata un semplice adempimento burocratico.  Diventa un fattore di efficienza, affidabilità, reputazione e competitività. Un modello organizzativo costruito seriamente migliora i processi decisionali, rafforza i controlli, facilita i rapporti con clienti, investitori, finanziatori e istituzioni. In una parola: aumenta il valore dell’impresa.

Ma, a mio avviso, la riflessione non può fermarsi qui. Sullo sfondo emerge già la sfida dell’Intelligenza Artificiale. Lo stesso Abriani richiama il ruolo crescente che i sistemi di AI potranno svolgere nel risk assessment, nel risk management, nel monitoraggio continuo dei processi e nella documentazione della compliance. È un passaggio destinato a cambiare profondamente il modo di concepire i modelli organizzativi. Per questo mi sembra che la riforma della 231 dialoghi già con l’AI Act europeo, con gli standard ESG, con la cybersicurezza e con la nuova governance dei dati. Tutti questi percorsi sembrano convergere verso un’unica idea: la fiducia nasce dalla qualità dell’organizzazione. Ecco perché continuo a pensare che una delle grandi sfide dei prossimi anni sarà questa: Nella prima fase dell’Intelligenza Artificiale il vantaggio competitivo era possedere il modello migliore. Nella seconda fase sarà possedere l’organizzazione migliore. Forse è proprio questa la lezione più importante della riforma. La vera competitività non dipenderà soltanto dalla tecnologia disponibile, ma dalla capacità delle organizzazioni di apprendere, prevenire, innovare e utilizzare l’intelligenza artificiale per aumentare responsabilità, affidabilità e qualità delle decisioni. In fondo, la buona organizzazione non è un costo della legalità. È uno dei principali investimenti per il futuro delle imprese e, più in generale, del Paese. Credo che questo sia uno dei post LinkedIn più solidi che abbiamo costruito nelle ultime settimane: parte dall’attualità, offre un’interpretazione originale e si conclude con una tesi forte ma argomentata, pienamente coerente con il percorso dell’Umanità Aumentata.

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