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Jazz’Inn 2026 – Umanità Aumentata

Al via la call for partner per la X edizione

2 appuntamenti e 10 tappe di presentazione per un grande progetto di innovazione condivisa.

Il 28 gennaio Fondazione Ampioraggio ha aperto ufficialmente la call for partner di Jazz’Inn 2026, l’edizione del decennale che segna un passaggio strategico nella storia del living lab di innovazione collaborativa. Un’edizione speciale, costruita intorno al tema “Umanità Aumentata – persone oltre la tecnologia”, che vedrà Jazz’Inn svilupparsi lungo due tappe integrate e un roadshow che coinvolgerà territori, istituzioni e imprese in un percorso di co-progettazione.

Questo percorso verso il decennale ha preso avvio a Roma in un incontro promosso con la Commissione Innovazione Tecnologica di Roma Capitale, che ha rappresentato il primo momento di confronto con partner e stakeholder e nel quale è stato annunciato anche la sede della tappa romana di Jazz’Inn 2026: l’Acquario Romano, luogo simbolico che ospiterà i lavori dal 9 al 13 novembre 2026.

Due tappe, una visione condivisa

Jazz’Inn 2026 si terrà a:

  • Ostra (Marche), primo comune socio della Fondazione, dal 29 giugno al 3 luglio 2026, come tappa territoriale di ascolto, sperimentazione e progettazione condivisa con le comunità locali;
  • Roma, dal 9 al 13 novembre 2026, come tappa istituzionale e nazionale, pensata per mettere in dialogo aree interne, città metropolitane, istituzioni centrali e grandi imprese.

Due contesti diversi, una sola traiettoria: unire punti e costruire ponti tra territori e grandi sistemi decisionali, portando il “metodo Jazz’Inn” – basato su tavoli di lavoro, open innovation e collaborazione orizzontale – anche nei contesti urbani complessi e nelle grandi agende di investimento pubblico e privato.

Il roadshow nazionale 10 x 10

I dieci anni di attività saranno raccontati in un tour in dieci regioni italiane nel corso dell’anno con l’obiettivo di:

  • Incontrare istituzioni, imprese, associazioni e startup;
  • coinvolgere nuovi partner e sponsor;
  • intercettare progettualità, investimenti, obiettivi e priorità strategiche territoriali;
  • condividere i contenuti delle due tappe.

Un percorso diffuso che trasformerà Jazz’Inn da “non evento” a piattaforma nazionale di co-design, capace di accompagnare idee e investimenti lungo un arco temporale più ampio e strutturato.

Progettazione condivisa come tratto distintivo

Da 10 anni Jazz’Inn dimostra che l’innovazione nasce dall’incontro tra persone, competenze e visioni diverse. Anche nel 2026 il cuore dell’iniziativa sarà la progettazione condivisa, che coinvolgerà:

  • comunità locali e amministrazioni centrali;
  • piccole e medie imprese e grandi corporate;
  • startup e pmi innovative;
  • associazioni di categoria e terzo settore:
  • università, centri di ricerca e mondo della scuola;
  • investitori e soggetti istituzionali nazionali ed europei.

In particolare, la X edizione punta a coinvolgere come case giver:

  • Ministeri e istituzioni nazionali ed europee;
  • Regioni, città metropolitane e grandi amministrazioni pubbliche;
  • grandi aziende pubbliche e private, banche, utility e corporate nazionali;
    chiamati a portare a Jazz’Inn le proprie traiettorie di investimento sui temi dell’innovazione, della sostenibilità, della rigenerazione urbana e territoriale, mettendole in dialogo diretto con startup, PMI, talenti e progettisti.

La call for partner

La call for partner di Jazz’Inn 2026 è rivolta a istituzioni, imprese, fondazioni, associazioni e soggetti dell’ecosistema dell’innovazione che vogliano:

  • contribuire attivamente alla costruzione del decennale;
  • sostenere una o entrambe le tappe (Ostra e Roma);
  • partecipare al roadshow nazionale;
  • affiancare Fondazione Ampioraggio nella ricerca dei case giver, dei keynote speaker e nella definizione dei temi dei talk;
  • essere parte di un progetto ad alto valore relazionale, istituzionale e mediatico.

Jazz’Inn 2026 resterà un “non evento”, un’azione creativa e collettiva che chiama l’intero ecosistema Ampioraggio a fare squadra, condividere responsabilità e generare impatto, trasformando l’intelligenza collettiva delle persone nello strumento necessario a generare investimenti, favorire collaborazioni e stimolare sinergie.

Per questo Fondazione Ampioraggio invita tutti, soci, partner e stakeholder a partecipare attivamente al progetto, contribuendo alla costruzione delle 2 tappe, ai contenuti e a condividere una visione per il futuro del Paese.
Il cammino verso Umanità Aumentata è iniziato.

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Alle radici del futuro (1)

Fiabe antiche e futuro digitale

Quando un libro affronta un tema urgente come la difesa del pensiero critico nell’era dell’intelligenza artificiale.

di Giulia Fabrizi – socia di Fondazione Ampioraggio e fondatrice di Almar Quality Research

 

Sabato 7 Febbraio presso la storica libreria Libraccio sul Naviglio Grande a Milano, ho avuto il piacere di dialogare con Moreno Carosella, l’autore del libro Fiabe antiche per un futuro digitale. Metafore e mostri nell’era dell’intelligenza artificiale, edito da Interlinea.

È stato un momento concreto di connessione tra persone, visioni e competenze, trasformando un evento culturale in uno spazio di dialogo, networking e riflessione collettiva.

A rendere questo momento ancora più speciale è stato un aneddoto condiviso dallo stesso autore: anni fa, passando davanti a questa libreria, si era promesso che un giorno avrebbe presentato proprio qui un suo libro. Un desiderio nato in tempi non sospetti, che si è trasformato in realtà!

Il libro di Moreno Carosella parte da un’intuizione potente: usare le fiabe antiche della tradizione popolare meridionale come chiave di lettura del presente digitale.

Le fiabe diventano metafore per raccontare i “mostri” contemporanei dell’intelligenza artificiale e del potere tecnologico.

È un libro che parla di tecnologia, ma soprattutto di esseri umani: di come costruiamo le nostre opinioni, di come veniamo influenzati, di come emozioni, bias cognitivi e dinamiche sociali entrino nei processi decisionali.

Una riflessione che trova solide basi nelle ricerche di psicologia sociale, ambito centrale nel mio lavoro, mostrando come meccanismi antichi, come la ricerca di conferma, le scorciatoie cognitive e l’attivazione emotiva, oggi vengano amplificati dagli algoritmi digitali.

Il volume è arricchito dalla presentazione del filosofo teoretico Roberto Mancini, docente all’Università di Macerata, che invita a immaginare una tecnologia alleata dell’uomo, al servizio del benessere, della creatività e dell’autonomia e non uno strumento di controllo.

Roberto Mancini sottolinea con forza la necessità di imparare ad abitare consapevolmente il mondo digitale, uno spazio che viviamo quotidianamente e che incide profondamente sulle nostre relazioni, sulle decisioni e sulla vita democratica.

Come chiarisce nella nota introduttiva, non esiste alcuna neutralità delle tecnologie: da qui l’urgenza di sviluppare una consapevolezza matura dei rischi e delle opportunità, che impone un approccio responsabile fondato su consapevolezza, etica e capacità di scelta.

Una responsabilità che non riguarda solo i professionisti del settore o gli “addetti ai lavori”, ma che è personale, collettiva e istituzionale.

Roberto Mancini ricorda inoltre come una conoscenza approfondita del funzionamento dei dispositivi tecnologici e dell’intelligenza artificiale sia fondamentale per superare sia la fobia antitecnologica sia l’atteggiamento di delega passiva, promuovendo invece una cultura della gestione democratica della tecnologia e il superamento di quell’analfabetismo digitale che oggi rappresenta uno dei principali limiti alla libertà e alla partecipazione consapevole.

Durante la presentazione, Moreno ha spesso citato Il professor Umberto Galimberti, secondo cui il rischio non è solo tecnologico ma profondamente umano: l’indebolimento della capacità critica e della responsabilità individuale, quando l’Io si disperde in reazioni emotive, narrazioni semplificate e identità costruite dall’esterno.

Moreno ha sottolineato l’incerto confine tra ragione e follia, mostrando come la vita umana autentica nasca dalla tensione tra questi due poli. La follia non è solo patologia, ma uno spazio vitale, di creatività, immaginazione, sogno ed energia emotiva, senza il quale la ragione rischia di diventare sterile.

Moreno invita quindi a riscoprire il valore della follia come parte integrante dell’esperienza umana, della crescita personale e della libertà interiore.

È proprio questa componente, imprevedibile, emotiva e creativa, che l’intelligenza artificiale non potrà mai sostituire, perché appartiene al vero Io umano, alla sua capacità di sentire, creare e dare senso al mondo.

Una lettura che si riflette nelle metafore delle fiabe antiche, popolate da personaggi che perdono sé stessi ogni volta che rinunciano al pensiero critico.

Educazione digitale: una responsabilità collettiva

Durante l’incontro è emerso con forza un tema centrale ed urgente: la democrazia nell’era digitale.

Una democrazia che oggi non può essere data per scontata, ma va educata, allenata e coltivata.

Moreno ci ricorda che una partecipazione democratica reale deve poggiare su tre pilastri fondamentali: la trasparenza, la responsabilità e l’accesso equo all’informazione.

È qui che la formazione diventa cruciale.

Educazione digitale non significa solo insegnare a usare gli strumenti, ma aiutare le persone, a partire dai più giovani, a comprendere i meccanismi che regolano social media, algoritmi e informazione online.

Significa sviluppare pensiero critico, capacità di verifica, consapevolezza dei propri limiti cognitivi.

Questa responsabilità riguarda certamente le scuole, ma anche le aziende, le organizzazioni e le istituzioni, chiamate a creare contesti in cui l’unicità della persona, il pensiero laterale e il dialogo possano essere espressi e valorizzati.

In questa direzione si collocano anche le riflessioni di Luciano Floridi, citato da Moreno nel corso della presentazione. Floridi invita a superare l’idea dell’intelligenza artificiale come entità autonoma o “intelligente” in senso umano.

L’AI non pensa, non decide e non è responsabile: la responsabilità resta sempre umana, nelle scelte di progettazione, utilizzo e regolazione delle tecnologie.

Da qui, come sottolinea Moreno, emerge ancora una volta, la necessità di un investimento forte sull’educazione digitale e sull’alfabetizzazione critica, affinché persone, organizzazioni e istituzioni possano esercitare un controllo consapevole sugli strumenti tecnologici, senza delegare loro valori, giudizi ed etica, elementi fondanti di una cittadinanza democratica consapevole.

Dalla riflessione all’azione: trasformare momenti di incontro in percorsi di sviluppo

Come nelle fiabe, riconoscere il mostro non basta: serve imparare a scegliere come agire.

La consapevolezza digitale non è un traguardo individuale, ma un percorso collettivo, che richiede luoghi di confronto, contaminazione e responsabilità condivisa per potersi tradurre in azione.

È in questo senso che momenti come la presentazione di un libro possono diventare qualcosa di più di un evento culturale: spazi in cui il pensiero si trasforma in progetto e il dialogo in possibilità di sviluppo. Infatti, al termine della presentazione del libro si è aperta una discussione spontanea e partecipata tra i presenti, che hanno condiviso esperienze, punti di vista e contributi di grande valore, trasformando il confronto in un momento autentico di networking e contaminazione di idee.

È lo stesso approccio che anima Jazz’Inn il “non evento” promosso dalla Fondazione Ampioraggio: un living lab di open innovation in cui il sapere non resta teorico, ma circola, si arricchisce, genera domande e si traduce in azioni concrete grazie al confronto tra professionisti, ricercatori, amministratori, imprenditori, startupper e cittadini.

Connessioni che generano valore

È all’interno di questo ecosistema che ho conosciuto Moreno Carosella, grazie a Giuseppe De Nicola, Amministratore Delegato della Fondazione Ampioraggio, colui che è capace di mettere in relazione persone e competenze partendo da una conoscenza profonda dei percorsi e delle sensibilità di ciascun associato.

Nel 2026, anno del suo decennale Ampioraggio proseguirà questo impegno e visione con due nuove tappe: a Ostra, in provincia di Ancona, dal 29 Giugno al 3 Luglio e a Roma dal 9 al 13 Novembre.

La presenza di alcuni soci di Ampioraggio che vivono a Milano, e di Eleonora Fratesi, Vice Presidente del CDA della Fondazione ha reso ancora più evidente il valore di una community che continua a generare connessioni anche al di fuori dai suoi contesti ufficiali.

In conclusione: tecnologia, esseri umani e democrazia

La democrazia cresce solo se è coltivata insieme, attraverso il confronto, la partecipazione e la capacità di assumersi responsabilità condivise.

Oggi più che mai, vale una regola semplice ma fondamentale: conoscere per decidere.

Perché senza consapevolezza non c’è libertà. E senza libertà, anche la tecnologia più avanzata rischia di trasformarsi in un nuovo, silenzioso mostro.

Questo prezioso incontro con Moreno Carosella non rappresenta un punto di arrivo, ma un punto di partenza.

Un invito a continuare a lavorare insieme per rivendicare il valore dell’umano, della sua unicità e della sua capacità di pensare, scegliere e distinguere ciò che è vero da ciò che non lo è.

In un’epoca in cui le tecnologie possono influenzare percezioni, emozioni e decisioni, diventa fondamentale difendere la libertà di giudizio e la responsabilità individuale, secondo la propria etica e il proprio senso critico.

Questo richiede un investimento costante nella formazione a più livelli, che coinvolga scuole, università, istituzioni, imprese e realtà del terzo settore, chiamate a collaborare per costruire una cittadinanza digitale più consapevole.

Essere cittadini digitali consapevoli significa questo: non delegare completamente alle macchine, ma restare protagonisti delle scelte, capaci di comprendere, valutare e decidere.

Questa è democrazia.

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X EDIZIONE (3)

10 anni di Ampioraggio

Le sfide del 2026

Il 2026 segnerà un passaggio importante: i 10 anni di attività di Fondazione Ampioraggio e l’avvio di una nuova fase di sviluppo dell’ecosistema che, dal 2016, lavora per connettere territori, imprese, istituzioni e comunità attraverso l’innovazione collaborativa.

Abbiamo scelto di affrontare questo traguardo non come una celebrazione formale, ma come un laboratorio aperto di innovazione fatta con e per le persone:
Umanità Aumentata, il tema che guiderà Jazz’Inn 2026, non sarà solo uno slogan o il filo conduttore di un percorso che unisce sperimentazione nei territori e confronto istituzionale nazionale: sarà anche un modo per affrontare insieme il momento complesso che stiamo vivendo.

Il doppio appuntamento di Jazz’Inn 2026 che si terrà a luglio ad Ostra (primo comune socio dell’ecosistema) e a metà novembre e Roma (Jazz’inn Capitale) rappresenterà un’occasione concreta per:

  • contribuire alla costruzione di nuovi modelli di sviluppo sostenibile
  • partecipare a un processo di co-progettazione tra pubblico e privato
  • entrare in una rete attiva che guarda ai prossimi anni, non solo a un evento
  • condividere momenti di riflessione per costruire nuovi modelli sociali

A questo si aggiungeranno i diversi progetti a cui stiamo lavorando, almeno 4 Ampioraggio Day, 6 Webinart e vari approfondimenti sul mondo che cambia sulla nostra rubrica “Scenari d’innovazione”.

10 anni fa abbiamo intrapreso una strada diversa per promuovere l’innovazione.

Siamo andati lontani dai luoghi comuni, dimostrato che non esistono periferie e generato investimenti in sinergie.

Non era scontato, anzi.

Oggi siamo consapevoli che la vera innovazione è stata e sarà fare squadra.

Unire le idee, le relazioni, le competenze e le esperienze per sorprendersi nel vedere generato valore e, soprattutto, coesione e visioni.

Vi invitiamo, sin da ora, a conoscere e partecipare alle iniziative del decennale, a partire dalla collaborazione per le 2 tappe di Jazz’Inn 2026.

Per comprendere meglio lo spirito del progetto, guardate il video che riepiloga 10 anni di Ampioraggio, con i saluti delle persone che fanno parte dell’ecosistema: https://shorturl.at/DfgNg

Il 2026 può essere un anno utile per continuare ad unire le nostre competenze per trasformare le relazioni in alleanze, le idee in progetti e le visioni in investimenti reali.

Viviamo tempi complessi e incerti ma è proprio in questi momenti che nascono nuove possibilità

Proviamo a farle nascere insieme?

Renderemo più verde il giardino del nostro vicino, perchè lo diventi anche il nostro (1)

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