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Il diritto a restare: giovani, talenti e futuro del Mezzogiorno

di NOI – NEXT OPEN INNOVATION

Per molti anni il dibattito sul Mezzogiorno è stato dominato da una contrapposizione sterile tra ottimismo e pessimismo. Da una parte chi descriveva il Sud come un territorio immobile e incapace di reagire. Dall’altra chi individuava in ogni segnale positivo la prova di un definitivo superamento del divario territoriale. La realtà è più complessa.

Negli ultimi anni il Mezzogiorno ha mostrato importanti segnali di vitalità. Gli investimenti del PNRR, la crescita dell’occupazione, il dinamismo di alcune filiere produttive, l’espansione di comparti innovativi come l’aerospazio e l’aumento dell’imprenditorialità giovanile testimoniano l’esistenza di energie economiche e sociali tutt’altro che marginali. Eppure, mentre alcuni indicatori migliorano, continua una dinamica che rischia di compromettere il futuro del territorio: la perdita progressiva del capitale umano più qualificato. Partono i giovani. Partono i laureati. Partono i professionisti. Partono i manager. La questione non riguarda soltanto i numeri, ma la qualità delle risorse che si allontanano. Quando un territorio perde una quota significativa delle proprie competenze più avanzate, non perde soltanto forza lavoro. Perde capacità di innovazione, leadership, reti professionali, capitale relazionale, capacità amministrativa e prospettive di sviluppo.

Il fenomeno assume una rilevanza ancora maggiore se si osserva che il Mezzogiorno investe nella formazione di questi giovani attraverso il sistema scolastico e universitario, mentre il rendimento di tale investimento viene spesso raccolto altrove. Siamo di fronte a una vera e propria questione nazionale. Il problema non è che i giovani si muovano. La mobilità è una componente naturale delle società aperte e della costruzione delle competenze.  Il problema nasce quando la mobilità diventa obbligata. Quando partire rappresenta l’unica possibilità percepita per realizzare le proprie aspirazioni professionali e personali.  Per questa ragione appare particolarmente interessante il concetto emergente del “Right to Stay”, il diritto a restare. Non un diritto alla permanenza passiva, ma il diritto a poter scegliere liberamente se restare, partire o tornare. La vera libertà non consiste soltanto nella possibilità di muoversi. Consiste nella possibilità di scegliere. Per costruire questo diritto occorre superare una visione esclusivamente economica dello sviluppo. I giovani non cercano soltanto un salario. Cercano opportunità professionali, qualità dei servizi, accesso alla conoscenza, mobilità, cultura, relazioni, sicurezza, partecipazione civica e fiducia nel futuro. In una parola, cercano ecosistemi. È qui che il tema si collega profondamente ai concetti di Umanità Aumentata, orientamento permanente, New European Bauhaus ed ecosistemi della fiducia.

Un territorio attrattivo non è soltanto un territorio che produce reddito. È un territorio che consente alle persone di sviluppare pienamente le proprie capacità, costruire relazioni significative, partecipare alla vita collettiva e immaginare un futuro possibile.  La sfida del Mezzogiorno, dunque, non può essere ridotta all’aumento del numero delle imprese o dei posti di lavoro. Occorre favorire la crescita di un’economia della conoscenza, rafforzare università e centri di ricerca, sviluppare filiere innovative, migliorare i servizi pubblici, valorizzare le città medie e le aree interne, creare contesti favorevoli all’innovazione sociale e all’imprenditorialità ad alto valore aggiunto.  Il futuro del Sud dipenderà dalla capacità di trasformare il capitale umano da risorsa in uscita a fattore di sviluppo territoriale.  La domanda decisiva dei prossimi anni non sarà quanti giovani partiranno. La domanda sarà quanti giovani potranno scegliere liberamente di restare, di tornare o di investire nel proprio territorio. Perché la vera ricchezza del Mezzogiorno non risiede soltanto nelle sue risorse naturali, culturali o paesaggistiche. Risiede nelle persone. Ed è dalle persone che passa ogni prospettiva di sviluppo sostenibile, inclusivo e duraturo.

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