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Ostra: il borgo medievale delle Marche ricco di storia e tesori nascosti

Ostra, un affascinante borgo medievale nelle Marche, è una meta turistica tutta da scoprire. Passeggiando per le sue vie acciottolate, ti immergerai in secoli di storia, ammirando dettagli architettonici unici e piccoli tesori spesso nascosti a uno sguardo superficiale.

Un dedalo di vicoli e architetture storiche

I caratteristici vicoli di Ostra si snodano tra antiche mura in mattoni, creando un dedalo affascinante. Archi, volte e facciate decorate testimoniano la ricca tradizione artistica e artigianale del luogo, frutto di secoli di storia.

SATI: la tecnologia che rende visibile l’invisibile

Per valorizzare appieno il patrimonio storico e culturale di Ostra, entra in gioco SATI (Smart Analytics for Tourism Intelligence). Questo innovativo sistema trasforma gli elementi architettonici e le storie nascoste in esperienze coinvolgenti e dati preziosi per promuovere il territorio.

Un’esperienza immersiva per scoprire Ostra passo dopo passo

Grazie a SATI, visitare Ostra diventa un’esperienza immersiva. Non si tratta solo di “vedere” il borgo, ma di scoprirlo davvero, passo dopo passo, attraverso racconti interattivi e dettagli che prendono vita.

Jazz’inn: il primo banco di prova di un progetto ambizioso

Il Jazz’inn sarà il primo punto di interesse a beneficiare di questa tecnologia. Ma il potenziale di SATI è molto più ampio: Ostra è solo l’inizio. Questo sistema innovativo può far risplendere i tanti borghi nascosti d’Italia, trasformandoli in destinazioni dinamiche e coinvolgenti.

Nuove opportunità per visitatori e comunità locali

SATI offre nuove opportunità non solo ai turisti, ma anche alle comunità locali. Gli abitanti potranno riscoprire e condividere con rinnovato orgoglio il proprio patrimonio. L’incontro tra storia e innovazione diventa così uno strumento potente per far rivivere questi luoghi straordinari.

Scopri Ostra, il borgo medievale delle Marche che custodisce tesori tutti da scoprire. Con SATI, questo affascinante luogo è pronto ad accoglierti per un’esperienza indimenticabile tra storia, arte e tecnologia.

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Carta e pixel: il giorno in cui 130 anni di storia hanno dialogato con una startup di un anno

 

Sabato 18 aprile ero a Torino, sul palco di Frontiers · The Content Industry Summit, accanto a Cristiana Baietta del Touring Club Italiano e a Fabrizio Gea della Fondazione Canavese2030. In mezzo a noi, apparentemente, un abisso: 130 anni di storia editoriale da una parte, dodici mesi di startup dall’altra.

Apparentemente.

 

 


La storia che dura da 130 anni

Il Touring Club Italiano è un’istituzione nel senso più pieno del termine. Nato nel 1894, ha accompagnato generazioni di italiani e viaggiatori internazionali alla scoperta dei nostri territori attraverso le sue guide cartacee — enciclopedie del bello che ancora oggi nessun algoritmo riesce a replicare nella profondità editoriale e nell’autorevolezza culturale. Centinaia di migliaia di persone devono al TCI la scoperta di borghi, chiese, paesaggi e tradizioni che altrimenti sarebbero rimasti nell’ombra.

Una missione straordinaria, portata avanti con rigore e passione per oltre un secolo.

Eppure il mondo è cambiato. I giovani non comprano guide cartacee: scorrono TikTok, chiedono a ChatGPT, si affidano ai reel. Il consumo di informazioni si è frammentato, velocizzato, digitalizzato. Una sfida enorme per chi ha costruito la propria identità sulla carta stampata — e una responsabilità altrettanto grande per chi, come noi, vuole costruire qualcosa di nuovo su quello stesso patrimonio di senso.


La storia che ha un anno di vita

Italy VR Experience è nata nel 2024. Un neonato rispetto ai 130 anni del Touring. Ma siamo partiti da un presupposto diverso: il contenuto culturale è eterno, il modo di raccontarlo deve essere contemporaneo.

Con SATI — la nostra piattaforma phygital di turismo intelligente — usiamo realtà virtuale, realtà aumentata e intelligenza artificiale per portare i visitatori dentro la storia dei luoghi, non solo davanti. Non vendiamo guide: creiamo esperienze immersive, mappiamo il patrimonio culturale in modo interattivo, forniamo alle pubbliche amministrazioni dati precisi e anonimi sui flussi di visitatori. Un modello completamente diverso da quello tradizionale dell’editoria turistica.

Eppure — e qui sta il paradosso che amo di più — non abbiamo abbandonato la carta. La nostra Meta Mappa è fisica, tascabile, tangibile. La tieni in mano, la pieghi, la porti con te. Perché il digitale non è il nemico dell’analogico: è il suo alleato più potente, quando i due sanno parlarsi.


Il paradosso che ci unisce

Sul palco di Frontiers ho capito qualcosa che sapevo già, ma che aveva bisogno di un confronto vivo per diventare convinzione: un’istituzione centenaria e una startup di un anno parlano la stessa lingua.

La bellezza dell’Italia merita di essere raccontata. Con ogni mezzo possibile. Alla nuova generazione, nel modo in cui vuole ascoltare.

Non si tratta di scegliere tra carta e pixel. Si tratta di riconoscere che il patrimonio culturale italiano è così ricco, così stratificato, così inesauribile, che merita tutti i linguaggi: le parole precise di una guida TCI, le coordinate di una mappa digitale, il brivido di una visita virtuale, il QR code su una piazza di borgo. La sfida non è sopravvivere al cambiamento — è guidarlo.

Questo è il filo che ha attraversato tutta la conversazione con Cristiana Baietta, e che Fabrizio Gea ha saputo tenere vivo con la sensibilità di chi conosce i territori dall’interno, non solo dalle mappe.


Cosa mi porto a casa

Torino è stata, per me, una conferma e un rilancio.

Una conferma: che SATI si muove nella direzione giusta. Il dialogo con il Touring Club Italiano non era quello tra un gigante e un outsider — era quello tra due soggetti che hanno scelto di stare dalla stessa parte, quella del patrimonio culturale come valore da proteggere e da rendere accessibile. In modi diversi, con strumenti diversi, con storie diverse. Ma con lo stesso obiettivo.

Un rilancio: perché vedere come un’istituzione di quella portata stia cercando di reinventarsi senza tradire la propria identità mi ha dato energia. È esattamente quello che proviamo a fare anche noi, su scala diversa: costruire qualcosa di nuovo che abbia radici vere.

Grazie a Cristiana Baietta per la generosità del confronto, e a Fabrizio Gea per aver creato lo spazio per questo dialogo. Grazie a ICCI hub Italian Cultural Content Industry, a Marzia Camarda e a tutta l’organizzazione di Frontiers per aver immaginato un evento in cui queste conversazioni sono possibili.

Il patrimonio culturale italiano è il più grande asset che abbiamo come Paese. Imparare a raccontarlo nel 2025 — a chi ha vent’anni, a chi arriva dall’altra parte del mondo, a chi non sa ancora di volerlo scoprire — è una delle sfide più belle a cui si possa dedicare il proprio lavoro.

Noi ci stiamo provando. Con una mappa in mano e uno schermo nell’altra.

Alfonso Consalvo, CEO & Founder di Italy VR Experience S.r.l.

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Il turismo che non si vede — e come SATI impara a misurarlo

Quanti turisti hanno davvero visitato quel borgo la scorsa estate? Quanto tempo ci sono rimasti? Quali percorsi hanno preferito, quali negozi hanno ignorato? Sono domande che ogni comune, museo e destinazione turistica si pone ogni anno — e a cui, troppo spesso, nessuno riesce a rispondere con dati affidabili.

È questo il vuoto che SATI — Smart Analytics for Tourism Intelligence — ha deciso di colmare.  SATI è una piattaforma phygital brevettata che restituisce alle destinazioni turistiche la capacità di conoscere se stesse. Non attraverso sondaggi occasionali o statistiche aggregate con mesi di ritardo, ma in tempo reale, con un metodo scientifico e un’infrastruttura leggera, scalabile, già operativa.

Cosa abbiamo costruito

SATI è una piattaforma phygital brevettata che restituisce alle destinazioni turistiche la capacità di conoscere se stesse. Il meccanismo centrale è la Meta Mappa: una mappa digitale interattiva distribuita ai turisti prima e durante la visita. Non un’app da scaricare, non un totem da installare — uno strumento che il visitatore usa spontaneamente perché lo aiuta davvero a esplorare meglio. Ogni interazione genera un dato anonimo che alimenta il nostro algoritmo di stima proprietario.

L’algoritmo combina tre fonti: i dati di utilizzo della Meta Mappa (peso 40%), le variazioni di connessione alla rete WiFi pubblica (35%), e il rapporto sosta/transito rilevato da sensori ottici come il Milesight VS125-P (25%). Il risultato è una stima del flusso turistico reale — non dichiarato, non campionato — con una precisione difficilmente raggiungibile con gli strumenti tradizionali.

Un punto che ci tengo sempre a sottolineare: SATI non traccia singoli individui. Tutti i dati sono aggregati e anonimi, nel pieno rispetto del GDPR. Per le pubbliche amministrazioni con cui lavoriamo, questo non è un dettaglio tecnico — è spesso il presupposto che rende possibile la conversazione.

La piattaforma integra anche moduli di realtà aumentata e virtuale per la valorizzazione dei siti storici (“Point & See”), strumenti di analisi semantica dei contenuti generati dagli utenti, e un’architettura aperta compatibile con i sistemi già in uso dalle PA. Il sistema è protetto dal brevetto UIBM n. 102025000007887, depositato il 10 aprile 2025, con report di ricerca EPO già ricevuto dall’Aia.

Il riconoscimento che ha cambiato la prospettiva

Nel 2025 è arrivata una notizia che ha cambiato il modo in cui guardiamo al percorso che stiamo facendo.

Fondazione CHANGES — il partenariato esteso del PNRR che coinvolge la Sapienza Università di Roma e altri atenei e centri di ricerca nazionali — ci ha selezionati nell’ambito del bando per la valorizzazione degli asset immateriali delle startup innovative. Una Commissione scientifica indipendente ha esaminato la nostra proposta — “Sistema interattivo per accesso controllato a contenuti digitali di tipo turistico, informativo, promozionale o ludico” — e ha deciso di investire: licenza non esclusiva a €50.000 (Prot. CHANGES-BAN-0007, CUP: B83D22001210006).

Voglio essere preciso su cosa significa questo risultato, perché è facile confonderlo con altri tipi di riconoscimento. Non è un premio di pitch. Non è l’ammissione a un acceleratore. È un soggetto terzo autorevole — istituzionale, accademico, finanziato dal PNRR — che ha analizzato nel merito la nostra tecnologia e ha scelto di investirci. Per noi, startup nata nel 2024 nel Sannio campano, la differenza non è sottile.

SATI non genera valore solo nel mercato B2G delle pubbliche amministrazioni. Genera valore nel perimetro della ricerca e dell’innovazione culturale italiana. Questa è una consapevolezza nuova, e ci apre strade che all’inizio non avevamo immaginato.

Tutto questo è stato costruito insieme a un team straordinario: Valentino Vitale, Alessandro Ciotola — e a tutte le persone che in questi mesi hanno creduto nel progetto, tra cui Loris Lanzellotti e la rete di Fondazione Ampioraggio, che ci ha dato uno spazio per raccontare questa storia.

Il percorso è appena cominciato. Ma oggi sappiamo che la direzione è quella giusta.

Alfonso Consalvo, CEO e Founder di Italy VR Experience S.r.l. e co-inventore della piattaforma SATI.

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