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Evasione fiscale: la questione non è quanto recuperiamo, ma quanto continuiamo a perdere

di NOI – NEXT OPEN INNOVATION

La recente analisi di Milena Gabanelli sull’evasione fiscale in Italia merita attenzione perché affronta un tema cruciale con il supporto di dati, numeri e riferimenti normativi.  Il dibattito pubblico tende spesso a concentrarsi sui risultati annuali del recupero fiscale: 36,2 miliardi di euro nel 2025, un dato record. Ma la domanda vera è un’altra: perché continuiamo a convivere con un’evasione stimata intorno ai 100 miliardi di euro annui?  La questione non riguarda soltanto i conti pubblici. Riguarda il modello di società che vogliamo costruire. Ogni anno denunciamo la carenza di risorse per la sanità, le difficoltà del sistema scolastico, le disuguaglianze territoriali, la necessità di investire nella sicurezza sul lavoro, nelle aree interne, nell’inclusione sociale e nell’innovazione. Tuttavia, raramente colleghiamo queste esigenze alla gigantesca massa di risorse che sfugge al fisco. L’evasione fiscale produce almeno tre effetti negativi. Il primo è economico: riduce le risorse disponibili per gli investimenti pubblici e per i servizi essenziali. Il secondo è sociale: scarica il peso del finanziamento dello Stato soprattutto sui lavoratori dipendenti e sui pensionati, categorie per le quali l’imposta viene trattenuta alla fonte. Il terzo, forse il più grave, è culturale: indebolisce la fiducia nelle istituzioni e alimenta la percezione che rispettare le regole sia un comportamento penalizzante anziché un valore civico. Da questo punto di vista, la lotta all’evasione fiscale non è soltanto una questione tributaria. È una politica per la coesione sociale.  È il medesimo terreno sul quale si collocano molte delle sfide che oggi consideriamo strategiche: il contrasto alla povertà educativa, la promozione del lavoro dignitoso, la sicurezza nei luoghi di lavoro, la lotta al caporalato, la valorizzazione delle aree interne, l’inclusione delle persone fragili e la costruzione di ecosistemi territoriali fondati sulla fiducia.  Nelle nostre riflessioni sull’Umanità Aumentata sosteniamo spesso che la tecnologia, l’intelligenza artificiale e l’innovazione producono valore soltanto se inserite in un contesto di responsabilità condivisa.  Lo stesso principio vale per il fisco.  Una società moderna non si fonda esclusivamente sulla capacità di generare ricchezza, ma anche sulla capacità di contribuire equamente al bene comune.  Per questo l’evasione fiscale non dovrebbe essere considerata una semplice infrazione amministrativa. È una forma di sottrazione di opportunità collettive.  Se vogliamo più scuola, più sanità, più sicurezza, più inclusione e più sviluppo territoriale, dobbiamo avere il coraggio di affrontare anche questo nodo.  La vera sfida non è recuperare qualche miliardo in più ogni anno. La vera sfida è ricostruire un patto di fiducia tra cittadini e istituzioni nel quale il pagamento delle imposte torni a essere percepito non come un’imposizione subita, ma come una partecipazione responsabile alla costruzione del futuro comune.

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