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L’errore di Ford e la lezione per il futuro dell’Intelligenza Artificiale

di NOI – NEXT OPEN INNOVATION

Le cronache economiche raccontano spesso l’Intelligenza Artificiale come una lunga sequenza di innovazioni, record tecnologici, nuovi modelli e previsioni sul futuro del lavoro. Molto più raramente raccontano gli errori. Eppure sono proprio gli errori a insegnare di più.  La decisione della Ford di richiamare circa 350 ingegneri esperti, dopo aver constatato che i sistemi automatici di controllo qualità basati sull’Intelligenza Artificiale non producevano i risultati attesi, rappresenta una notizia destinata a far riflettere ben oltre il settore automobilistico. Non si tratta del fallimento dell’Intelligenza Artificiale. Si tratta del fallimento di una certa idea di Intelligenza Artificiale. Per qualche anno si è diffusa la convinzione che fosse sufficiente introdurre algoritmi sempre più sofisticati per ottenere automaticamente organizzazioni più efficienti e prodotti migliori. La stessa Ford ha riconosciuto, attraverso le parole dei propri dirigenti, di aver pensato che bastasse alimentare l’AI con i requisiti progettuali esistenti per ottenere qualità superiore. La realtà si è rivelata diversa. Il problema non era la tecnologia. Era la perdita del patrimonio di esperienza accumulato negli anni dagli ingegneri più competenti. Gli stessi dirigenti hanno ammesso che molti specialisti avevano lasciato l’azienda prima di trasferire le proprie conoscenze ai sistemi che avrebbero dovuto sostituirli. In altre parole, mancava ciò che nessun algoritmo può generare autonomamente: il sapere costruito attraverso anni di osservazione, errori, intuizioni, verifiche, collaborazione e responsabilità.

Questa vicenda conferma una lezione che sta emergendo con crescente chiarezza anche da numerosi studi internazionali.  L’Intelligenza Artificiale non produce automaticamente valore. Amplifica il valore che trova.  Se incontra organizzazioni ricche di competenze, dati affidabili, processi ben progettati e cultura collaborativa, diventa un potente moltiplicatore di qualità. Se incontra organizzazioni fragili, dati incompleti o competenze disperse, rischia invece di amplificare gli stessi limiti che avrebbe dovuto superare. È un cambio di paradigma importante. Per anni ci siamo chiesti se l’Intelligenza Artificiale avrebbe sostituito il lavoro umano. Oggi la domanda sembra diventare un’altra. Come possiamo utilizzare l’Intelligenza Artificiale per valorizzare il lavoro umano? Anche altri casi recenti sembrano andare nella stessa direzione. Klarna ha ridimensionato l’idea di sostituire integralmente il servizio clienti con chatbot; McDonald’s ha ripensato alcuni sistemi automatici di gestione degli ordini; numerose ricerche mostrano che i maggiori benefici dell’AI emergono quando essa affianca le persone, non quando pretende di eliminarle. La vera innovazione, dunque, non consiste nel sostituire l’intelligenza umana.  Consiste nel costruire una collaborazione intelligente tra persone e tecnologie.

È una prospettiva che riguarda anche la scuola, l’università, la pubblica amministrazione, la sanità, il Terzo Settore e il mondo delle professioni. Serviranno certamente nuove competenze digitali. Ma serviranno ancora di più capacità di giudizio, senso critico, creatività, responsabilità, cooperazione, empatia e visione sistemica. Proprio quelle competenze che nessun algoritmo possiede realmente. Questa riflessione rafforza una convinzione che, come NOI – Next Open Innovation, stiamo maturando da tempo attraverso il progetto dell’Umanità Aumentata. L’obiettivo non può essere costruire organizzazioni sempre più automatiche.  Dobbiamo costruire organizzazioni sempre più intelligenti. Organizzazioni capaci di apprendere continuamente, custodire il proprio patrimonio di conoscenze, valorizzare il capitale umano e utilizzare l’Intelligenza Artificiale come fattore di crescita condivisa.  Forse la vera rivoluzione dell’AI non consiste nel renderci meno necessari. Consiste nel ricordarci che ciò che rende davvero intelligente un’organizzazione non è la tecnologia che possiede, ma la qualità delle persone che la guidano, delle relazioni che costruisce e della cultura che riesce a trasmettere. È questa, probabilmente, la sfida più importante che ci attende. Ed è anche il significato più autentico dell’Umanità Aumentata: non sostituire l’uomo con la macchina, ma utilizzare la tecnologia per accrescere la conoscenza, la responsabilità, la libertà e la capacità delle persone di generare valore per l’intera comunità.

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