Alle radici del futuro (1)

Fiabe antiche e futuro digitale

Quando un libro affronta un tema urgente come la difesa del pensiero critico nell’era dell’intelligenza artificiale.

di Giulia Fabrizi – socia di Fondazione Ampioraggio e fondatrice di Almar Quality Research

 

Sabato 7 Febbraio presso la storica libreria Libraccio sul Naviglio Grande a Milano, ho avuto il piacere di dialogare con Moreno Carosella, l’autore del libro Fiabe antiche per un futuro digitale. Metafore e mostri nell’era dell’intelligenza artificiale, edito da Interlinea.

È stato un momento concreto di connessione tra persone, visioni e competenze, trasformando un evento culturale in uno spazio di dialogo, networking e riflessione collettiva.

A rendere questo momento ancora più speciale è stato un aneddoto condiviso dallo stesso autore: anni fa, passando davanti a questa libreria, si era promesso che un giorno avrebbe presentato proprio qui un suo libro. Un desiderio nato in tempi non sospetti, che si è trasformato in realtà!

Il libro di Moreno Carosella parte da un’intuizione potente: usare le fiabe antiche della tradizione popolare meridionale come chiave di lettura del presente digitale.

Le fiabe diventano metafore per raccontare i “mostri” contemporanei dell’intelligenza artificiale e del potere tecnologico.

È un libro che parla di tecnologia, ma soprattutto di esseri umani: di come costruiamo le nostre opinioni, di come veniamo influenzati, di come emozioni, bias cognitivi e dinamiche sociali entrino nei processi decisionali.

Una riflessione che trova solide basi nelle ricerche di psicologia sociale, ambito centrale nel mio lavoro, mostrando come meccanismi antichi, come la ricerca di conferma, le scorciatoie cognitive e l’attivazione emotiva, oggi vengano amplificati dagli algoritmi digitali.

Il volume è arricchito dalla presentazione del filosofo teoretico Roberto Mancini, docente all’Università di Macerata, che invita a immaginare una tecnologia alleata dell’uomo, al servizio del benessere, della creatività e dell’autonomia e non uno strumento di controllo.

Roberto Mancini sottolinea con forza la necessità di imparare ad abitare consapevolmente il mondo digitale, uno spazio che viviamo quotidianamente e che incide profondamente sulle nostre relazioni, sulle decisioni e sulla vita democratica.

Come chiarisce nella nota introduttiva, non esiste alcuna neutralità delle tecnologie: da qui l’urgenza di sviluppare una consapevolezza matura dei rischi e delle opportunità, che impone un approccio responsabile fondato su consapevolezza, etica e capacità di scelta.

Una responsabilità che non riguarda solo i professionisti del settore o gli “addetti ai lavori”, ma che è personale, collettiva e istituzionale.

Roberto Mancini ricorda inoltre come una conoscenza approfondita del funzionamento dei dispositivi tecnologici e dell’intelligenza artificiale sia fondamentale per superare sia la fobia antitecnologica sia l’atteggiamento di delega passiva, promuovendo invece una cultura della gestione democratica della tecnologia e il superamento di quell’analfabetismo digitale che oggi rappresenta uno dei principali limiti alla libertà e alla partecipazione consapevole.

Durante la presentazione, Moreno ha spesso citato Il professor Umberto Galimberti, secondo cui il rischio non è solo tecnologico ma profondamente umano: l’indebolimento della capacità critica e della responsabilità individuale, quando l’Io si disperde in reazioni emotive, narrazioni semplificate e identità costruite dall’esterno.

Moreno ha sottolineato l’incerto confine tra ragione e follia, mostrando come la vita umana autentica nasca dalla tensione tra questi due poli. La follia non è solo patologia, ma uno spazio vitale, di creatività, immaginazione, sogno ed energia emotiva, senza il quale la ragione rischia di diventare sterile.

Moreno invita quindi a riscoprire il valore della follia come parte integrante dell’esperienza umana, della crescita personale e della libertà interiore.

È proprio questa componente, imprevedibile, emotiva e creativa, che l’intelligenza artificiale non potrà mai sostituire, perché appartiene al vero Io umano, alla sua capacità di sentire, creare e dare senso al mondo.

Una lettura che si riflette nelle metafore delle fiabe antiche, popolate da personaggi che perdono sé stessi ogni volta che rinunciano al pensiero critico.

Educazione digitale: una responsabilità collettiva

Durante l’incontro è emerso con forza un tema centrale ed urgente: la democrazia nell’era digitale.

Una democrazia che oggi non può essere data per scontata, ma va educata, allenata e coltivata.

Moreno ci ricorda che una partecipazione democratica reale deve poggiare su tre pilastri fondamentali: la trasparenza, la responsabilità e l’accesso equo all’informazione.

È qui che la formazione diventa cruciale.

Educazione digitale non significa solo insegnare a usare gli strumenti, ma aiutare le persone, a partire dai più giovani, a comprendere i meccanismi che regolano social media, algoritmi e informazione online.

Significa sviluppare pensiero critico, capacità di verifica, consapevolezza dei propri limiti cognitivi.

Questa responsabilità riguarda certamente le scuole, ma anche le aziende, le organizzazioni e le istituzioni, chiamate a creare contesti in cui l’unicità della persona, il pensiero laterale e il dialogo possano essere espressi e valorizzati.

In questa direzione si collocano anche le riflessioni di Luciano Floridi, citato da Moreno nel corso della presentazione. Floridi invita a superare l’idea dell’intelligenza artificiale come entità autonoma o “intelligente” in senso umano.

L’AI non pensa, non decide e non è responsabile: la responsabilità resta sempre umana, nelle scelte di progettazione, utilizzo e regolazione delle tecnologie.

Da qui, come sottolinea Moreno, emerge ancora una volta, la necessità di un investimento forte sull’educazione digitale e sull’alfabetizzazione critica, affinché persone, organizzazioni e istituzioni possano esercitare un controllo consapevole sugli strumenti tecnologici, senza delegare loro valori, giudizi ed etica, elementi fondanti di una cittadinanza democratica consapevole.

Dalla riflessione all’azione: trasformare momenti di incontro in percorsi di sviluppo

Come nelle fiabe, riconoscere il mostro non basta: serve imparare a scegliere come agire.

La consapevolezza digitale non è un traguardo individuale, ma un percorso collettivo, che richiede luoghi di confronto, contaminazione e responsabilità condivisa per potersi tradurre in azione.

È in questo senso che momenti come la presentazione di un libro possono diventare qualcosa di più di un evento culturale: spazi in cui il pensiero si trasforma in progetto e il dialogo in possibilità di sviluppo. Infatti, al termine della presentazione del libro si è aperta una discussione spontanea e partecipata tra i presenti, che hanno condiviso esperienze, punti di vista e contributi di grande valore, trasformando il confronto in un momento autentico di networking e contaminazione di idee.

È lo stesso approccio che anima Jazz’Inn il “non evento” promosso dalla Fondazione Ampioraggio: un living lab di open innovation in cui il sapere non resta teorico, ma circola, si arricchisce, genera domande e si traduce in azioni concrete grazie al confronto tra professionisti, ricercatori, amministratori, imprenditori, startupper e cittadini.

Connessioni che generano valore

È all’interno di questo ecosistema che ho conosciuto Moreno Carosella, grazie a Giuseppe De Nicola, Amministratore Delegato della Fondazione Ampioraggio, colui che è capace di mettere in relazione persone e competenze partendo da una conoscenza profonda dei percorsi e delle sensibilità di ciascun associato.

Nel 2026, anno del suo decennale Ampioraggio proseguirà questo impegno e visione con due nuove tappe: a Ostra, in provincia di Ancona, dal 29 Giugno al 3 Luglio e a Roma dal 9 al 13 Novembre.

La presenza di alcuni soci di Ampioraggio che vivono a Milano, e di Eleonora Fratesi, Vice Presidente del CDA della Fondazione ha reso ancora più evidente il valore di una community che continua a generare connessioni anche al di fuori dai suoi contesti ufficiali.

In conclusione: tecnologia, esseri umani e democrazia

La democrazia cresce solo se è coltivata insieme, attraverso il confronto, la partecipazione e la capacità di assumersi responsabilità condivise.

Oggi più che mai, vale una regola semplice ma fondamentale: conoscere per decidere.

Perché senza consapevolezza non c’è libertà. E senza libertà, anche la tecnologia più avanzata rischia di trasformarsi in un nuovo, silenzioso mostro.

Questo prezioso incontro con Moreno Carosella non rappresenta un punto di arrivo, ma un punto di partenza.

Un invito a continuare a lavorare insieme per rivendicare il valore dell’umano, della sua unicità e della sua capacità di pensare, scegliere e distinguere ciò che è vero da ciò che non lo è.

In un’epoca in cui le tecnologie possono influenzare percezioni, emozioni e decisioni, diventa fondamentale difendere la libertà di giudizio e la responsabilità individuale, secondo la propria etica e il proprio senso critico.

Questo richiede un investimento costante nella formazione a più livelli, che coinvolga scuole, università, istituzioni, imprese e realtà del terzo settore, chiamate a collaborare per costruire una cittadinanza digitale più consapevole.

Essere cittadini digitali consapevoli significa questo: non delegare completamente alle macchine, ma restare protagonisti delle scelte, capaci di comprendere, valutare e decidere.

Questa è democrazia.

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